Pseudopoesie

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Molti, da giovani, hanno creduto di essere "poeti". L'ho creduto anch'io, ed ho continuato....

Ora, per pudore, le chiamo "pseudopoesie". Sono tutte qui, in ordine cronologico. La pagina è in lento rifacimento, a partire dal novembre 2015 dc, per ridurre le interlinee eccessive


Amica

(11/08/72 dc)

 

Un tribunale fu il teatro

Del nostro primo incontro

Lunghi sguardi nel baratro

Nel vuoto della coscienza

 

La simpatia ci tendeva la mano

Quando incrociavamo gli sguardi

Tempo che volava quando tu

Con me camminavi veloce

 

Ritagli di tempo la sera

Perché ti fossi vicino

Solo per parlare con te

Per dirmi che non ero solo

 

Ti regalai quella medaglia

Solo per baciarti una sera

E quando le labbra si lasciarono

In silenzio, per poco, restavi

 

No, tu non eri sola, forse lo speravo

Ma non mi abbandonasti, non mi feristi

In futuro, ancora amica sarai

 

Rivederti sarà ricordare

L'attimo più bello della nostra storia

Quello che non è stato, ne sarà mai,

Antonella

 

Quando si fa sera

(18/08/72 dc)

 

Quando si fa sera

E il mistero e il fascino

Del tramonto precedono

L'ora in cui aspetti t'abbraccino

Le scure foriere del sogno

 

Già pregusti il piacere

Del buio, di quell'entità

Che ti apre le porte

Alla conosciuta eppur nuova città

 

La sera aveva ceduto il posto

Alla notte quando mi son imposto

Di mirare il cielo, sul balcone

Della fraterna ospite stanza

 

Quando i bagliori di lampi lontani

Mi giunsero dispersi da nube

Immensa, a levante, a tratti lucente

Bassa e greve, a volte assente

 

Impossibile castello del cielo

Copia sfocata e inerte d'immani terrori

Sparviera di una morte lontana

Recante gli ammorbanti fetori

Della nostra coscienza avvilita

Qui, sopra la città

 

 

Per la mia morte tranquilla

(dicembre 1972 dc)

 

Voglio che alla mia morte

                   non venga fatto tanto chiasso

voglio che per la strade

                   non si veda troppo il mio funerale

voglio che tutto quello in sovrappiù

                   venga dato a chi ne ha bisogno

voglio che al mio letto

                   non si veda ne una croce ne un prete

voglio che tutto ciò che ho scritto

                   venga dato a chi lo ritenga importante

voglio che il mio corpo sia bruciato

                   e le ceneri chiuse in uno scrigno

voglio che questo scrigno venga

                   sepolto su una montagna impervia

                   con una lapide e poche righe

 

Se, dopo tutto ciò una sola persona

verrà su quella montagna

allora non avrò vissuto del tutto invano

 

Rovine

(05/06/74 dc)

 

Camminavi per città e campagne antiche

Ripensando alle trascorse tue fatiche

Cercando un'oasi di pace per riposare

Una fonte vicino per ristorare

La gola riarsa da fiumi di parole

 

Incontrando all'improvviso le rovine

Di un passato perso nel tempo

Ti fermasti, incantato, a guardare

Senza trovare lo spazio per pensare

Ne le parole inutili da pronunciare

 

Riprendesti la strada, incontrando altre rovine

Già rivedesti nella mente i grandi scontri

Di destini, eserciti, idee

Che coprirono quei massi di fitti misteri

A cui ti volgevi, cercandone il perché

 

Sostando pensoso, triste vagabondo,

cercavi le fila che reggono il mondo

ma, accorgendoti che non ci sono

regole che ne traccino il cammino

ti alzasti, guardando lontano, verso il tuo destino

 

Mediterraneo

(11/07/75 dc)

 

Azzurra distesa di serenità

Superficie increspata

Dall'incontro degli elementi

Priva delle nostre quotidiane assurdità

Qui la solitudine

Acquista la sua dimensione:

il rifiuto del rischio

di indesiderate promiscuità

 

Mediterraneo

 

Puoi startene dove vuoi, solo

O in ristretta compagnia,

puoi avvicinarti alla costa,

guardare e poi fuggirtene via,

via dal frastuono e dalle grida,

via dal caos, dalla lotta impietosa per la vita

che nulla risparmia, che nulla rispetta.

Ecco, ti sei allontanato.

Ti puoi fermare.

Da lontano, la vita

Del paese costiero ora puoi guardare.

Le case bianche in riva al mare

Basse, quadrate, colpite dal sole.

Ora questo ti pare bello

Ora che sei alla sicura distanza

Dove puoi ammirare senza

Esserne coinvolto.

 

Mediterraneo

 

Che importa che sia Siviglia,

Tripoli, Catania oppure Marsiglia

La meta dei tuoi sguardi assetati.

Ovunque c'è vita. Ovunque c'è lotta.

Ovunque uomini e donne amano,

vivono, lottano per qualcosa.

Ovunque si soffre, si ride,

ovunque si gioca, si piange.

E' un gioco continuo.

Arrivi ad un porto, ti fermi,

guardi, osservi, riparti,

rifletti fino al prossimo scalo

e poi ricominci di nuovo.

 

Mediterraneo

 

Navighi a lungo, per compagno il mare,

a volte calmo, a volte irato

e allora sei costretto a lottare.

Questa volta per qualcosa di grande.

Altri paesi incontri

Trovi una piccola ansa rocciosa

Con una angusta, bellissima grotta

E ti fermi, e ti perdi

In questa pace immensa.

Riparti di nuovo, viaggi ancora

E così fino alla fine

Fino a che non devi tornare

Alla dura realtà d'ogni giorno.

E ogni giorno ripenserai

A quello che è stato

Che solo ricordo resterà.

 

Mediterraneo

 

Bianco

(Ottobre 1975 dc)

 

Nevica. Falde grosse e fitte.

Alla luce della lampada

Ne misuri la densità.

Fa freddo, un vento gelido

Penetra nelle ossa, ma tu non ci badi.

Esci, superi le poche case montane.

Vai verso il buio. La tua barba è bianca ormai.

Sei al ponte sul torrente, lo superi,

sali faticosamente fino al bosco.

Ora ci sei, sotto il pino, disteso sulla neve.

Silenzio.

Il vento è cessato. Solo tu nel bianco.

La Luna dona il suo incanto alla neve.

Guardi le stelle, e ricordi una musica

Cristallina, sentita il giorno prima.

Una nota per stella.

Un accordo ad ogni costellazione.

Ti volti verso il bosco, fitto, scuro

Sei solo, lo sai. Eppure…

Ora capisci perché gli antichi

Popolavano i boschi di esseri strani.

Elfi, silfidi, ninfe e nani.

Pochi rumori, dalle case di sotto,

rompono, di tanto in tanto, l'armonia del silenzio.

Tutto ciò è troppo, anche per te.

Ritorni, più forte, alle case dell'uomo.

 

Vorrei

(1/2/76 dc)

 

Vorrei essere un raggio di sole

nel primo mattino

posarmi sulle tue palpebre

e svegliarti al nuovo giorno

 

Vorrei essere l'acqua

che ti corre fresca sul viso

quando ti bagni

 

Vorrei essere lo specchio

e poterti ammirare

e accogliere in me

la tua immagine

 

Vorrei essere l'erba del prato

che tu calpesti quando, ogni

mattina, esci e vai

tra la folla

 

Vorrei essere in ogni angolo,

in ogni strada, in ogni vicolo,

ovunque tu vai

 

Vorrei essere la Luna

di sera, e poterti donare

la mia luce, per farti

ancora più bella

 

Vorrei essere una farfalla

notturna e, nella tua casa,

potermi posare sulla tua mano

senza timore

 

Vorrei essere una coperta

e avvolgere il tuo corpo

e darti calore, prima che

ti colga il sonno

 

Vorrei essere, infine, nei tuoi

pensieri, e condividere così

ogni attimo della tua

meravigliosa esistenza

 

 

Sandra Marie

(22/03/76 dc)

 

Navigavamo sull'azzurro mare di Grecia

Ed io t'ho detto "ti voglio"

Fermi eravamo al molo di Lesbos

E tu mi hai detto "no, non ancora"

 

Scivolavamo nel vento di Ithkos

Ed io ti ho detto "sei mia"

Ammiravamo felici terra d'Hyppolita

E tu mi hai detto "no, ancora no"

 

Ci cullava il mare sotto il sole d'Egitto

Ed io ti ho detto "ti desidero"

Ci accoglieva al suo seno la Grande Sirte

E tu mi hai detto "amore effimero"

 

Distesi nello scirocco arrivammo a Sybarius

Alle rovine mi son detto "nulla io sono"

Silenzio tra le erbe mosse dal vento

Ma tu mi hai detto "non piangere, ora io t'amo"

 

Sandra Marie

Quanta umiltà mi ci è voluta

Sandra Marie

Per farmi amare da te

 

Sandra Marie

Quanti altri oceani guardare

Sandra Marie

I nostri occhi insieme potranno?

 

 

Città d’autunno

(11/05/76 dc)

 

Mi sono alzato con la morte nel cuore

Ho visto nello specchio Desolazione

Ho visto Indifferenza dipinta sul volto

Di mia madre, che versava il caffè

Ho visto Superbia in viso a mio padre

 

Pena nella vita d'intorno

Erbe fragili di Ricordo

Anime dolci in perenne attesa

Zerbo è lontana e vicina

 

Innocenza mi ha sorriso appena uscito

Onestà mi ha teso la mano

Non ricordo la mia meta

Eppure…

 

Città d'autunno la mia salvezza

Ti guardo e mi sento rinascere

In te c'è vita, amore, sentimento

Con te dimentico ogni tormento

 

Ho camminato per strade d'incanto

Tra vicoli senza nome

Ho ascoltato il ritmo del traffico

E respirato il silenzio dei parchi di notte

Ho assaporato la pioggia sul viso

 

Dal ponte della ferrovia

Sono entrato nella pace di un cimitero

Ho fatto alla Luna mute domande

Ho incrociato la folla per le strade

 

Città d'autunno la mia salvezza

Ti guardo e mi sento rinascere

In te c'è vita, amore, sentimento

Con te dimentico ogni tormento

 

 

Niente più

(21/07/76 dc)

 

Una sera, in una scuola

Vidi una compagna amica mia

La conoscevo dall'anno prima.

Le dissi "le donne non sai

Mai come prenderle

Sei leggero e ti vogliono impegnato

Sei impegnato e ti dicono - che noia

Come si può fare?"

 

Lei mi guardò e mi disse

"Sii te stesso, e niente più"

 

 

Nostra Africa

(21/07/76 dc)

 

Seguire le orme dei karibù

A fatica, nell'intrico dei rami

Il sudore t'imperla la fronte

La camicia si attacca alla pelle

 

Esci dalla macchia

L'erba di arriva al ginocchio

Il calore aumenta

Con la tua ansia

 

di essere in Africa

 

perse le tracce, riprendi la jeep

accanto è lei, come sempre

e corri, corri nella savana

i fragili steli mossi dal vento

ti passano accanto

 

a destra due giraffe, pigre

a sinistra bufali indifferenti

di fronte un gruppo di leoni

che vi aspetta

 

dove è nato l'uomo°

 

scendete avvicinandovi

e buttate il fucile

il leone, pigro, vi guarda

è sazio e voi innocui

 

vi guardate a lungo

una muta intesa

un saluto, un grazie

e ve ne andate

 

per le pianure d'Africa

 

un vento caldo muove

la gialla erba

annunciando la tempesta

che presto verrà

 

i candidi babock°°

lenti vanno

nella corrente di uno stagno

dalle rive fangose

 

l'Uccello del Paradiso

volteggia nell'aria

mentre un colibrì

gareggia con le api

 

una scimmia rompe un cocco

sopra una zebra che beve

da lontano giunge il rumore

dell'uomo che coltiva il suolo

 

di questa nostra Africa

 

mentre il vento vi bacia i capelli

 

°              secondo una leggenda indigena l'uomo è nato sotto un baobab

°°            i babock sono fiori acquatici africani, bianchi

 

 

Canto Alto ‘76

(21/09/76 dc)

 

La montagna mi aveva respinto

Un giorno, verso sera

Allora decisi con forza

Che infine avrei vinto

 

Partii tre ore prima del tramonto

Da solo, ancora una volta

Non volevo intralci

Mi sentivo pronto

 

Superai l'ultimo punto raggiunto

La casa e il fienile di Pra' Pajett

Su, su verso il ripido sentiero

Passo su passo, punto su punto

 

Dopo il roccolo per un prato

Oltre a un capanno d'edera ricoperto

Un altro denso e fitto bosco

Più in la, dopo qualche fungo lì trovato

 

Finalmente il sentiero

E la salita di fronte

Ma, subito, il dubbio

Non una sola era la strada

 

A decine, tra rocce ed alberi

Un intrico assurdo

Di ripiani e tracce

Tutti sembravano veri

 

Su, a caso, per tentativi

Una febbrile ricerca

In gara col tempo

 

Sbagliai strada

Troppo a ovest mi portai

Indietro dovetti ritentare

 

Infine, una deserta capanna

Di pastori, sulla cresta del monte

Il sentiero era segnato, adesso

 

Su per la cresta, irta di massi,

già il paesaggio disteso innanzi

il cuore che batte, in tumulto

 

cola il sudore dalle tempie

i polpacci dolgono

la mente è tesa

verso la vetta, ora vicina

 

ora son giunto

in vetta sono arrivato

accanto alla croce eretta

 

qualche minuto lassù

imperatore del mondo

in pace con tutto ciò

che ora non mi tocca più

 

ma di nuovo, ancora una volta

ritornare devo, a casa

dell'umana congrega varcare la porta

 

giù per la cresta

frotte di pecore faccio scappare

nel bosco, anche nel buio,

è per me come una festa

 

a perdifiato, in gara con la notte,

riperdo la traccia

incespico, cado, mi scortico il viso,

mi sanguina il naso e scende la notte

 

trovo un sentiero, ma lo perdo,

passo tra l'erba, trovo due vecchie case

vado avanti e in basso

verso il paese fisso lo sguardo

 

vedo la strada

un pallido nastro più sotto

mi butto giù lungo il pendio

ormai è ora che corra

 

rotolo sulla strada

la percorro quasi di corsa

tre scure forme, forse faine,

mi attraversano la strada

 

arrivo a casa

mia madre preoccupata è in lacrime

mio padre finge indifferenza

perché tardi sono a casa

 

sono sudato, stanco, provato,

ho destato preoccupazione

ma l'unico pensiero è che

su quella vetta ci son arrivato!

 

 

Incanto

(24/09/76 dc)

 

Le foreste di alberi t'accolgono

Quando tu vi passi attraverso

Frassini e abeti ti fanno un po' d'ombra

E dividono con te la loro intimità

 

Sommessamente ridono le foglie

Quando vi affondi le gambe

Squittiscono i rami che spezzi

Camminando nel folto

 

La foresta ha mille luoghi segreti

Mille oasi particolari di pace

Dove l'intrico si schiude

A una radura, ad un masso ricoperto di muschio

 

Un gorgoglio perso nel folto

T'annuncia un argenteo ruscello

A cui t'appresti carponi per bere

La fresca acqua pungente

 

L'incanto dolce ti prende

Di quel silenzio che ti avvolge

Più musicale, lo sai,

di qualsiasi armonia prima ascoltata

 

il bosco sembra deserto

eppure mille creature si agitano

e forse, chissà,

fauni e ninfe ridendo dal folto ti guardano

 

 

Bagheera

(16/10/76 dc)

 

Sorgi, sole dormiente

E illumina questa meraviglia

Questo essere che, nudo,

Mi dorme accanto

 

Penetra tra le fronde degli alberi

E delicatamente tocca le sue palpebre

E fa che ella si svegli al nuovo giorno

E doni luce alla mia vita

 

Ella si sveglierà, piacevolmente languida

Ed io la saluterò con un bacio

Lei mi sorriderà

Ed insieme andremo in riva al mare

 

Più svelto, sole, alzati nel cielo

Non perdere lo spettacolo

Della Bellezza che corre sulla spiaggia

Ed io che la seguo, piccolo uomo

 

Fatti più vivo, sole, per illuminarla

E tu, oceano, rinfrescale i piedi

Perché ella è Bagheera

Scura figlia d'Africa

 

La sua pelle è come il mogano

Le sue membra son di gazzella

Come un torrente è la sua voce

E tra i capelli splende bianco un babock

 

Da quando l'ho incontrata

La mia vita è cambiata

Perché ella è Bagheera

Scura figlia d'Africa

 

 

A te

(02/03/77 dc)

 

A te, che sui miei pensieri

Eserciti tale tirannia

Che la mia anima ne è sconvolta

 

A te, che ora sei la più bella

La più allegra e sincera

Che alla mia vita togli l'asprezza

 

A te, che mi stai a sentire

Quando parlo e deliro

Che non so più quello che dico

 

A te, dunque, dedico

Una poesia, una canzone, un segno,

che altro non sono che

tentativi di creare un assoluto

per ogni cosa che amiamo

 

 

Scendete dalle montagne

(24/06/77 dc)

 

E galoppi, galoppi

Sul tuo destriero

In mezzo agli altri cavalieri

Di bianco vestiti

Giù, giù, giù dalle montagne

 

E in mezzo agli altri

Senti il vento sul viso

La polvere turbina intorno

La meta è sempre più vicina

Giù, giù, giù dalle montagne

 

Nella pianura già s'intravede

Il villaggio nemico dove

Si annidano gli oppressori

Della tua terra, avanti,

tutti giù, giù, giù dalle montagne

 

avanti, le lance in resta

sfoderate le sciabole

l'ultima battaglia è iniziata

chi cade è un eroe

e per chi resta è la libertà.

 

 

Inno alla vittoria

(24/06/77 dc)

 

Gloria a voi, nobili guerrieri

Gloria a voi, bianchi cavalieri

Avete vinto l'ultima battaglia

Contro il tiranno oppressore

 

Alto si levi l'inno

Del popolo per la vittoria

Si lavino le ferite

Si seppelliscano i morti

 

Muoia per sempre il rancore

Si dimentichi l'odio

I fratelli abbraccino i fratelli

Di nuovo l'amore trionfi

 

La battaglia doveva essere fatta

Ma ora è davvero finita

Uno accanto all'altro riposino gli eroi

Per sempre pacificati

 

Appendete l'alloro sulle vostre case

Ragazze dalle trecce bionde

Riponete le armi per sempre

E date spazio alla gioia

 

 

Osservazioni

(19/09/77 dc)

 

Dischi ascoltati, la sera

Parole tronche, frasi sconnesse

Osservazioni stupide e

Timidi sguardi

 

Sicurezza ostentata

Disprezzo in serbo

Per tutti, nemici e vecchi compagni

Sincerità cercata e rimandata

 

Avere in mente cose

E dirne altre, malamente

Il modello d'azione prima studiato

Puntualmente s'infrange e svanisce

 

Cercare di dire "ti amo"

E non accorgersi che

Molto più facile sarebbe

"ti desidero"

E' più sincero, è più vero.

Raramente è l'amore che

Il desiderio precede

 

 

Giorni spensierati

(18/08/78 dc)

 

Dietro le colonne

Spunta il tuo viso

È il nostro appuntamento

Cosa faremo non si sa

 

Andremo in giro nel parco

Ci sdraieremo sull'erba

Ci sederemo sulla panchina

Che mi ricorda l'anno scorso

 

Andremo allo zoo

A vedere le tigri e i leoni

Le giraffe ci guarderanno

E l'elefante giocherà con te

 

Andremo al cinema

A vedere quel film

Di cui ti parlo da un mese

E mi dirai se ti è piaciuto

 

Andremo al luna-park

A correre sull'ottovolante

A girare sulla ruota

O a tirare al pesce rosso

 

O andremo semplicemente

In giro per la città

Sorridere alla gente

Suonare i campanelli

E poi scappare ridendo

 

 

Il camaleonte

(18/08/78 dc)

 

Guardo la vita intorno

E non so decidere

Se sia bella oppure no

Dentro di me, lo sento,

Qualcosa vuole esplodere

Ma cosa sia non lo so

 

Forse la voglia d'amare

Forse la rabbia e la violenza

Che tutti i giorni reprimo

Forse la voglia d'assoluto

O di qualcosa che valga

 

Canzoni tristi io sento

E musiche potenti e veloci

Di malinconie e slanci mi nutro

Entusiasmi e delusioni

Mi accompagnano

 

La forza della vita preme

Per entrare dentro di me

E freme il mio debole petto

Quando il mondo guardo

Da una vetta montana

 

Tetre poesie vorrei scrivere

E narro invece i miei sogni

Di felicità e di ragazze

Incontrate di sfuggita

Di amicizie sprecate

E di altre ormai svanite

 

Non più un amico in cui credi

Gli altri non ti ascoltano più

E del resto, forse,

non li hai mai ascoltati

nemmeno tu

 

 

Autunno

(03/09/81 dc)

 

Cadono le foglie ingiallite

E con esse i miei pensieri

D'estraneo si spargono

Sul terreno umido d'autunno

 

Estraneo son io, sì

Ad un mondo che preferisce

L'estate senza pensieri

Alla stagione pacata della riflessione

 

Estraneo mi è chi dipinge

Alberi senza foglie

Pensando alla morte e allo

Spuntar di una foglia, poi, si commuove

 

Io mi commuovo invece

Al calar delle foglie ed al loro

Rumore quando le calpesto

Ed alle prime gocce che scendono

Lacrime del cielo

 

 

Ricordo d’Inverno (in un giorno d’Estate)

(03/09/81 dc)

 

Inverno lo dicono scialbo

Inverno lo credono triste

Inverno lo dipingono grigio

 

Per me no

 

Per me è scialbo il cuore di chi lo dice tale

E triste è per quelli che vogliono

Sempre esser felici senza provare

Il fascino della malinconia

Per me è grigia la mente di

Chi non vede i suoi mille tenui colori

 

Inverno è rifugio ai solitari

Inverno è consolazione agli scontenti

Inverno è il letargo dei colori violenti

 

 

Nordland

(08/11/82 dc)

 

E' come se fossi già stato

Nel luogo del mio sogno

Che sto ancora sognando

E contento ne fossi tornato

 

E' ancora là, incontaminato

Dalla mia assente presenza

Che pure un giorno sarà

Ed io ne sono già ora beato

 

Ed io ci sarò

Sulle distese d'erba

Sulle ripide scogliere

Sulle nere spiagge di sabbia

 

Ed io camminerò

Sulle pianure di lava

Sulle brulle colline

Sulle terre ghiacciate

 

Ed io volerò

Sui prati senza alberi

Sui fiordi incantati

Sui pascoli consumati

 

Ed io li vedrò

I piccoli cavalli d'Islanda

I minuscoli villaggi

I duri, silenziosi pescatori

 

Sì, io li vivrò

I fantastici momenti

Del silenzio eterno

 

Del freddo intenso che ti prende

Del sole che non ti offende

 

E l'acqua calda che sgorga

Dal cuore della terra

E il freddo vento del Nord

Che non ti tradisce mai

 

 

I miei giorni trascorsi

(04/11/84 dc)

 

Avere trent'anni non è banale

Voltarsi indietro e rivivere

I giorni dell'infanzia

Quando ombre fantastiche

Visitavano i miei sogni

 

La realtà non era diversa

E i giochi spensierati erano tutto

E le avventure dei libri

Mi portavano altrove

Mentre l'infanzia già se ne andava

 

Credevo nell'amor di Platone

Le bianche signore dei sogni

Diventavan ragazze più mature di me

Mentre io, ancora incredulo,

vedevo la pena nella vita intorno

 

ho cercato nella causa di tutti

le fila per muovere il mondo

di slanci ed entusiasmi nutrito

e voglia d'amare, rabbia e violenza

da malinconie e delusioni accompagnato

 

ho camminato per città e campagne antiche

guardando lontano verso il destino

trovando lo spazio per pensare

ho fatto alla Luna mute domande

senza parole, inutili da pronunciare

 

mentre camminavo nei parchi di notte

la Luna donava il suo incanto alla neve

ho consumato strade d'incanto

assaporando la pioggia sul viso

ho incrociato la folla per le strade

 

le foreste di alberi m'accoglievano

mentre correvo fuggendo via

via dal frastuono e dalle grida

pochi rumori dalle case di sotto

rompevano l'armonia del silenzio

 

sommessamente ridevan le foglie

quando vi affondavo le gambe

più su verso il ripido sentiero

col cuore che batteva, in tumulto

mente tesa verso la vetta, ora vicina

 

eppur sudato, stanco e provato

qualche minuto lassù

imperatore del mondo e della vita

fino a che non dovevo tornare

dell'umana congrega ancor varcare la porta

 

e mentre dubbioso continuavo a lottare

ascoltavo dischi la sera

avevo in mente molte cose

e ne dicevo altre, malamente

parole tronche, frasi sconnesse

 

creavo poesie, canzoni e segni

tentativi di creare un assoluto

canzoni tristi sentivo

e musiche potenti e veloci

felicità di ragazze e amicizie sprecate

 

essere sempre continuamente

in cerca di un riferimento

cercar di parlare con chi non

sta a sentire o non vuole capire

contar solo su me e non credere a niente

 

crollavano miti e illusioni

tutte le certezze svanivano

e già la mia prima intuizione

cresceva e diventava la scoperta

dell'individuo e della mia strada

 

cominciava un nuovo ciclo

con me finalmente al centro

ancora e sempre lento il cammino

singolo e unico ora muovevo

gli stessi passi tra boschi e montagne

 

i miei pensieri d'estraneo cadevano

sul terreno umido d'Autunno

ed io strano mi commuovevo

alle prime gocce lacrime del cielo

in libertà condizionata dal mondo

 

dentro di me sentivo qualcosa

che voleva esplodere nel mondo

ma cosa fosse non lo sapevo

forse era l'evasione dalle cose di sempre

o i desideri d'impossibili avventure

 

eppure anch'io li ho vissuti

i fantastici momenti del silenzio eterno

e del freddo vento del Nord

che ancora non mi ha tradito

 

ancor ci sarò sulle distese di erba

sempre volerò sui fiordi incantati

più passa il tempo ed è vero

e certo è difficile ri-crearsi

e vivere, nonostante il mondo

 

 

Risacca

(21/03/85 dc)

 

Anche durante tempesta

Il mare avanza

A lambire la terra

Ma poi, stremato

Indietro deve tornare

 

Così anch'io mi trovo

A tornar con mani vuote

Allo stato di sempre

Dopo generosi slanci

Di uno strano ottimismo

 

E pur adesso sono tranquillo

Ma grandi opere mancano

Per poter dire questo io sono

Questo so fare

E reggere il confronto

 

 

Pensiero I

(30/5/87 dc)

 

Mi chiedo se l'amore non

sia che un attimo intenso,

struggente, che

ti sforzi sempre di

rivivere, senza mai

riuscirvi perfettamente

 

Amore e' un gesto, un sorriso, un'espressione

Amore e' un bosco, l'acqua, un animale

 

Amore e' riuscire a ri-crearsi

e vivere, nonostante il mondo

 

 

La forza della vita

(18/08/88 dc)

 

Urla il mare scagliandosi

Sulle nere spiagge d'Islanda

 

Lasciando cristalli di ghiaccio

A sciogliersi nel lungo inverno

 

Così io irrompo nella vita

Lasciando piccole opere vane

 

I fiumi glaciali col tempo

Hanno scavato enormi canyons

 

Cosa potrei fare io

Anche in cinquant'anni?

 

I vulcani tuonando esplodono

Creano isole, lasciano il segno

 

Io potrei anche spaccare montagne

Non resterebbe di me neanche il nome

 

 

Pensiero II

(11/09/88 dc)

 

Forse tu non sei bella

Ma cosa importa quando

Le altre invidiarti dovrebbero

Per quello che sei

 

Fragile e tenace

Quel che pensi lo dici

Dura puoi sembrare perché

Ipocrisia non conosci

 

Ma anche tu piangi

Sei dolce e generosa

E forse un giorno ti dirò

Quanto sei importante per me

 

 

Conclusione?

(24/10/88 dc)

 

Non ho scritto che ti amo

Su nessuna spiaggia

Né ho gridato di te e me

Come avrei voluto

 

Ciò che pensavo finisse

Appena iniziato è invece

Vissuto per breve stagione

Ma il segno ha lasciato

 

Tornare indietro non posso

Davanti chiaro non vedo

La mia presunzione ora dice

Che ti stai sbagliando

 

Sai anche tu che vorrei

Veramente fosse così

Lasciami almeno dormire con

Te accanto, semplicemente

 

Scordarti mi è impossibile

Saperti lontana altrettanto

Non sarò un uomo ma almeno

Sappi che sono sincero

 

 

Il sogno della foresta

(30/11/88 dc)

 

Sarebbe bello abbracciarti

Carezzare le tue belle braccia

Immaginandoci insieme io e te

Due animali nella foresta

 

Tu pernice, tu volpe, tu faina

Corri attraverso il bosco

Ed esci nella radura

Dove il Sole dà la sua forza

 

Io, sonnolento castoro,

non posso darti lezioni

di spada e di coraggio

e me ne sto nel folto

 

posso però portarti

paziente come un tasso

nei labirinti ombrosi

del nostro inconscio

 

dove ombre e luci

ravvivano il cammino

e sulle rive del torrente

bearmi con te di questo incanto

 

 

Pretenziosità

(12/10/88 dc)

 

Contro questo insano mondo

Voglio la mia libertà

La voglio fino in fondo

Un muro alla banalità

 

Spesso ci ricado ogni volta

Quando tento di fuggirla

Prigioniero ne sono talvolta

E vorrei tanto finirla

 

Finire una vita incolore

Piena solo di confronti

Continuare con un po' di dolore

Una lotta su tutti i fronti

 

Essere contro il conformismo

Aggravato dall'omologazione

Finire poi nel trasformismo

Condito da rassegnazione

 

 

Spirali

(12/10/88 dc)

 

Non sono bravo in niente

Amore, lavoro o tempo libero

Neanche tanto intelligente

Nemmeno da pregiudizi libero

 

Tu mi dici "non farti menate

Qualcuno di te è anche peggiore"

Ma contando le mie giornate

E le tue tu sei la migliore

 

Arrivo anche a essere geloso

Di chi certo a me puoi preferire

Io, spesso cinico e noioso

A volte sceglierei di morire

 

Questo è certo un modo di dire

Forse stupido non ti capisco

La tua importanza mi par di capire

È ciò che a stento ora intuisco

 

 

Voi

(settembre 1997 dc)

 

Tutti voi, ipocriti e moralisti,

gente perbene e pia, dalla

lunghissima coda di paglia

che non smettete mai, per carità,

la vostra giacca e cravatta

 

voi, che siete contro l’eutanasia

in nome della vita “che è sacra”

ma non vi importa se è di un vegetale

che soffre, lui e i suoi cari

e che non può deciderne e disporne

 

voi, medici e tutti quanti gli altri

obiettori di coscienza ma solo

negli ospedali pubblici, che poi

mammane nei vostri studi privati

a suon di milioni ve ne fregate

 

voialtri, politici e industriali,

corrotti fino al midollo come sempre

che predicate tagli e tasse per tutti

ma non per voi, che continuate

a fare sempre più sporchi soldi

 

voi, che siete contro gli “sprechi”di

pensioni e stipendi, per il “bene del Paese”

non pensate mai a tagliare i vostri

che non meritate, che avete rubato,

che non vi spettano, su cui speculate

 

voi, maledetti integralisti tutti,

cattolici, mussulmani, ortodossi, ebrei,

la cui religione gronda del sangue e

delle sofferenze di tutti quelli che

avete bruciato, ucciso, torturato, perseguitato

 

vi detesto, ma non basta, io vi odio,

si, proprio, vi odio mortalmente

 

voi, che in nome della vostra “morale”

predicate tolleranza e che invece

costringete alla vergogna e al silenzio

omosessuali, lesbiche e tutti quelli

che non considerate “normali”

 

se tanto ne vogliamo parlare

la vostra normalità fa proprio schifo

è ributtante, vergognosa e squallida

e se devo scegliere allora non ho dubbi

“normale” preferisco non essere

 

voi, sindacalisti fasulli e di regime,

che fate i “consulenti” dell’Azienda,

che da anni tradite anche i vostri iscritti,

che parlate di democrazia a vostro comodo

non meritereste neanche due righe

 

voi, “lavoratori” che sguazzate nel fango

che a parole contrastate, che fate sciopero

quando vi conviene, tanto non ci siete più

costretti dai picchetti “antidemocratici”

che ormai da tempo non si fanno più

 

siete anche gli stessi che non scioperavate

ma per una legge “democratica”

godevate di tutte le sudate conquiste

sul lavoro, a scuola, nella sanità,

nella previdenza e in tutto il resto

 

tutto questo è da anni che viene

attaccato, sminuzzato, delegittimato

da padroni, politici, economisti e sindacalisti

e anche dai lavoratori che hanno detto SI

a quel referendum ignobile e meschino

 

voi, stalinisti beceri e assassini

che per ignoranza e malafede

vi ritenete i veri comunisti

siete complici e corresponsabili

dei crimini compiuti in novant’anni

 

e anche voi, che vi definite leninisti

puri e immacolati, che prendete

le distanze da quegli “esaltati” di

trotzkisti, ritenendovi nel giusto

non siete esenti dalle colpe

 

degli indifferenti per quieto vivere

di quelli che opportunamente

non prendono mai posizione

lasciando nei fatti che persone oneste

e coraggiose ne soffrano e muoiano

 

voi, maoisti fanatici e idioti,

che siete talmente scarsi di personalità

che dovete copiare i modelli degli

altri e riproporli senza la minima critica

e spacciate uno sterminio per rivoluzione

 

e voi, impiegati squallidi e mediocri,

che avete una lunga e sporca lingua,

che continuate a lavorare, vecchi e stanchi

perché siete vuoti dentro, senza interessi

siete dei vermi, buoni solo da schiacciare

 

sempre gli stessi, favorevoli ai sacrifici,

gregari per natura e lacchè per vocazione,

moralisti, carrieristi, pudibondi servi

del sistema e dei superiori, che applaudite

ai bersaglieri, al papa e all’autorità

 

vi detesto, ma non basta, io vi odio,

si, proprio, vi odio mortalmente

 

e voi, miseri e meschini “professori”,

che tanto blaterate contro la genetica

che “va contro la vita, dataci da Dio”

lo stesso Dio che, pur non esistendo,

rinnegate in ogni istante del giorno

 

ma non vi scandalizzate che

ultrasessantenni diventino madri,

che in Italia e nel mondo siamo troppi,

stretti, uno sull’altro ma no, se no

chi pagherà le pensioni?

 

no, non bisogna limitare le nascite,

che ne sarà degli asili, delle scuole?

E invece, dico io, come faranno a esserci

disoccupati, sottopagati, precari e saltuari

da circuire con frottole di preti e politici?

 

tutti quanti voi, bastardi e imbecilli,

idioti e teppisti, violenti e masochisti,

non vi si può certo cambiare, no non si può

siete senza dignità, senza fede, senza carattere,

potete solo essere sterminati: siete inutili e dannosi

 

con voi non si può discutere: siete ottusi

a voi non si può insegnare: siete presuntuosi

a voi non si può chiedere: siete avidi

a voi non si può dare: siete irriconoscenti

vi si può solo comandare: siete dei servi

 

bisognerebbe solo sperare che venga una

guerra che porti via solo voi, che siete tanti,

purtroppo, e prolifici, e che non tocchi gli

altri che rimangono, non certo perfetti,

non certo immacolati, non certo infallibili:

 

spero io, sempre, essere tra questi

 

 

Io non credo

(Marzo 1999 dc)

 

io non credo nei vostri illogici cristi

io non credo nei vostri stupidi riti

non credo in voi,fanatici

mussulmani, cristiani ed ebrei

nei vostri ipocriti codici morali

nelle vostre criminali guerre di religione

non credo in voi, bigotti e preti

non credo in voi, moralisti e chiavi

 

io non credo

io non ci credo

io non sono credente

io non credo

 

io non credo nei vostri illogici cristi

io non credo nei vostri stupidi riti

non credo in voi, ipocriti

non credo nelle madri di Calcutta

non credo nelle vostre affamate salvezze

con soluzioni senza reale cambiamento

non credo nelle vostre vuote meditazioni

 

io non credo in voi, soldati e papi

io non credo in voi, capi e giudici

 

 

Attraverso

(19 /11/2007 dc)

Tutti gli altri hanno freddo
Io esco apposta di casa
Con la neve o con la pioggia

Faccio le foto agli alberi
Chini sotto la coperta bianca
Mi prendono per pazzo
Ma non me ne curo

Nei boschi cammino piano
I fratelli coi rami mi approvano
Fosse vero, mi basterebbe

La pioggia mi scorre attraverso
Dietro di me le sento
Vita e Verità litigano

Si disputano la mia mente
Chissà se un giorno, forse
Qualcuno le pagherà
Non hanno fatto un buon lavoro

Ira e Rabbia si nascondono
Aspettano di sorprendermi
È da anni che mi seguono
Riesco sempre a seminarle

La prossima radura mi aspetta
Mi siederò sopra un masso
Come al solito aprirò un libro
Leggerò e ascolterò il silenzio

 

 

Acquaviva

(28/8/2009 dc)

Tramontana si infila dal monte
giù per l’insenatura
e il mare, rivolto alla Grecia,
è limpido e tranquillo
il sentiero a gradoni porta
salendo alla strada
in una “foresta amazzonica”
così come la videro
gli occhi di un bimbo

uomini e donne d’ogni età
con timore o spavalderia
si tuffano dagli scogli
è facile ascoltare
seduti all’ombra
parole di gruppi e coppie
e pianti e urla e risate
e immaginare in questo caos
vite amori felicità e tristezze
unite tutte insieme
dal mare dal sole dal vento
come succhiate da chi ascolta
all’ombra di alberi fratelli


Silenzio

(13/7/2015 dc)

Il frinir delle cicale
sovrasta il rumor delle onde
mentre la lucertola immobile
prende vita dal sole

i pini del mare si muovono
tenui al moto di Tramontana
origano e malva si mischiano
e il calore ferma ogni cosa

Volontà e Coscienza
nulla possono fare
il fragoroso Silenzio sempre
vince il silenzioso Pensiero

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