Politica e Società-5

(ateismo e agnosticismo inclusi...)

2008 dc

commenti, contributi e opinioni

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kynoos@jadawin.info

Pagina ereditata dal sito di Atheia

Ho unificato le due precedenti pagine di Politica e Sociale perché, in fondo, si occupavano degli stessi temi. Per non appesantirne il peso nel sito, le ho numerate progressivamente a partire da quella con notizie e fatti più vecchi.

In questa pagina ci sono testi con data 2008 dc, il più recente all'inizio.


24 Dicembre 2008 dc:

Stato “laico”?

Proviamo a spiegarci….

di Jàdawin di Atheia

Si fa un gran parlare di laico, laicista, laicismo, Stato laico etc, ma non sembra che alcuno abbia messo nero su bianco cosa si intenda veramente. Si proverà qui a fare alcune ipotesi.

In questo sito Jàdawin di Atheia, alla pagina “Una Nuova Società…una Nuova Costituzione”, l’argomento viene trattato compiutamente ma inserito in un contesto più ampio ed ambizioso. In questa pagina e nel blog invece ci si limita a quanto segue.

È necessario che uno Stato laico, se vuole veramente essere tale, lo sia fin dalle sue fondamenta, che in una democrazia compiuta sono rappresentate dalla sua stessa Costituzione. Sgombrato una volta per tutte il campo dalla fuorviante antinomia laico-laicista, che in realtà non esiste e che è stata montata ad arte dai politici e dai lacché clericali e cattolici del nostro Paese, possiamo enunciare alcuni punti fermi che questa Costituzione laica dovrebbe avere.

1) Lo Stato è indipendente da qualsiasi religione, chiesa, setta o credenza ed è a loro superiore in ogni ordine e grado. Lo Stato non riconosce alcun patto od intesa pre-esistente ed ingloba nel suo territorio l’ex- Stato Vaticano, e nel suo patrimonio tutti i beni di questo, anche internazionali, senza indennizzo alcuno.

È chiaro che una simile situazione si registrerebbe dopo un cambiamento radicale della società italiana: è ovviamente utopistico il solo pensarlo…

2) La Repubblica … è uno Stato ufficialmente a-religioso e fortemente laico: tutte le concezioni del mondo filosofiche, religiose, atee e agnostiche sono ammesse con pari diritti e doveri purché non contrastino con la legge e la Costituzione.

Su questo assioma non ci dovrebbero essere discussioni talmente pare chiaro ed inequivocabile.

3) Ogni organizzazione che si richiami a concezioni del mondo filosofiche, religiose, atee e agnostiche vive, si finanzia e si organizza in modo autonomo dallo Stato il quale può, all’occorrenza, stabilire intese, anche economiche, con ognuna di loro.

In questo modo si colmerebbe la lacuna della nostra Costituzione che non nomina e non considera nemmeno concezioni del mondo che non siano religiose.

4) Le organizzazioni anzidette non hanno diritto ad interferire, in alcun modo, con la vita, le istituzioni e le organizzazioni della Repubblica in modo che prevalga esclusivamente il loro punto di vista. Specificatamente non sono ammesse la presenza, l’organizzazione di culto e la propaganda di tali organizzazioni nell’amministrazione pubblica e dello Stato, nelle imprese di ogni tipo, nelle scuole di ogni ordine e grado, nell’apparato della sicurezza e nella sanità. Ogni eventuale deroga è stabilita a livello locale e approvata dalle autorità centrali.

Questo è il punto fondamentale: stabilire per legge che non ci possano essere interferenze di alcun tipo nello Stato e queste, ove vi fossero, debbano non solo essere evitate ma anche punite

5) Per il suo carattere a-religioso ed a-confessionale profondamente laico la Repubblica non riconosce valore al concetto di “santità” o “beatitudine” e quindi vieta per legge l’utilizzo di nomi di santi o beati o concetti religiosi sia per indicare località, strade, luoghi, prodotti e servizi sia per denominare qualsiasi struttura, ente od organizzazione pubblica o privata. Procede quindi, per quanto possibile e seguendo comunque norme di buon senso, a sostituire tali denominazioni con altre più consone.

E questa sarebbe la parola fine che neanche l’illuminista Francia, che del resto irresponsabilmente promuove l’aumento della popolazione, ha mai voluto od osato perseguire.

6) Lo stesso concetto è esteso all’esposizione di simboli, ritratti, immagini, raffigurazioni e simili in e sopra qualunque edificio od ambiente che non sia abitazione privata, con l’eccezione ovvia delle strutture di rilevante interesse culturale ed artistico.

Anche questo concetto mi sembra sufficientemente chiaro ed esauriente: si potrebbe dire che se per Piazza del Duomo o Piazza Duomo, in qualsiasi località, la denominazione potrebbe anche restare, non ha nessuna giustificazione quella di Piazza dei Santi Apostoli. Similmente la “Madonnina” in cima al Duomo di Milano resterebbe al suo posto

7) Per lo stesso motivo lo Stato adotta un calendario laico senza alcun riferimento a santi, beati o concetti religiosi ma, eventualmente, con riferimento a persone e gruppi distintisi nel progresso civico, sociale, scientifico, culturale ed ambientale della collettività. Tale concetto è esteso ad ogni aspetto della comunicazione pubblica ufficiale ed alle imprese ed alle strutture di ogni natura.

8) Similmente le festività religiose sono sostituite con altrettante, ed in maggior numero, festività civili.

Anche questa sarebbe finalmente la definitiva e risolutiva riparazione  ad una ingiustizia profonda nella società civile che, con un minimo di logica e buon senso, non si sarebbe neanche dovuta presentare.

9) Per quanto precede la numerazione e la datazione dovrebbero essere cambiate ma, per ragioni pratiche, diviene obbligatorio per legge, quando necessario, sostituire l’espressione AC o A.C., avanti Cristo, con la stessa espressione avente l’esplicazione, eventualmente per esteso, di ante (data) convenzionale, e di sostituire l’espressione DC o D.C., dopo Cristo, con la stessa espressione avente l’esplicazione, eventualmente per esteso, di data convenzionale.

10) Tutte le riedizioni di qualunque forma mediatica pre-esistente devono essere obbligatoriamente aggiornate in tal senso. Con lo stesso criterio sono punite le violazioni a questa norma anche se espresse solo verbalmente da esponenti pubblici, insegnanti e docenti nell’esercizio delle proprie funzioni compresi, che tali espressioni compaiano o no su mezzi mediatici, a seguito denuncia di qualsiasi cittadino o di funzionario pubblico.

11) L’indagine per accertare la veridicità di tale denuncia sarà svolta dalla Sicurezza Nazionale e dal Dipartimento Giudiziario come di seguito specificato in questo documento.

Questo è un ulteriore passo per scristianizzare definitivamente i costumi sociali: ovviamente Sicurezza Nazionale e Dipartimento Giudiziario sono termini della Nuova Costituzione di cui si è parlato, che rimarrà per sempre nell’immaginazione del suo autore….

12) Ogni partecipazione fisica e/o sostegno economico e finanziario a processioni, sagre, fiere e manifestazioni a carattere confessionale da parte di esponenti o strutture pubbliche è vietato per legge.

Pure questo dovrebbe essere scontato e lapalissiano in uno Stato laico degno di questo nome.

13) Su tutti i mezzi mediatici non esplicitamente confessionali è vietata qualsiasi forma di superstizione religiosa, soprattutto astrologia, cartomanzia, e simili.

14) Con particolare riferimento a giochi, quiz e trasmissioni mediatiche, come radio e televisione ed Internet, argomenti confessionali possono essere trattati col dovuto distacco critico ed in modo assolutamente imparziale. Lo stesso dicasi per i divulgatori e le guide artistiche, che devono conformarsi a quanto sopra esposto.

15) Ogni attività basata su quanto sopra esposto è vietata per legge, ad eccezione che nel proprio nucleo o famiglia per motivi di gioco, e comunque esclusivamente a titolo gratuito.

16) Le violazioni a questo articolo della presente Costituzione saranno punite a norma del Codice Sociale.

E sarebbe quindi ora di finirla che conduttori televisivi, presentatori e guide artistiche diano per scontati la cattolicità ed il pensiero unico degli italiani, e non usino almeno il condizionale quando parlano e presentano argomenti religiosi.

17) La repubblica non riconosce la famiglia, così come storicamente conosciuta, come unica forma possibile di aggregazione tra gli individui e favorisce, di conseguenza, forme diverse di aggregazione, con pari dignità. La repubblica individua, nella forma del nucleo abitativo, brevemente denominato nucleo, la struttura di base di aggregazione e fa obbligo al/ai/alle componente/i del nucleo la registrazione e l’aggiornamento dello stesso ad ogni sua variazione, sia nell’ubicazione sia nella composizione, entro sei mesi dal loro verificarsi. L’origine di ogni individuo, precedentemente stabilita dai concetti di paternità e maternità, è stabilita con il criterio di appartenenza comunitaria, riferita alla/alle persona/e componenti il nucleo che, volontariamente e di comune accordo, ne diano comunicazione. In mancanza di ciò lo Stato provvede obbligatoriamente a esami clinici e genetici per stabilire, per quanto possibile, l’origine di ogni individuo. In caso di esito negativo, o nell’impossibilità di identificare i possibili progenitori, provvede a fornire un’identità all’individuo.

Ci si rende conto che qui si va nella fantapolitica e del resto l’autore non nega il suo interesse per la fantascienza…..

18) Non per motivi religiosi o filosofici ma per motivi di eguaglianza sociale ed individuale e nel pieno rispetto del concetto di laicità assoluta e per la dignità della donna e dell’uomo, lo Stato vieta per legge in modo assoluto l’uso di copricapo e veli che nascondano, per motivi religiosi e/o superstiziosi, tutto o in parte il corpo dei cittadini e degli immigrati senza cittadinanza. A titolo esemplificativo si fa riferimento al velo ed al burka islamici ed al turbante indiano.

Anche in questo caso chiarezza e rigore devono risultare senza dubbi caratteri distintivi di uno Stato degnamente laico ed egualitario: niente razzismo o discriminazione su base etnica o religiosa, quindi, come solo chi è in malafede può supporre, ma equità e dignità della persona difese ad oltranza.

19) Tutti i cittadini hanno diritto a professare, esercitare in pubblico, organizzare, manifestare e propagandare la propria concezione del mondo, atea o agnostica o religiosa, e la propria convinzione politica nei limiti stabiliti dall’Articolo … della Costituzione e dalle leggi in vigore.

20) Il carattere ecclesiastico o filosofico e il fine di religione o di culto o di concezione del mondo d'un’associazione od istituzione non possono essere causa di limitazioni legislative, né di gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di sua attività.

21) Nessuno può essere privato, per motivi politici, religiosi, filosofici od ideologici, della capacità sociale, della cittadinanza, del/dei nome/i proprio/propri.

Questi tre punti sono già garantiti dalla nostra vigente Costituzione ma sono trattati in modo limitativo ed implicitamente escludono atei e agnostici dalle garanzie che difendono.

22) Le pene non possono consistere in trattamenti contrari alla Dichiarazione Internazionale dei Diritti dell’Uomo e devono tendere alla rieducazione effettiva del condannato e al suo reinserimento a pieno titolo nella comunità. Non è ammessa la pena di morte, nemmeno nei casi previsti dalle cosiddette precedenti leggi militari di guerra. Non è ammessa la pena dell’ergastolo. La pena detentiva, compresi i casi di omicidio e di strage, non può superare i quindici anni.

L’argomento appena esposto non è prettamente inerente alla laicità ma si ritiene che sia comunque importante nel contesto di una società civile ed egualitaria che tenga nel giusto conto i diritti della donna

23) Il matrimonio religioso, ideologico, filosofico o politico non è riconosciuto dalla legge ed ha carattere esclusivamente privato. Se contrasta con i diritti del nucleo è sanzionato dal Codice Sociale.

Logica conseguenza dell’abolizione del Concordato con la Chiesa Cattolica.

24) La Repubblica ha un’alta concezione della vita e della sua qualità, dalla nascita alla morte...Per le stesse motivazioni lo Stato regolamenta, con apposita legge, l’eutanasia. La Repubblica vieta per legge l’accanimento terapeutico e lo sanziona con pene detentive. La Repubblica gestisce in proprio la campagna demografica per il contenimento della popolazione e la diffusione gratuita di tutti i metodi anticoncezionali. Lo Stato regolamenta, con apposita legge, l’istituto dell’aborto e ne rende, nei limiti di legge, unico avente diritto di decisione la donna. Lo Stato garantisce, con apposita legge, l’uso delle tecniche di fecondazione assistita, omologa, eterologa o per clonazione. Lo Stato, quando sia possibile, favorisce l’istituto dell’adozione in alternativa alla fecondazione assistita. Lo Stato non ammette l’obiezione di coscienza da parte di chiunque e rende obbligatori, per il personale medico, paramedico e professionale, i trattamenti sopra esposti.

In un solo colpo verrebbero spazzati via secolari discriminazioni religiose e moralistiche su qualità della vita, nascita, morte, eutanasia, aborto, adozione e fecondazione assistita. Per quanto riguarda la clonazione, che senz’altro farà orrore ai più, si rimanda alla lettura di altri documenti, già citati, per approfondire meglio la scottante questione.

Chi scrive non pretende né che il suo punto di vista venga acriticamente accettato né che tali argomenti non siano degni di ulteriore discussione ed analisi, ma ritiene che, ancorché utopistiche, le argomentazioni fin qui esposte rappresentino l’unico approccio deciso e senza tentennamenti opportunistici per delineare, senza ombra di dubbi, quali possano essere le caratteristiche di uno Stato e di una società decisamente, inequivocabilmente e conseguentemente laici e areligiosi.


10 Dicembre 2008 dc, dal Windows Live Spaces di Sestante http://se-stante.spaces.live.com/ :

I migliori piazzamenti

dell'Italia

Leggendo varie classifiche sullo sviluppo, istruzione, qualità della vita ecc. qualcuno si sarà chiesto: ma è possibile che l'Italia, membro del G8, sesta o settima potenza economica del mondo è quasi sempre nelle posizioni di coda alla pari con paesi in via di sviluppo o con i Paesi meno sviluppati dell'Europa?

Ebbene, si consoli! In corruzione, secondo transparency international, siamo quinti e in Europa addirittura primi. Guardate qua per credere. Un altro ente pagato dalla sinistra! Comunque per peggiorare  questo brillante piazzamento forse un modo c'è. Fare una bella riforma della giustizia, ma soprattutto legare le mani alla magistratura. Non ci si lamenta sempre da qualche parte la sua eccessiva intrusività, le intercettazioni telefoniche arbitrarie, le toghe rosse ecc.? E allora: rimediate politici. Rimediate! Come dire: ci sono troppi ladri? Togliete  di mezzo un po' di guardie.

Sestante


9 Dicembre 2008 dc: dal Windows Live Spaces di Sestante http://se-stante.spaces.live.com/:

CEI batte cassa e governo risponde

Caro ministro Tremonti,

indiscusso esponente di questa coalizione, Lei che, pur di portare  un po' di sollievo al disastrato bilancio dello Stato non ha esitato a chiudere un occhio verso chi ha evaso il fisco, permettendogli di cavarsela con il pegno delle Una tantum, che con un piccolo sacrificio fiscale ha reso possibile il rientro di parte dei capitali illecitamente esportati, che ha magistralmente applicato la finanza creativa nella cartolarizzazione della vendita di edifici pubblici per raggranellare qualche soldo, salvo  poi accorgersi in quale stato ci ha ridotto questo genere di acrobazie finanziarie, che pur di salvaguardare le finanze statali  non deflette dai tagli e lascia manifestare studenti, pensionati e sindacati, non sa che è molto rischioso usare le forbici in certe parti sensibili della società come la Chiesa Cattolica? Non si distragga, non sia troppo zelante. Forse Lei, data la Sua esperienza, è sicuro di non essere facilmente disarcionabile. Ma mi creda! Sono molte le orecchie sensibili al grido di dolore proveniente dagli esponenti vaticani, e non solo dalla sua parte politica, sa? E per giunta mi si dice che in questo è anche recidivo. 

Tra i vari giornali che si sono occupati delle rimostranze di Monsignor Stenco ai tagli alle scuole private (cattoliche), peraltro prontamente accolte, scelgo l'articolo di Miriam Mafai su la Repubblica di sabato scorso che mi pare colga più degli altri nel segno

***

Costituzione dimenticata

di Miriam Mafai

Giulio Tremonti era noto fino ad oggi come il più rigoroso, persino spietato ministro dell´Economia, tanto da essere soprannominato "signor no". Qualcuno, non solo dell'opposizione ma anche della maggioranza, gli chiedeva di allargare i cordoni della borsa a vantaggio dei pensionati, o dei licenziati, o dei precari? No, non si possono purtroppo sforare le cifre del bilancio, rispondeva il nostro ministro. La risposta fino a ieri era sempre la stessa: no. «Tagliare, tagliare le spese» era il suo mantra. Crolla il soffitto di una scuola a Rivoli e si scopre che molte altre scuole sono a rischio? Occorrono fondi per mettere le nostre scuole a norma? No, la risposta è sempre no. Il bilancio dello Stato non lo consente.

Eppure ieri, finalmente il ministro Tremonti ha detto sì. Nel giro di un paio d'ore ha trovato i soldi per soddisfare la richiesta che gli è venuta dal Vaticano di aumentare lo stanziamento già fissato in bilancio per le scuole cattoliche. Contro il taglio originario di circa 130 milioni di euro aveva tuonato monsignor Stenco, direttore dell'Ufficio Nazionale della Cei per l'educazione, minacciando una mobilitazione nazionale delle scuole cattoliche contro il governo Berlusconi e il suo ministro delle Finanze.

La minaccia ha avuto ragione delle preoccupazioni del ministro. Nel giro di poche ore il sottosegretario all'economia Giuseppe Vegas, a margine dei lavori della Commissione Bilancio del Senato sulla Finanziaria, rassicurava il rappresentante delle scuole cattoliche. «Abbiamo presentato un emendamento che ripristina il livello originario di finanziamento. Potete stare tranquilli. Dormire non su due ma su quattro cuscini?» .

Dunque il taglio previsto in finanziaria non ci sarà. E non ci sarà la minacciata mobilitazione delle scuole cattoliche contro Berlusconi e Tremonti. Soddisfatti, ma solo per ora, i vescovi italiani. Soddisfatto, per ora, il Pontefice che però alza il prezzo e chiede nuove misure «a favore dei genitori per aiutarli nel loro diritto inalienabile di educare i figli secondo le proprie convinzioni etiche e religiose». In parole più semplici, c´è qui la richiesta rivolta allo Stato italiano di smantellare il nostro sistema scolastico a favore della adozione del principio del "bonus" da assegnare ad ogni famiglia, da spendere, a seconda delle preferenze, nella scuola pubblica o nella scuola privata.

Naturalmente nessuno contesta il diritto «inalienabile» delle famiglie di educare i figli secondo le proprie convinzioni etiche e religiose. E non ci risulta che nella nostra scuola pubblica si faccia professione di ateismo. E l´insegnamento della religione non è affidato a docenti scelti dai rispettivi Vescovi? Cosa si vuole dunque di più?

Anche a costo di essere indicati come "laicisti" vale la pena di ricordare che l´articolo 33 della nostra Costituzione, ancora in vigore, afferma che «enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione senza oneri per lo Stato». E che nel lontano 1964 un governo presieduto da Aldo Moro venne battuto alla Camera e messo in crisi proprio per aver proposto un modesto finanziamento alle scuole materne private. Bisognerà dunque aspettare quasi quarant´anni perché un governo e una maggioranza parlamentare prendano in esame la questione delle scuole private e della loro possibile regolamentazione e finanziamento. E saranno il governo D´Alema e il suo ministro dell´Istruzione Luigi Berlinguer a volere, e far approvare, una legge sulla parità scolastica che prevede, ma a precise condizioni, un finanziamento non a tutte le scuole private ma a quelle che verranno riconosciute come «paritarie». Tutta la materia in realtà, nonostante alcuni provvedimenti presi nel frattempo, è ancora da regolare (non tutte le scuole private, ad esempio, possono essere riconosciute come «paritarie»).

Anche per questo, per una certa incertezza della materia, ho trovato per lo meno singolare l´intervento di due autorevoli esponenti del Partito Democratico a sostegno della richiesta delle gerarchie. Maria Pia Garavaglia, ministro dell´istruzione del governo ombra del Pd, e Antonio Rusconi, capogruppo del Pd in Commissione Istruzione al Senato, hanno subito e con calore dichiarato di apprezzare le rassicurazioni fornite, a nome di Tremonti, dal sottosegretario Vegas. Ma non ne sono ancora soddisfatti. Chiedono di più. Sempre per le private. Chiedono cioè che vengano garantiti «pari diritti agli studenti e alle famiglie» È, quasi con le stesse parole, la rivendicazione già avanzata dalle gerarchie.

Ma è davvero questa, in materia scolastica, la posizione alla quale è giunto il Pd? E se sì, in quale sede è stata presa questa decisione? È giusto chiederselo, è indispensabile saperlo. Anche perché ha ragione chi, come don Macrì, presidente della Federazione che riunisce la scuole cattoliche, lamenta che la strada che porta al bonus trova un ostacolo «nell´articolo 33 della Costituzione che sancisce che le scuole private possono esistere senza oneri per lo Stato».

E allora, che facciamo? Per rispondere alle esigenze delle scuole cattoliche butteremo alle ortiche l´articolo 33 della Costituzione?

***

Due piccole osservazioni, l'articolista dice: "Naturalmente nessuno contesta il diritto «inalienabile» delle famiglie di educare i figli secondo le proprie convinzioni etiche e religiose. E non ci risulta che nella nostra scuola pubblica si faccia professione di ateismo".

A prescindere dal fatto che non ci troverei niente di male se qualcuno nella scuola o dappertutto facesse professione di ateismo, voglio sottolineare che i genitori hanno il diritto di educare i loro figli secondo le proprie concezioni del mondo, purché la pretesa non sia esclusiva e le famiglie non diventino dei recinti chiusi, ma il confronto sia il più possibile democratico e aperto, altrimenti non sarebbe infrequente imbattersi nella protesta di genitori di fronte a una manifestazione del pensiero dell'insegnante sulla religione, sul sesso o sulla politica.

Più avanti l'articolista, parlando della posizione del PD così si esprime: "Anche per questo, per una certa incertezza della materia, ho trovato per lo meno singolare l'intervento di due autorevoli esponenti del Partito Democratico, a sostegno della richiesta delle gerarchie. [...] Ma è davvero questa, in materia scolastica, la posizione alla quale è giunto il Pd? E se sì, in quale sede è stata presa questa decisione? È giusto chiederselo, è indispensabile saperlo."

Eh, cara Miriam. Domanda retorica. È inutile farti andare retrospettivamente all'approvazione dell'articolo 7 della Costituzione, quello che recepisce il concordato clerico-fascista, approvato anche dal PCI, basterebbe ricordarti, ad esempio, che l'attuale segretario del PD ha proposto di intitolare la stazione termini di Roma a Giovanni Paolo II.

Sestante


In e-mail dal Movimento RadicalSocialista il 7 Dicembre 2008 dc:

I due anni di MRS

e l'anno zero della sinistra e del capitalismo

da: www.radicalsocialismo.it

MRS compie 2 anni. Nacque infatti il 9 dicembre 2006 per invitare la sinistra italiana ad unirsi e a rinnovarsi radicalmente, nel segno del binomio giustizia e libertà.

Senza immaginare, allora, che l’obiettivo di ricostruire l’area socialista e radicale dalle fondamenta (e dalle macerie del vecchio edificio da “ristrutturare”) si sarebbe rivelato così profetico e... letterale.

Il palazzo ormai obsoleto della vecchia sinistra - priva di una efficace bussola ideale, scissa tra sterili cristallizzazioni ideologiche ed un opportunismo pratico senza prospettive, ed oltretutto incapace di autocritica - è infatti clamorosamente franato alle ultime elezioni, e dal ground zero determinato da questa catastrofe politica bisogna adesso ricominciare tutto daccapo, all’insegna della radicalità delle idee e della coerenza tra teoria e prassi.

Un compito tremendo, è vero, ma anche eccezionalmente stimolante per chi, già in tempi non sospetti, aveva indicato l’inadeguatezza del personale politico esistente a sinistra e dei suoi progetti d’azione, rispetto alla nobiltà degli ideali e dei traguardi perseguiti dai padri storici del pensiero socialista e libertario.

Il paradosso è che mentre la sinistra viene estromessa dal parlamento italiano, e giudicata con troppa fretta storicamente superata, crollano a livello mondiale i santuari del capitalismo ed i pilastri di quel neoliberismo selvaggio che aveva spadroneggiato per un quarto di secolo.

In queste nuove condizioni storiche e politiche, nel pieno dell’emergenza di una crisi finanziaria che si sta abbattendo pesantemente sull’economia reale, trascinando nel gorgo della povertà milioni di famiglie anche nei Paesi “ricchi”, il nostro Paese è destinato a pagare un sovrappiù dato dalla insulsaggine della sua casta politica ed in particolare di quella governativa, un’accozzaglia di post-fascisti, di ex liberisti ipocritamente pentiti, di amici delle mafie e del malaffare, di cavernicoli leghisti assertori di un “federalismo” ormai privo di senso e del tutto avulso dalle dinamiche globali.

Questa masnada di “modernizzatori” d’accatto si ritrova compatta solo nella difesa del potere, nell’arrogante protervia nei confronti dell’opposizione parlamentare e sociale, nel tentativo di dividere i sindacati (isolando la Cgil) e criminalizzare il dissenso, nell’attacco ai beni e settori pubblici a cominciare dalla scuola, fatta oggetto di un attacco frontale senza precedenti.

Il Movimento RadicalSocialista saluta l’onda di protesta degli studenti (il cui massiccio riversarsi in piazza, in modo del tutto autonomo rispetto alle varie fazioni partitiche, insegna che una democrazia sostanziale si raggiunge molto spesso nella pratica del conflitto con il potere costituito, indipendentemente dal segno politico del governo in carica) come il fatto nuovo che rappresenta uno dei pochi elementi di speranza in questa situazione così fosca e deprimente, intrisa di un pesante clima di razzismo, xenofobia, intolleranza e rigurgiti di squadrismo neofascista; chiama alla mobilitazione tutti i cittadini danneggiati nelle loro condizioni di vita e di lavoro dal tracollo delle “illusioni” alimentate dal neoliberismo; sollecita immediate misure di risarcimento sociale e di re-distribuzione del reddito a favore dei ceti più deboli e più colpiti dalla crisi (nulla a che vedere con la scandalosa elemosina di 40 euro al mese rappresentata dalla “social card” governativa e destinata a poche famiglie, proprio mentre nei paesi socialmente più evoluti – e persino negli Stati Uniti d’America – si discute di quante centinaia di euro destinare al possibile reddito individuale di cittadinanza); invita a riattivare la lotta per i diritti civili, per la salvaguardia dell’ambiente e dei beni comuni a cominciare dall’acqua e la difesa della scuola pubblica, della sanità e della previdenza. Ed ha lanciato la campagna per i “nuovi stili di vita” come esempio concreto e fattivo di una (R)evoluzione che parta dal basso, qui e adesso, per incarnare nei fatti il possibile ed auspicabile cambiamento di cui c’è bisogno; anche rivedendo il tipico “keynesismo” della socialdemocrazia classica (aumentare i consumi per aumentare il PIL) in favore di una lungimirante politica di “austerità” e “decrescita” più adeguata all’attuale emergenza in fatto di inquinamento globale e di esaurimento delle attuali fonti energetiche.

Il Movimento RadicalSocialista saluta con grande speranza la vittoria di Barack Obama negli USA, ed il suo imminente insediamento alla Casa Bianca, auspicando che il colosso statunitense cominci a dirottare almeno in parte la sua potenza e le sue risorse verso la causa della pace, della collaborazione tra i popoli, del trasferimento di fondi verso la risoluzione degli enormi problemi planetari legati alla fame e al sottosviluppo, nonché a quelli relativi ai cambiamenti climatici ed alla rivoluzione energetica verso fonti pulite e rinnovabili, anche nella prospettiva di una decisa riduzione degli sprechi e di una drastica “cura dimagrante” per i Paesi ultra-sviluppati a beneficio dello sviluppo ecologicamente sostenibile del “sud” del mondo.

In Italia, la sinistra non può rinascere se non sulla critica reale e pratica del “capitalesimo” (non è un refuso) nostrano, per una liberazione sia del “mercato” che del settore pubblico dalla cappa di mafie politico-affaristiche che hanno messo in ginocchio il Paese. MRS, senza pregiudiziali partitiche o ideologiche, favorisce e sostiene ogni tentativo di unità della sinistra, e di collaborazione tra tutte le forze che si oppongono al governo delle destre, pur non mancando di denunciare tutti i limiti dell’inadeguata opposizione “di sua maestà” praticata dal PD veltroniano.

E mentre rileviamo la preoccupante carenza di critica sociale e anticapitalistica, siamo anche solidali con le forze che dentro e fuori dalle aule parlamentari denunciano con nomi e cognomi la pericolosità democratica del regime berlusconiano, con il suo piano vandalico e sostanzialmente eversivo di restaurazione politica, sociale e culturale, a cominciare dall’attacco a quel valore fondante della Repubblica democratica che è l’antifascismo, e con esso la gloriosa Resistenza partigiana.

MRS invita insomma all’unità e alla riscossa tutte le forze socialiste e radicali della sinistra italiana, e intende mettere a loro disposizione, quanto prima, un grande impegno di elaborazione e discussione teorica che culminerà nel Documento Programmatico, una sorta di programma ideale della sinistra del ventunesimo secolo, in Italia e non solo. Imperniato sulla compresenza dei più importanti diritti (e ci piace ricordarlo alla vigilia del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948) per ciascuno dei quali si sono battute – e troppo spesso divise tra loro – le diverse correnti storiche della sinistra: e cioè sull’unità organica del diritto sociale all’equità, del diritto democratico all’uguaglianza, del diritto civile alla differenza, del diritto naturale alla vita e alla salute. Ma fondato anche, secondo l’ammonimento del professor Maurizio Viroli - continuatore della grande lezione morale del liberalsocialista Norberto Bobbio – su un ritrovato senso del dovere e della responsabilità sociale, virtù civiche di cui gli italiani avrebbero un grande bisogno.

L’ambizione ed anche l’esempio di questo impegno, già cominciato due anni fa attraverso questo sito e forum, hanno attirato le simpatie di tanti esponenti della cultura e della politica che si sono avvicinati al Movimento RadicalSocialista o hanno manifestato interesse , stima, curiosità e attenzione nei confronti del nostro Movimento, come Franca Rame e Dario Fo, Mario Capanna, Rina Gagliardi, Katia Bellillo, Carlo Vulpio, Franco “Bifo” Berardi e tanti altri ancora.

E trecento iscritti al sito, tremila discussioni aperte ed oltre trentamila post, al ritmo di 40 al giorno con punte superiori ai 100 interventi nell’arco della giornata, testimoniano la grandezza dell’avventura cominciata il 9 dicembre 2006 e che continua con entusiasmo e passione politica e morale.


Da Micro Mega on line http://temi.repubblica.it/micromega-online/ del 5 Dicembre 2008 dc:

Laicamente No al Crocifisso,

a Ragusa applicata la Costituzione

di Michele Martelli

 

Ieri a Valladolid, oggi a Ragusa. In Spagna come in Italia. Due Paesi con un pezzo di storia in comune: decenni di dittatura clerico-fascista. Poi finalmente riscattati da una Costituzione laica, liberal-democratica. Nella città spagnola il giudice Valentin Sastre ha ordinato qualche giorno fa la rimozione dei crocifissi dalla scuola pubblica. A Ragusa il presidente del Tribunale Michele Duchi ha respinto la richiesta di riesporre i crocifissi nella aule giudiziarie avanzata dall’Ordine degli avvocati. Analoga a quella di Sastre la motivazione addotta dal giudice Duchi: «Il nostro è uno Stato laico, multietnico e multireligioso dove hanno gli stessi diritti ebraici, musulmani, buddisti o cattolici. E chiunque, entrando in un ufficio pubblico, ha diritto di non vedere simboli religiosi che possano disturbarlo. Lo Stato laico deve mostrarsi assolutamente imparziale». Il ragionamento non fa una grinza, è salutarmente tautologico. Lo Stato laico, areligioso, se privilegiasse qualche religione, non sarebbe più laico. Sarebbe di parte. Tradirebbe se stesso. Quindi non lo può e non lo deve fare. Punto e basta.

 

Ma il fanatismo antilaicista, e antidemocratico, non ha riguardo né alla logica né ai fatti. Ed ecco l’Ordine avvocatesco ragusano: «Una sciocchezza considerare una discriminazione il simbolo religioso in cui si riconosce il nostro popolo». Dunque, milioni di cittadini italiani, non credenti, o credenti in altre fedi, non fanno parte del “nostro popolo”. Sono pura “sciocchezza” incarnata. Senza diritto a credere in altri simboli, o a non credervi affatto.

 

Altrettanto straordinariamente (il)logico il proclama della Gioventù Italiana ragusana, affiliata alla Destra di Storace, che ripete: «Il crocifisso è espressione dell’identità del nostro popolo». Del popolo, anzi del popolino di destra, ovviamente, nostalgico del ventennio. Ma aggiunge: «L’unica fonte normativa dell'esposizione del crocifisso nelle aule di udienza è la circolare emanata il 29 maggio del 1929 dall'allora ministro di grazia e giustizia Alfredo Rocco». Per la giovane vecchia Destra italiana la fonte normativa in fatto di Stato e crocifisso è il codice Rocco, promulgato dopo le “leggi fascistissime” del 1926 (soppressione dei partiti antifascisti e inizio ufficiale della dittatura). E nel clima del patto concordatario tra il Dux e il Vaticano. Quel patto che, dopo 60 anni di Italia laica e liberale, fece del cattolicesimo la religione di Stato, e del crocifisso il simbolo pubblico, assieme a quello monarchico e fascista. Per favore, qualcuno spieghi ai giovani vecchi destri italo-ragusani che siamo nel 2008. Nel frattempo, c’è stata la Resistenza antifascista. E la Costituzione repubblicana, che riconosce la libertà e l’eguaglianza davanti alla legge di tutte le confessioni religiose (art. 3 e 8). E c’è stata anche la revisione del Concordato (1984). In virtù della quale il cattolicesimo nell’Italia laica non è più religione di Stato.

 

Da ciò son nate in questi anni le giuste richieste di tanti cittadini per ottenere la rimozione da tribunali e scuole pubbliche di crocifissi e altri simboli religiosi. Perché, se esposti in luoghi istituzionali, sono simboli di antipluralismo e clericalismo, non di laicità. Sintomatici dell’attuale clima di deriva autocratica il diktat del sindaco berlusconide di Ragusa:«Il crocifisso dov’era rimane. E dove non c’è si metterà». Un piccolo conflitto di poteri, ma che riflette quello di ben più grosse dimensioni a livello nazionale. Da un lato il magistrato (potere giudiziario) che applica la Costituzione. Dall’altro il sindaco (potere esecutivo) che pretende sostituire alla Costituzione la propria volontà. Un Berlusconi in miniatura: «La Legge la faccio Io, Io sono la Legge».

 

I magistrati devono sottomettersi. Si ricordi, signor sindaco, che nemmeno il ventennio mussoliniano riuscì a sopprimere del tutto l’autonomia della magistratura. Per i processi politici il regime dovette creare un proprio braccio giudiziario, il Tribunale Speciale. A suggello di tutta la vicenda, davvero pietose, strappa-lacrime, le parole del vescovo di Ragusa: «Cristo si è immolato per salvaguardare i diritti dei più deboli. La giustizia degli uomini è una trama che riesce a prendere solo moscerini perché le realtà più forti sfondano la rete». Parole, come sempre quelle dei prelati, contorte e allusive. Mai sufficientemente chiare.

 

Che vuol dire il vescovo? Che i grandi delinquenti (i padrini della mafia?) mai incappano nella giustizia umana, mentre i “moscerini” pagano sempre? Poveri cristi, come Cristo condannati “per niente”. Lasciamo almeno che si consolino con lo sguardo rivolto ai crocifissi sulle pareti dei tribunali! Perché poi possano alzarlo all’alto dei cieli, al Giudice Divino, in attesa di essere ricompensati in eterno dei torti subiti. Il crocifisso in tribunale? Una garanzia di giustizia per i poveretti nell’aldilà. Un’assicurazione di impunità per i grossi ladroni nell’al di qua. Se così fosse, saremmo davvero di fronte ad una logica aberrante!


In e-mail al Circolo Culturale Giordano Bruno di Milano (di cui gestisco sito ed e-mail) dall'Associazione L'altra Lombardia - SU LA TESTA il 3 Dicembre 2008 dc:

Campagna di boicottaggio di Israele

Il sito www.laltralombardia.it ha una nuova sezione "Campagna di boicottaggio Israele"

I primi contributi sono:

- NO al rinnovo dell'accordo di associazione UE-Israele

Accogliendo l'appello della Campagna palestinese contro il Muro dell'Apartheid abbiamo inviato una lettera ad alcuni parlamentari europei perché il 4 dicembre 2008 votino e facciano votare NO al rinnovo dell'accordo di associazione UE-Israele. Scrivi anche tu.

- Contro il razzismo. La questione palestinese 29 novembre 2008

Nella giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, il Comitato Nazionale della Società Civile Palestinese in supporto alla Campagna per Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele rende pubblico un documento strategico che verrà presentato alla nuova edizione della conferenza mondiale di Durban contro ogni forma di razzismo, discriminazione razziale e xenofobia, che si terrà a Ginevra dal 20 al 24 aprile 2009. Il documento tratta della questione palestinese ed analizza dal punto di vista del diritto internazionale le evidenti forme di discriminazione razziale pertinenti al caso palestinese. E' stato sottoscritto da centinaia di organizzazioni di tutto il mondo (tra cui anche L'altra Lombardia - SU LA TESTA). Il documento è stato presentato alla Bilbao Civil Society Forum sulla Palestina, il 30-31 ottobre 2008.

Israele, Usa e Canada hanno già annunciato che faranno pressione sulla comunità internazionale perché non si affronti durante la conferenza il tema della natura discriminatoria e razzista del governo israeliano. Simile atteggiamento avevano tenuto USA e Israele durante la conferenza di Durban nel 2001.

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In e-mail da Axteismo il 30 Novembre 2008 dc:

Preti pedofili: via libera al processo contro il Vaticano per pedofilia

Usa, via libera processo contro Vaticano per pedofilia. Santa Sede: no comment

Preti pedofili

NEW YORK - Via libera al processo contro il Vaticano per presunti casi di abusi sessuali. A dare l'ok la corte di Cincinnati, Stati Uniti. Secondo la corte i vertici della Chiesa Cattolica avrebbero dovuto mettere in guardia il pubblico e denunciare alle autorità gli abusi commessi da religiosi contro minori. la prima volta che allo stato Vaticano non viene garantita dagli Usa l'immunità sovrana sancita dal Foreign Sovereign Immunities del 1976. No comment dal Vaticano.

La corte di appello ha dichiarato legittima la richiesta a procedere in sede processuale contro la Santa Sede in un caso di abusi sessuali commessi da religiosi della diocesi di Louisville in Kentucky, ipotizzando dunque che il Vaticano potrebbe essere ritenuto corresponsabile della condotta dei suoi membri. La denuncia è stata fatta da tre uomini che sostengono di esser stati molestati quando erano chierichetti. I tre accusano la Santa Sede di aver per decenni insabbiato la piaga della pedofilia su scala nazionale. Alle presunte vittime aveva dato ragione in prima istanza l'anno scorso un giudice federale del Kentucky avallando la richiesta di rivalersi contro il Vaticano. Il giudizio era stato impugnato in appello e oggi il Sesto Circuito delle Corti d'Appello di Cincinnati ha dato luce verde all'azione legale.

Il caso si basa su una direttiva del 1962, a firma di papa Giovanni XXIII, resa pubblica nel 2003, che chiede alle gerarchie ecclesiastiche di mantenere il segreto su abusi sessuali da parte del clero. Secondo William Murray, avvocato delle presunte vittime, il documento rende la Santa Sede responsabile per gli atti del clero mantenuti segreti a causa della direttiva.

Jeffrey Lena, avvocato della Santa Sede, pur dicendosi attualmente non intenzionato a chiedere alla corte d'appello di rivedere la decisione, ha precisato che la sentenza è ancora molto lontana dal dimostrare la responsabilità diretta del Vaticano per la condotta dei suoi membri.

Jonathan Levy, avvocato di Washington che rappresenta un folto gruppo di sopravvissuti dei campi di concentramento in una azione legale rivolta contro varie parti incluso il Vaticano,  riferendosi alla mancata garanzia della immunità sovrana alla Santa Sede, spiega che se qualcuno può rompere questa barriera viene aperta la strada ad altri processi contro la Chiesa Cattolica.

L'azione legale dei tre di Louisville non è la prima in cui in America sono chiesti risarcimenti diretti al Vaticano e non solo alle singole diocesi. Fino a oggi per i processi non erano mai arrivati al livello di Corte d'Appello. 25.11.2008

 

Che schifo una società che non difende nemmeno i propri bambini.

Paul Harris

 La Chiesa cattolica nemica dell’Umanità

Ennio Montesi

Altri riferimenti:

http://news.cincinnati.com/apps/pbcs.dll/article?AID=2008311240096

Fonte:

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=35825&sez=HOME_NELMONDO

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In e-mail da Ugo Cortesi il 28 Novembre 2008 dc:

Povero Gramsci

Ognuno è libero di pensare come meglio crede e credere come meglio pensa. Ciò detto, sia politicamente che religiosamente rispetto le altrui posizioni anche se contrarie alle mie, ma non fuori dal limite dell’onestà intellettuale.

Avrete letto nei giorni scorsi sulla stampa che Antonio Gramsci, fondatore del PCI e dell’Unità, in punto di morte si sarebbe convertito al cattolicesimo (che badate bene non è il cristianesimo).  Non voglio offendere credenti e non credenti, ma si tratta di una “gloriosa” bufala che era già uscita una trentina di anni or sono e già allora smentita, sia da coloro che erano al capezzale di Gramsci nel momento della morte (che oggi non ci sono più) sia per il fatto che non avrebbe potuto convertirsi in punto di morte poiché, dopo essere stato colpito da ictus, negli ultimi tre-quattro giorni di vita aveva perso conoscenza e quindi non era in grado di fare alcunché.

Vi chiederete: “ma a te cosa te ne frega?”.  Me ne frega dal punto di vista sia politico che morale.  E cioè per l’ennesimo tentativo di alcuni di voler denigrare gli avversari dicendo che poi non erano così coerenti come volevano far pensare.  Quindi Gramsci l’incoerente.  Se poi anche fosse stato in grado di intendere e avesse voluto convertirsi, non ci sarebbe stato nulla di male, ma sono quasi certo che non l’avrebbe mai fatto, perché aveva sposato un’altra religione, certamente utopica, ma nella quale credeva profondamente. Non vado oltre nel parlarvi di Gramsci che è stato una delle menti più eccelse del secolo scorso, non solamente per la sinistra, ma anche riconosciuto da altre menti eccelse di destra.  Sono circa 1600 anni (dopo il Concilio di Nicea) che c’è una cricca che vuol far credere l’incredibile e se crediamo (rivolgo il plurale a me stesso) anche questa, c’è da aspettarsi, prima o poi la beatificazione di Bakunin.

Non me ne vogliate, ma di fronte alle prese in giro, ogni tanto mi arrabbio.

Ciao a tutti

Ugo Cortesi


22 Novembre 2008 dc, dal sito UAAR:

Spagna: giudice toglie crocefissi da scuola

Il giudice di Valladolid, in Spagna, ha ordinato di togliere i crocefissi dalle aule e gli spazi comuni di una scuola pubblica della città. E’ la prima volta che accade in Spagna: la sentenza afferma che la presenza di simboli religiosi come il crocefisso viola i diritti fondamentali della costituzione. “Lo stato” scrive il giudice “non può aderire nè dare appoggio a nessun credo religioso, perché non deve esistere alcuna confusione tra fini religiosi e fini statali”; inoltre, proprio perché nelle scuole pubbliche vi sono minori “nella piena fase di formazione della personalità”, la presenza del simbolo religioso “può provocare in questi minori il sentimento che lo stato è più vicino alla confessione con cui vedono la relazione”.

Il processo giudiziario che ha portato alla sentenza è stato promosso dall’associazione Escuela Laica, il cui portavoce afferma: “è la prima volta che un giudice dà ragione alla libertà di coscienza e all’igiene democratica”.

-

Segnaliamo il sondaggio sul “Corriere della Sera” proprio su questo caso.

 


13 Novembre 2008 dc: l'amico Nunzio Miccoli mi ha inviato oggi in e-mail questo articolo (non ha specificato la fonte):

Tariq Ramadan smascherato
 dalla turco tedesca Necla Kelek

di Vito Punzi

Nel contesto italiano, nei giorni scorsi si elevata solitaria la voce di Magdi Cristiano Allam nella critica alle iniziative di Tariq Ramadan e di chi con lui si dice promotore di un “islam europeo”. Ma per fortuna Allam in Europa non è solo.

Della turco-tedesca Necla Kelek, il cui impegno in difesa delle donne musulmane è stato riconosciuto di recente con l’assegnazione del Premio “Donne-Europa-Germania”, in Italia si sa poco o nulla. Quando nel 2005 uscì in Germania il suo libro La sposa straniera, la denuncia di donne musulmane costrette a matrimoni combinati e “importate” come spose provocò violente proteste da parte di musulmani, di turchi e di loro amici politici. La Kelek venne accusata di ingigantire singoli casi. Donne d’origine turca impegnate in politica dichiararono pubblicamente d’essersi sposate per amore, con l’intento evidente di dimostrare che i matrimoni coatti non avevano nulla a che fare con la loro cultura e con l’islam.

E’ un fatto però che in Germania ogni anno migliaia di donne e uomini musulmani contraggano matrimonio dietro costrizione. “Le case che ospitano donne maltrattate e i consultori sono pieni”, ha scritto di recente la Kelek sulla “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, perché le ragazze temono di essere portate durante le vacanze nei paesi d’origine dei loro genitori per essere lì maritate.” Ed è utile ricordare anche che la comunità islamica tedesca ha a che fare non solo con i matrimoni coatti, ma anche con i cosiddetti omicidi d’onore, con la violenza all’interno della coppia.

Dopo la triste e vergognosa vicenda che lo ha visto pessimo protagonista del boicottaggio della Fiera del Libro di Torino dell’anno scorso, Tariq Ramadan è stato indiscusso protagonista delle cronache dei giorni scorsi grazie alla sua partecipazione ai colloqui catto-islamici in Vaticano. Ebbene Ramadan è soggetto ben noto in tutta Europa e la stessa Necla Kelek ha già avuto modo di intervenire più volte per smascherare il vero fine delle sue iniziative. Tra queste, la più recente è proprio quella relativa ai matrimoni coatti. Lui e i suoi amici (le associazioni islamiche di Rotterdam e di Berlino, la “Inssan”, vicina ai Fratelli Musulmani, e Günter Piening, delegato della città di Berlino per l’integrazione) l’hanno chiamata “Mano nella mano contro i matrimoni coatti”. Ma l’iniziativa alla Kelek non è piaciuta proprio.

Pur giudicando positiva l’ammissione implicita di “un problema proprio della società islamica”, la sociologa l’ha stigmatizzata come “un tentativo di catturare quelle giovani musulmane finalmente cresciute nella loro autocoscienza e di consigliarle secondo un punto di vista musulmano, evitando così che possano recarsi nei consultori statali, oppure possano cercare rifugio nelle case per donne maltrattate e dunque che possano allontanarsi da Allah” (così dall “FAZ” del 29 luglio scorso).

L’iniziativa è stata presentata nei mesi scorsi nel quartiere di Kreuzberg, a Berlino, insieme ad una brochure in otto lingue che ne illustra i contenuti. In realtà, in nessun passo del libretto viene riconosciuto al singolo il diritto di decidere se sposarsi o meno. “La famiglia forma il nucleo della società islamica”, si dice, “ed il matrimonio nell’islam è l’unica maniera consentita di formare un famiglia.” Ma quale famiglia abbia in testa Ramadan ce lo spiega ancora la Kelek: “Con essa non si intende un nucleo costituito da madre, padre e figli, ma la grande famiglia, la stirpe. In questo modo, dalla comunità dei musulmani, la “umma”, deriva la cultura delle famiglie.” Sempre nel citato libretto si legge ancora a proposito della mutua assistenza: “In una cultura delle famiglie, la famiglia è più importante dell’individuo. La famiglia si comporta come unità per essere riconosciuta a tutti gli effetti come qualcosa di integro da parte delle altre famiglie del contesto sociale […]. Ogni individuo deve agire nell’interesse della famiglia.” “E se questo non accade”, è il commenta della Kelek, “viene ferito l’onore della famiglia.”

La sociologa, nonostante i frequenti attacchi dagli ambienti “liberal” oltre che musulmani, è figura stimata in Germania al punto da essere stata anche cooptata come consulente per l’immigrazione per il Land Baden-Wüttenberg e conosce come poche altre la condizione delle donne musulmane in Occidente. Da anni sostiene che il modello sociale musulmano è fondato sul controllo che gli uomini esercitano sulla donna e per questo motivo non crede nelle buone intenzioni di Ramadan e compagnia. Piuttosto interpreta anche questa iniziativa sui matrimoni coatti come “propaganda per la costrizione musulmana al matrimonio”, come una vera e propria “truffa”, pensata ancora una volta a spese delle donne.


Ottobre 2008, la protesta nelle scuole contro le "riforme" del governo e della Gelmini:

Il piccolo governante che studia da dittatore promette la Polizia contro le occupazioni

Mente (accusando altri di mentire), proferisce minacce e poi nega di averlo fatto, come al solito

Ma qui c'è il video su YouTube http://uk.youtube.com/watch?v=ED3KKVfu9Yw dove chiunque può ascoltare le sue parole (nonché vedere ancora una volta la sua faccia....)

Jàdawin di Atheia


Dal sito di NoGod www.nogod.it , anche in Resistenza Laica http://www.resistenzalaica.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1356&Itemid=1 , notizia dell'11 Ottobre 2008 dc (piccole correzioni mie):

Napolitano e le radici cristiane dell'Europa.

In una lunga intervista concessa a L'Osservatore Romano, primo ed unico caso nella storia italiana, il Presidente Napolitano - ad una subdola domanda tendente a fargli convalidare le presunte radici cristiane dell'Europa - dopo aver fatto on po' di melina, risponde : "E quindi, bisogna davvero rilanciare nella sua interezza la grande ispirazione della costruzione europea, un'ispirazione che porta evidentissimi i segni della tradizione cristiana." Come se non sapesse quanto quelle radici siano immerse in lunghi secoli di guerre feroci e sanguinose fra le diverse sette cristiane. Ma le radici dell' Europa moderna dal 1789 stanno invece nella lunga lotta di liberazione dalla concezione del potere come emanazione da quell'immaginaria entità soprannaturale chiamata Cristo interpretata, beninteso, secondo le convenienze e gli interessi delle varie gerarchie religiose in concorrenza fra loro. Per tornare all' intervista di Napolitano spiace rilevare come, al di là di accettabili affermazioni sull'importanza della collaborazione fra laici e cattolici per il bene comune del Paese, in nessun modo sia stato ribadito e conclamato il "supremo principio" della laicità delle Istituzioni, sottoposto ai continui tentativi della CEI, longa manus locale dello Stato Vaticano, di imporre le sue direttive all'attività legislativa del Parlamento. La separazione fra Stato e Chiesa, indipendenti e sovrani, sembra ormai superata a favore di una interdipendenza che sta diventando una vera e propria dipendenza dalla teocrazia dominante. Non sorprende quindi che il 20 settembre u.s., alla celebrazione della storica giornata in cui cessò il dominio temporale dei Papi, siano stati celebrati gli zuavi pontifici e non i nostri soldati che morirono per ricongiungere Roma all'Italia. E acquista anzi un significato nefasto il fatto che, per la prima volta da quando furono istituite quelle celebrazioni, non sia stata portata alla stele commemorativa la tradizionale corona del Presidente della Repubblica. Dimenticanza o dichiarazione di resa?

Qui il testo dell'intervista a Napolitano http://www.quirinale.it:80/Discorsi/Discorso.asp?id=36948


Nunzio Miccoli mi ha segnalato in e-mail l'1 Ottobre 2008 questo articolo, che traggo da www.corriere.it , datato 30/09/08:

ampio reportage sul NEW YORK TIMES

Francia, le musulmane nelle scuole cattoliche per indossare il velo

Migliaia i giovani di fede islamica che frequentano istituti cattolici per aggirare la legge sulla laicità

MARSIGLIA (Francia) – Frequentare una scuola cattolica per indossare il velo islamico. In Francia sono ormai decine di migliaia le ragazze musulmane che studiano in istituti cattolici privati per aggirare la legge sulla laicità dello Stato che vieta di ostentare simboli religiosi nelle scuole pubbliche francesi. Il New York Times dedica un ampio reportage a questo crescente fenomeno e sottolinea che le giovani musulmane scelgono gli istituti cattolici proprio perché qui sono tollerati tutti i simboli religiosi, anche quelli appartenenti a religioni diverse da quella cattolica romana.

CIFRE - La maggior parte degli studenti, in alcuni istituti privati cattolici, è di religione musulmana. Addirittura nel collegio di St. Mauront, a Marsiglia, la presenza di alunni di fede islamica raggiunge la percentuale record dell'80%. Gli istituti musulmani in Francia sono solo quattro e per questo le 8.847 scuole cattoliche sono diventate l'ultimo rifugio per quei tanti musulmani che considerano la legge sulla laicità dello Stato qualcosa di ingiusto e liberticida. Secondo le statistiche diffuse dagli insegnanti francesi oggi le scuole cattoliche transalpine sono frequentate da circa due milioni di ragazzi: oltre il 10% degli studenti sono di religione musulmana.

TOLLERANZA - Gli alunni di origine musulmana che frequentano la scuola cattolica di St. Mauront si dichiarano felici di non studiare in un istituto pubblico: «Qui almeno c'è rispetto per la nostra religione» taglia corto Nadia, studentessa di 14 anni di origine algerina. «Nelle scuole pubbliche non potrei mai indossare il velo». Anche gli esponenti del mondo religioso musulmano fanno notare le contraddizioni insite nella scuola francese. «La laicità è diventata la religione di Stato e la scuola repubblicana il suo tempio» afferma Imam Soheib Bencheikh, ex Gran Muftì di Marsiglia e oggi fondatore dell'Istituto di Alti Studi Islamici. «È ironico, ma oggi la Chiesa Cattolica è molto più tollerante dello Stato francese quando si parla di Islam» conclude Bencheikh che ha una figlia che frequenta una scuola cattolica. Gli istituti cattolici in Francia hanno un costo relativamente basso rispetto ai collegi privati delle altre nazioni: in media i genitori spendono 1400 euro per le scuole medie inferiori e 1800 euro per quelle superiori.

LIBERTÀ RELIGIOSA - Jean Chamoux, direttore dell'istituto di St. Mauront, lavora in questa scuola da circa 20 anni: «A differenza della scuola pubblica noi crediamo nella libertà religiosa» afferma il preside. «Se proibissi alle ragazze di portare il velo, la metà degli studenti che oggi sono in queste classi non andrebbe a scuola. Preferisco averli qui, parlare con loro e spiegare che esse sono ragazze fortunate perché possono scegliere». Naturalmente anche nel collegio di St. Mauront non regna sempre l'armonia. È lo stesso preside Chamoux a confessare che probabilmente una minoranza delle studentesse è costretta dai genitori a portare il velo. Inoltre quando vi sono le lezioni di nuoto, tanti familiari fanno rimanere a casa le proprie figlie per evitare che mostrino parti del corpo o che nuotino in piscina con dei ragazzi. Infine Chamoux sottolinea che anche le libertà religiose hanno un limite: quando gli studenti musulmani gli hanno chiesto di togliere dalla classe il crocifisso per poter pregare «liberamente» durante i giorni del Ramadan, egli non ha voluto sentire ragioni e non ha mosso dalla parete il simbolo cristiano.

CRITICHE – Le considerazioni dei fautori del secolarismo sono totalmente diverse da quelle del preside Chamoux. Secondo costoro bisognerebbe rafforzare ulteriormente lo spirito laico dello Stato affinché alcuni dei valori occidentali quali il rispetto della donna e le libertà personali continuino ad essere principi inviolabili: «Il velo è un simbolo sessista e attesta la sottomissione della donna all'uomo» afferma Xavier Darcos, ministro dell'educazione francese. «Nella nostra scuola repubblicana non vi può essere posto per la discriminazione sessuale».

Francesco Tortora

****

È superfluo, forse, ribadire da parte mia che sono completamente d'accordo con quanto riportato nell'ultima parte dell'articolo ed in particolare con le parole del ministro Darcos.

Jàdawin di Atheia


Il 30 Settembre 2008 dc Axteismo mi ha inviato il seguente comunicato, che pubblico con colpevole ritardo:

Video Luigi Cascioli: l'ateismo di Ratzinger

di Lilith Sophia

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Per vedere e ascoltare il video suddiviso in 5 parti clicca qui:

http://nochiesa.blogspot.com

 

Oppure clicca qui:

Video 1/5 Luigi Cascioli, l'ateismo di Ratzinger

http://www.youtube.com/watch?v=7jw4easIEBQ

 Video 2/5 Luigi Cascioli, l'ateismo di Ratzinger

http://www.youtube.com/watch?v=mUQgnkW5jwk&feature=related

 Video 3/5 Luigi Cascioli, l'ateismo di Ratzinger

http://www.youtube.com/watch?v=aO8jFv8umnY&feature=related

 Video 4/5 Luigi Cascioli, l'ateismo di Ratzinger

http://www.youtube.com/watch?v=bVA5SVnBhQE&feature=related

 Video 5/5 Luigi Cascioli, l'ateismo di Ratzinger

http://www.youtube.com/watch?v=omTZQHr7wSo&feature=related

 Video Agenda, convegno di Luigi Cascioli

http://www.youtube.com/watch?v=e_nzJ7SvTYg&feature=related

  

Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza.

Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima

o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sè non è forse sufficiente,

ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri”.

Joseph Pulitzer (1847-1911), Fondatore Premio Pulitzer

 Invitiamo a mettere questi video sui vostri siti e blog così da accelerare

il processo della fine della Chiesa cattolica e delle menzogne propagandate.

  

L’accesso al video è possibile anche dalla home page di www.luigicascioli.it se riuscite a scaricarlo è meglio dato che la definizione è maggiore e non si rischia che venga rimosso per le solite vergognose ragioni inquisitorie e censorie. Straordinario documento ad uso didattico da conservare.

 

Nella foto il cristologo Luigi Cascioli, attorniato dalle televisioni internazionali, autore dei libri denuncia:

La favola di Cristo - Inconfutabile dimostrazione della non esistenza di Gesù”

La Morte di Cristo - Cristiani e Cristicoli”

 

Rif.

www.luigicascioli.it

http://nochiesa.blogspot.com

Interviste, commenti, conferenze e altro tel. 3393188116

 

Fonte: http://nochiesa.blogspot.com

 

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Il 21 Settembre 2008 dc mi è stato inviato in e-mail privata questo comunicato che volentieri, e piuttosto imbestialito, pubblico:

Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”

aderente a Union Mondiale des Libres Penseurs e International Humanist and Ethical Union

www.periodicoliberopensiero.it

XX settembre - Ricordiamo chi è caduto per liberarci dal papa re

Roma, XX settembre 2008, Porta Pia, ore 10.00.

Comune di Roma, Provincia di Roma e Regione Lazio hanno ricordato questa data con interventi istituzionali..

Dopo la deposizione delle corone, e davanti al luogo della famosa Breccia, che è simbolo internazionale della fine della teocrazia vaticana e della separazione tra Stato e Chiesa, il consigliere comunale Gen.le Torri (delegato del Sindaco alla memoria) ha dedicato tutto il proprio intervento al ricordo dei soldati pontifici.

Di fronte a questo sempre più vergognoso revisionismo che usa strumentalmente la Storia, adattandola agli interessi politici del momento, l'Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno" vuole ricordare, nominandoli di seguito uno ad uno, gli eroici bersaglieri che il XX settembre 1870 sono morti per la libertà di tutti, anche di chi vorrebbe ancora il papa-re.

 

  1. PAGUARI GIACOMO,

  2. PALAZZOLI MICHELE

  3. CASCARELLA EMANUELE

  4. PARILLO GIACOMO

  5. RIPA ALARICO

  6. AGOSTINELLI PIETRO

  7. CANAL LUIGI

  8. GAMBINI ANGELO

  9. BOSI CESARE

  10. MATRICCIANI ACHILLE

  11. MORRARA SERAFINO

  12. ZOBOLI GAETANO

  13. VALENZIANI AUGUSTO

  14. SANTUNIONE TOMMASO

  15. PERRETTO PIETRO

  16. MARTINI DOMENICO

  17. PAOLETTI CESARE

  18. THEORISOD LUIGI  DAVID

  19. RISATO DOMENICO

  20. MARABINI PIO

  21. LEONI ANDREA

  22. IACCARINO LUIGI

  23. IZZI PAOLO

  24. CARDILLO BENIAMINO

  25. GIANNITI LUIGI

  26. CORSI CARLO

  27. RAMBALDI DOMENICO

  28. GIOIA GUGLIELMO

  29. BONEZZI TOMMASO

  30. SANGIORGI PAOLO

  31. CALCATERRA ANTONIO

  32. TURINA CARLO

  33. ROMAGNOLI GIUSEPPE

  34. MATTESINI FERDINAND

  35. BERTUCCIO DOMENICO

  36. ZANARDI PIETRO

  37. COMPAGNOLO DOMENICO

  38. BOSCO ANTONIO

  39. MAZZOCCHI DOMENICO

  40. CAVALLO LORENZO

  41. TUMINO GIUSEPPE

  42. MADDALENA DOMENICO

  43. ALOISIO VALENTINO

  44. BIANCHETTI MARTINO

  45. DE FRANCISI FRANCESCO

  46. SPAGNOLO GIUSEPPE

  47. FRANCISI FRANCESCO SPAGNOLO

  48. GIUSEPPE XHARRA LUIGI  

  49. RENZI ANTONIO


16 Agosto 2008 dc:

Crollano i miti

di Nunzio Miccoli

Fin dagli albori, l’uomo riesce a vivere solo alimentandosi con fedi religiose e politiche e con i miti.

Quando oggi si rimproverano ai comunisti gli errori dei loro regimi, questi spesso tentano di giustificarsi, asserendo che il comunismo reale ha tradito quello teorico. A ben guardare però, in tutte le ideologie politiche e religiose, esiste un gap tra teoria e pratica e, purtroppo, la fede guarda solo alla teoria e non è mai pragmatica.

Infatti la democrazia teorica è meglio di quella pratica, nella realtà il popolo non è mai stato sovrano da nessuna parte: la repubblica teorica dovrebbe essere una casa trasparente, cioè una cosa pubblica, invece quella che conosciamo somiglia a Cosa Nostra.

Nella pubblica amministrazione l’omertà si chiama segreto d’ufficio, segreto di Stato e segreto militare e serve ad allontanare ed esorcizzare la trasparenza nella repubblica. Anche il papa, a causa degli scandali, invoca la segretezza nella Chiesa.

Al governo i garanti locali sono personaggi legati alla massoneria ed alla Chiesa che, in cambio di regalie e privilegi vari, rappresentano occhi e orecchie del potere occulto che non vuole comparire: se il governo si discosta, nella pratica, dalle indicazioni dell’élite i garanti ne provocano la caduta.

A proposito dell’informazione i giornalisti d’influenza, in cambio di regalie, fanno propaganda e disinformazione a favore di centri economici e di potere e di potenze estere. Le promesse elettorali e quelle commerciali sono come la promessa del regno di Dio, contano molto sulla credulità popolare.

In Italia i terroristi sono stati anche in rapporti con palestinesi, Brigate Rosse e URSS, ormai è dimostrato che Moro promise ai palestinesi libero transito per le loro armi in Italia se si fossero astenuti dal fare attentati in Italia. Oggi gli aiuti dell’Italia e dell’Europa ai palestinesi sono anche una tangente per tenere distanti gli attentati dall’Europa: la compagnia aerea tedesca Lufthansa pare che paghi tangenti per tenere distanti i terroristi dai suoi aerei. La confusione propagandistica dell’informazione non ha aiutato a capire queste connessioni.

Il liberismo non dovrebbe proteggere furbi, ladri e truffatori, come avviene spesso, non dovrebbe essere terreno franco per loro. I liberismo pratico si è accordato con i monopoli, ha concesso i privilegi fiscali ed ha ammesso le corporazioni, si potrebbe continuare.

Tra i miti del liberismo c’è il prezzo di mercato, che è diventato un dogma, come tutte le cose di fede incredibili, in realtà il prezzo di mercato, soprattutto a causa di vincoli legali, amministrativi, dei monopoli e della speculazione, non esiste: infatti lo stesso prodotto finito o arriva in un mercato a prezzi differenti, a causa della difficoltà dei prezzi a livellarsi o della politica dei prezzi dei venditori, oppure i prezzi sono fissati dallo Stato o dalle imprese e arrivano con un prezzo imposto.

Per i prodotti industriali parlo dello stesso articolo, prodotto dalla stessa ditta, per il quale non si capisce la differenza di prezzo nello stesso mercato. Per le materie prima sembra che un prezzo di mercato sia individuabile più facilmente, però nei prezzi dei prodotti petroliferi pesano imposte e speculazione, perciò non si può più parlare veramente di prezzo di mercato.

Infine, quando, in omaggio alla globalizzazione ed al libero commercio, si scambiano prodotti identici, come latte e cemento, da una parte all’altra del Paese, anche se prodotti da fornitori diversi, invece di puntare su prodotti locali, a causa dell’aumento dei trasporti, si favorisce l’inquinamento, si fanno lievitare i prezzi dei prodotti in questione e non si favoriscono prodotti genuini e locali, ma quelli ricchi di conservanti dannosi alla salute.

Il potere rimane, come nelle dittature, sostanzialmente esclusivo e non partecipativo, il governo è ancora l’emarginazione politica dei più da parte dei meno: le elezioni sono uno stanco ed inutile rituale, non cambia mai niente, le leggi si fanno su commissione delle lobbies, in cambio di cesti di denaro per partiti. Oltre i corrotti bisognerebbe condannare anche i corruttori, perché l’uomo è facilmente corruttibile.

Dalla fine della seconda guerra mondiale, in Europa e in Africa, i signori della guerra o della rivoluzione e della resistenza sono divenutati capi di Stato, di governo o dell’esercito o ministri: in questa posizione, potendo ricattare poteri forti e multinazionali, si sono accordati con essi, in cambio di privilegi e regalie.

Il siciliano Francesco Crispi, da mafioso, divenne carbonaro, massone, garibaldino, mazziniano, liberale, repubblicano, monarchico, capo del governo e poi autoritario, ispirando Mussolini: in Italia il trasformismo è un costume normale della politica.

Oggi gli italiani si sono accorti che la laicità dello Stato italiano è un mito, lo Stato italiano è quello che spende di gran lunga di più per la religione, considerate anche le esenzioni fiscali e le spese della sanità, ha affidato la Rai al controllo della Chiesa, mentre quella dovrebbe essere pubblica e dovrebbe garantire un servizio pubblico perché, diversamente da Mediaset, è pagata con un canone.

L’Italia ha l’ora di religione a scuola ed il crocifisso nelle scuole e negli uffici pubblici, favorisce le scuole cattoliche e le cliniche cattoliche: il governo italiano, di destra o di sinistra, è controllato dal Vaticano e dalla CEI e perciò vuole che gli italiani siano religiosi per forza e tuttavia, abusando della credulità popolare, afferma d’essere laico.

Oggi l’autoritarismo è subdolo e sotterraneo: con la propaganda ed il controllo della stampa lo Stato, alleato con la religione, vuole ancora, come Mussolini e la Chiesa, che si creda, si obbedisca e si combatta perché se l’uomo non crede, non obbedisce e combatte ancora meno, i kamikaze diventano rari. Lo Stato ha bisogno di lavoratori, contribuenti e soldati.

Con la guerra fredda i comunisti italiani si erano votati agli interessi strategici dell’URSS, a causa dei finanziamenti da essa ricevuti e perché volevano la rivoluzione, contemporaneamente gli Usa finanziavano DC e partito socialdemocratico: per conto mio ci sono state sempre delle ottime ragioni per fare la rivoluzione o per secedere dallo Stato centrale, ciò è vero ancora oggi.

Sfortunatamente le rivoluzioni sono fallite tutte o sono degenerate, a causa delle ambizioni e d’errori economici, politici e militari dei loro dirigenti: sistematicamente, il potere reale riesce sempre a riassorbire ed a comprare i dirigenti del fronte del dissenso, mentre il popolo è scaricato.

Scopo del potere è riassorbire il dissenso e cooptare i vecchi oppositori, in Italia si è fatto con ex-socialisti ed ex-comunisti, mentre i sindacalisti, collegati alla sinistra, sono diventati dirigenti di banca e della pubblica amministrazione, naturalmente in conflitto d’interesse, perché rappresentano contemporaneamente lavoratori e datori di lavoro. In questo modo lo Stato rendeva inoffensivi, comprandoli con i privilegi, i suoi ex-nemici, che non potevano più inoculare veleno nel corpo dello Stato.

Quando i sindacati fanno parodia contro il governo fanno ridere, assomigliano a certi avvocati che fanno l’arringa a favore dei loro assistiti e, in camera caritatis, dicono al giudice che questi sono figli di puttana. Per tutte queste ragioni il sindacato, che oggi è ricchissimo in denari e privilegi, è caduto in discredito, non difende realmente il potere d’acquisto dei lavoratori dei bassi livelli.

Dalla fine della seconda guerra mondiale gli intellettuali di sinistra sono stati abituati a considerare un diavolo l’America e Israele, Craxi e Berlusconi, sottacendo che gli Stati criminali sono la maggioranza nel mondo e che in Italia la corruzione è diffusissima a livello politico e che notevoli sono i rapporti tra mafia e politica in generale.

Chi ha una fede, crede solo ad un diavolo alla volta, il quale, come un capro espiatorio, è caricato di tutti i peccati: se gli si spiega che la diavoleria è policentrica, entra in crisi. In realtà il diavolo sembra essere dappertutto, morto Craxi e Berlusconi l’Italia non è destinata a cambiare.

Oggi gli intellettuali di sinistra incominciano ad apprendere che i profughi di guerra non sono solo palestinesi, ma sono numerosi in tanti altri Paesi, che russi e cinesi trattano i detenuti peggio degli americani, che, come gli Usa, russi e cinesi difendono con le armi i loro interessi petroliferi.

Il comunismo cinese sa tanto di capitalismo autoritario, il Paese si è lanciato nel consumismo, prima condannato dai comunisti, inoltre la Cina usa la repressione contro i cittadini dissenzienti, com’erano accusati di farlo gli eserciti sudamericani contro i comunisti.

Durante la guerra fredda in Italia, di fronte alla minacce di rivoluzione alimentate da Mosca ma anche dallo stato di bisogno del Paese, i comunisti chiedevano il disarmo unilaterale dell’esercito ed il disarmo della polizia: guardate lo sbocco d’oggi, poiché i cittadini si sentono insicuri, si armano anche i vigili urbani. Comunque questi cittadini sono sempre inermi e abbandonati dallo Stato, di fronte a mafia e criminalità, mentre politici e autorità, anche ex-comuniste, hanno la scorta.

Non è vero che non si possa nominare Dio invano, in realtà, si nomina spesso, basta non criticare  Vaticano e papa, come fa Radio Apostolica Italiana, cioè la Rai: del resto, per la nostra sinistra, il bersaglio doveva essere soprattutto Mediaset, sembra che in politica, e soprattutto tra i progressisti, il capro espiatorio, cioè il diavolo, ha più credenti di quelli che credono in Dio.

Oltre il conflitto d’interessi di Berlusconi ne esistono tanti altri, non rilevati dalla sinistra, come quello della Banca d’Italia, che svolge servizio ispettivo verso le banche ma è proprietà delle banche stesse.  Berlusconi è stato processato tante volte, forse a ragione, però è lo zelo giudiziario rivolto contro di lui che è sospetto, quante volte la magistratura è distratta verso altri centri di potere.

A carico di banche giacciono nei tribunali centinaia di processi che non procedono, un quarto dei processi civili sono a carico dell’Inps e vanno a rilento, poi ci sono le sentenze curiose, ci sono gli ordinari ritardi della giustizia e giudici poco attenti, soprattutto per favorire una parte, o che lavorano poco.

Si invoca la riforma del corpo delle leggi e della giustizia, ma difficilmente una riforma piena sarà mai realizzata: il ministro della giustizia Togliatti, d’accordo con i democristiani, conservò anche codice Rocco, Concordato, reati d’opinione e legge fascista sulla stampa. Bisogna sapere che l’eguaglianza dei cittadini avanti la legge è il primo principio rivoluzionario in grado di intaccare i privilegi legali, voluti dallo Stato e da chi sta dietro di esso, perciò non passerà mai. Lo Stato, per preservarsi, è costretto a fare favori agli amici ed a tollerare anche la mafia.

Quando la donna andava in pensione prima degli uomini la Corte Costituzionale sentenziò che la relativa legge era costituzionale, se l’avesse giudicata incostituzionale si sarebbe aperta una voragine nei conti dell’Inps, perché il trattamento più favorevole sarebbe stato esteso anche agli uomini: fu una sentenza di parte o politica, più che giuridica.

La nostra è una falsa democrazia, la Costituzione è uno scherzo, vanificata da leggi ordinarie che creano privilegi e disuguaglianze legali, fiscali, giudiziarie e sociali, le pari opportunità andrebbero reclamate per tutti e non solo per le donne, le pari opportunità solo per le donne sono solo una falsa bandiera.

Le pari condizioni di partenza andrebbero garantite a tutti, anche ai poveri, non per scelta rivoluzionaria, ma per interesse strategico dello Stato, che non può sprecare risorse umane per fare favori. Invece i sindacati, seguendo la moda, hanno creato commissioni di pari opportunità solo per le donne.

In Italia accade ancora che si assuma o si promuova in base alla fede politica o religiosa, a volte i mestieri più umili li fanno anche gli uomini, dipende dal settore: le donne sono in veloce ascesa gerarchica e, anche se sono partite più tardi che in altri Paesi, arriveranno in breve oltre l’eguaglianza.

Lo Stato clientelare non è in grado di discriminare una donna istruita, allevata in una famiglia importante, mentre discrimina ancora poveri, minoranze etniche e religiose o i membri dei partiti d’opposizione, il tutto in barba all’articolo tre della Costituzione.

Forse, percorrendo la strada della vera laicità, si potrebbe trovare la scorciatoia per un liberismo umano, per aiutare gli emarginati e per far dimagrire lo Stato nelle sue  competenze, cioè per fargli fare un passo indietro, oggi è troppo invasivo, incompetente e ingiusto: però c’è qualcuno che si è fatta una fede anche dello Stato.

Un sondaggio fatto dal telegiornale di Sky tra gli italiani afferma che, tra le istituzioni italiane, quella che riceve più consensi, malgrado i suoi problemi, è la scuola, mentre quelle che ricevono meno consensi sono il sindacato e l’informazione. Secondo lo stesso sondaggio la Chiesa, i partiti, la magistratura ed i carabinieri ricevono le simpatie da meno della metà degli italiani, che così dimostrano di non essere sciocchi.


5 Maggio 2008 dc:

E pensare che qualcuno crede nel pensiero religioso

 di Carlo Ristori

Le facce di un pensiero che non muore (la religione) sono tante, ma, secondo me, tutte egualmente false: vera è, al contrario, la forza che ci spinge a non mollare. Il pensare, che oggi sembra un mito, (come diceva Gaber "E pensare che c'era il pensiero") ha un aspetto diverso perché la chiave di lettura gira a fatica e stride nelle vecchie serrature.

I giorni che passano e la ruggine sono alleati e vieppiù il cervello si apre su una stanza vuota, disabitata e il niente che contiene ha l'aria di aspettare solo per assimilarmi in un'assenza che non lascia residui. Sul "tapis roulant" del passato che non passa mai si affaccia l'occhio stolido dell'ominide accecato dalla luce: deve attendere il tramonto e poi le tenebre per cercare un varco in quello che per lui è l'incomprensione totale, la verità accecante.

Ma dov'è dunque quella verità che tanto cerco? Sorto con l'alba, il mio desiderio cresce e scopro com'è duro questo mondo, mi pesa la notte prima di ricominciare e capisco come tante veglie siano come soglie di un mistero che piano piano riesco a districare: non ti curar di lui, ma lascia e passa.

E quando la notte svanisce, la chiamo (la verità) invano. So che è presente, avverto la sua essenza dove la linfa sale dalla terra, là dove sboccia un fiore, nell'aria dorata che mi accarezza lieve e che respiro con letizia. Ed ai religiosi che parlano delle "loro prigioni" e dei dubbi che ritornano insieme ad un po' di sconforto e che riescono solo a stancarli, dico che è solo lo sforzo naturale di chi cerca di arrivare sempre più lontano dal vero.


Axteismo ci ha inviato in e-mail il 27 Aprile 2008 quanto segue, che ben volentieri pubblichiamo!

Lasciamo che i Cattolici muoiano

Disegno di legge presentato in parlamento: Fuori gli ammalati e i moribondi Cattolici dalle corsie degli ospedali italiani. L’Obiezione di Coscienza è un diritto.

Ci sono due infiniti: l’universo e la stupidità dell’uomo.” Albert Einstein

Uno degli effetti veramente negativi della religione è che si insegna a considerare una virtù il pascersi della propria ignoranza.” Richard Dawkins, The God Delusion

di Ennio Montesi

Diamo ai Cattolici quel che è dei Cattolici. Lasciamo che i Cattolici credenti muoiano, che tirino le cuoia in grazia del loro Dio onnipotente e onnisciente. Ciò va detto per onestà, lealtà, serietà e democrazia a tutela di tutti i Cattolici. E’ impossibile e ridicolo curare i Cattolici negli ospedali italiani. Gli ospedali non sono fatti per i Cattolici. I Cattolici, razza superiore poiché dotati di fede, tradirebbero se stessi, la propria fede e il loro Dio se permettessero e accettassero di essere curati negli ospedali come le altre persone. I Cattolici non sono come le altre persone. Per evitare questa dicotomia, questo inaccettabile disagio di “conflitto di interessi dell’anima” dei Cattolici è stato elaborato il moderno disegno di legge speciale che privilegia i Cattolici credenti. Una volta per tutte viene stabilita e rispettata la globale condizione a favore e a beneficio di tutti i Cattolici praticanti e non praticanti, senza distinzione di età, di sesso, di condizione sociale. Viene presentato il testo unico del Disegno di legge, denominato DIOCATTO, scritto dai migliori esperti giuristi e costituzionalisti. Disegno di legge da mettere ai voti in parlamento affinché venga favorevolmente accolto e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale diventando legge esecutiva. C’è da sottolineare che quei parlamentari che rifiuteranno di dare voto favorevole saranno di fatto da ritenersi fuori dal cattolicesimo, ‘non cattolici credenti’ e non potranno dichiararsi mai più tali, ma saranno da bollare con le lettere ‘FC’, falso cattolico, poiché si spacciano impropriamente per cattolici credenti e, ancora peggio, sono parlamentari che non seguono la parola e gli insegnamenti del Signore, andando contro il Disegno di Dio onnipotente, quindi contro la morale cristiana, contro i valori del cattolicesimo, contro la dottrina della Chiesa cattolica, contro il Vaticano e contro la parola del Santissimo Padre. Parlamentari di così bassa levatura morale non potranno restare sui banchi del parlamento alla prossima legislatura. Ecco i ventotto articoli del disegno di legge:

Disegno di legge per i Cattolici credenti presentato alla

CAMERA DEI DEPUTATI

affinché si compia il “Disegno del loro Dio”

Denominazione disegno di legge: DIOCATTO

APPLICABILE IN ITALIA

DA ESTENDERE AD ALTRI STATI

Art. 1

Il Governo della Repubblica Italiana si è attivato, attraverso i propri organismi Diplomatici internazionali, invitando le altre nazioni ad adottare una legge analoga alla presente affinché i Cattolici credenti non vengano mai più discriminati e/o ghettizzati. Il Governo italiano si attiva affinché la legge DIOCATTO venga recepita e inserita integrandola nel testo della Costituzione della Repubblica Italiana, nella Carta per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo, nella Costituzione Europea, proponendola alla Commissione d’Europa, alle Nazioni Unite e all’Ordine Mondiale della Sanità.

Art. 2

Affinché i Cattolici credenti siano facilmente identificabili e non confondibili con altre religioni e altre credenze verrà allestito un data base informatico così da permettere che sulla carta di identità di ogni persona Cattolica venga apposta la scritta individuale: “di Religione Cristiano-Cattolica”. Ciò vale anche per gli appartenenti alla categoria di lavoratori: diaconi, seminaristi, preti, sacerdoti, frati, suore, vescovi, cardinali, papi e tutti gli abitanti e appartenenti al Vaticano e dei Nunzi apostolici.

Art. 3

I Cattolici credenti, per poter usufruire di privilegi non discriminanti, sono tenuti a dare comunicazione scritta mediante apposito modulo scaricabile dal sito del governo presentandolo, entro 60 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge, all’ufficio anagrafico del proprio comune di residenza.

SALUTE, MALATTIE, INCIDENTI, INFORTUNI DEI CRISTIANO-CATTOLICI

Art. 4

I Cattolici hanno il privilegio personale di non essere curati anche se ciò li condurrà a morte certa, affinché si compia la volontà del loro Dio onnipotente.

Art. 5

I Cattolici hanno il privilegio di non potersi avvalere delle cure negli ospedali né pubblici, né privati, né cliniche, né ambulatori, né in Italia né in nessun’altra nazione del mondo, anche se ciò li condurrà a morte certa, affinché si compia la volontà del loro Dio onnipotente.

Art. 6

I Cattolici hanno il privilegio di non sottoporsi a trapianti, né a operazioni chirurgiche di alcun tipo, né potranno avvalersi delle ricerche scientifiche evolute sulle cellule staminali embrionali, né di altre ricerche scientifiche anche se ciò li condurrà a morte certa, affinché si compia la volontà del loro Dio onnipotente.

Art. 7

I Cattolici hanno il privilegio di non potersi avvalere di medici, né di dottori, né di luminari della medicina, né di specialisti scientifici di alcun tipo anche se ciò li condurrà a morte certa, affinché si compia la volontà del loro Dio onnipotente.

Art. 8

I Cattolici godono il privilegio di non avere somministrati farmaci né medicine di alcun tipo anche se la mancata somministrazione di farmaci e di medicine li condurrà a morte certa, affinché si compia la volontà del loro Dio onnipotente.

Art. 9

I Cattolici non avendo bisogno delle cure sanitarie avendo già le ottime, straordinarie e sovrannaturali cure tra le migliori da parte del loro Dio onnipotente non disporranno di tessera sanitaria e non potranno avvalersi della sanità.

Art. 10

I Cattolici hanno il privilegio di poter soffrire dolori terribili, atroci e lancinanti, nel caso insorgessero, per tutta la vita e fino alla loro morte, senza che nessuno debba per questo intervenire poiché chiunque si intromettesse contravverrebbe la volontà del loro Dio onnipotente.

Art. 11

I Cattolici per curarsi da qualsiasi malattia e risolvere qualsiasi problema di salute, hanno il privilegio di avvalersi esclusivamente della loro fede, del catechismo, delle preghiere, della religione cristiano-cattolica e dell’infinita bontà e misericordia del loro Dio onnipotente.

Art. 12

I Cattolici per curare i propri problemi di salute si avvalgono esclusivamente, con loro grande privilegio, delle potentissime e attrezzatissime strutture in elenco: miracoli della Madonna di Lourdes, miracoli della Madonna di Fatima, miracoli della Madonna di Medjugorje, miracoli della Madonna di Santiago de Compostela e di tutti i miracoli delle altre Madonne certificate, avvistate e mappate nel mondo. Inoltre i Cattolici per curarsi si avvalgono, con privilegio, dei miracoli di Padre Pio, dei miracoli di San Gennaro, dei miracoli del sangue che si scioglie, dei miracoli delle sindoni, dei miracoli di tutti i Santi, Beati e Martiri ufficiali riconosciuti dalla Chiesa cattolica e di tutti i Santi del calendario.

Art. 13

I Cattolici hanno il privilegio immenso di essere curati dalle loro malattie e dai loro problemi di salute solo ed esclusivamente dentro tutte le chiese, cattedrali, conventi, monasteri e basiliche cristiano-cattoliche consacrate situate sia in Italia che in altre nazioni, mediante letture di vangeli, letture di bibbie, letture di messali, mediante benedizioni, acque sante, acque benedette, ostie consacrate, vini consacrati, oli benedetti e consacrati, rosari, aspersori, incensi, croci e crocifissi, statuine sacre, presepi, immagini sacre e santini consacrati, reliquie, ossa e frammenti di cadaveri santi, lembi di pelle e capelli di Santi e di Sante custoditi nelle sacre bacheche, dei tanti sacri prepuzi del pene di Gesù Cristo custoditi nei conventi, oggettistica benedetta, sante messe, messe speciali, messe gregoriane, Pater Nostri, Ave Marie, Mea Culpe, Vie Crucis, preghiere, preghiere collettive, ritiri in meditazione, astinenze, digiuni, espiazioni, penitenze, canti sacri, canti e cori liturgici, canti gregoriani, riti sacri, voti di silenzio, voti di castità, salmi, sante quartine, litanie, invocazioni, esorcismi, confessioni, suppliche, nenie, e tutto ciò che la loro religione cristiano-cattolica prevede e prescrive per mano e ad opera della categoria di lavoratori diaconi, seminaristi, preti, sacerdoti, frati, suore, vescovi, cardinali, papi.

Art. 14

I Cattolici, nei casi di salute più gravi e ostinati, hanno il privilegio di rivolgersi direttamente per consulti specialistici ai loro vescovi, ai cardinali e al papa. I Cattolici con problemi gravissimi di salute e/o malati di cancro e di tumori dovranno essere ospitati in Vaticano dentro la Santa Sede e a piazza San Pietro per terapie intensive affinché le cure e i trattamenti siano somministrati in dosi massicce.

Art. 15

La legge vale ed è applicata anche e soprattutto ai diaconi, preti, frati, sacerdoti, suore, vescovi, cardinali e papi, privilegiando questa categoria di lavoratori.

Art. 16

I medici, i chirurghi, i dottori, i luminari della medicina e chiunque darà cure e aiuti di carattere medico-sanitario-scientifico ai Cattolici saranno perseguiti ai sensi di legge con sanzioni penali e amministrative.

Art. 17

Per garantire il rispetto e l’osservanza della legge verrà creato e addestrato il corpo speciale di vigilanza chiamato PDO ‘Polizia di Dio Onnipotente’ che vigilerà e interverrà affinché la legge sia rispettata e i contravventori puniti. La Polizia di Dio Onnipotente avrà doppia veste di vigilanza e di giudicatrice e risponderà esclusivamente ad una imparziale Commissione super partes composta di Axtei, Atei, Agnostici, Razionalisti e Credenti in altre religioni.

Art. 18

Il mancato rispetto della legge prevede anni di reclusione da un minimo di 6 fino all’ergastolo. Se i trasgressori appartengono alla categoria di lavoratori diaconi, preti, frati, sacerdoti, suore, vescovi, cardinali e papi, le pene raddoppiano in anni di reclusione da 12 fino a 2 ergastoli.

Art. 19

Ai condannati è prevista la confisca immediata e permanente da parte dello Stato Italiano di tutti i beni mobili e immobili di proprietà fino al terzo grado di parentela del condannato sia per i Cattolici che per la categoria di lavoratori diaconi, preti, frati, sacerdoti, suore, vescovi, cardinali e papi.

Art. 20

Per questi reati non sono ammessi indulti né prescrizioni per decorrenza dei termini. Indagini e processi debbono essere espletati in massimo 30 giorni.

MORALE CATTOLICA, PECCATI E REATI

Art. 21

I Cattolici hanno il privilegio di non fare sesso fuori dal matrimonio, né col sesso opposto al proprio, né tanto meno con identico sesso, per non mettersi contro la Volontà del loro Dio onnipotente. E’ vietato alle persone non cattoliche il fare sesso coi Cattolici credenti sposati e vietato con Cattolici credenti non sposati essendo per i Cattolici le attività sessuali un peccato al di fuori del matrimonio. Il divieto è per salvaguardare i Cattolici in modo tale che non vengano indotti in peccato, quindi contro il volere del loro Dio onnipotente.

Art. 22

I Cattolici hanno il privilegio di non masturbarsi né da sposati, né da non sposati. Ai Cattolici maschi è vietata la masturbazione per evitare la dispersione del seme. Alle Cattoliche femmine è vietata la masturbazione perché è un peccato di lussuria e di fornicazione, affinché si rispetti la volontà del loro Dio onnipotente.

Art. 23

I Cattolici hanno il privilegio di non poter divorziare in nessun caso e per nessuna ragione, per non andare contro il Volere del loro Dio onnipotente. Il matrimonio dei Cattolici non potrà mai essere sciolto né dagli avvocati, né dai magistrati, né dai tribunali e nemmeno dalla categoria di lavoratori diaconi, preti, frati, sacerdoti, suore, vescovi, cardinali e papi, né con la Sacra Rota, né con altro tipo di ruote, essendo il matrimonio dei Cattolici celebrato dinanzi al loro Dio onnipotente, quindi inscindibile e valido per sempre fino alla morte.

Art. 24

Le donne Cattoliche hanno il privilegio di non abortire in nessun caso e per nessuna ragione, anche se ciò le condurrà a morte certa, affinché si compia la volontà del loro Dio onnipotente.

Art. 25

Le donne Cattoliche hanno il privilegio di non partorire con taglio cesareo in nessun caso, anche se ciò le condurrà a morte certa, affinché si compia la volontà del loro Dio onnipotente che impone alle donne Cattoliche anche e soprattutto di partorire con dolore.

Art. 26

I Cattolici hanno il privilegio di non usare preservativi né altri mezzi di contraccezione, ma ogni rapporto sessuale deve essere non protetto. Le donne Cattoliche hanno il privilegio di non usare la pillola abortiva RU486, affinché si compia la volontà e il destino del loro Dio onnipotente.

Art. 27

I Cattolici hanno il privilegio unico e irrevocabile di donare ed elargire essi solo - ma solo essi e nessun altro - denaro e immobili e tutto quanto vorranno donare ed elargire alla categoria di lavoratori diaconi, preti, frati, sacerdoti, suore, vescovi, cardinali e papi. Nessun altro cittadino potrà beneficiare di tale privilegio.

Art. 28

La legge DIOCATTO stabilisce e sancisce che solo i Cattolici veri e certificati hanno diritto a questi privilegi. Tutti gli altri Cittadini italiani ne sono esclusi. Dopo tale legge, i Cattolici non potranno più imporre allo Stato Italiano e a tutti i Cittadini italiani non cattolici, non credenti o credenti in altre religioni, i loro dogmi, le loro morali, il loro Dio cattolico onnipotente, beni esclusivi e privilegi dei soli Cattolici. I Cattolici, con questa legge, non sono più discriminati e più nulla è dovuto.

presentato da AXTEISMO movimento internazionale di libero pensiero alla CAMERA DEI DEPUTATI

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La proposta di legge DIOCATTO concede ai Cattolici il privilegio di poter finalmente essere liberi di morire liberamente tra le sofferenze più atroci, negli incidenti, di malattie, per infortuni, di tumori e di tutto quello che il Signore Santissimo manda giù loro insieme al pane quotidiano. Perché ostinarsi a volerli curare? Chi sono i medici, rispetto a Dio? Nulla. E chi è Dio rispetto ai medici? Tutto. E’ inconcepibile e vergognosa la pretesa che delle ‘nullità di insulsi medici’ possano e pretendano di curare e salvare i Cattolici credenti ponendosi al posto e al di sopra del loro Dio immenso, onnisciente e onnipotente. Come si può pensare questa cosa assurda e ridicola? Perché dunque il genere umano si ostinerebbe a sottrarre forzatamente i Cattolici dal Volere del loro Dio? Guai a intervenire nel ‘Disegno di Dio’, disegno spesso imperscrutabile e ignoto agli esseri umani. Si rischia grosso. Se il Dio cattolico stabilisce e sentenzia che il proprio protetto Cattolico (uomo o donna), così forte della propria fede, fervente nelle preghiere, muoia facendolo cadere dalle scale, perché affannarsi a portarlo con l’autoambulanza a sirene spiegate al pronto soccorso? Perché portarlo in sala operatoria rianimandolo mettendolo in mano a delle ‘nullità in camice bianco’? Perché noi contribuenti dovremmo spendere soldi per la sanità pubblica verso un individuo Cattolico credente il cui proprio Dio ha deciso e decretato di portarselo in Grazia Divina a casa Sua in Paradiso? Se Dio ama questo individuo Cattolico fino al punto tale che non può aspettare che muoia di vecchiaia, ma lo fa sfracellare con l’auto frontalmente contro un camion sull’autostrada, che se lo prenda, perbacco… di certo Dio non gli farà mancare niente. Noi uomini imperfetti e nullità perché dovremmo intrometterci nel ‘Grande Disegno Divino’? Per giunta spendendo soldi di tutti e appesantendo il lavoro degli ospedali e gravando sui bilanci pubblici. Che il Dio cattolico sia accontentato dunque. Il Cattolico credente, se è davvero “cattolico” e “credente” come dice e si vanta spesso, non può e non deve esimersi di diventare ospite eterno del suo Dio che adora e prega nelle messe e altrove, di quel Dio onnipotente Padrone della sua anima, del suo corpo e di tutto quello che c’è dentro.

Chi siamo noi uomini, cittadini non credenti gonfi di boria e di peccato, axtei, atei, laici, agnostici, blasfemi, eretici, bestemmiatori, credenti in altre religioni, forse concussi con Satana, complici del Maligno, fiancheggiatori del Demonio, per voler modificare il ‘Grande Eterno Disegno di Dio onnipotente’? Chi siamo noi uomini mortali e imperfetti per fare in modo che il Grande Eterno Disegno di Dio onnipotente non si avveri? Perché dovremmo essere noi a cambiare le carte in gioco distribuite dalla mano del Destino e quindi essere responsabili nel fare deviare il Destino verso un’altra direzione? Per carità, non prendiamoci questa enorme responsabilità di coscienza, assolutamente al di fuori della nostra portata razionale e dalla portata di qualsiasi essere umano. Lasciamo quindi che il Destino dei Cattolici si compia, che faccia il suo corso. Se i Cattolici debbono morire per volontà del loro Dio onnipotente, che muoiano. Non possiamo farci nulla. Non si tratta di crudeltà nel lasciare morire i Cattolici, ma di un normale e civile atto dovuto verso di essi e di rispetto della democrazia.

Caro Cattolico, sei ammalato, stai sanguinando e rantolando con le budella sparse sull’asfalto dell’autostrada? sappi che quello è esattamente il volere di Dio, del tuo Dio onnipotente. Come pretendi quindi che noi non cattolici e non credenti o credenti di altre religioni ti dovremmo soccorrere chiamando l’emergenza 118? Come osi il solo pensarlo? Se pensi questo commetti due grandi peccati. Il primo peccato è quello che non vuoi rispettare ciò che il tuo Dio ha in serbo per te. Il secondo peccato è quello che a noi ci metti nei guai inducendoci a compiere un grave atto sacrilego, facendoci mettere contro la Volontà del tuo Dio onnipotente poiché lo stiamo ostacolando, e quindi dalla parte del Diavolo astuto e furbo. Ma essendo noi intelligenti, razionali e democratici lasceremo che i fatti che ti accadono e ti accadranno nella vita siano modificabili solo ed esclusivamente dal Divino Destino del tuo Dio onnipotente, cioè lasciandoti morire e permettere alla tua anima di volare verso l’altro mondo che il tuo Dio ha pensato e preparato con infinito amore per te.

É questo il senso del disegno di legge DIOCATTO. Sei malato e sei cattolico? Hai subìto un incidente e sei in fin di vita e sei credente in Cristo? Hai un’ernia da operare e sei un fedele alla Madonna? Non si capisce cosa vieni a fare nei nostri ospedali. Perché ti rivolgi alle ‘nullità dei medici’ per i tuoi problemi di salute? Non vorrai mica paragonare i medici alla saggia categoria di lavoratori diaconi, preti, frati, sacerdoti, suore, vescovi, cardinali e papi! Ecco del perché è un enorme abuso di potere e un controsenso il fatto che i Cattolici siano curati negli ospedali italiani.

Nessuno può impedire di avvalersi del diritto sancito dalla legge di “Obiezione di Coscienza”. Non me la sento di andare contro la volontà del Dio cattolico che sappiamo bene, dai racconti della bibbia, quanto Egli sia irascibile, collerico, iracondo, nevrastenico e vendicativo. Non voglio che il Dio cattolico me la faccia pagare per averlo ostacolato vendicandosi e facendo ripercussioni su di me.

Tutti i non cattolici possono avvalersi liberamente del diritto all’Obiezione di Coscienza lasciando che i Cattolici muoiano. É il loro Dio che lo vuole, Dio è con loro. E’ un diritto più che legittimo per i Cattolici il morire per mano del loro Dio. Per i non cattolici, per pari diritto, è più che legittimo il non agire.

Ennio Montesi


Elezioni politiche italiane aprile 2008 dc:

da Campo Antimperialista http://www.antiimperialista.org/index.php

L’Italia s'è dest(r)a

Elezioni: come volevasi dimostrare

Diceva Karl Marx: «Ci vorranno 20 o 30 ani di guerre civili affinché il proletariato europeo si liberi da tutta la merda che si porta addosso».

Una cupa metafora che però ci aiuta a descrivere la drammatica situazione in cui siamo. La svolta reazionaria di massa che covava da tanti anni si è palesata, liberandosi dei suoi ultimi tabù.

Qui non è solo che una delle due destre ha vinto le elezioni. Questa vittoria, coronata da quella capitolina, fotografa un Paese che sprofonda nel baratro delle proprie paure, una plebaglia che infranti i suoi sogni piccolo borghesi di ascesa sociale, lungi dal pigliarsela col sistema capitalistico, mette in piazza i suoi lati più oscuri, le sue pulsioni securitarie più ripugnanti. Se la prende con gli immigrati che vorrebbe ridotti a schiavi, coi poveri che non vuole trovarsi tra le palle, coi musulmani colpevoli di non genuflettersi ai piedi del Moloch Occidente e dei cretini che lo abitano. Verrà, non c’è da dubitarne, il momento della caccia alle streghe, della persecuzione di tutti i sovversivi.

Siamo davanti a quella che potremmo fascistizzazione sui generis. Non c’è bisogno di squadracce, né di manganelli e olio di ricino. Se allora il sistema dovette ricorrere all’uso extralegale dei fascisti era perché esso barcollava sotto la spinta proletaria che veniva dalla Russia bolscevica. Adesso il sistema è forte, l’apparato sistemico di repressione non è mai stato così efficiente, della minaccia bolscevica non c’è nemmeno l’ombra. La fascistizzazione non possiede infatti  solo il lato reattivo, preventivo (nel senso di antirivoluzionario): procede motu proprio dalle viscere dell’Europa, emerge dai più sperduti recessi della propria storia. È il conato reazionario, totalitario all’interno, colonialista e imperialista verso l’esterno. Posta davanti al suo tramonto, l’Europa capitalistica non solo si stringe attorno al suo aborto, gli Stati Uniti d’America, essa ha dimostrato di saper fare di peggio, di trovare rimedi estremi, fino ad affidarsi alla dittatura più crudele.

Gli impulsi securitari, che entrambi i poli sistemici hanno avallato e interpretato, non simboleggiano solo l’avidità proprietaria dei parvenus. La xenofobia non è che un lato della questione. Essa è anzi la metafora di appetiti colonialistici. La caccia al rom o al musulmano nasconde un istinto revanchista, la spinta a portare la guerra alla fonte, là dove nasce il pericolo (nero, verde o giallo che sia), a riprendersi con la forza la posizione dominante perduta.

Una lunga marcia attende le forze ribelli che si annidano dentro l’impero. Esse conosceranno un esodo doloroso. Dovranno abbandonare le casematte dove pensavano di poter sopravvivere, cercheranno altri luoghi in cui mettere radici e consolidarsi. Una Resistenza faticosa, che procederà in parallelo, sul piano pratico e quella teorico. La possibilità di sopravvivere è dunque legata, non solo alla capacità di fare fronte, di unire le forze, di abbattere vecchie barriere ideologiche e identitarie, ma di ripensare la rivoluzione europea, le sue forze motrici, le sue alleanze. É legata infine alla necessità di ancorarsi alle Resistenze del primo fronte, ai movimenti antimperialisti che si trovano a combattere sulla prima linea.

Occorre prepararsi al peggio, sapendo che il male minore è sempre stato l’alibi di chi rinuncia in partenza a lottare, il velo dietro al quale si nasconde chi ha già introiettato la disfatta.


Da Diario n° 4, circa Aprile 2008 dc:

La grande alleanza

Tra Chiesa cattolica e destra economica è feeling...

di Furio Colombo

L'esempio viene Dagli Stati Uniti: al tempo di Kennedy i cattolici combattevano per i diritti umani degli «ultimi», ora sostengono l'establishment che mina i diritti del lavoro, pur di negare aborto, matrimoni gay ed eutanasia

Un giorno del 2007 un'immensa piazza di Roma si è riempita di una folla di milioni di persone. Più una folla è grande, più è composta di gente comune, di gente che lavora, di gente che — per venire a un'enorme manifestazione di piazza — ha sacrificato un giorno di festa dal lavoro. Più una folla è grande, in un giorno di festa, più ci sono donne e bambini, perché — per la maggior parte della gente che lavora - avere accanto i bambini è il solo modo di vederli, sorvegliarli, stare tranquilli. Ma il giorno di cui sto parlando (il 12 maggio 2007) la presenza di donne e bambini era anche un simbolo e un impegno. La manifestazione era il Family Day, ovvero una manifestazione politico-religiosa apparentemente spontanea, in realtà fortemente voluta dalla gerarchia della Chiesa cattolica. Qual era il senso di quella adunata di milioni di persone, tra le quali si dava un posto d'onore alle «famiglie numerose»?

Era dimostrare, anche fisicamente, che la Chiesa poteva fare muro contro alcuni cambiamenti, indicati come «politici» e «di sinistra». Che poteva influire sulle leggi da fare e da rifare, sulle coppie di fatto, sui matrimoni gay, sullo stare insieme senza essere sposati, sulla possibilità di adottare bambini senza essere coppia benedetta dalla Chiesa. E poteva insistere sulla ostinata definizione secondo cui l'unico modo possibile di amarsi e passare una vita (con un documento di reciproci diritti e doveri) è quello di un uomo e una donna in grado di procreare. E secondo cui, in caso di procreazione assistita, si deve impedire qualsiasi verifica sulla integrità fisica del bambino che nascerà attraverso impianto di embrione (una sorta di punizione della coppia sterile).

Molti, in Italia, ricordano che la manifestazione di cui stiamo parlando ha avuto, in apparenza, i toni calorosi e fraterni di un «omaggio alla famiglia», che è il luogo degli affetti (come si sa, non è sempre vero, la lista dei delitti in famiglia è molto lunga e — negli anni Sessanta — aveva dato il titolo a testi celebri, come quello dello psichiatra Ronnie Laing, La politica della famiglia, e, più tardi, a quello di Morton Schatzman, La famiglia che uccide). Ma, in realtà, rappresentava — con la forza di quei milioni di partecipanti — un no deciso e indiscutibile (l'espressione preferita è «non negoziabile») a ogni cambiamento di assetto sociale che avesse a che fare con la struttura della famiglia. Detta o non detta, la parola chiave sottintesa era «tradizionale». «Tradizione» è una parola-codice che significa un prima migliore e rimpianto, nel quale ci sono le radici sacre che non vanno toccate. Per molti decenni del Novecento e, per la Chiesa cattolica, fino al papato di Giovanni Paolo II, la maggior parte delle denominazioni cristiane avevano accantonato la parola «tradizione» e il richiamo ai «valori tradizionali» a causa dell'uso che di quella parola era stato fatto nell'Europa dominata dal nazismo, dal fascismo, dal franchismo, dai nazionalismi aggressivi e distruttivi. E poi, fra i cattolici europei, la parola e la pratica « tradizionalista » sono diventati bandiera di uno scisma—quello del vescovo Lefebvre — rientrato solo negli ultimi anni.

Ora, quello che è accaduto nella piazza italiana di cui ho parlato, è stata la prima pubblica e collettiva celebrazione della «tradizione». Ma subito, quasi contestualmente, si è affacciato il tema della intollerabilità dell'aborto e della necessità di accettare soltanto la morte naturale e nessun accordo fra pazienti e medici per porre fine a mali estremi. Tutto ciò avveniva mentre la cultura occidentale era già da tempo al di là della libertà di scelta delle donne e del diritto di provvedere al proprio destino attraverso il testamento biologico. Il ritorno del diritto naturale come criterio guida del comportamento umano — e dunque della natura come presunto criterio di riferimento del che fare (tanto da definire alcuni comportamenti «contro natura») — in Italia ha trovato la sua rappresentazione dapprima nell'abbraccio e nella celebrazione di tutti i partiti di destra, con sfumature di esaltazione; poi in una solida collocazione «al centro», che ha costituito una sfida per tutti; infine anche nella sinistra, suggerendo la paura di «essere privi di valori». Ma il disegno si è perfezionato quando è sorto il timore che fosse troppo facile la semplice dichiarazione di accordo con ciò che dicono le Chiese (in Italia, la Chiesa cattolica). E sono nate formazioni specificamente dirette a provocare l'accettazione totale e passiva della tradizione e del diritto naturale. Si spiega così, per esempio, la destra americana, e l'intero disegno strategico che ha ispirato le campagne elettorali e poi la regia di governo di George W. Bush. La vasta formazione religiosa fondamentalista americana (evangelici, battisti e numerosissime altre denominazioni) ha fornito alla destra politica di Bush decine di milioni di voti attraverso un patto deliberatamente stipulato dai leader politici repubblicani con i telepredicatori, che sono i veri pastori di anime della prateria religiosa americana. In cambio dei voti religiosi, il sistema politico si è impegnato a nominare — per la posizione delicatissima della Corte suprema degli Stati Uniti — soltanto giudici contrari all'aborto e legati ai principi «non negoziabili».

In Italia, il percorso si è ripetuto con l'invenzione di un «partito per la vita dalla nascita naturale alla morte naturale» e innalzando la bandiera della crociata contro l'aborto. In apparenza tutto ciò avviene all'interno di un limite, sia per quanto riguarda l'accettazione dei cittadini, sia per la freddezza degli altri partiti di destra. Comunque va notato che tutto ciò avviene sul versante di destra della vita politica (anche se in buona armonia con molte denominazioni che si dichiarano «di centro»). E la sfida è lanciata. Già adesso, molto prima che il partito antiaborto smetta, come smetterà, di essere un «partitino», diventa più difficile difendere il diritto di aborto per le donne (ormai tutti lo fanno precedere da accurate dichiarazioni di precisazione, limitazione, distinguo), quasi impossibile considerare davvero la elaborazione di una legge per il testamento biologico. E del tutto inimmaginabile la civile regolamentazione giuridica delle coppie di fatto. Addirittura criminale parlare di adozione per chi non appaia a perfetta immagine e somiglianza della tradizione.

Ma perché tutto ciò ha un senso e un valore sociale? Perché significa «destra» anche da un punto di vista economico e dei diritti del lavoro. Dove e in che modo la limitazione dei diritti civili imposta dalla «tradizione» e dai «valori non negoziabili» finisce per diventare abbandono e isolamento delle lotte del lavoro? Dove si separano la piazza affollata di milioni di persone che rivendicano e difendono la famiglia tradizionale e le piazze affollate di lavoratori che gridano protezione e diritti e la difesa del posto di lavoro? Di nuovo la vita americana fa da apripista e da guida per trovare il nesso e il senso di una rivoluzione storica: il discredito del lavoro, la rimozione del lavoro dal ruolo centrale che aveva avuto in epoca industriale nella vita pubblica e nella politica. Occorre dedicare attenzione al modo in cui si è formata una grande alleanza fra la Chiesa cattolica e la destra economica nel mondo globalizzato. Penso alla Chiesa cattolica americana. Negli anni Sessanta era schierata a sostegno della lotta umana, di dignità e sopravvivenza, dei raccoglitori di uva della California, guidati dal leader spontaneo Cesar Chavez e poi sostenuti da Robert Kennedy contro l'establishment economico. Si trattava di clandestini e illegali e di un tentativo di conquista di diritti umani prima che sindacali. Ora troviamo l'intera gerarchia cattolica americana schierata accanto alle forze politiche ed economiche che esigono la nomina di giudici conservatori alla Corte suprema. Per la destra americana quei giudici sono garanzia di pene rigorose, di contenimento o impedimento della revisione dei processi, di pena di morte. Per la Chiesa cattolica significa la certezza che si giungerà alla proibizione di ogni forma di aborto, all'impedimento di ogni riconoscimento delle coppie di fatto, alla condanna dura e continua di ogni forma di eutanasia...

Nel frattempo, le organizzazioni cristiane americane sono molto attive nell'interferire sulla libertà dell'insegnamento nelle scuole, nel pretendere le preghiere prima delle lezioni, nonostante il rischio di dividere e isolare i bambini di altre religioni e, in molti casi, di impedire non solo l'insegnamento dell'evoluzionismo darwiniano, ma anche altri principi scientifici.

La gerarchia cattolica spagnola ha mostrato la determinazione all'opposizione frontale contro il governo in caso di «disobbedienza». Non ha avuto per ora successo, ma i tempi lunghi giocano a favore delle Chiese. La Chiesa di Roma ha posto come fondamento di tutto, il principio della lotta al relativismo. Ma il relativismo — ovvero il diritto di discussione — è lo stesso nemico delle destre del mondo. E nella fase estrema del capitalismo globalizzato è relativismo non tollerabile ogni ribellione che viene prontamente definita «no global». Tutto ciò spiega perché la destra si senta — in tutto il mondo industriale— così pervasa da improvvisa fede cristiana.


La tragica farsa dell'Alitalia

di Jàdawin di Atheia (27/3/2008 dc)

Confesso, senza pentimenti, che sull'Alitalia sono prevenuto.

In generale non mi piace Roma, non mi piace la romanità, non mi piace l'Impero Romano, e non mi piacciono i romani.

L'Alitalia è un concentrato, da sempre, di tutto il peggio che si può ricondurre, in un modo o nell'altro, a Roma.

L'Alitalia è una compagnia nella gran parte diretta da romani, con una stragrande preponderanza di dipendenti romani, e che fa capo al marciume politico, di tutte le provenienze regionali, che però ben si adatta al clima ed all'ambiente in cui ha sede la politica: Roma, appunto.

Se occorre una dimostrazione pratica di ciò, basta citare un fatto di cui tutti sono più o meno a conoscenza: la stragrande maggioranza di piloti, co-piloti, hostess e steward sono romani, e questi vengono fatti viaggiare, per esempio, da Roma a Milano e viceversa per un volo che parte e ritorna a Milano! Ed è capitato che un volo fosse partito in ritardo perché....non era arrivato in tempo il volo da Roma con il personale di volo!

Basterebbe questo per indignarsi di un sistema di burocrazia e di sprechi che non è solo di Alitalia, ma di tutto il Paese.

Lo spreco in Alitalia è tanto più vergognoso perché l'Alitalia è, da sempre, una delle compagnie peggiori in assoluto, con gli aerei più brutti e più scomodi in assoluto, con il personale più cafone e maleducato in assoluto, con i dipendenti più pagati al mondo, addirittura più dei dipendenti di Lufthansa!

Faccio due esempi concreti.

Il primo è sulla paga: intorno agli anni 1993-1994 una addetta agli sportelli di emissione biglietti in aeroporto guadagnava, lira più lira meno, 3.500.000 lire netti al mese (circa 1800 euro)! Immaginatevi cosa guadagnassero i piloti....

Il secondo esempio è sulle tariffe aeree: nel giugno 1995 un volo Alitalia (insisto: con il livello di servizi di Alitalia) Roma-Milano-Montreal, andata e ritorno, costava 1.550.000 lire. Un volo Lufthansa (tra le migliori compagnie al mondo) Milano-Amsterdam-Montreal, andata e ritorno, costava 836.000 lire.   

Vogliamo parlare dell'indotto, a cominciare dalla SEA e dalla gestione dei bagagli, dei furti, della corruzione?

Tutto quello che è successo negli ultimi quindici anni, ovvero negli anni in cui la crisi dell'azienda è diventata irreversibile, è solo un teatrino, una tragedia-farsa tipica della politica di questo Paese, che da Agnelli è stato citato come "repubblica delle banane" ma che, come dice Antonio Polito su il Riformista del 21 Marzo, sarebbe più corretto chiamare "repubblica del Bagaglino".

L'Alitalia andava commissariata già quindici anni fa: andava commissariata e risanata veramente o, se non possibile, venduta, salvaguardando il più possibile, ovviamente, il suo patrimonio e i suoi dipendenti: che, ancorché romani, vanno comunque difesi, magari ridimensionandone gli spropositati stipendi ed aumentandone la caratterialmente scarsa produttività.

C'è stato invece il solito comportamento italiano: dilazionare. I problemi in Italia non si affrontano, si dilazionano nel tempo, e chi ci mangia sopra continua, in un modo o nell'altro, a mangiarci sopra. E questo è stato un comportamento, come si usa dire, bi-partisan: destra, sinistra o centro, indifferentemente.

Il malgoverno, del resto, è l'unica cosa in cui i politici italiani vanno tutti d'accordo.

E la farsa continua in campagna elettorale, nella quale l'Uomo che Tutti ci Invidiano, leader del centro-destra, mentre appare evidente che l'unica alternativa al fallimento è la vendita ad Air France, ovvero l'unica azienda che ha i mezzi per comprare l'Alitalia e, tra l'altro, ricostruirne la flotta ora a pezzi, parla a vanvera di una cordata italiana che nessuno finora ha visto materializzarsi, nella quale prima annuncia che potrebbero esserci due suoi figli poi, per evitare ulteriori critiche (e, più prosaicamente, qualche voto in meno), dice che no, i suoi figli non ci saranno.....

Chiacchiere, solo chiacchiere. Chiacchiere e demagogia.

Devono stare attenti, però: la pazienza dei capi di Air France non è infinita.....

Anche la pazienza degli italiani non è infinita, perlomeno di quelli che usano il buon senso: bisogna tenersi a tutti costi un carrozzone simile? Solo perché è "la compagnia di bandiera"? Io sento aumentare intorno a me quelli che, a una domanda simile, rispondono semplicemente: "e chi se ne frega!"


Da la Stampa del 20 Marzo 2008 dc:

I vescovi e le regole

di Gian Enrico Rusconi

È patetico parlare o protestare contro «l'ingerenza dei vescovi». È tempodi modificare l'analisi e il linguaggio per mettere a fuoco quanto sta accadendo nel nostro paese. Siamo infatti davanti all'intreccio intimo tra i meccanismi democratici e la loro rivendicazione da parte della gerarchia ecclesiastica per la promozione della sua dottrina.

Quali sono le conseguenze di questa strategia per la funzionalità della nostra democrazia? Non si sta alterando il rapporto tra il principio della cittadinanza costituzionale e il suo uso strumentale in vista delle richieste di una parte di cittadini che si affidano all'autorevolezza della Conferenza episcopale? Non si tratta infatti più soltanto dell'utilizzo dell'apparato legale dello Stato per favorire o bloccare questa o quella iniziativa di legge, ma ora si contesta esplicitamente il sistema elettorale come tale.

L'operazione è legittima eppure insidiosa. In democrazia non solo ogni critica è giustificata e benvenuta, ma nel caso specifico della legge elettorale ci sono state molte, condivise, ampiamente ragionate critiche al sistema elettorale vigente. Tuttavia nel caso dell'intervento Cei, nel contesto della sua rivendicazione della «intrattabilità dei valori», viene il sospetto che la preoccupazione della Chiesa non sia tanto la funzionalità della democrazia quanto i vantaggi/svantaggi che derivano immediatamente per la rappresentanza politica della sua strategia pubblica. La democrazia sta a cuore soltanto quando serve ai «valori»?

L'altra faccia di questa realtà è la sicurezza con cui i vertici della Conferenza episcopale italiana enunciano le loro direttive a nome di tutti i cattolici italiani. Senza preoccuparsi della presenza di orientamenti diversi nella stessa comunità ecclesiale. Sappiamo infatti che tra i credenti ci sono linee differenti di strategia (non necessariamente di dottrina), ma sono zittite o mortificate. Soprattutto politicamente disinnescate. L'ultimo argomento usato contro di esse è la tesi che «non si possono separare i valori, scegliendone qualcuno e rinunciando agli altri».

Una volta questo si chiamava «integralismo» che rende difficile trovare punti di convergenza con i concittadini che la pensano in modo diverso. Ma non è questa l'essenza della democrazia? Senza bisogno di aggiungere l'aggettivo «laica»?

In realtà da mesi ormai il dibattito su democrazia e laicità si è incattivito. Se vogliamo ricominciare a discutere, dobbiamo fare chiarezza su alcuni punti preliminari. Innanzitutto, la gerarchia deve abbandonare il lamento sulla presunta esclusione dei cattolici dalla «sfera pubblica» o dal «discorso pubblico» - affermazione che è contro ogni evidenza. (Quando poi sento lamentare «l'esclusione di Dio» personalmente rimango turbato. Ma questa è una riflessione soggettiva: prendo atto che molti miei concittadini ritengono opportuno mettere in campo Dio).

Il dialogo tra laici e cattolici è diventato una finzione. Soprattutto da quando i cattolici si proclamano i «veri laici» e degradano a «laicisti» chi non la pensa come loro. Si dialoga quando si parte dal presupposto che gli interlocutori hanno reciprocamente «buone ragioni» su cui confrontarsi, e sono disposti magari a cambiare opinione. Dialogare non è elencare i propri convincimenti per dire che sono «intrattabili», o addirittura nella convinzione di possedere «i valori» che la controparte non possiede e che è quindi rappresentata come un pericolo per l'integrità morale della nazione.

Con questi presupposti non ha senso dialogare.

Nessuno contesta al cattolico e/o credente la piena legittimità di comportarsi come tale pubblicamente e quindi di avanzare ragioni che danno rilevanza politica alle sue esigenze identitarie. Ma quando queste esigenze/pretese assumono pubblicamente la forma enfatica della «non negoziabilità dei propri valori», allora nascono serie difficoltà per la democrazia.

In democrazia «non negoziabili» sono soltanto i diritti fondamentali, tra i quali al primo posto c'è la pluralità dei convincimenti, pubblicamente argomentati. A essa deve essere subordinato l'impulso di far valere i propri valori (per quanto soggettivamente legittimi) nei confronti degli altri cittadini. Di questa concezione della democrazia non c'è traccia nelle dichiarazioni della Cei. Ma è soltanto su questi presupposti che ha senso aprire lo spazio al confronto - anche duro - delle ragioni che sono condivise o che dividono, e quindi alle regole del gioco democratico.

Ma le regole hanno valore in sé, non possono essere costruite su misura per vincere.


da la Repubblica del 20 Marzo 2008 dc:

Scegliere di morire lontani dalle ideologie

di Francesco Merlo

Per l'Italia, che ha messo l'ideologia alla porta del mondo e vuol fare decidere alla piazza e ai suoi tumulti quando è l'ora di aprirla e quando è l'ora di chiuderla, suonano come una grande lezione di sobrietà e di stile i due casi di accompagnamento alla morte, avvenuti nello stesso giorno di martedì, senza scioperi della sete e senza girotondi 'pro life': uno in Belgio con il conforto della legge e l'altro in Francia fuori dalla legge.

Addirittura il giudice francese, come omaggio elegante a madame Chantal Sébire, sta trattando il suo divorzio dalla vita come «morte naturale». E dunque (sinora) ha evitato l'oltraggio dell'autopsia alla signora che a 52 anni ha disobbedito al tribunale e ha preservato la propria dignità abbandonando quel corpo che non era più la sua custodia ma il suo esilio.

Pensate: i principali quotidiani francesi, a corredo di un delicato - e, per noi italiani, lunare - silenzio sui particolari, hanno pubblicato solo le foto che alla signora Sébire erano state scattate prima dell'orribile tumore che, a partire dal naso, le aveva devastato il viso dolce e sorridente di mamma e di moglie e l'aveva privata della vista, del gusto e dell'odorato. I nostri giornali avrebbero ovviamente invocato il sacro diritto di cronaca per lanciarsi cinicamente nell'abuso di cronaca e dunque stuzzicare la morbosità, raccontare e mostrare l'orrore e il dolore. Per non parlare delle trasmissioni televisive, a partire da quelle di Bruno Vespa, moralisticamente dedicate ai sempre più numerosi appassionati di macelleria umana.

In Belgio, si sa, c'è una legge che, approvata nel 2002, disciplina l'eutanasia attiva e dunque per lo scrittore Hugo Claus è stato tecnicamente più facile divorziare da quel suo corpo ormai corroso da un insopportabile Alzheimer.

Un corpo che stava diventando il campo di Marte di tutte le terapie mediche e i cui disperati segnali di vita erano l'abbandono della vita, la fuga della vita. Claus si è rivolto alla scienza medica, e un ospedale ha accompagnato il suo ultimo passo e l'ha aiutato a chiudere gli occhi. Era uno degli ultimi intellettuali engagés. Era stato scrittore, regista e pittore, negli anni in cui scrittori, registi e pittori scalciavano contro il potere e promuovevano le culture che allora erano ancora subalterne e rivoluzionarie. Claus era dunque abituato a dare scandali che, col tempo, si erano fatti malinconici come il suo viso e come la città di Bruges dov'era nato. In realtà apparteneva a quel genere di uomini che più invecchiano e più vorrebbero sentirsi giovani perché in 78 anni aveva accumulato saperi, esperienze ricche e spesso estreme, mogli, libri, passioni. Insomma conosceva bene la vita e l'ha lasciata solo quando l'ha trovata irriconoscibile. Ebbene, in Belgio tutti hanno rispettato la sua scelta di andarsene, anche chi legittimamente non condivide e combatte l'eutanasia.

Per esperienza, sappiamo bene quanto sia difficile trattenere i coccodrillisti dei giornali, ineluttabili e virtuosi per genere. Ecco, nel caso francese della signora Sébire si sono addirittura auto-sospesi. Era già accaduto nel 2002 quando soltanto un discreto necrologio sul Figaro aveva salutato la mamma dell'allora primo ministro socialista Lionel Jospin:

«Mireille Jospin-Dandieu, ostetrica, vedova di Robert Jospin, membro del comitato di difesa dell'Associazione per il diritto a morire nella dignità, ha deciso, in serenità, di abbandonare la vita all'età di 92 anni, il 6 dicembre del 2002. I figli, i nipoti e la famiglia si augurano che si pensi a lei e informano che un omaggio le sarà reso in un altro momento».

Null'altro.

È sempre con il silenzio e con il rispetto che la Francia cerca di salutare chi sceglie la buona morte, quella senza frasi né enfasi, senza terrore e senza trasporto. Anche quando, ovviamente, si accende il dibattito come avvenne nel caso di Marie Humbert, assolta dall'accusa di omicidio volontario con una sentenza che si rifiutò di sentenziare, perché non si può sentenziare sulla vita e sulla morte, perché c'è una inadeguatezza di qualsiasi codice dinanzi alla vita e alla morte, e quale che sia la soluzione giuridica adottata non esiste, se non nelle utopie, una giurisprudenza 'felice' sull'eutanasia.

E però in Francia tutti capirono che l'omicidio volontario non aveva nulla a che vedere con l'atto d'amore di Marie Humbert. Assistita da un anestesista, la donna aveva fatto un'iniezione liberatrice al figlio, un ex vigile del fuoco che era rimasto cieco, muto e paralizzato. Furono dunque assolti la mamma e l'anestesista perché, scrisse il giudice, «le estreme circostanze li esonerano da qualsiasi responsabilità penale».

A seguito di quella sentenza nel 2005 fu approvata una legge che non depenalizza l'eutanasia attiva come in Belgio, ma disciplina «la possibilità di lasciar morire». La legge fu votata all'unanimità, con l'accordo esplicito dei capi delle quattro religioni monoteiste: cattolici, protestanti, musulmani ed ebrei. C'è già tutto nel primo articolo: «Le cure non devono essere proseguite con una ostinazione sragionevole. Quando appaiono inutili, sproporzionate o con l'unico effetto di mantenere la vita artificialmente, possono essere sospese o non essere iniziate».

Adesso, a distanza di tre anni, la vicenda di Chantal Sébire, che non è riducibile alla legge del 2005, ha riaperto il dibattito. E di nuovo il rispetto della Francia, dei suoi giudici e dei suoi giornali, ma anche dei suoi medici e dei suoi vescovi, ha sottratto al tribunale e alla spietatezza della norma un altro caso che la norma non poteva contenere. E ci viene in mente che mai la morte e la vita sono definibili con esatta precisione e che dunque non c'è legge che possa dominarle e governarle. Comunque sia, ora ciascuno sta dicendo la sua, ma nessuno scende in piazza, a nessuno viene in mente di fare un partito, nessuno fa lo sciopero della sete. Perché solo in Italia la vita e la morte - anche la vita e la morte - diventano ideologia e nuovo alimento degli estremismi?

Attenzione. Non vogliamo riaprire il dibattito italiano sull'eutanasia. Personalmente sono contrario che il Parlamento, lo scombiccherato e rissoso Parlamento italiano, discuta se e come aiutare la gente a morire, e penso con orrore alla ferocia italiana di un duello legislativo sull'eutanasia, e ai talk show di nuovo dedicati alla vita e alla morte. Penso anche alla difesa delle famiglie, come quella di Peppino Englaro per esempio, che non si batte per l'eutanasia ma perché cessino l'alimentazione e l'idratazione del corpo inerte di sua figlia Eluana, dal 18 gennaio del 1992 anni ridotta allo stato vegetativo.

Prima di mettere mano alle leggi, l'Italia, che sino al ridicolo copia tutto dalla Francia, dovrebbe provare a imitare l'eleganza francese, quella che ancora riesce a trattare con leggerezza le cose pesanti, la Francia di Pascal e non di Robespierre, la lievità come sostanza, come modo di pensare, come stile, e il silenzio come carezza delle cose, degli uomini, della stessa morte.

Non è questione di leggi, ma di ideologia. Quando si dice ideologia giustamente si pensa al comunismo, alla lotta di classe, a Bertinotti. E però anche l'accanimento sull'idea di vita è ideologia, vitalismo appunto; come il razzismo, il nazionalismo, e ovviamente il laicismo e l'ateismo (mia nota 1). E pure la battaglia per la buona morte diventa spesso ideologia: in qualche caso che sembrava disperato, quella cosa strana che si chiama vita è stata stanata e rimessa in circolo.

In Italia c'è qualcosa di pervertito persino nella battaglia radicale che con l'ideologia arriva a giustificare il familismo, disvalore nazionale anche quando indossa la nobile, storica divisa della moralità pannelliana.

Io che ho votato Coscioni perché dovrei votare la signora Coscioni? E perché la vedova di Welby?... (mia nota 2)Anche i radicali dovrebbero de-ideologizzarsi prima di chiedere ai cristiani di non farsi cristianisti. «Padre, perché mi hai abbandonato?» chiese Cristo che troppo soffriva sulla croce e che perciò, come Claus e come la signora Sébire, voleva morire. Fu così elegante e discreta la risposta del Padre che nessuno l'ha mai saputa. (mia nota 3)

nota 1: personalmente non sono contrario a che una ideologia cerchi di trovare una risposta a tutto in sé stessa, come da definizione. Il problema è che era già difficile che questo accadesse prima, quando era il tempo delle ideologie, figuriamoci adesso, che di pensieri forti non se ne vede neanche l'ombra.

nota 2: se la motivazione è valida non vedo perché questo non possa accadere, e non griderei proprio allo scandalo

nota 3: beh, prima di tutto la vicenda del Cristo è stata narrata in talmente tanti modi che è difficile persino credere alla sua stessa esistenza, figuriamoci le sue parole. In secondo luogo: è semplice, la risposta non ci sarebbe comunque stata perché non c'è mai stato un dio che l'avrebbe potuta fornire....(fino a prova contraria...)

Jàdawin di Atheia


Pubblico solo ora, marzo 2008, questa intervista al professor Nobile che la signora Olimpia Volpe mi ha inviato mesi fa:

La crisi del concetto religioso

Intervista a Giancarlo Nobile a cura di Sergio De Sensi

Incontriamo Giancarlo Nobile presso il CSDE (Centro Studi e Documentazioni per l’Ecologia, Economia, Educazione e Scienze Sociali (csde@libero.it ) il prestigioso centro studi transdisciplinari di Napoli, istituto che dirige dalla fondazione. Siamo qui sulla collina di Posillipo, immersi nella pace che promana dal verde che circonda il Centro e lo rende ideale per l’approfondimento e la ricerca. Siamo qui per capire questa ripresa del Cristianesimo e del cattolicesimo in particolare, religione che è stata al centro di riflessione da parte di Nobile con il saggio ‘Il laico: il conviviale ponte tra le differenze – i limiti dell’uomo".

Veniamo accolti dalla consueta bonarietà e convivialità da Nobile che ci fa accomodare nel bel giardino sotto un secolare lauro. Il caldo si stempera e, così, possiamo subito entrare convivialmente, come rileva Nobile, nel vivo della discussone.

Nobile vi sono segni di una forte ripresa della religiosità in special modo il cattolicesimo che si manifesta trionfante: il millennio si è aperto con il Giubileo Bimillenario che è apparso fantasmagorico con il Papa Giovanni Paolo II che è apparso l’incontrastato, ultimo, leader mondiale capace di attirare folle immense ed ora Benedetto XVI un po’ meno carismatico ma che segue le orme del predecessore

Calma quante cose? Prima di tutto occorre dire che non vi è, nell’occidente Europeo, una ripresa della religiosità classica cioè quella del Cristianesimo e della setta Cattolica in particolare, pensi l’ultimo dato in Inghilterra più dell’80% vede la religione come un freno per l’umanità o qualcosa di negativo, e prossimo a questo dato sono quasi tutti i parametri dell’Europa occidentale. Parlare di religione oggi, per noi europei, è difficile se non impossibile. Sul piano culturale appartiene alla storia, alla psicologia, all’antropologia, alla sociologia ma, si badi bene, non alla filosofia perché il fatto religioso appartiene ad un tempo storico superato…

Ma tutto quel fluire verso il Papa di Roma…

Ma questo è solo un fatto italiano, il cattolicesimo è una religione virtuale che, grazie alla compiacenza del potere politico, che è a corto di idee e dunque di progetti si affida alla Chiesa, che è più strutturata su questo piano. La Chiesa Cattolica ha elevato l’Italia a zona di nuova evangelizzazione, se non vuole perire qui deve vincere; come è ben dimostrato nel libro di Marco Damilano ‘Il partito di Dio’ edizioni Einaudi, qui, ove è il suo ultimo avamposto, deve imporre il suo potere ormai ovunque eroso dalla secolarizzazione illuministica e per sua fortuna qui vi sono tra i politici più inetti d’occidente, politici che sono il prodotto della bassissima cultura generale che è la grave malattia d’Italia, come scrive Tullio de Mauro nel suo libro ‘La cultura degli italiani’ edito da Laterza, malattia che la sta emarginando dal mondo. La Chiesa si illude di imporre ‘l’egemonia culturale’ nei termini enunciati da Gramsci, il mondo si è diversificato, è diventato sempre più liquido nella sua unificazione globale e strutture rigide come le religioni tendono ad entrare in profonda crisi, come sta avvenendo nell’Islam, quell’esplosione di Islam che viviamo oggi è la violenta reazione alla sua crisi.

La Chiesa in Italia sta affrontando una battaglia mortale portandola sul piano pubblico come il controllo delle leve in economia e finanza, basta ricordare la storia del Banco Ambrosiano e i nomi di Calvi, Sindona, assassinati in modo misterioso, e il Cardinale Marcinkus capo dello IOR la banca vaticana, e gli strani finanziamenti a Solidarnosc in Polonia. Chi non ricorda il bel film di Michele Placido ‘Un eroe borghese’ sull’assassinio di Giorgio Ambrosoli che fu designato commissario liquidatore della banca di Sindona qui emerge chiaro l’intreccio tra finanza, mafia, politica e vaticano. Scrisse Pier Paolo Pisolini ‘La storia della Chiesa è una storia di potere e di delitti di potere ma quel che è ancor peggio è una storia di ignoranza‘.

Ed è in questo ambito di finanza cattolica va inquadrato, e appare chiaro, l’agire dell’ex Governatore della Banca d’Italia il piissimo e devotissimo Antonio Fazio: chiudere l’Italia all’Europa laica, sociale e liberale, ecco la sua forte contrarietà all’euro, e impedire l’arrivo di banche che fanno affari e non danno soldi per oscuri maneggi religiosi.

Qui la Chiesa ha anche la capacità di condizionare e di guidare la politica inventando i teo conservatori, i teo democratici e l’ossimorico atei/devoti. Un frullato incredibile. Il Vaticano in questa situazione ne fa da padrone utilizza le reti televisive, estremamente schizofreniche, per la sua propaganda con continue fiction su santi e papi e di storia piegata alla gloria ecclesiale, e trasmette sempre come notizia o avvenimento essenziale per tutta l’umanità ogni cosa dice il papa o propugnano i cardinali. Dicevo schizofrenia perché poi le stesse reti propagano una visione della vita totalmente edonistica e futile, il danaro come massima meta e il cercare sempre l’apparire.

Ma…

Ascolti. E’ ancora possibile prendere la religione sul serio? A prescindere dalle battaglie di retroguardia per la conquista delle ultime posizioni sociali di potere, il cristianesimo da ancora fastidio a qualcuno? Ha ancora un benché minimo influsso nella nostra vita? Il pubblico compreso quello colto, si entusiasmano seriamente delle dispute fra fondamentalisti e mitologizzatori? Difficilmente, non solo per i non cristiani ma anche per la stragrande maggioranza delle persone che si dicono cristiani e che pagano le tasse alla Chiesa, le questioni religiose sembrano essere importanti quanto le notizie sull’uomo delle nevi.

E il ritorno al sacro con la New Age, le nuove religioni, i tanti santi…

Occorre fare una distinzione tra Sacro e Religione …

Non sono la stessa cosa?

No. Sacro deriva dal latino sacer che sta per indicare in pratica ciò da cui si deve stare lontani, dunque, è la parte nascosta, inconoscibile di noi, è la parte oscura del nostro Io, parte mossa dalla tensione alla paura dell’esistenza e dalla consapevolezza inconscia della morte, questa parte, questa paura, l’uomo l’ha esorcizzata e relativizzata – tenendola dunque lontana - tramite i miti e i riti. Religione, invece dal latino religio, composto da re-intensivo - e legere-unire/legare - dunque raccolta selezionata, organizzata e codificata di formule e atti rituali, è, in definitiva, la struttura portante che media tra il mistero – sacro ovvero inconscio - e il reale.

Dunque il sacro è la parte nascosta auto-refereziale di noi dominata dalla coscienza dell’esistenza e dalla consapevolezza della finitezza, esse formano un sottofondo d’angoscia che l’uomo tende a tener lontano, invece religione è il codificare, strutturare, tramite una continua costruzione simbolico/concreta di queste paure, pertanto esso è il luogo ove l’uomo si appoggia auto-mitizzandosi un altro da Se a-storico per essere contenuto e protetto in definitiva è la tesi sempre valida di Ludwig Feurbach del suo "L’essenza del cristianesimo": non Dio ha creato l’uomo bensì l’uomo ha creato Dio. E lo ha creato a sua immagine e somiglianza nel senso che tutti i predicati che definiscono Dio sono riconducibili a predicati dell’essenza umana.

Sacro e religione tendevano ad essere un tutt’uno. Oggi più che mai il sacro si è scisso dalla religione, vi è stata la grande rivoluzione dell’Io vale a dire l’affermazione della persona soggettivata avvenuta nel 700 è la nascita della cittadinanza che cambia tutto, l’uomo non è la pecorella che segue il buon pastore ma è esso stesso il pastore che si autoguida, è la formazione del concetto di società che si afferma e da ciò il dualismo moderno della dialettica tra cittadino e società mediato dalla legge – universale ed astratta – con ciò abbiamo il recupero della interpretazione democratica ellenica, ripreso dagli illuministi e ben espresso nella frase ‘non sono gli uomini che governano ma le leggi’. La religione a questo punto diviene mero fatto individuale e rientra nella sfera privata.

L’uomo occidentale vive da solo le sue paure e con loro instaura un rapporto dialogico e da ciò lo psichismo di questi secoli, ma questo rapporto con l’inconscio non è altro che il sacro che, nel contempo, abbandona il recinto delle strutture giacché si instaura la responsabilità individuale e l’accettazione della sua esistenza, l’uomo in tal modo viene contenuto dalla società laica. Ed è questa la fine della religione. Quella di oggi è un’epoca de-religiosa ma non de-sacralizzata – vi è anche una sacralità laica o atea – e ciò comporta la formazione di nuovi miti come la New Age prodotto sincretico di miti antichi e post moderni che non diventano però, vere e proprie religioni, cioè strutture codificate e strutturate come mediatrici tra l’inconscio ed il mondo in quanto si basa sull’Io e non sull’interrelazione tra inconscio e il mondo del divenire con le paure come quella della finitezza. Sono fenomeni eminentemente epidermici fatti di suoni e colori ma che non modificano realmente l’esistenza. Oggi ognuno s’inventa la sua religione personale... se vuole.

Dunque è vero che non vi è più religione ma allora tutta questa presenza del cattolicesimo?

L’ho già detto, è un fenomeno tutto italiano nel resto dell’occidente quel che fa o dice il Papa non interessa.

Ma papa Woytila ha cambiato la storia, è stato un eroe del pensiero, è stato l’ ultimo riferimento…

Non credo proprio. È stato un papa che viveva un grande dramma. Karol Woytila, stanco e ammalato, non si rassegnava di fronte al mondo moderno con la sua rivoluzione della soggettività che dialoga con la società e non più con la metafisica organizzata nella religione, egli è stato un profeta immobile, un pietrificato annunciatore del passato perché non è stato in grado di immaginare una Chiesa radicalmente diversa. Pena il radicale mutamento etico, culturale e dottrinale del cristianesimo.

Tutto ciò è ribadito nell’ enciclica 'Fides et Ratio' in cui il papa si rifugia nella scolastica di Tommaso d’Aquino negando tutto il pensiero posteriore sia in termini scientifici che tecnologici. Il tutto inserito in un confuso e semplicistico discorso che cerca sincreticamente di portare ad un unicum il complesso pensiero buddista, confuciano, induista e quest’unicum è il cattolicesimo.

'Fides et Ratio' è un ritornare al medioevo riproponendo l’ assurdo assioma della filosofia ancella della teologia. Scrive il papa che il filosofo deve ‘procedere secondo le proprie regole’ ma che la verità è una sola ed è già data e presente nella rivoluzione cristiana. Il filosofo deve partire dalla verità do Dio per tornare alla verità di Dio.

Una persona può essere religiosa ed esercitare nel contempo la filosofia: ma la filosofia in quanto tale non è religiosa, in nessun caso. Perché se c’è qualcosa di cui la filosofia è mortalmente nemica è la religione. Il filosofo è un irregolare, è un viaggiatore, è un uomo che cerca la verità tra mille verità, non può far discendere la sua ricerca da una struttura monolitica e da una verità assoluta. La figura diametralmente opposta al filosofo è quella dell’ uomo di chiesa, perché è la più lontana dalla sincerità; egli parla in nome dell’ ineffabile e offre come ultimi argomenti la sottomissione al mistero e alla fede. La credenza religiosa è caratterizzata dalla pretesa di essere indiscutibile, non soggetta a discussione né a modifiche successive, fondata su qualcosa che si situa oltre la comprensione umana e la cui rivelazione proviene da un venerabile passato.

Spesso ai miei studenti pronuncio una battuta in momenti di convivialità: ‘ c’ è chi l’ha dietro e chi l’ ha avanti’. I ragazzi ridono per i doppi sensi ma do sempre la risposta ed essa è: la Verità. La Verità della religione è dietro già data ed immutabile: per il filosofo, direi anzi per il laico, invece, la Verità è davanti sfuggevole, e da inizio ad un inebriante viaggio per avvicinarsi ad essa.

Ritornando a 'Fides et Ratio' il papa ribadisce che l’ uomo non può essere ’ assoluto padrone di sé’, artefice esclusivo del proprio destino e del proprio futuro: la sua vera realizzazione potrà avvenire se egli sceglierà di ‘inserirsi nella Verità’ costruendo la propria abitazione all’ ombra della sapienza e abitando in essa. La sapienza è il logos divino (nell’ eccezione Paolina: ‘l’uomo vive per un soffio di Jahweh ed è illuminato dalla luce del logos’) incarnato nel Cristo, di cui la Chiesa di Roma detiene, a quanto pare, il monopolio interpretativo. In realtà tutto alla fine si risolve in una serie ottusa di proposizioni indimostrabili come atti di fede e, dunque, diviene inutile l’ intervento della ricerca filosofica.

Dunque l’ enciclica è una negazione del pensiero come ricerca. Ma il vero pensare è un mettere continuamente in discussione le proprie convinzioni in un gioco senza rete, in una partita rischiosa e senza trucchi. Il vero pensiero, quello laico, non dispone della certezza di una parola rivelata. È questo il modello di chi vive non cercando una Verità che già c’ è, depositata o nascosta da qualche parte, ma il viaggiare tra mille e mille Verità cosciente che il pensare ha davanti a sé una pagina bianca. E dunque il pensare è l’ assumersi il rischio di conquistare quella pagina bianca. Assumersi la propria responsabilità vuol dire essere liberi.

Pensare vuol essere liberi. Ed è la libertà e l’assunzione di responsabilità che fa paura alla Chiesa e la risposta a questa paura è 'Fides et Ratio' un assurdo intellettuale. La libertà e la responsabilità conquistata politicamente attraverso la rivoluzione americana, francese e russa e teorizzata da illuminismo, marxismo ed esistenzialismo sono il muro ove si schianta il cattolicesimo. Ed ecco la precipitosa fuga fantasmatica verso il rassicurante medioevo e la sua teologia. Ed ecco una Chiesa che con iattanza si auto-celebra e celebra pomposamente il suo papa, si rimira compiaciuta in uno specchio che riflette un immagine di potere assoluto che non può più esistere.

Scusi ma lei parla di verità in modo sfuggevole, come qualcosa di non afferrabile, dunque per il pensiero umano la verità non esiste, e dunque non se ne può parlare in termini filosofici.

La riflessione scrive la verità che è evento in divenire e la filosofia la concettualizza. La verità o l’evento è l’impossibilità che ci accade nel tempo che contiene tutto. La verità ci accade ma è liquida ai nostri sensi. La religione la rende rigida, immobile pertanto irreale e di conseguenza non sottoposta alla prassi della ragione dunque non vi è contato con questa con la ricerca filosofica

Voi filosofi dunque non avete nulla da dire alla e sulla religione?

Che può dire delle religioni il filosofo? È uno dei campi che gli sono da sempre rilevati compromettenti. Abbiamo da pochissimi anni ricordato il rogo su cui fu assassinato Giordano Bruno, il primo filosofo moderno, che, mettendo al centro della sua riflessione la soggettività inserita in una rete di interrelazioni tutte valide e tutte legittime, ma tutte inscritte nella logica dell’esistenza, ancora oggi esso è un monito per chi fa ricerca filosofica. Il mondo del pensiero e quello della religione sono antitetici. Nietzsche gridò 'Dio è morto'. Dunque il lavoro è definitivamente chiuso, passa agli storici, agli antropologi, ai sociologi e via elencando. E si badi bene la scelta post nietzschiana non è tra dio e il nulla ma, invero, tra dio e la realtà, e l’uomo – almeno quello occidentale – ha scelto la realtà.

Ma non solo questo, oggi si è rotto uno schema ebraico/cristiano che presupponeva che in questa vita bisognava soffrire perché più grande sarà la sofferenza più grande sarà la ricompensa. È un po’ quello che hanno anche detto i movimenti comunisti: prima abbattere il potere poi instaurare la dittatura del proletariato, dopo la felicità. Oggi tutto questo non esiste più: è interessante una frase del sub-comandante Marcos del Chiapas messicano: ‘noi vogliamo essere felici adesso’.

Un ultima cosa, la fine della vecchia banale domanda: chi ha creato il mondo? Essa è risolvibile nell’assunto che il corpo/mente legge e da valore al mondo dunque lo crea/forma e ciò vale per tutti i cervelli o sistemi neurali cioè dal più semplice al più complesso. Ormai la domanda non è teo-logica ma è inserita nella neuroscienza, nella semiotica ed essenzialmente nella scienza cognitiva a tal riguardo penso ai fondamentali studi del Prof. Palmarini. Esistono tanti mondi, tanti universi quanti sono i cervelli che entrano il relazione/specchio con l’essere. Ma tutti si devono attenere ad una grammatica universale, da questa grammatica ogni specie sperimenta il proprio linguaggio, il proprio universo, per vivere e perpetuarsi. L’uomo come specie ha il suo linguaggio per vivere ed i suoi dialetti per inventarsi sempre nuovi scenari. La mente dell’uomo ha elaborato in più una capacità temporale e spaziale del pensiero ed è questo quella che chiamiamo intelligenza Possiamo dire che quando muore un cervello muore un universo, quando nasce un cervello nasce un universo e nell’uomo ha un passato, un presente ed un futuro ed è specialmente presente nell’inconscio .

Professore torniamo a cose più semplici e mi dica perché in Italia vi è tutto questo fervore religioso

Parlo da cittadino e da cittadino considero, come ho detto all’inizio di questa conversazione, che si tratta di una costruzione mediatica per mero potere, per vuoto di proposte politiche. In Italia, centro del cattolicesimo, la scollatura tra realtà sociale e il modello che la Chiesa vuole imporre e molto forte.

La chiesa cattolica per una società laicizzata come quella italiana – anche se mantiene ancora tratti di una società medioevale, basti pensare alla chiusura tribale nella famiglia: nel sud chiamato ‘familismo amorale’ che genera mafia, camorra e ‘ndramghetra e nel nord ‘il mammismo’ che genera insofferenza per tutto ciò che è statale, da cui venivano le zone bianche trasformatesi poi nel leghismo.

Comunque la Chiesa è stata vissuta come buone mezzo sociale, per la sua struttura radicata nel territorio, essenzialmente per affrontare vari problemi sociali come la droga e la migrazione. Lo Stato si è scrollato di dosso molti problemi sociali demandandoli alla chiesa rendendola sempre più forte strutturalmente ed economicamente con ben 4.000 miliardi che versa nella sue casse tramite contributi vari.

Ciò è stato il motore che ha formato, di fatto, uno Stato parallelo nello Stato. Questo ha generato la lontananza dei cittadini dallo Stato democratico avendo sempre come punto di riferimento la Chiesa e nel contempo una indicibile protervia negli uomini della gerarchia ecclesiastica che si sono sentiti chiamati a gestire il potere senza nessun mandato democratico.

Per comprendere ciò basta citare gli episodi del Vescovo di Monreale accusato di collusione con la mafia e del Cardinale di Napoli Michele Giordano implicato in uno squallido giro di usura e riciclaggio di denaro sporco della ‘ndrangheta. Ambedue – figli del familismo amorale del sud – con arroganza hanno respinto in modo sprezzante ogni ingerenza nei loro affari, nella loro legge da parte dello Stato laico proclamandosi di fatto al di fuori e al disopra di esso. Il potere politico non sa reagire, per sua pochezza, e così la Chiesa appare trionfante.

Ma è pura propaganda, il cittadino medio – che in Italia viene ancora blandito in un modo indefinito di 'gente' cioè appartenente al genos, alla famiglia e non riconoscendogli, quindi la peculiarità dell’essere soggettivamente persona – segue le feste e i riti cattolici – Chiesa che da sempre ha conquistato, come tutte le religioni, il tempo degli uomini piegando a se il calendario – sempre più come abitudine che con la convinzione non capendone le origini – cultura agro/pastorale – e le motivazioni – mantenimento dell’ordine – né le motivazioni psicologiche, un recinto di strutture organizzate per gestire il sacro o indistinto che alberga nell’Io umano. Tutto ciò in quanto la religione è lontana dalla sua realtà oggettiva.

La piccola classe politica che abbiamo ha consegnato alla Chiesa: che i catechisti dell’insegnamento di religione diventassero docenti statali a tutti gli effetti; ha dato, al di là dei generosi finanziamenti dell’8 per mille, che venissero finanziati anche gli oratori, ha dato finanziamenti alle scuole religiose, ha bloccato il divorzio breve anche per le coppie senza figli, ha sponsorizzato la scelta della Chiesa per l’astensione sul referendum sulla fecondazione assistita, con il veto per la madre di sottoporre e diagnosi l’embrione che impianterà, ha accettato di bloccare la pillola del giorno dopo e la pillola abortiva.

I poveri italiani sono frastornati, non avendo strumenti culturali di massa, si vedono stringere sempre più gli spazi di democrazia e libertà, ma non riescono a reagire non hanno le parole e la forza per ribellarsi.

Vi è in definitiva una minoranza rumorosa, ma ricca, che blandisce madonne piangenti e monaci/maghi auto-flagellanti e taumaturghi, vere risacche medievali, per mantenere un potere che è però effimero, virtuale. Spenta la televisione, buttati i giornali cioè poco e niente nella quotidianità della realtà sociale e culturale.

Nei cittadini, però, rimane un senso di stordimento, di insicurezza, un fondo d’angoscia, non dimentichiamo che il tasso culturale medio degli italiani è tra i più bassi dell’occidente ma, nel contempo, la fruizione consumistica è tra le più alte si crea così una zona d’ombra ove non vi è capacità analitica. Gramsci questo grande europeo….

Perché grande europeo e non italiano…

L’indico così perchè, con Gobetti, era totalmente estraneo all’ italianità che poi portò al becero fascismo – che li porterà a morte - e oggi, passando per Craxi, al berlusconismo. Ma andiamo avanti, dicevo, Gramsci che la indicava come capacità di leggere il mondo, non vi è nel contempo una vera presa d’ atto religiosa: si vive il quotidiano in modo laico contravvenendo, peccando, i dettati papali; si divorzia, si abortisce, si usano anticoncezionali, ci si denuda senza sentirsi in errore perché non ci si appoggia alla religione, che cristallizza con le regole, ma alla società che è intrisa di indeterminismo.

Ed è qui che alberga la schizofrenia tutta italiana tra anarchismo e bisogno dell’ uomo della provvidenza o l’unto del Signore, vi è una definizione significativa degli italiani: pecore anarchiche.

Ciò avviene anche nella sfera sessuale con le contraddizioni tipiche di questa società bloccata in un fatuo modernismo, qui non si è mai accettata in pieno la rivoluzione sessuale degli anni 1960/1970, è tutto rimasto in superficie, il maschio, per esempio, vive ancora la donna depotenziata della sua soggettività: la vede, cioè, oggetto erotico o come rassicurante madre/padrone, ma queste sono proiezioni che quando entrano, naturalmente, in crisi perché, comunque, la società è cambiata e la donna reclama una propria autonomia ed è questo che porta anche agli efferati delitti familiari che viviamo in questi anni.

Tornando a noi le chiedo oggi del cristianesimo cosa rimane?

Rimane ancora tanto, come la sua escatologia che si riverbera nelle filosofie che apparentemente le sono contrarie come quelle marxiste, progressiste, storiciste che vedevano un finalismo storico ripercorrendo lo stesso schema del cristianesimo composto da inizio palingenetico/rivoluzione (redenzione tramite Cristo) sviluppo/progresso (salvezza) società migliore (Paradiso). La storia cristiana ha un senso come la storia di queste filosofie. Ma noi oggi sappiamo che tutto è dominato dal caso e dalla necessità, la storia non ha un andamento stocastico ma probabilistico. Nulla è predefinito se non l’esistenza stessa che noi uomini interpretiamo per vivere. Noi siamo i costruttori della nostra vita. Ricordo quanto scrisse Gobetti: ’ La storia è creata dagli individui. Perciò l’individuo non deve perdersi in un sogno di fantastica trascendenza, di quietistica contemplazione, ma deve prendere coscienza della propria responsabilità.

E poi vi è il problema ambientale…

L’effetto serra, la crisi dell’ecosistema terrestre è figlio del cristianesimo?

Il cristianesimo, questa religione figlia del pensiero platonico (dualismo) ed aristotelico (struttura) – non dimentichiamo che il cristianesimo è una religione ellenistica nata da Esseni, setta eterodossa ebraica, fuggiti in Grecia – Pensiero che sostituisce la visione dei Presocratici, ovvero dei Naturalisti, della realtà (Giordano Bruno iniziatore della modernità postula un ritorno ai Presocratici e Karl Popper chiude un suo studio gridando 'torniamo ai Presocratici') con una distinzione netta tra Essere ed Ente, tra l’idea delle cose e la loro ambra.

Tutta la materia, tutto ciò che percepiamo attraverso i nostri sensi non è che un ombra delle strutture spirituali delle cose, degli archetipi, vale a dire delle idee. La globalità della realtà viene così ad essere scissa in due sfere: quella dell’essere ideale divino, che necessariamente esiste in sé e per sé, e quella dell’essente, di quanto cioè è terreno, appartenente al mondo, alla materia ed è percepibile attraverso i sensi. Questa seconda sfera non esiste per necessità propria e rappresenta quindi, rispetto al mondo delle idee, qualcosa di derivato e secondario.

Il dualismo greco, dunque, all’origine del pensiero occidentale, priva delle cose di ogni carattere dell’Essere, questo dualismo s’incontra con il dualismo giudaico (formato dai loro miti cosmogomici e della contraddizione paolina Kristos/Logos cioè mytos e ratio uniti) originando quello cristiano, che spoglia la natura da ogni carattere divino e sacro, questo permetterà una manipolazione della natura e da questa sgorgherà la ricerca scientifica e la nascita della tecnica (occorre ricordare che Teche deriva dal greco 'hexis noù' che significa 'essere padrone e disporre della propria mente' come scrive Platone nel 'Cratilo') che diverrà tecnologia che, essendo fine a se stessa, ucciderà il cristianesimo stesso, ma si renderà a sua volta religione apparentemente laica. Tenendo presente che la tecnica non tende ad uno scopo, non promuove un senso, non apre scenari di salvezza, non redime, non svela verità.

Nella storia occidentale potè affermarsi un disprezzo ‘per le cose contingenti’ e fu questa concezione della realtà terrena come non necessaria e non divina a offrire all’uomo europeo la possibilità di considerare la Terra a sua completa disposizione e negare ad essa ogni valore intrinseco e assoluto.

Come si può vedere nei problemi ambientali del presente noi sperimentiamo le conseguenza ultime del pensiero filosofico greco-giudaico.

Crisi della religione, crisi della politica, crisi dell’identità statuale, crisi ambientale e il rapporto con la tecnologia, cosa sta emergendo in questo cambiamento epocale, cosa ci aspetta il futuro.

Del futuro non è dato sapere, possiamo osservare i fenomeni che potrebbero determinarlo e possiamo dire che sta emergendo lentamente, con gravi difficoltà un nuova figura umana ‘Il cittadino del Pianeta Terra’ un uomo consapevole di vivere in un mondo ormai unificato da una fitta di relazioni economiche, sociali e politiche.

Lo ho definito, in un mio recente saggio ‘il laico il conviviale ponte tra le differenze’, come si autodefiniva Kierkegaard cioè ‘profani che speculano certamente’, sono uomini disincantati, laici che hanno fatto propria l’etica del navigante cioè l’etica di chi vede ciò che accade di volta in volta, in modo imprevisto e in tutti i casi cui non è chiaro quale sarà la conclusione, l’etica del navigante diviene la bussola di chi non dispone di mappe e affronta le difficoltà del percorso di volta in volta, a seconda di come esse si presentano e con i mezzi a disposizione.

L’etica del navigante diviene l’unica probabile nel tempo dell’affermazione della tecnosfera, dove le scoperte che la scienza quotidianamente propone a ritmo accelerato dischiudono problemi imprevedibili di cui è possibile trovare soluzioni da principi etici immutabili, stabiliti in tempi che non potevano contenere e ipotizzare possibilità.

Chi assume l’etica del navigante ha il pensiero calcolante, che stiva nella cambusa come cibo per il futuro che ribolle nel presente in una rutilante costruzione. Nella cambusa egli mette in definitiva la capacità di vedere sempre oltre l’apparente, le frasi fatte, gli stereotipi,i preconcetti, i paludamenti, le opinioni comuni, l’incontrare l’imprevisto senza essere travolto.

Speriamo che quest’uomo vinca la sua battaglia, altrimenti la vedo molto dura per l’umanità che deve trovare il bandolo della sua esistenza mettendo ovunque da parte l’irrazionalità della costruzione religiosa, in tutti i sensi, ed accettare la sua ‘semenza naturale’ parte di un gioco in cui tutti siamo legati a tutti gli altri senza prosopopea da parte nostra. In occidente la religione è morta e speriamo che questo avvenga in tutto il mondo e la nuova coscienza naturale prenda il sopravvento per il bene di tutti i cittadini ospiti di questo piccolo ma meraviglioso pianeta.

Grazie professore


Da Il Manifesto del 19 Marzo 2008 dc:

l'Orco

di Daniele Luttazzi

Dalla premessa che l'embrione è vita umana, l'Orco inferisce che l'aborto è omicidio e quindi va sospeso in tutto il mondo. A nulla vale ricordargli che l'aborto è moralmente giustificato quando in gioco c'è la salute della madre o l'embrione è gravemente malato, e che comunque spetta alla madre decidere: l'Orco si dice d'accordo con la 194, ma insiste (ci sono le elezioni) con gli effetti truculenti di cui è maestro. Per persuadere il lettore che la guerra in Iraq era giusta non esitò a pubblicare sul suo Foglio quattro pagine a colori di foto di ostaggi decapitati dai terroristi di Al Qaeda, anche se Saddam e l'Iraq non c'entravano nulla con Al Qaeda, e i terroristi che tagliavano teste erano la conseguenza di quella guerra.

Grand Guignol retorico: dice che le donne non sono assassine (e intanto lo implica); accosta la pena di morte all'aborto (un deja vu che ha una sua ironia tragica: all'Onu, questa strumentalizzazione fu usata da sei Stati per opporsi alla moratoria della pena di morte. Erano Egitto, Libia, Iran, Sudan, Usa e Vaticano!); si augura di avere la sindrome di Klinefelter (e chiede a sua moglie di pregare affinché gli esami clinici lo confermino, una richiesta che è tutta una poetica); invoca che tale sindrome sia cancellata dalla lista delle malattie che giustificano l'aborto (non c'è mai stata nessuna lista del genere); vuole seppellire i feti abortiti (che però non sono persone, e infatti la Chiesa non li battezza); affigge in tutt'Italia manifesti con la scritta «Abortisce per un reality» (notizia falsa ); si atteggia a convertito (ma un convertito senza carità è solo un inquisitore che sorveglia e punisce); fa una similitudine impropria fra libertà delle donne e demografia coatta in Cina (in realtà questa è contro quella) (mia nota 1); si supera col paragone osceno fra aborto e Shoah. Insomma una provocazione continua, un insistente marchiare con infamia. Poi si offende se lo contestano ai comizi, che sono il suo piccolo teatro dell'atroce (l'obbrobrio come anatomia politica: frugare nel corpo delle donne, disarticolarlo, ricomporlo, è al contempo un rituale di supplizio e una tecnica di potere). Infine trabocca: «Sulle porte delle cliniche abortiste dovrebbe esserci lo slogan 'Abort macht frei' così come all'ingresso di Auschwitz c'era scritto 'Arbeit macht frei'». E qui un lettore gli dà del fesso: aborto in tedesco si dice abtreibung. «Abort macht frei» significa «La latrina rende liberi». Lo ritrovo dove l'avevo lasciato.

Nota 1: No, caro Luttazzi, qui non sono d'accordo: la "libertà" delle donne (e degli uomini) di proliferare (incoscientemente, aggiungo io) finisce quando la sovrappopolazione è eccessiva e pericolosa. Lo è in Cina, contro cui quel regime, coi soliti sistemi drastici che lo distinguono, combatte da decenni, lo è in India, in cui il governo è contrastato, guarda caso, dai religiosi. E lo è anche in Italia, dove abbiamo un deficiente con la faccia da chierichetto che mette nel suo programma, al punto Settimo, "Incremento demografico"!

Non aggiungo altro.

Jàdawin di Atheia


Ricevo da Axteismo in e-mail il 5 Marso 2008 dc:

Tosti: “La Chiesa cattolica è la più grande associazione a delinquere della storia”

Questo quanto dichiarato in aula dal giudice Luigi Tosti, condannato ad un anno di reclusione ed interdizione dai pubblici uffici per essersi rifiutato di tenere udienze in aule con esposto il Crocefisso

Vietata la registrazione video dell’udienza, richiesta dallo stesso imputato, che accusa le istituzioni di censura

Giovedì 21 febbraio presso il Tribunale penale dell’Aquila è stata emessa la sentenza di condanna nei confronti del giudice Luigi Tosti, al quale è stata inflitta una pena di un anno di reclusione ed un anno di interdizione dai pubblici uffici perché ritenuto colpevole di omissione in atti d’ufficio e interruzione di pubblico servizio.

La vicenda giudiziaria di Luigi Tosti è iniziata nel 2005, anno in cui ha subito un processo che è culminato in una condanna a 7 mesi di reclusione ed interdizione dai pubblici uffici a causa del suo rifiuto di tenere udienze in aule giudiziarie dove fossero esposti crocifissi. Tosti aveva chiesto che venisse rimosso il simbolo cattolico oppure che gli fosse concessa l’autorizzazione ad esporre anche i suoi simboli religiosi, ovvero la menorà ebraica.

Non avendo ottenuto quanto richiesto il giudice Tosti ha avvisato di non voler tenere udienze e questo suo comportamento è stato giudicato un reato e come tale punito con la condanna citata. Dopo la prima sentenza il giudice ha continuato a non soprassedere alle udienze e, desideroso di chiarire questa vicenda, ha deciso di auto-denunciarsi così che si è arrivati a questo nuovo processo.

La Voce d’Italia ha intervistato il giudice Luigi Tosti, personaggio divenuto scomodo, che trova poco spazio sui media nazionali.

Giudice Tosti, potrebbe commentarci questa sentenza?

Si tratta sicuramente di una condanna allucinante. Dopo la prima sentenza, essendo io molto testardo, ho continuato a non soprassedere alle udienze ed ho deciso per questo di denunciarmi. Il Tribunale mi ha ricondannato per il vincolo della continuazione ed ha aumentato la pena. L’udienza si è però svolta in un clima di pregiudizio nei miei confronti. Per prima cosa ho avanzato, come imputato, le medesime richieste che avevo espresso in qualità di giudice, ovvero che venisse tolto il crocifisso dall’aula giudiziaria, oppure, e questo è quasi sempre ignorato dalla stampa, che mi venisse concesso di esporre la menorà ebraica. Se questo non è considerato legittimo si sarebbe dovuto provvedere ad inviare una richiesta alle istituzioni competenti visto che l’Italia, secondo l’articolo 3 della Costituzione, è una Repubblica fondata sull’uguaglianza. La mia richiesta non è stata accolta, ma senza che mi sia stata data alcuna motivazione, la si è semplicemente lasciata cadere nel nulla. L’unica risposta che ho ricevuto è che il crocefisso “non dava fastidio”, mentre per quanto riguarda i miei simboli, che credo anch’essi non diano fastidio, mi è stato riferito che l’autorizzazione non poteva essere data se non dal Ministro della Giustizia, cosa che so bene ed infatti la mia richiesta andava proprio in tal senso, ovvero che i giudici richiedessero tale autorizzazione. Questo, come detto, non è stato fatto.

Un altro elemento che conferma il clima di ostilità in cui mi sono venuto a trovare concerne le possibilità di riprendere il processo. Io avevo portato una telecamera con l’obiettivo di registrare l’intera udienza, ma, prima ancora che cominciasse la seduta e che io potessi presentare la mia richiesta un capitano dei Carabinieri ha requisito la cinepresa. La motivazione era che le riprese non erano state autorizzate, fatto molto strano visto che, ripeto, io non avevo ancora posto tale domanda. Fatto presente ciò al Presidente, questi ha deciso seduta stante di negare l’autorizzazione senza nemmeno ritirarsi per consultarsi con gli altri giudici come da procedura. Se si considera la mediatizzazione di un processo come quello ai coniugi Romano, magari contro la loro stessa volontà, non si spiega questo rifiuto, visto che in questo caso era proprio l’imputato a volere le riprese, se non con la deliberata intenzione di non divulgare le immagini di un processo che avrebbero potuto recare vergogna alle istituzioni. Si è voluto tener nascosta la mia richiesta di uguaglianza, la mia denuncia contro gli abusi della ‘superiore razza cattolica’.

Passando poi alla condanna vera e propria si deve sottolineare l’inesattezza di tale giudizio. Il mio comportamento non può costituire un reato perché io ho avvisato che non intendevo soprassedere alle udienze quindi l’accusa di aver recato disagi ai cittadini italiani è infondata in quanto avrei potuto benissimo essere sostituito. Basti pensare che la Cassazione ha già assolto dal reato di interruzione di pubblico servizio un’insegnante che non si è recata al lavoro presentando un falso certificato medico mentre è stato poi accertato che aveva speso il suo tempo in viaggio. Essendo stata sostituita da una supplente la Corte ha giudicato priva di fondamento l’accusa di interruzione di pubblico servizio, facendo sì che all’insegnante potessero essere applicate solamente le dovute sanzioni amministrative. Va poi notato che io, oltre ad aver avvisato prima, ho anche dato la mia disponibilità ad andare in aula, basta che mi venisse accordata la possibilità di esporre la menorà.Una sanzione amministrativa è proprio quello che avrei voluto così avrei potuto fare ricorso e costringere il giudice a decidere in merito al fatto se fosse discriminatorio, contrario all’articolo 3 della Costituzione e lesivo del diritto di uguaglianza obbligare un dipendente pubblico a lavorare in un ufficio dove c’è un simbolo diverso dal suo. A mio avviso si tratta di un reato di discriminazione che, secondo una legge del 1975, prevede una pena fino a 3 anni di reclusione.

Infine è caduto nel vuoto anche il mio invito ai tre giudici di astenersi dal processo a mio carico nel caso in cui fossero stati battezzati ed appartenessero ancora alla religione cattolica, infatti, dovendo in via preliminare giudicare se fosse o meno legittima la presenza del Crocefisso in un’aula di tribunale, questo avrebbe sollevato un conflitto di interessi.

E’ vero che nel corso dell’udienza Lei ha affermato questa frase: “La Chiesa cattolica è la più grande associazione a delinquere della storia e la più grande banda di falsari”?

Sì assolutamente, e lo avevo già detto, sempre in una udienza pubblica, lo scorso anno, ma tutto è passato inosservato per il regime di censura che vige nel nostro Paese. Si tratta comunque di una affermazione pienamente giustificata e provata da fatti storici. Trovo assurdo che i Cattolici vogliano dipingersi come i depositari di valori universali e giusti e per questo pretendano una serie di privilegi ingiustificabili come la possibilità di avere i propri simboli in luoghi pubblici, oppure di poter imporre la propria visione su temi individuali come l’aborto, l’eutanasia o il divorzio. Credo che nessuna religione dovrebbe pretendere di arrogarsi tali diritti, nemmeno se viene professata dalla maggioranza dei cittadini. Pensate se la maggioranza degli Italiani divenisse Testimone di Geova, sarebbe giusto che venissero vietate le trasfusioni di sangue solo perché questo è un precetto previsto da tale credo?

É la stessa Dichiarazione dei diritti dell’uomo, insieme alla nostra Costituzione, a prevedere l’esistenza di diritti individuali il cui rispetto va al di là della legge di maggioranza. E’ per questo che intendo andare avanti in questa vicenda giudiziaria, sia ricorrendo in Appello sia rivolgendomi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, perché in Italia vi è un manifesto problema di mancanza di laicità e di violazione da parte di una maggioranza cattolica di questi fondamentali diritti individuali. Basti pensare alla questione del divorzio: il matrimonio è un semplice contratto e come tale le parti contraenti dovrebbero avere il pieno diritto di scioglierlo nel momento in cui non si sentano più soddisfatte ed invece in Italia ci vogliono oltre 3 anni perché ciò avvenga senza dimenticare le dure battaglie per giungere a questo risultato. Siamo di fronte ad una maggioranza che impone la sua ideologia religiosa, questo è quanto emerge da questo accaduto.

Quali sono le prove storiche che renderebbero la Chiesa cattolica la più grande associazione a delinquere della storia?

Ce ne sono diverse, qui si potrebbe aprire un dibattito veramente ampio, comunque le cito alcuni esempi. Innanzi tutto è stata la Chiesa la prima ad aver imposto agli Ebrei dei simboli identificativi e questo è avvenuto nel 1215, anticipando di molto quanto fatto dai nazisti. E’ sempre la Chiesa la prima che ha ghettizzato questa etnia, nel ‘500. Va poi citata la strage degli Ugonotti che ha causato la morte di 50.000 persone ed è stata ordinata da Papa Pio V che è stato poi santificato. Il suo successore, Gregorio XIII ha pubblicamente lodato questo atto, facendo addirittura delle medaglie commemorative. Anche Cirillo di Alessandria è stato beatificato, lui che ha ordinato la strage dei pagani appena il Cristianesimo è stato approvato. Quello che più impressiona è la mancanza di pentimento, questi personaggi continuano ad essere venerati come santi. Non solo il problema delle connivenze con i regimi dittatoriali, sempre di destra, ma il rifiuto di ammettere l’errore è ciò che più fa specie.

Non capisco poi come si faccia a venerare una religione che nel suo testo sacro, la Bibbia, presenta un Dio vendicativo, crudele, omicida. Dico ciò rispetto alla religione cattolica, ma lo si potrebbe dire anche di altre, è per questo che invoco una piena laicità dello Stato.

Per quanto riguarda l’accusa di essere una banda di falsari basta ricordare che la Chiesa ha cercato di produrre un falso documento che attestasse la volontà di Costantino di affidare alle istituzioni ecclesiastiche l’intero Impero Romano d’Occidente. Il tentativo è fallito, ma c’è stato. Si pensi poi al fenomeno delle reliquie, ai 13 prepuzi di Gesù esistenti nel mondo, alle presunte stimmate di Padre Pio, il quale, una volta morto, è stato dapprima mostrato in pubblico con i guanti e quando poi si è dovuto ammettere che le stimmate non c’erano più si è detto che si erano rimarginate pochi giorni prima del suo decesso. Tutto ciò viene purtroppo passato sotto silenzio, non si vedono mai dibattiti riguardanti tale tema sulle televisioni nazionali. Credo invece che si dovrebbe avere il coraggio di discuterne apertamente.

Marco Rogna

Fonte:

http://www.voceditalia.it/


da Diario, circa febbraio o marzo 2008 dc:

I medici che obiettano per carriera

Un alacre e intenso boicottaggio contro la Repubblica

di Furio Colombo

Le fenditure nel Paese si allargano e hanno raggiunto posizioni di forza. É il caso della campagna politica contro l'aborto e la somministrazione della pillola del giorno dopo che, nella quasi assenza di reazioni, vede ormai la Chiesa dettare legge. Ma è anche il caso della decisione della corte europea sulle televisioni italiane

Un alacre e intenso boicottaggio contro la Repubblica e le sue leggi è in atto in Italia sotto la civilissima e disorientante definizione di «obiezione di coscienza». Un atteggiamento che era di sfida e di coraggio quando rifiutarsi «per obiezione» al servizio militare costava la prigione. Adesso, nell'Italia cattolica fondata sul lavoro (nel senso di carriera), «obiezione» significa una vasta ondata di conformismo, quasi mai dettata dalla fede, quasi sempre dalla pesante intimidazione della Chiesa, con cui si obbedisce alla prescrizione dei vescovi (guadagnando un evidente vantaggio nella corsa alla designazione dei primariati che contano) e si disobbedisce alle leggi della Repubblica (ma senza alcun timore di conseguenze).

La sistematica disobbedienza civile dei medici crea una frontiera spesso ( e sempre per i più poveri) insuperabile fra cittadini e servizi che i cittadini tendono (e non è ingiusto) ad attribuire allo Stato e alle istituzioni, non alla Chiesa.

In ogni caso li isola, facendo crescere solitudine, rabbia, antipolitica. Tutti i segni mostrano che il boicottaggio è destinato ad allargarsi, invadendo altri campi e momenti della medicina. Anzi, è già progetto politico, che conta sulla solitudine dei cittadini malati. Per essi sono impediti gli interventi e gli aiuti necessari, in modo da provocare o conversione alle leggi della Chiesa o rivolta contro lo Stato.

Documentari televisivi e notizie hanno dimostrato che non è più un'avventura isolata la impossibilità — causa obiezione — di assistenza ginecologica al pronto soccorso di grandi ospedali o di trovare la pillola del giorno dopo nelle farmacie di un'intera città. Intanto, di giorno in giorno, gli interventi del Papa e dei suoi cardinali restringono l'area dei comportamenti individuali consentiti, chiudendoli nella garrota di una neoteologia che — si dice impropriamente — ci riporta al medioevo, quando molti ricorderanno che nel medioevo, epoca «oscura», la predicazione cattolica assegnava la presenza dell'anima nel neonato settimane o mesi dopo la sua nascita, impedendo quindi l'anatema dell'aborto.

In realtà la neoteologia di cui stiamo parlando è un progetto politico che poggia su tre pilastri. Il primo è una predicazione sempre più esigente, se necessario sempre più assurda, come la proibizione di verificare le condizioni di un embrione (comprese malattie gravissime) prima del suo impianto (così la incredibile legge italiana sulla fecondazione artificiale). Tutto ciò per allargare lo spazio di dominio e di potere arbitrario.

Il secondo pilastro è l'accorrere «spontaneo» e volontario dei nuovi credenti. In politica ciò dà luogo a un penoso gioco al sorpasso, basato sul ricatto della Chiesa, che porta l'intero ambito politico fuori dalla democrazia: chi non obbedisce non sarà votato. Ma determina anche lo spettacolo umiliante di una frenetica gara di fede fra apparati politici disposti a una sempre più concitata e piena accettazione di tutto. Ciò provoca da un lato un distacco dalle leggi della Repubblica, disattese, svilite, re-interpretate, mentre si inseguono gli annunci di modifica, di cambiamento e di cancellazione. Dall'altro lato, però, si fa sempre più netto lo spacco rispetto alla cultura europea e anche alle leggi e alle direttive europee.

Attenzione all'apparenza laico-religiosa del conflitto. Si tratta, in realtà, di un attacco alla Repubblica, alle sue leggi, al rapporto (fiduciario) fra cittadini e istituzioni. In parte, questo attacco, benché assurdo e unico nei Paesi a prevalente religione cattolica è — come dire — in buona fede. Anzi, è letteralmente in buona fede, in quanto condotto da chi crede davvero nel naturale e necessario dominio della Chiesa. In parte, invece, è una ben congegnata macchina politica, manovrata con calcolata abilità per spaccare la Repubblica «in nome di Dio».

È il caso del congegno detto «moratoria dell'aborto», deformazione studiata e voluta dalla grande iniziativa dei Radicali italiani detta «moratoria della pena di morte nel mondo». Si tratta di una forma di terrorismo soft: il progetto è di polverizzare l'esistenza e il senso di una legge ponendo quella legge sotto una luce di criminalità che si riverbera sia sui legislatori (nessuno oserà mai più), sia su coloro che osservassero quella legge. I destinatari spaventati sono i medici. E ciò crea una situazione di abbandono spontaneo della legge e delle pazienti, sottratte per ora all'antica accusa di omicidio, ma condannate in qualunque caso e a qualunque costo a partorire (o ad abortire in modo normale se agiate, in clandestinità se povere). I medici sono chiaramente avvertiti: si salgono i gradini di una carriera solo per chiamata politica. Ma nessuna chiamata politica può avvenire per chi disattende un editto cattolico, visto che ciascun gruppo politico — da destra a sinistra — non intende essere trovato fuori dalle prescrizioni della neoteologia, che è progetto politico per governare il governo.

Sopra questo reticolato di spaccature che intacca come una ruggine tutti i punti che legano Stato, leggi, costumi, società, autorità, cittadini, rendendo infido e incerto ogni passaggio e molto alto il costo (e tutto a carico dei cittadini che fatalmente vorranno vendicarsi contro la sola controparte visibile e certa: lo Stato), si colloca un atteggiamento nuovo perfino per l'anarcoide vita italiana. È la sfida pubblica e proclamata alle leggi non convenienti e che disturbano i propri affari. Anzi, il dileggio e l'accusa contro quelle leggi come «complotto dell'avversario». È ciò che è accaduto e sta accadendo da quando la Corte europea ha respinto come estranea ai principi giuridici delle democrazie europee e alle regole del mercato dell'Unione la legge Gasparri, che aveva riformato le comunicazioni in Italia a immagine e somiglianza di Mediaset, la megaimpresa mediatica di Silvio Berlusconi.

Si noti che forti obiezioni giuridiche, di mercato, politiche, ma anche morali (un governo che legifera sulle proprietà del capo del governo) erano già state mosse in Italia, creando violente reazioni e catene di cause civili e penali. In altre parole, coloro che avevano fatto una simile legge si dichiaravano offesi e diffamati al primo aprirsi di discussione. Quando il governo Prodi ha annunciato il progetto di legge di riforma della riforma, detto Gentiloni — un intervento mite ma pur correttivo della pioggia di privilegi, facilitazioni e pubblicità previste per l'azienda del capo — la reazione è stata di tipo rivoluzionario: non ci arrenderemo mai.

Infine, di fronte alla sentenza europea, la legge, denunciata e respinta per il suo palese squilibrio e parzialità ed estraneità al mercato, viene sventolata sugli spalti di un pezzo frantumato del Paese (il dominio di Berlusconi) che — mimando a rovescio la Lega che vuole il distacco — proclama di voler sottomettere la fazione ribelle attraverso un'elezione annunciata come uno strappo violento. «È una forzatura anomala che peserà sulla governabilità del Paese», ha detto con amarezza il Capo dello Stato. Le fenditure del Paese si allargano.


dal sito dei Radicali di Sinistra http://www.radicalidisinistra.it il 28 Febbraio 3008 dc:

La laicità accantonata.

Laico ma non laicista. Laico ma non laicista. Il mantra della politica italiana. Una delle trovate di marketing più geniali degli ultimi 10 anni è il concetto di "laicismo". Laicismo, ossia questa "laicità esagerata", che, secondo alcuni, tende a distruggere le basi della società in virtù di una concezione relativistica che tende ad umiliare le religioni maggioritarie estromettendole totalmente dalla sfera pubblica, confinandole nella propria vita privata. A questo laicismo integralista si contrapporrebbe la laicità, sana, moderata, rispettosa dei valori dei religiosi.

Ora, non voglio illustrare in questo articolo i motivi per cui l'appropriazione indebita del termine (non del concetto, dell'idea, quella è nostra e non ce la leva nessuno) di laicità da parte dei partiti, dei movimenti, degli individui che più o meno esplicitamente si richiamano alle dottrine della chiesa cattolica sia un atto di stravolgimento del significato reale che tale concetto storicamente ha espresso. Non lo voglio fare ora, per un semplice motivo: è un'impresa che trovo ridicola, in quanto totalmente auto-evidente ed è sempre molto difficile spiegare l'auto-evidenza. Chi dice di essere laico e contemporaneamente chiede che le dottrine di una fazione religiosa diventino norma di legge valida per tutti, ha un concetto di laicità evidentemente problematico. Questo vale per i pluri-divorziati dell'Udc, di Forza Italia, di An, dell'Udeur e anche per gli amabili furbacchioni del Partito Democratico. Secondo i più intransigenti tra questi, l'Italia è un paese cattolico e la sua legislazione deve tenere conto delle sue tradizioni religiosi e delle sensibilità diffuse. Secondo i democratici veltroniani, la laicità è un punto di vista faticosamente raggiunto attraverso la mediazione e il compromesso tra istanze cattoliche ed istanze a-religiose.

In realtà la laicità è qualcosa di profondamente diverso e ben più radicale. La laicità è uno di quei principi che non ammettono deroghe o svicolamenti. Uno stato è laico o non lo è. Può esserci anche una sola norma nella legislazione di uno stato che derivi dalla morale di una religione, che quello stato non è più laico.

In realtà negli ultimi anni abbiamo assistito alla progressiva e sistematica complicazione del concetto di laicità, che in realtà è un concetto abbastanza semplice. Una complicazione escogitata ad hoc dalle gerarchie ecclesiastiche e dai loro servi in parlamento per sollevare una cortina di fumo sopra un principio altrimenti limpido. Una complicazione fatta di se, di ma, di ma anche, di postille, di commi, di cavilli, per cui si arriva a potersi definire laici anche se tutto quel conglomerato di postille e codicilli aggiunti artificiosamente negano con evidenza il principio di partenza.

In realtà il principio di base dell'essere laico è questo ed è di una semplicità disarmante: sono laico se chiedo che le norme etiche valide per alcuni non diventino legge per tutti. Se sono cattolico e non voglio divorziare, non divorzio. Se invece nel mio universo di valori è concepibile il divorzio, posso divorziare. Semplice no?

Quindi, al termine di questo articolo vi propongo un esercizio. La prossima volta che sentirete un politico parlare di temi etici, domandatevi: “Sta forse cercando di impormi in qualche modo una certa visione della vita attraverso la criminalizzazione di determinati comportamenti invisi a questa o quella ideologia o religione?” Se sì, non è laico. Se no, è laico.

Fabio Peterlongo


Questi bastardi sono senza ritegno....

ricevo da Axteismo il 23 Febbraio 2008 dc:

Criminale crocifisso

Cronaca di una condanna annunciata

a cura dell’imputato Luigi Tosti (*)

 

(*) Il giudice Luigi Tosti chiede allo Stato Italiano che vengano rimossi dalle aule giudiziarie i simboli religiosi per rispettare il principio supremo di laicità affermato dalla Costituzione Italiana e dalla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo.

 

Per gli amici che seguono la mia vicenda giudiziaria -e in particolare quelli francesi, spagnoli, portoghesi, belgi, olandesi, tedeschi, australiani, canadesi, statunitensi, inglesi, vietnamiti, israeliani, namibiani, congolesi, biafrani e, dulcis in fundo, anche per i sudditi dell’italica Colonia del Vaticano- comunico il resoconto dell’udienza che si è tenuta, ieri 21 febbraio 2008, dinanzi al Tribunale penale dell’Aquila, allestito in scrupolosa osservanza dello stile dei Tribunali della Santa Inquisizione, cioè con quello stesso criminale crocifisso che è oggi appeso sopra i giudici della Repubblica Pontificia Italiana e che, a suo tempo, troneggiò sopra i criminali giudici della Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

 

Il 21 febbraio 2008 mi sono presentato in udienza con una telecamera perché intendevo chiedere, nella mia qualità di imputato, l'autorizzazione a riprendere lo svolgimento dell'udienza penale, per far vedere poi agli amici che mi seguono “come” viene celebrato il processo a mio carico. Chiedere la videoregistrazione dell’udienza a mio carico è peraltro un diritto che mi viene garantito dalla legge.

 

Ebbene, prima ancora che i giudici entrassero nell'aula per iniziare l'udienza, un capitato dei Carabinieri della Procura della Repubblica -che mi permetto di definire, pubblicamente, come un vero gentiluomo ed una persona squisita, sperando di non arrecargli un qualche pregiudizio- si è presentato in udienza facendomi presente che doveva asportare e custodire (cioè sequestrare) la telecamera, per “ordine superiore”. Gli ho subito fatto presente che la telecamera era la mia e che mi serviva per fare le riprese: io, infatti, intendevo chiedere al Tribunale di essere autorizzato ad effettuare le riprese, non appena i Giudici fossero entrati in aula: se mi fosse stata sequestrata, come avrei potuto esercitare il mio diritto?

 

Mentre si stava discutendo su questa questione, sono entrati in aula i tre giudici e il Presidente, ancor prima che venisse chiamato il mio processo, ha ribadito al Capitano dei carabinieri l’ordine di sequestrare la telecamera perché la ripresa del processo “non era stata autorizzata”.

 

Sia io che i miei avvocati abbiamo ovviamente obiettato che il processo non era stato chiamato e che la domanda di effettuare riprese non era stata ancora formulata: dunque, non esisteva alcun provvedimento di rigetto della domanda.

 

Il Presidente replicava affermando, con una notevole dose di arroganza, che la domanda era rigettata. Gli si è allora ribadito che il processo non era ancora stato chiamato e che la domanda non era dunque stata fatta e che io intendevo farla. Senza neppure ritirarsi in camera di consiglio e senza neppure interpellare gli altri due giudici, il Presidente dichiarava, allora, che la richiesta di riprese audiovisive era respinta e che gli altri due giudici la pensavano come lui.

 

Piccola nota personale. Quando si tratta di processare i “mostri” Olindo e Rosa Romano, i “giudici” autorizzano centinaia di televisioni a riprendere il processo, anche contro la volontà degli imputati: quando la richiesta, però, proviene da un imputato che, come me, non ha nulla da vergognarsi, i giudici impediscono, senza fornire una briciola di motivazione, la ripresa dell'udienza, e questo per impedire che i cittadini si rendano conto che i giudici stanno processando non il vero “mostro”, cioè il Ministro di Giustizia, ma la vittima del razzismo della Repubblica Pontifica Italiana.

 

Delirante è la circostanza che i giudici possano decidere se autorizzare o no le riprese, senza fornire giustificazioni plausibili del perché essi adottino pesi e misure diverse a seconda dei casi: questo è puro arbitrio, e l’arbitrio è la negazione assoluta della garanzia di imparzialità del giudice.

 

Archiviata questa questione, il Presidente del Tribunale aquilano ha esordito chiedendo come mai io fossi lì, in aula, e come mai fossero presenti i miei difensori, visto che nella precedente udienza mi ero allontanato ed avevo revocato la nomina ai miei difensori, perché non era stata accolta la mia richiesta di celebrare il processo senza il criminale crocifisso dei Tribunali dell’Inquisizione, che ancora oggi troneggia sopra le loro teste, o con l’apposizione dei miei simboli a fianco del crocifisso. Per quel che ho capito, il Presidente ha manifestato una sorta di rammarico per il fatto che io fossi lì a difendermi e che ci fossero anche i miei difensori di fiducia, presagendo quello che poi sarebbe avvenuto: e cioè che mi sarei difeso, mettendo alla berlina le Istituzioni razziste italiane e la Chiesa Cattolica.

 

I miei legali hanno respinto queste astruse contestazioni del Presidente, rappresentandogli che io avevo per iscritto revocato la nomina del difensore di ufficio il quale aveva pubblicamente dichiarato, anche sulla stampa, che, essendo cattolico, intendeva rifiutarsi per obiezione di coscienza di difendere un giudice che aveva chiesto di togliere i crocifissi dalle aule di giustizia.

 

A questo punto ho chiesto la parola per far presente tre questioni: la prima era che il Tribunale aveva omesso di pronunciarsi alla precedente udienza sull'eccezione di nullità dell’udienza preliminare; la seconda era che il Tribunale aveva respinto la mia richiesta di rimuovere i crocifissi perché “non davano fastidio” ma, guarda caso, si era dimenticato di pronunciarsi sulla richiesta di esporre a fianco del crocifisso i miei simboli che, guarda caso, anch’essi “non davano fastidio”; la terza era un invito ai tre giudici ad astenersi dal processo se erano stati battezzati ed appartenevano ancora alla religione cattolica. Il processo a mio carico, infatti, implicava che essi dovessero preliminarmente decidere se la presenza dei crocifissi nelle aule di giustizia della Colonia del Vaticano fosse o meno legittima: i giudici cattolici, dunque, avevano un interesse personale nel mio processo perché, se mi avessero assolto, avrebbero pregiudicato in modo irreversibile il “privilegio” che viene tuttora accordato ai giudici cattolici dalla Repubblica Pontificia, cioè quello di avere sopra le loro auguste teste di cattolici soltanto il LORO simbolo.

 

Ebbene, il Presidente, senza ritirarsi in camera di consiglio e senza minimamente interpellare gli altri due giudici, ha respinto tutte e tre le questioni, affermando che nessuno intendeva astenersi e che, poi, il Tribunale non poteva autorizzare l'esposizione dei miei simboli, perché questo poteva essere fatto solo dal Ministro: motivazione, quest'ultima, tanto vera quanto irrilevante. In effetti, io non avevo invitato i giudici ad autorizzarmi ad esporre i simboli, bensì a chiedere al Ministro siffatta autorizzazione, provvedendo poi a sollevare un conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale solo se la stessa fosse stata respinta.

 

Uno dei miei avvocati, a questo punto, rappresentava al Presidente del Tribunale che il giudice dell'udienza preliminare aveva affermato che, se un legittimo impedimento dell'imputato a presenziare all'udienza si realizza dopo che egli è comparso, l'udienza può legittimamente proseguire perché l'imputato è rappresentato dal suo difensore. Questa affermazione -proseguiva il mio avvocato- contrastava col codice di procedura penale che disponeva in senso contrario, tanto è che, se egli fosse ad esempio caduto in coma, il tribunale avrebbe dovuto rinviare l'udienza.

 

Il presidente, allora, interrompeva il mio avvocato con questa obiezione, allucinante: “ma questa è un’ipotesi, che non si è realizzata!!” Al che il mio legale replicava: “ma potrebbe realizzarsi e, allora, il tribunale dovrebbe decidere se rinviare rinviare o meno il processo”.

Di fronte a questa elementare obiezione, il Presidente se ne usciva con questa risposta che faceva imbestialire il mio avvocato fino al punto da indurlo a chiederne la ricusazione: “Avvocato, vuol dire che quando lei andrà in coma, noi decideremo!!!”

 

Volavano parole pesanti: il tutto non ripreso dalla mia telecamera, accortamente fatta sequestrare in via preventiva.

 

Il Presidente dichiarava di non volersi astenere ed invitava pertanto il mio avvocato a formalizzare la richiesta di ricusazione nei suoi confronti. Io invitavo il mio avvocato a non farlo, perché intendevo portare a termine il processo a mio carico (era già la quarta volta che ero costretto ad andare all'Aquila).

 

Passati alla fase dell'ammissione delle prove, il Pubblico ministero, guarda caso, rinunciava al suo teste di accusa, cioè il Presidente del Tribunale di Camerino Aldo Alocchi, e questo per evitargli le domande imbarazzanti alle quali sarebbe stato sottoposto dai miei difensori. Dal momento, però, che anche io ne avevo chiesto l'audizione, la sua richiesta di “soprassedere” all'audizione di questo teste non sortiva gli effetti sperati.

 

Iniziava, dunque, l'interrogatorio del Presidente Alocchi.

 

Al dr. Alocchi i miei avvocati ponevano le domande che io avevo scrupolosamente scritto, allo scopo precipuo di porre in evidenza quanto fosse stato contraddittorio e criminale il comportamento posto in essere nei miei confronti: io, infatti, ho subito una palese e criminale discriminazione religiosa da parte del Ministro di Giustizia e dei miei superiori i quali, non solo non hanno rimosso i crocifissi nelle aule dove ero costretto a lavorare, ma mi hanno vietato di esporre i miei simboli. Io non sono né un prete né un frate che ha fatto la scelta volontaria di frequentare chiese e conventi, dove vengono esposti i crocifissi. Io sono un pubblico funzionario che non può essere costretto dallo Stato italiano a frequentare aule giudiziarie nelle quali vengono esposti quegli stessi criminali crocifissi che vennero esposti nelle criminali aule giudiziarie dei criminali Tribunali della Santa Inquisizione della criminale associazione denominata Chiesa Cattolica e fondata da Dio in persona.

 

Ebbene, gran parte delle domande formulate per il teste Alocchi sono state vietate dal Presidente del tribunale, su opposizione del P.M., senza nemmeno interpellare gli altri due giudici: e questo per togliere dall'imbarazzo il teste, che non avrebbe saputo a quale santo votarsi per fornire giustificazioni logiche o giuridiche del suo comportamento contraddittorio e discriminatorio.

 

Eguale sorte è poi capitato al mio esame: dopo che io ho dichiarato, in pubblica udienza, che tra i motivi che mi spingevano a non tenere le udienze sotto il crocifisso vi era quello che non avrei mai tenuto le udienze sotto l'incombenza della svastica nazista e che, quindi e a maggior ragione, non intendevo tenerle sotto l'incombenza del vessillo della Chiesa Cattolica, cioè di quella che era stata ritenuta e che io avevo già definito in pubblica udienza, dinanzi al CSM, come la più grande associazione per delinquere e come la più grande banda di falsari che sia esistita sul Pianeta Terra, le domande successive venivano “stoppate” per evitare che io fornissi tutti i puntuali riscontri storici della criminalità della Chiesa Cattolica, citando le crociate, i tribunali dell'inquisizione etc.

 

Il P.M. ha iniziato ad interrompere continuamente il mio esame -cioè l'esame che mi permetteva di difendermi - e il Presidente del Tribunale ha accolto tutte le opposizione del P.M., senza interpellare gli altri due giudici. Si è innescato un violentissimo diverbio tra uno dei miei difensori e il P.M.: diverbio che, grazie all'oculata e solerte censura preventiva del Presidente del Tribunale dell'Aquila, gli italiani non potranno mai ammirare. Ad un certo punto il Presidente ha addirittura interrotto il mio esame, “spedendomi” al mio posto.

E' iniziata allora la discussione finale.

 

Il P.M. ha chiesto la mia condanna sulla base di questo ragionamento.

 

È irrilevante valutare se la motivazione del dr. Tosti di non tenere le udienze a causa della presenza del crocifisso sia o meno fondata, perché ciò che conta è che egli, di fatto, non ha tenuto le udienze e questo comportamento ha arrecato un disagio agli utenti che chiedevano giustizia. Se la presenza del crocifisso sia lecita o meno e se essa sia lesiva del principio supremo di laicità affermato dalla Costituzione e, inoltre, dei diritti inviolabili del Tosti e dei cittadini italiani alla libertà religiosa e all'eguaglianza, sono dunque questioni del tutto irrilevanti, ad avviso del P.M. aquilano.

 

Non una parola, però, il P.M. ha speso in merito alla circostanza che io ho comunque manifestato la piena disponibilità a tenere le udienze sotto l'incombenza del crocifisso, purché il Ministro mi autorizzasse ad esporre i miei simboli a fianco del crocifisso. E non si tratta di circostanza secondaria, perché essa al contrario evidenzia che la responsabilità del presunto “disagio degli utenti” -che mi si vuole appioppare- è semmai da imputare al Ministro di Giustizia, “razzista”, che mi ha impedito di esporre i miei simboli.

 

Se al P.M. aquilano stessero realmente a cuore gli interessi dei poveri cittadini italiani, egli avrebbe dovuto incriminare il Ministro di Giustizia che, con comportamento arrogante e razzista, mi ha vietato di godere della stessa dignità e degli stessi diritti che la Repubblica Pontificia Italiana accorda alla Superiore Razza Cattolica Italiana. Se fossi stato autorizzato ad esporre i miei simboli, io avrei seguitato a tenere le udienze: se questo non è stato fatto, ciò è dovuto al fatto che la Repubblica Pontificia Italiana è razzista.

 

Ma di questo il P.M. aquilano non ha tenuto conto, perché se ne avesse tenuto conto avrebbe dovuto incriminare il Ministro Cattolico: e questo, in una Colonia Pontificia, non si può fare.

 

Che le motivazioni del mio rifiuto siano poi irrilevanti è un qualcosa di aberrante, che neppure una persona completamente digiuna di diritto potrebbe concepire.

 

Se un chirurgo si rifiuta di eseguire interventi chirurgici perché la Direzione sanitaria si rifiuta di togliere dalla sala operatoria un crocifisso radioattivo, che pregiudica la salute e la vita del chirurgo e dei pazienti, solo un imbecille patentato potrebbe affermare che le motivazioni addotte dal chirurgo siano assolutamente irrilevanti, perché quello che conta è soltanto il fatto che i pazienti hanno dovuto subire dei disagi perché, a causa del suo rifiuto, essi sono stati operati da altri chirurghi!!!!!!

 

Si tratta di un vero deliquio giuridico che, ovviamente, è stato accolto dal Tribunale dell'Aquila, che mi ha giustamente inflitto un'ulteriore condanna che, sommata alla precedente, porta ad un anno di reclusione ed un anno di interdizione dai pubblici uffici.

 

Il che, francamente, mi riempie di gioia e di orgoglio, perché ho così maturato i requisiti per candidarmi alle prossime elezioni politiche.

 

Sottolineo che questo processo è stato attivato su mie auto-denunce e che, dunque, questa condanna non solo non mi scalfisce, ma anzi mi onora: altri quattro magistrati si sono uniti alla lista, già cospicua, dei magistrati che, a vario titolo, hanno condannato il mio comportamento, sia a livello penale che disciplinare.

 

Se a ciò si aggiunge che nella Repubblica Pontificia Italiana esiste un solo giudice -l’anonimo Luigi Tosti- che si rifiuta di calpestare la Costituzione Italiana e la Convenzione per la salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali, alla quale il Vaticano non ha potuto aderire perché contraria al suo regime liberticida, l’onore si trasforma in orgoglio: l’orgoglio di essere stato l’unico, in questa Colonia del Vaticano, che non a caso si colloca come fanalino di coda tra gli Stati membri della Comunità Europea, a lottare per questi valori.

 

Cari baciapile e cari sudditi del Vaticano, carissimi Veltroni, Berlusconi, Prodi, Fini, Bertinotti, Di Pietro, Santanghè, Storace, Mastella, Dini, Pecoraro, Ferrero e via dicendo, ci rivedremo a Strasburgo: cominciate, nel frattempo, ad inventarvi qualche trojata giuridica per convincere i Giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che imporre ad uno sporco ebreo il crocifisso, e vietargli di esporre la sua menorà, non è un atto discriminatorio.

 

Carissimi Napoletani, smettetevela di sbraitare per la monnezza che vi seppellisce: i vostri beneamati Politici e il Vostro augusto Pontefice hanno dovuto lottare per altre incombenze ben più pressanti e prioritarie, e cioè per preservare la presenza degli idoli del Dio biblico incarnato nelle aule scolastiche, in quelle dei tribunali e in quelle degli ospedali. Sono stati spesi milioni per comprare centinaia di migliaia di idoli da esporre negli uffici pubblici: gli idoli non sono mica monnezza!

 

Perché non cominciate ad esporre sulle strade pubbliche, a fianco della monnezza, i crocifissi? Non lo sapete che “Dio vede e provvede”?

 

Amen

 

Luigi Tosti, apostata ed eretico


Da Quotidiano.net  http://qn.quotidiano.net/ :

LO STRAPPO DELLA GERMANIA

"Sì ai preti sposati e alle unioni gay"

La 'rivoluzione' dei vescovi tedeschi

Monsignor Zollitsch, nuovo presidente della Conferenza episcopale: "Il collegamento tra l'essere prete e il celibato non è teologicamente necessario". E sui gay: "Sono una realtà sociale"

Berlino, 16 febbraio 2008 - Il celibato dei preti non è una necessità teologica, le unioni omosessuali sono una realtà di cui bisogna tenere conto, la Cdu non è più un interlocutore privilegiato della Chiesa rispetto a Spd e Verdi: si è presentato con una linea molto progressista e per certi versi rivoluzionaria il nuovo presidente della Conferenza episcopale tedesca, l'arcivescovo di Friburgo Robert Zollitsch.

In un'intervista a Der Spiegel, monsignor Zollitsch ha spiegato di essere "contrario al divieto di riflessione" sul superamento dell'obbligo del celibato per i preti. "Constatiamo la diminuzione delle vocazioni -  ha spiegato Zollitsch - perchè la sfida del Vangelo è difficile da trasmettere, ed è ovvio che il collegamento tra l'essere prete e il celibato non è teologicamente necessario".

L'arcivescovo di Friburgo, eletto martedì scorso come successore di Karl Lehmann, si rende conto che consentire il matrimonio dei preti "sarebbe una rivoluzione che una parte della Chiesa non accetterebbe". Per questo, ha spiegato, "a mio avviso non si può cambiare nulla senza convocare prima un Concilio, poichè questo fatto (l'abolizione del celibato, ndr) inciderebbe molto nella vita interna della Chiesa".

Anche in fatto di unioni omosessuali Zollitsch si mostra molto tollerante e spiegando che "non è una questione di liberalità, poichè si tratta di una realtà sociale. Come cattolico - ha sottolineato - il mio ideale sono ovviamente il matrimonio e la famiglia, ma se esistono persone con questa disposizione (all'omosessualità, ndr), lo Stato può adottare le opportune regolamentazioni, anche se considero sbagliato il concetto di matrimonio omosessuale, poichè lo mette sullo stesso piano del matrimonio tra uomo e donna".

Sull'apertura della funzione sacerdotale alle donne, invece, il presidente dei vescovi tedeschi non lascia spiragli, poichè "Gesù Cristo ha chiamato solo gli uomini a fare gli apostoli: la funzione sacerdotale e quella episcopale restano riservate agli uomini, anche se in determinate cerimonie religiose le donne possono predicare. Siamo interessati ad avere donne come assistenti spirituali".

Ma da Zollitsch arriva anche un'importante presa di distanza dalla Cdu-Csu del cancelliere Angela Merkel. A suo dire c'è stato un allentamento del legame tra la Chiesa cattolica tedesca e il partito cristiano-democratico, perchè "la Cdu si è più fortemente orientata sulle tesi neoliberali e rischia di non tenere più nel debito conto l'economia sociale di mercato e i temi sociali. Per questi motivi - ha osservato - c'è meno vicinanza tra la Chiesa cattolica e la Cdu. Del resto -  ha aggiunto il prelato - la Spd e gli altri partiti tematizzano più che in passato alcuni aspetti che per noi sono importanti. Oggi molti Verdi difendono sulle nostre stesse posizioni la protezione della vita".

Karl Lehmann si era dimesso a gennaio per problemi cardiaci dopo un ventennio alla guida dei vescovi tedeschi.

LA CONFESSIONE: AVREI VOLUTO ESSERE PADRE

Dopo aver definito il celibato "non necessario" e aver aperto uno spiraglio ai preti sposati e gay, il nuovo presidente della Conferenza episcopale tedesca, monsignor Robert Zollitsch, rivela, in un'intervista pubblicata oggi dalla Bild am Sonntag, che sarebbe diventato volentieri padre.

"Ero innamorato di una compagna di classe e vedevo bene per me un matrimonio e una famiglia. Sarei volentieri diventato padre - dice -. Non avere propri figli è di per sé una rinuncia. Ho dovuto provare questa rinuncia su me stesso, per poter essere disponibile nei confronti di molte persone".

L'arcivescovo di Friburgo spiega anche le ragioni che lo convinsero a prendere i voti: "Fu una decisione assolutamente razionale: volevo aiutare altri uomini a condurre una vita nella fede e senza peccato".

E, se di peccati parliamo, Zollitsch riconosce di avere almeno qualche vizio: "Non riesco a spegnermi, la sera ascolto musica di Mozart, Haydn e Bach, leggo, bevo anche volentieri un bicchiere di vino rosso. E in estate amo le escursioni in montagna, da mattina a sera".


Piattaforma manifestazione nazionale No Vat 2008

 

NO VAT

AUTODETERMINAZIONE, LAICITA’
ANTIFASCISMO, LIBERAZIONE

SABATO 9 FEBBRAIO 2008 MANIFESTAZIONE - ROMA - Piazzale Ostiense ORE 14.00

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Piattaforma della manifestazione NOVAT 2008 che si terrà a Roma il 9 febbraio 2008, perfezionata durante l’assemblea nazionale di Facciamo Breccia a Roma il 13 gennaio. Il corteo vedrà - dopo lo spezzone di apertura di Facciamo Breccia - uno spezzone di femministe e lesbiche, soggettività politiche che in queste settimane stanno resistendo all’ennesimo attacco teo-patriarcale all'autodeterminazione.

- Nel corso del 2007 i movimenti di liberazione delle donne, delle lesbiche, di gay e trans hanno costruito grandi mobilitazioni di piazza – il Pride e la manifestazione contro la violenza maschile sulle donne – in cui sono emerse con forza la volontà di autodeterminarsi, la denuncia delle mistificazioni familiste e dell'invadenza vaticana nella sfera pubblica. L’alleanza strategica tra politica istituzionale e Vaticano, che utilizza la violenza di genere, dentro e fuori la sfera domestica, come strumento di controllo sociale su donne,lesbiche, gay, trans è strumentale alla progressiva sostituzione del welfare con modelli familisti e politiche securitarie che negano i diritti di cittadinanza legittimando campagne persecutorie e razziste. In modo sinergico sistema neoliberista e gerarchie vaticane - attraverso un processo di revisionismo storico e una costruzione normativa spacciata per naturale - sdoganano fascismi vecchi e nuovi e riattivano violenza e oppressione sui soggetti non conformi.

Autodeterminazione, laicità, antifascismo sono le nostre pratiche di r/esistenza e di liberazione.

DENUNCIAMO:

- le politiche familiste, securitarie e proibizioniste che impongono una visione morale predeterminata nelle politiche sociali, negando l’autodeterminazione dei corpi e degli stili di vita e mercificando i diritti di cittadinanza; -il disconoscimento della resistenza e dell’antifascismo, la rilettura ideologica della storia resa evidente dall’ultima enciclica e dalla trasformazione degli aguzzini franchisti e fascisti in martiri;- gli attacchi all’autodeterminazione e ai percorsi di liberazione di donne, gay, lesbiche, trans, migranti e di tutti i soggetti non conformi attraverso un progetto politico di istigazione all’odio che determina discriminazioni e alimenta squadrismi;- le connivenze tra la casta politica e quella ecclesiastica nella difesa dei privilegi e nell’arretramento sul piano dei diritti individuali;- il crescente restringimento degli spazi di laicità e la criminalizzazione dei non credenti e dei movimenti che si oppongono allo strapotere vaticano;- il progetto di egemonia vaticana alleato col sistema neoliberista e con il dominio patriarcale.

MANIFESTIAMO:

- contro ogni integralismo e fondamentalismo,

- contro gli scambi politici sui corpi e sui diritti,

- per l’autodeterminazione delle donne,

- per i diritti e la piena cittadinanza di lesbiche, trans e gay,

- per l’eliminazione delle leggi ideologiche dettate dal Vaticano e la cancellazione della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, per una materità libera e consapevole,

- per l’attivazione di un dispositivo anti-omofobico e anti-discriminatorio slegato dalle logiche securitarie,

- per la libertà di scelta responsabile in ogni aspetto e fase della vita,

- per l'istruzione pubblica e laica, per l'abolizione dell'ora di religione e la cancellazione del sostegno pubblico  alla scuola confessionale,

- per un sistema sanitario veramente pubblico e laico,

- per la difesa di uno stato sociale che risponda alle necessità reali dei soggetti,

- per l'abolizione del Concordato e dei privilegi derivanti (esenzione ICI, otto per mille), difesi a oltranza da governo e opposizione, a vantaggio di un potentato economico,.

NO VAT! AUTODETERMINAZIONE, LAICITA', ANTIFASCISMO, LIBERAZIONE ROMA 9 FEBBRAIO 2008

Coordinamento Facciamo Breccia www.facciamobreccia.org    Per info: info@facciamobreccia.org

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Per adesioni: adesioni@facciamobreccia.org

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Firma la petizione

di solidarietà ai docenti della Sapienza a difesa della laicità del sapere

Ecco il testo della petizione:

To:  Presidente della Repubblica Italiana Napolitano, Rettore della Sapienza Guarini

Esprimiamo la nostra piena solidarietà e la nostra gratitudine ai docenti firmatari dell'appello affinché la partecipazione di Papa Benedetto XVI all'inaugurazione dell'anno accademico venisse annullata.

 

Apprezziamo la sensibilità del Papa per aver declinato l'invito; non altrettanto si può dire del Rettore Renato Guarini, che si è mostrato inadatto al ruolo che ricopre, incapace di tutelare la laicità dell'Università e il dialogo universale. Inadempiente alle sue responsabilità di garante, ha posto i firmatari del suddetto appello nella scomoda posizione di dover supplire ai compiti di garanzia che gli sarebbero stati propri e determinato una spiacevolissima situazione.

 

Siamo inoltre stupiti ed amareggiati per la superficialità con cui esponenti politici e istituzionali di primo piano, tra cui dispiace in particolar modo dover annoverare il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Ministro dell'Università Fabio Mussi, si sono uniti al linciaggio morale cui i firmatari dell'appello sono stati e sono tuttora sottoposti.

Infine, ci dichiariamo esterrefatti dalla devastante superficialità ed incompetenza di gran parte della stampa, che si è lanciata alla ricerca dello scoop nel migliore dei casi, o della strumentalizzazione politica nel più frequente. In particolare, è stato completamente stravolto il significato dell'appello, non certo inteso a tacitare una voce e a impedire il dialogo e il confronto, ma a tutelare il profondo significato storico e morale dell'inaugurazione dell'anno accademico, la più solenne cerimonia accademica, nella quale l'università celebra la libertà del sapere universale, idealmente libera da qualunque condizionamento e patronato.

Mia nota:

dissento ovviamente dalla frase  "Apprezziamo la sensibilità del Papa per aver declinato l'invito".  Il link per la firma alla petizione è presente anche nel giornale on line  www.resistenzalaica.it , a cui Jàdawin di Atheia (questo sito) aderisce


Riporto qui una breve lettera spedita a la Repubblica e pubblicata il 24 Gennaio 2008 dc col titolo:

I divorziati credenti e la separazione canonica

di Giorgio Desideri, Milano

Il cardinale Tettamanzi, vescovo di Milano, ha chiesto scusa a quanti tra i divorziati si sono sentiti trattati male, allontanati dalla comunità cattolica.

Da laico apprezzo le scuse e il desiderio di incentivare la tolleranza, ma vorrei ricordare un particolare che viene sempre taciuto. Anche nel diritto canonico, in casi di particolare gravità, è concessa la separazione (che è cosa diversa dall'annullamento della Sacra Rota) e non capisco perché i cattolici praticanti si rivolgano alla legge laica dello Stato e non alla legge canonica, fatta apposta per loro. Perché nessuno chiede la separazione canonica, se è davvero credente?


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