La mia storia
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Premessa
Tranquilli! Non ho intenzione di raccontarvi tutta la mia vita....
Solo, diciamo così, un riassunto con alcuni
passaggi fondamentali.
Con calma.
Ebbene sì: anch'io sono nato. Non ho chiesto a nessuno di nascere ma, come
per molti di noi, c'è sempre uno o più genitori che ti
rinfaccia sempre "Dopo tutto quello che ho fatto per te!". Ma, appunto, noi non abbiamo chiesto di venire al mondo. Se
avessimo saputo quello che ci aspettava, probabilmente avremmo detto "No,
grazie!".
Forse è ovvio far notare, a questo punto, che io sia sempre stato un
pessimista....Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Mezzo
vuoto? Macché! QUASI COMPLETAMENTE VUOTO!
É il mio destino: essere un estremista anche nel pessimismo!
Infanzia e prime esperienze di.....
No, nessun Casanova, anzi! Ero timido ed imbranato
allora e, nell'anno di grazia 2007 a 52 anni non molto è cambiato. E non credo
neanche di essere tanto intelligente. Di una cosa sono sicuro e certo: di
avere, anzi, di NON avere memoria. É sempre stato un mio problema. Dovevo
studiare il triplo degli altri per ricordarmi qualche cosa e le poesie, poi! Un
vero incubo. Non so quanto studiai, per l'esame di media inferiore, per
ricordarmi A Silvia di Leopardi. La ricordo ancora adesso quasi
interamente. Ed anche La pioggia nel pineto di
D'Annunzio. Dell'ultima delle tre poesie su cui mi ero preparato, la più
corta, A Zacinto di Foscolo, invece neanche un
verso mi rimane. Era senza dubbio quella che mi piaceva di meno.
L'infanzia non fu poverissima ma non si navigava certo nel denaro. Mio
padre, nato a Canosa di Puglia in provincia di Bari
nel 1912, faceva il sarto come mia madre, nata invece a Milano da una milanesissima famiglia: il nonno era sagrestano, e tutta la
famiglia era di bigotti, uno più dell'altro.
Tralascio qui di narrare perché mio padre, piuttosto violento e prepotente
anche se spesso ingenuamente ridanciano fino alle lacrime, litigasse sempre con
mia madre: non vorrei annoiare nessuno. Prima mio fratello, nato nel '41, e poi
io dovemmo subire questo clima non certo idilliaco.
Ma c'erano anche momenti di gioia e di spensieratezza, soprattutto quelli
passati in vacanza e nei fine settimana, per tredici anni (da quando ne avevo
sei) trascorsi in provincia di Varese, nel piccolo paese di Bedero
di Valcuvia, dove avevamo
una casa in affitto. Lì, inevitabilmente, è rimasta una parte di me: nei boschi
e nelle basse montagne che ho percorso innumerevoli
volte. Spesso ci torno, e ne traggo giovamento. Ma, ahi loro (i credini di tutte le tipologie), non ho
mai incontrato né Dio, né elfi, né silfidi, né nani, né coboldi, né ninfe. Del
primo non mi importa, ma gli altri, tutto sommato, mi
sarebbe piaciuto incontrarli...

Negli anni successivi girammo anche vari paesi della Val
Brembana, ma mi ricordo più i sentieri della Val Ganna, il Monte Martica coi suoi Tre Valicci (bellissimi prati a mezza costa), il Poncione di Ganna, il Monte Mondonico con l'omonimo paese, dove andavamo spesso in una
certa trattoria, che aveva anche un campo di bocce, il lago di Ghirla, le trincee della linea Cadorna verso Cunardo e verso Masciago,
costruite durante la Prima Guerra Mondiale per fronteggiare un attacco
austriaco dalla Svizzera che non ci fu, il Monte Sette Termini e il grande
complesso del Campo dei Fiori le cui innumerevoli grotte, molti anni più tardi,
furono da me percorse ed esplorate come speleologo!

Inevitabilmente mi piace andare in montagna e nei boschi ma calmo, senza
fretta: giudico un'assurdità la corsa in montagna,
anche se indubbiamente ammiro la prestanza fisica di chi la pratica. Non ho mai
fatto veramente alpinismo perché non ne ho il fegato: se il mio record in
altezza è sui 4000 del Breithorn (che è alto circa
4182 m) a Cervinia quando dovetti fermarmi per un violento mal di testa,
l'unica scalata mai compiuta è stata quella del Carrè Alto in Val di Fumo in
Trentino (circa 3520 m, se non ricordo male), dove pare affrontassimo un 4°
grado. Tredici ore di cammino per raggiungere, dopo la vetta, un bivacco e
superare un parziale sprofondamento in un crepaccio apertosi sotto i miei
piedi!

Ricordo anche la ferrata del Medale sopra Lecco,
compiuta due volte, la risalita del torrente lungo la funivia che collega Barzio ai Piani di Bobbio (con alcuni punti un po' ostici),
compiuta in solitaria, e qualche altra cosetta....ah,
certo: a tappe, alcune volte da solo altre volte in compagnia, con la tenda,
tutta l'Alta Via Lariana dal Monte Bisbino a Sorico, circa 130 chilometri tra boschi e prati, veramente
un bel ricordo.
Ora da anni la pigrizia mi appesantisce e riesco a fare qualche giretto
breve nei boschi, di tanto in tanto.
Ateo praticamente da sempre...
Mio padre era fascista ma, più che altro, era per le dittature: una delle
sue frasi era, più o meno "Il popolo bue ha
bisogno di guide forti, non importa se Hitler o Stalin". Vi lascio
immaginare l'acutezza e la profondità del suo pensiero politico....
Mio padre, però, era anche ateo. Un ateismo primordiale, essenziale:
"Sono tutte balle, e i preti ne approfittano per i loro sporchi
interessi", era quello che soleva ripetere. Naturalmente noi ascoltavamo,
a pranzo o a cena, i suoi racconti di infanzia, la
guerra, la prigionia ed il suo ateismo. Ascoltavamo e basta, perché non era
consentito il dibattito....
Ecco perché non ho praticamente avuto alcuna
educazione religiosa ed, anzi, il suo contrario. Almeno non ho avuto crisi e
conversioni, come altri amici e compagni che ho conosciuto poi. Bisogna dire
che alcuni di questi, campioni di coerenza, sono perfino diventati buddisti,
seguaci di questo o quel guru, mistici in servizio permanente effettivo...
La superstizione esce dalla porta e rientra dalla finestra.....
A dodici anni, per il cosiddetto
"quieto vivere", feci anch'io, alla stessa età di mio fratello, prima
comunione e cresima, e relativo catechismo. La domenica dopo volli andare a messa, influenzato dalle storielle del
catechismo: mi bastarono le stronzate che mi toccò udire per "ri-convincermi" di essere ateo, e finì lì.
Anzi, fu l'ateismo immaturo di cui andavo fiero che mi allontanò per sempre
dagli amici di infanzia, di cui mi sentivo
"superiore". Quando poi, alle scuole superiori, io andai a sinistra e
loro a destra la separazione fu irreversibile....
M'innamorai, o almeno così credetti, diverse
volte, e ne fui anche ricambiato: ma ero troppo timido ed
imbranato per combinare qualcosa....
Scuola diurna, poi subito le serali e...il lavoro.
A scuola arrivavo giusto alla sufficienza, e mi impegnavo
solo nel disegno, nella letteratura e nell'educazione fisica. Spesso non
seguivo la lezione e mi leggevo per conto mio tutto ciò che, guarda caso, la
professoressa d'italiano non avrebbe spiegato....
Alla fine delle medie inferiori non avevo alcuna idea di cosa fare nella
vita e, praticamente, decise mio padre: fu così che,
disgraziatamente, mi iscrissi a ragioneria. Nulla era più lontano dalle mie
caratteristiche ed attitudini. Avevo una certa
propensione per il disegno, per la letteratura e per l'educazione fisica. Per
fare l'Isef (Istituto Superiore di Educazione Fisica) occorreva comunque un
diploma. I miei genitori interpretarono male una guida per la scelta delle
scuole superiori e pensarono la stessa cosa per la scuola di tecnica
pubblicitaria. Del liceo neanche se ne parlava perché non dava nessuna
possibilità di impiego immediata, delle scuole
magistrali neppure, quindi...o geometra o ragioniere.....
Il primo anno lo feci al Cattaneo di Milano, in
piazza Vetra. L'anno successivo la famiglia
aveva bisogno di entrate ed iniziai a lavorare e, di
conseguenza, a studiare al Cattaneo serale.

Io sono uno di quelli per cui si è coniata la frase "se tu trovassi
chi ha inventato il lavoro...".
Sostanzialmente è vero: in questo schifo di società non ho mai, e non ho
ancora, trovato un lavoro che veramente mi soddisfi (tranne il sogno di aprire
una libreria...). Di conseguenza non mi sono mai impegnato più di tanto. Ancora
adesso non riesco ad entusiasmarmi in nessuno ruolo
perché ho sempre in odio l'intera società, di cui il mondo del lavoro e delle
imprese è degno rappresentante. L'unico lavoro che potrei fare con una certa
soddisfazione è il libraio. E quante volte ho pensato e progettato di farlo!
Nei primi anni di lavoro venivo continuamente
licenziato: me ne fregavo assolutamente e, come fattorino, me ne andavo in
giro, perdendo del gran tempo. E non mi impegnavo
assolutamente: ero completamente irresponsabile.
Restai disoccupato grosso modo dal
1974 al 1981, tranne che per contratti a termine alle Poste nel 1976, nel 1977
e nel 1978.
Nella prima metà del 1975 cominciai a dipingere quadri naif molto
commerciali in uno "studio", dove feci alcune amicizie che si
protrassero fino a pochi mesi fa (2007). Nel 1978 subentrai, al
mattino, ad un amico che faceva le pulizie, ed altro, in un centro culturale
nel quartiere di Brera, fondato da Craxi, che incontrai diverse volte. Rimasi
lì fino quasi alla fine del 1982, ma avevo già trovato lavoro come fattorino
nel settembre 1981 in una associazione di industriali
grafici (grazie alla raccomandazione della madre di un'amica) e poi, nel maggio
1982, mio fratello riuscì a farmi entrare in (omissis), dove lui
lavorava con un certo "successo" dai primi anni '60.
Sono ancora in quell'azienda, non so fino a quando....
La politica
Negli anni dell'adolescenza mi bevevo, ovviamente, quello che diceva mio
padre. Sarei potuto quindi diventare un rozzo fascista
o, comunque rozzo, destroide. Ma al Cattaneo
diurno (autunno del 1968!) incontrai i compagni...
Qualche assemblea, qualche corteo che abbandonavamo per andare a giocare al
pallone, e niente di più.
Ma un anno dopo, al serale, la musica
cambiò. Iniziai subito con una formazione emanata da Avanguardia Operaia, il
Comitato di Agitazione dei Lavoratori Studenti di
Milano e Provincia. Ci furono molti più scioperi e cortei, le riunioni nella
mitica sede di Avanguardia Operaia sita in via Vetere,
al quartiere Ticinese, e i mitici panini e piatti del Rattazzo,
all'angolo con corso di Porta Ticinese, che ha chiuso l'attività solo verso la
fine del 2006.
Con tutto questo, ovviamente, aumentarono le assenze da scuola, ed il mio profitto calò vertiginosamente.
Fui rimandato a settembre e poi bocciato, e ripetei la seconda.
In quell'anno divenni amico del mio compagno di banco, Giulio F. Suonicchiava la chitarra ed era uno sfegatato fan di
Fabrizio De Andrè, che io conoscevo solo superficialmente. Rimanemmo amici fino
all'inizio del quarto anno, poi ci allontanammo, ci ritrovammo per un po' e poi
non ci frequentammo più. Un peccato, mi manca ancora
adesso.
Fui sempre rimandato, tranne che in quarta, anno nel quale, infatti,
ridussi quasi a zero la mia "attività politica".
In quinta non so ancora come sia riuscito a diplomarmi con un misero 38/60,
con una certa delusione del bravo professore di italiano,
che da me si attendeva almeno un 46-48. Ironia della sorte
fu che, già dalla seconda, era nato in me un interesse per l'architettura che
nutro ancora adesso, senza avere le basi per assecondarlo appieno.
Uscendo da scuola e scendendo i gradini, dopo aver letto i risultati, alzai
entrambi i pugni al cielo ed esclamai "É finita!". Per me finiva la
scuola ed iniziava il lungo periodo della
disoccupazione.
La disoccupazione
Fui disoccupato dal luglio 1974 al settembre del 1981. Per continuare
l'attività politica a scuola fu deciso che io ed il
mio amico Giuseppone ci iscrivessimo al Cattaneo
geometri. Ma il preside ci conosceva e fece in modo di
impedircelo. Continuai così a fare politica da "esterno". Tra il 1975
ed il 1976 lavorai al "Quotidiano dei
Lavoratori" ed ebbi modo di scrivere qualche articolo e qualche intervista
in ambito musicale (con un amico e collega). Per tre mesi nel 1976 e nel 1977,
e per sei mesi nel 1978, lavorai con contratto a termine alle Poste, e ricordo
con molto piacere quei periodi e qualche amicizia coltivata in quel periodo.

Sarei dovuto partire per il servizio militare, e decisi di tentare di fare
l'allievo ufficiale come mio fratello, che ha tredici anni più di me. Ma la
situazione si era ribaltata ed ora c'erano molti più
aspiranti che posti disponibili. Dopo una serie di ritardi, quando ormai avevo
deciso di partire anche come soldato, pur di togliermi quel fastidio, mi arrivò
il congedo per sovraffollamento di contingente.
Quindi evitai la tragedia di fare il militare anche se
così ebbi molto meno da raccontare agli amici ed alle ragazze....
Per un lungo periodo in quegli anni mi trovavo quasi tutte le sere al
famosissimo Bar Magenta di Milano, frequentato in quel tempo, più o meno, da giovani e gente di sinistra. Lo splendido bar
liberty accoglieva le nostre lunghe discussioni, accompagnate da birre e
panini, ed ancora non si presagiva il
"riflusso" dalla politica.
In politica ero stato subito scettico riguardo ai facili entusiasmi ed al culto della personalità: fine nelle prime riunioni con
i compagni maoisti di Avanguardia Operaia osavo obiettare, di fronte a tutto
questo culto di Mao, che tutto ciò mi sembrava esagerato e che la
"rivoluzione" cinese non era certo stata opera esclusivamente sua!
Qualche anno più tardi Trotzky mi diventò sempre
più simpatico (qualche superstizioso di astrologia non troverebbe un caso il fatto che entrambi saremmo del segno dello
Scorpione...). Già nel 1976 avevo preso contatti con la IV Internazionale,
abbandonando l'area di Democrazia Proletaria, e
protrassi con loro la mia attività politica fino alla fine del 1979.
Non avevo fiducia nel "popolo" già nel 1972, quando scrissi
alcune riflessioni su un bigliettino in cui affermavo che i rivoluzionari in
Italia non sarebbero mai andati al potere con le masse ma con un colpo di mano,
un colpo di Stato. Alla fine del 1979 avevo perduto
qualsiasi speranza residua in un cambiamento sostanziale e radicale, in Italia
come nel resto del mondo. Decisi quindi che io, che ci avevo creduto seppur con
un po' di scetticismo, non ritenevo più sensato
dedicare la mia vita ad un evento che non si sarebbe mai verificato.
Abbandonai quindi definitivamente la cosiddetta "attività
politica".
La "scoperta" di Max Stirner
Proprio in quel periodo, dopo aver ri-letto Herbet
Marcuse ed aver trovato in
lui (tranne che per l'abbaglio maoista) un "giustificazione" al mio
abbandono della politica attiva, lessi l'unica grande opera di Max Stirner, ovvero L'unico e la sua proprietà. Fu una
lettura appassionante, la valorizzazione dell'individualismo che avevo sempre
covato, ma mai un idolo da adorare o un feticcio da esporre al posto di Marx, Lenin o Trotzki, neanche
questi, comunque, mai considerati da me delle divinità, come hanno fatto quasi
tutti gli altri compagni.
Mentre la sinistra, anche estrema, si disfaceva,
si sviliva oppure, ciecamente, continuava a coltivare l'idea della magnifiche
sorti del proletariato in lotta, e iniziava l'incubo degli anni '80,
seguito presto da altrettanti anni di merda come i '90 e quelli attuali, io
arrancavo, orfano di una rivoluzione in cui non credevo ma niente affatto
convertito al capitalismo rampante, alla Milano da bere ed altri simili
idiozie. E sempre continuando a pensare ad una società
radicalmente alternativa che mai si attuerà.
Doppia frustrazione, dunque.
Ed ora?
A seconda del mio umore ci sarebbero due
conclusioni.
Conclusione pessimista
Senza professionalità, senza soldi, senza prospettive alternative di lavoro
che si possano realizzare, con la pensione che si allontana ad
ogni riforma (di destra o di finta sinistra), sempre contro, giudicato
da alcuni o stupido o pirla o, comunque, arrogante ed intollerante....
Conclusione ottimista
Ma sì, ho fatto quello che ho potuto, ho girato un po' il mondo, penso di
avere avuto sostanzialmente la ragione dalla mia parte non sempre, ma
certamente spesso, per il futuro sarà quello che sarà e chi non mi sopporta,
peggio per lui, si impicchi! E se non posso certo dire
di avere avuto una brillante vita sessuale non ha
senso parlarne ancora, ormai quel che è fatto è fatto, pazienza!
In ogni caso....
Si tira avanti, sperando nella vincita al Superenalotto o al gratta e vinci....
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