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Questa pagina verrà lentamente implementata con alcune cronache e fotografie relative ai miei discretamente numerosi viaggi, i quali hanno fatto in modo che io, improvvida cicala, mi ritrovi nel 2007 a 52 anni con pochissimi soldi da parte.....
Per il momento ecco un breve elenco cronologico (Ultimo aggiornamento: 20 Marzo 2008 dc).
1974:
Le mie prime vacanze senza la famiglia. In nove, su tre Fiat 850, sette compagni e due compagne, da Milano al Gargano. La prima auto cominciò a dare problemi appena fuori Milano, già alle 7,30, e dovemmo poi lasciarla da un meccanico un po' prima di Bologna. Cominciarono l'autostop in tre. La seconda non reggeva il peso e scaricò altri tre, tra cui il sottoscritto, poco dopo Bologna nel primo pomeriggio. Arrivammo a destinazione alle 19 del giorno dopo. Quella stessa auto rimase ferma a Cattolica, con quella che poi divenne per breve tempo una coppia, e ci raggiunse a Termoli cinque giorni dopo. Ovviamente mi ero subito invaghito della ragazza della coppia formatasi a Cattolica, R. Probabilmente non ci avrei combinato nulla come al solito ma il furbacchione W.M. aveva fatto finta di addormentarsi pesantemente pur di restare solo con lei e, dal momento che era bello e sveglio, non ci mise molto a riuscire nel suo intento.Noi due, L. ed io, ed E. ci piazzammo sulla statale poco fuori Bologna per fare autostop: E. fu fortunato e, con pochi passaggi, arrivò alle prime ore del mattino successivo a destinazione. Per noi, invece, iniziò l'avventura.
Percorremmo diversi chilometri a piedi verso l'autostrada, nutrendoci con un'anguria. Giunti al casello, nessuno ci caricava ed entrammo in autostrada per essere beccati quasi subito dalla polizia stradale, con scenette comiche di contorno. Beccati un'altra volta, fummo accompagnati fuori dal casello.
Decidemmo allora di andare alla stazione e prendere un treno. Lo prendemmo al volo, era un locale, quasi alle 22. Ad Ancona prendemmo l'espresso diretto a Lecce. Intorno alle 7 del mattino successivo eravamo a Termoli. Breve colazione e poi autostop. Dovevamo andare a Torre Mileto? Fummo così fortunati che un camionista capì male la destinazione e ci scaricò a Torre Fortore, ma mancavano circa 40 chilometri....
Mangiammo qualcosa in un bar e poi ri-tentammo con l'autostop. Passammo diverse ore sotto un ponte di una superstrada: inutile, gli autisti ci prendevano in giro ridendo e nessuno ci caricava. Con quattro fortunosi passaggi e rubando dell'uva lungo il percorso arrivammo a Torre Mileto alle 18 circa....
Non trovando nessuno dei punti di ritrovo stabiliti con gli altri (non una piazza principale, non il palazzo del Comune, non la stazione ferroviaria) ma solo quattro case, la spiaggia ed un campeggio, ci sedemmo sconfortati lungo la strada, non sapendo cosa fare.
Di lì a poco passo la prima 850, con a bordo F. ed E. (quello fortunato...), e ci porto esausti al campeggio.
Eravamo anche senza bagagli, rimasti sulla 850 a Cattolica, e dovemmo farci prestare persino il costume da bagno....
Il campeggio era bello, pulito e ordinato, ma ci restammo poco. Ci trasferimmo sulla spiaggia libera di Termoli, aspettando i due da Cattolica. Lì facemmo amicizia con una coppia di anziani barlettani, che erano lì in roulotte con la nipotina, e passammo cinque giorni insieme a loro. Nel frattempo WM e R. ci avevano raggiunti: la nostra meta erano le isole Tremiti. Ci recammo quindi alla partenza dei traghetti ma lasciammo perdere: ci narrarono che le isole erano superaffollate di turisti e che mancava perfino l'acqua.
Partimmo quindi per Vieste, dove ci stabilimmo in un superbo e nuovissimo campeggio, che aveva l'unico difetto di essere cosparso di sassi: io dormivo senza branda ed ebbi quindi alcuni problemi la notte...
In quel campeggio trovammo una combriccola di compagni romani del Movimento Studentesco. Facemmo amicizia appena in tempo perché avvenisse la strage del treno Italicus. Ci impegnammo quindi in un raid nel paese per la giusta dose di scritte militanti sui muri: con i compagni presenti a Peschici eravamo un bel gruppo di 70!.
I fascisti locali erano pochi ma bene organizzati (compreso il proprietario del nostro campeggio, che per l'occasione aveva fatto innalzare da alcuni che avevano una tenda nei pressi una gigantesca asta con la bandiera italiana - per quei tempi un'autentica provocazione): ben presto trovammo le targhe delle nostre auto segnalate sui muri con l'invito ad andarcene, se no ci avrebbero "rotto i denti"....
Passammo comunque dei bei giorni, visitando Peschici, la Foresta Umbra e quella misteriosa e segreta baia rocciosa prima di Pugnochiuso (dove sorgeva uno dei primi villaggi-vacanza italiani ed, allora, esclusivi) dai ciotoli rotondi e dall'acqua cristallina che ancora adesso vorrei tornare a vedere, sperando di non trovarla del tutto cambiata (in peggio, ovviamente).
Dal momento che Sa era nato a Canosa, lui, F. ed io andammo a farci un giro. Io ci tornavo per la prima volta dopo che la visitai con i miei genitori nel novembre del 1970 dc. La madre di Sa, vedova da anni, conviveva con il fratello, col quale Sa non aveva buoni rapporti. Parlando di me si venne a scoprire che lo zio di Sa era stato il capo mastro di mio padre in una sartoria a Canosa, e se lo ricordava molto bene!
Il viaggio di ritorno a Milano fu, per fortuna, del tutto regolare: tornai a casa abbronzato per la prima volta e, grazie alla salsedine, mi era scomparsa del tutto la forfora che per un po' mi aveva infastidito. Ero riuscito anche a provare più che simpatia per L., una bellissima ragazza romana dagli splendidi occhi e dai capelli nerissimi (era col gruppo dei romani del nostro campeggio) ma, ahimè, non avevo speranze: il suo rapporto di coppia era solidissimo!
Le amicizie romane comunque, oltre che essere gradite, ci furono anche utili: in occasione del congresso nazionale di Avanguardia Operaia, di cui Sa era delegato, andammo a Roma lui, F. ed io, ospitati dai romani per qualche giorno. Anche nel 1976 approfittai della loro ospitalità per partecipare ad un concorso di una banca.
1976:
Partimmo in tre (io, S e G), in treno con tenda canadese, alla volta di Albinia, in provincia di Grosseto. Alla partenza, alla Stazione Centrale di Milano, incontrammo per caso altri due compagni, che non conoscevamo, e che partivano senza sapere dove andare! Così vennero con noi. Sul posto ci trovammo insieme ad una settantina di compagni di Avanguardia Operaia ed un pessimo mare.Dopo una settimana circa ci trasferimmo allora a Moneglia, sulla riviera di Levante del Mar Ligure. Conoscevo il posto per essere stato qualche giorno nella casa che mio fratello aveva affittato due anni prima.
Il campeggio era strapieno e fu un miracolo trovare un posto per la tenda. G. non si adattava alla vita da campeggio: ritornò a casa promettendo di venire solo per la giornata del sabato successivo. Così fece. Il suo degno compare S, la settimana seguente, fece lo stesso dicendo che sarebbero venuti entrambi il sabato per smontare la tenda e tornare con me a Milano. Ovviamente non lo fecero e telefonai loro imbestialito alle 13.30 del sabato. Non riporto, per decenza, cosa S ebbe il coraggio di dire a loro giustificazione. Dissi loro che avrei lasciato lì la tenda e che saremmo tornati insieme a prenderla. Ciò non avvenne mai e dovetti andare a prendermela da solo, qualche mese dopo, approfittando del viaggio di ritorno da un concorso svolto a Roma. Era ottobre: fantastico! Moneglia sembrava disabitata: aperti pochissimi bar e ristoranti, le foglie degli alberi piacevolmente ricoprivano le strade, l'aria era fresca e ventosa come piaceva a me, al ristorante ero quasi da solo. Con molta, molta calma, ritirai la mia tenda e me ne tornai a Milano.
Qualche anno dopo vendetti la tenda ad una mia collega, senza dare un soldo agli altri due che se ne erano sempre infischiati.
Ho sempre ammirato molto la coerenza, la correttezza, la puntualità, il senso civico, il rispetto per gli altri anche nelle piccole cose, e cerco io stesso di uniformarmi a questi princìpi: la mancanza di queste qualità nel mio prossimo mi irrita profondamente, ne soffro e mi incazzo.....
1977:Prime vacanze all'estero (in treno ma senza tenda), destinazione Ungheria. Prima io e G. a Vienna, il giorno dopo venimmo raggiunti da W e M. Circa una settimana nella splendida capitale austriaca, poi un'altra settimana a Budapest e poi altri sei giorni circa a Pècs, vicino ai confini della Jugoslavia.
Devo dire che questo viaggio era da me grandemente atteso per due motivi principali: vedere di persona la realtà dei Paesi dell'est europeo, di cui si sentiva tutto ed il suo contrario, e verificare la presunta maggiore disponibilità ai rapporti umani delle ragazze dell'est....
In entrambi i casi ebbi modo di verificare aspetti positivi e negativi.
La scoperta della splendida Vienna fu per me basilare: la considero una delle più belle ed interessanti città del mondo, soprattutto per l'interesse che già allora nutrivo per l'architettura, ed una delle città in cui mi piacerebbe abitare soltanto anche soltanto per questo aspetto (le altre sono Parigi e Londra).
Per ragioni burocratiche, quando partimmo per Budapest, al confine fummo costretti a scendere dal treno, tornare in Austria e poi prendere un taxi per un altro valico poco distante. Scoprimmo che il tutto, che sospettammo essere architettato ad arte, conveniva sia agli ungheresi (che ci obbligavano, all'altro valico, ad un cambio obbligatorio giornaliero che non era richiesto in quello da cui provenivamo) ed agli austriaci (ovvero i tassisti....).
Il risultato di tutto ciò fu che facemmo sera, e dovemmo incamminarci a piedi, per una strada pressoché buia, verso il primo paese dotato di stazione ferroviaria. Naturalmente a ciò si aggiunse il fatto che non avevamo mangiato nulla e che dovemmo tirare la cinghia fino al mattino dopo!
L'attesa in quella stazioncina fu lunghissima: il primo treno per la capitale arrivò alle 4, pieno di operai che finivano il turno di notte, ed arrivammo a Budapest alle 8!
Qui giunti avemmo modo di constatare di quanto la stazione e le sue vicinanze, contrariamente a quanto la propaganda occidentale volesse far credere, era piena di attività e di movimento. Riuscimmo comunque a far colazione in una specie di grande bar lì nei pressi, e poi iniziò la caccia all'albergo.
Non demmo retta subito a M., che ci era già stato, e passammo la giornata a salire e scendere dai taxi cercando inutilmente posto in diversi hotel. Finalmente a sera demmo retta a M e tornammo vicino alla stazione, nei cui pressi cera un ufficio Ibusz. L'Ibusz era una sorta di ufficio ungherese del turismo presso il quale era possibile trovare alloggio presso i privati. In meno di quindici minuti avevamo trovato due stanze, ed anche vicine tra loro.
I successivi sette giorni li passammo a visitare questa splendida città, i suoi giardini, il suo grande zoo, le sue strade mitteleuropee e la pittoresca parte vecchia di Buda, sull'alto della collina, con una spettacolare veduta sul Danubio. Non riuscii allora, né dopo, a visitare il Parlamento, costruito in stile neogotico sulle rive del fiume: c'era bisogno di un permesso particolare per visitarlo ed ancora adesso tornerei a Budapest solo per visitare questo splendido palazzo, la cui struttura ricorda l'House of Parliament di Londra.
Mi colpì la gentilezza della popolazione: ci capitò che si offrissero di aiutarci quando ci vedevano intenti a consultare la cartina, e qualcuno allungò il suo percorso per mostrarci la strada.
Anche a Budapest, e forse più di Vienna, si mangiava splendidamente e spendendo poco.
Dalla capitale andammo, sempre in treno, a Pécs, una piccola cittadina a sud, ai confini con la Jugoslavia. Anche qui trovammo alloggio presso la popolazione, e ci trovammo abbastanza bene. La nostra situazione economica era talmente florida che mangiavamo spesso nel Grand Hotel Nàdor, al quale, se fossimo stati in Occidente, non avremmo potuto neanche avvicinarci, e passavamo le sere fino a tardi nei locali, offrendo anche da bere. Ovviamente questa nostra posizione di vantaggio era dovuta alla completa separazione economica e valutaria tra i Paesi occidentali e quelli che ancora oggi vengono definiti come i Paesi del "socialismo reale" A questo proposito ebbi modo di constatare che, nonostante la distanza anni luce dai principi marxisti, in questi Paesi qualcosa principio era rimasto, come il lavoro e la casa per tutti, la salute e l'istruzione completamente gratuita, l'alto livello di istruzione. Il tutto era condito da una certa corruzione diffusa sia tra i funzionari dello Stato sia tra i militari ed i poliziotti, ma l'Ungheria era unanimemente riconosciuta come uno dei Paesi "comunisti" migliori in assoluto, nel quale addirittura era diffusa anche la proprietà privata, in alcuni settori commerciali e produttivi, e in cui, malgrado la repressione del 1956 dc, la popolazione godeva di una certa libertà.
Malgrado alcuni screzi coi miei compagni, che talvolta trovavo eccessivamente pigri, ricordo ancora con piacere queste vacanze, anche se con le ragazze, malgrado l'ottimismo iniziale, non combinammo proprio un bel nulla....
1978:Con l'auto di W in Polonia, passando da Vienna. Prima andarono W e Gp, che ebbero la fortuna di visitare Cracovia, dopo qualche giorno io, S e G li raggiungemmo in treno. Gp, con ferie più corte, tornò dopo quindici giorni.
Noi altri rimanemmo inchiodati a Varsavia per altri quindici giorni. A G e S di essere in Polonia, e di visitarla, non importava proprio un bel nulla: a loro interessavano le ragazze, e basta. Si alzavano tardi, pensavano a raggiungere un ristorante per pranzare ed un altro ristorante per cenare, ed un posto la sera per "rimorchiare".
Riuscimmo a malapena a fare un giro in una foresta nei pressi di Varsavia e per due giorni di seguito, provando tutti l'ebbrezza di andare a cavallo, ma non si riuscì a fare granché d'altro.
Io e W la pensavamo le vacanze in modo diametralmente opposto agli altri due, avemmo diversi contrasti con loro e, quindi, giudicammo questa vacanza non molto positivamente, soprattutto a causa di S (che influenzava molto G), tanto che decidemmo che, in linea di massima, non avremmo più fatto vacanze con S. E così fu.
Di questa vacanza ricordo con piacere di come il regime avesse ricostruito interamente Varsavia dalla distruzione, e come avesse ricostruito fedelmente la città vecchia, Stare Miasto, tanto da rimanerne sbalorditi. La nuova Varsavia era costruita seguendo i dettami del costruttivismo ripensati in salsa sovietica, ma il tutto era piuttosto gradevole. E mi ricordo con piacere che tutte le sere il centro di Varsavia veniva lavato con potenti getti d'acqua e pulito alla perfezione....
1979:W e Gp partirono in auto prima alla volta della Bulgaria, e si fermano a Sofia. Io li raggiunsi in aereo due giorni dopo, perché dovetti restare a Milano al Centro Internazionale di Brera, dove lavoravo part-time, perché vi si girava un film, e io dovevo essere presente. L'aereo per Sofia mi fu pagato quasi interamente dalla produzione.
Fu quello il mio primo volo aereo, e devo dire che fu forse il migliore: l'atterraggio fu dolcissimo e quasi non me ne accorsi. Alla partenza fui un po' in tensione, comprensibilmente, ma superai tutto piuttosto felicemente.
Gp tornò indietro da Sofia, io e W proseguiamo per Burgas sul Mar Nero. In quei giorni a Burgas stavo leggendo "La valle dell'Eden" di Steinbeck e credo di aver stabilito il mio record di lettura: 80 pagine al giorno. Pagine fitte e corpo piccolo, credetemi.
Complessivamente in Bulgaria mi trovai bene: girammo qualche località dell'interno, trovammo un Paese non ricco ma non certo poverissimo come è sempre stato descritto dai giornalisti prezzolati di regime, un Paese bene organizzato, pulito ed in ordine (soprattutto la capitale).
Sulle spiagge del Mar Nero giravano, due volte al giorno, delle donne che pulivano meticolosamente: l'Occidente democratico ed opulento avrebbe dovuto imparare da loro, altro che palle!
Io e W, nelle ultime due settimane, facemmo vita balneare, ci trovammo benissimo e tornammo a casa decisamente soddisfatti.
In Jugoslavia, in Istria, ci trovammo a viaggiare di sera sotto una violenta pioggia: ricordo che, affamati, trovammo un piccolo ristorante lungo il percorso. Ci trovammo veramente bene, facemmo anche un bis e pagammo, ovviamente, una miseria (per noi).
Ricordo anche che l'auto stava finendo il carburante: al confine con l'Italia c'era un distributore, e commettemmo l'errore di non fare benzina. Bene: prima di trovarne uno in Italia dovemmo percorrere ben trenta chilometri, e ci arrivammo quasi a spinta. Questo tanto per un confronto tra i due mondi.....
1980:In auto (una Fiat 127!) con F e l'allora sua compagna L, l'unica con la patente e proprietaria dell'auto, in Irlanda passando dall'Inghilterra meridionale ed il Galles.
Partimmo un sabato. Già prima di Calais l'auto cominciò ad andare in ebollizione. Un meccanico ci disse che un manicotto non proprio a posto aveva causato la rottura della culatta e quindi la perdita di acqua del radiatore. Consiglio: " Riempite sempre il radiatore e a Folkestone (vicino a Dover) andate alla Fiat".
Così facemmo ma siamo rimasti bloccati fino al martedì. Di fronte al salasso ci contammo i soldi in tasca e dovemmo decidere: o fare due settimane anziché tre o riuscire a tirare avanti spendendo in totale, a testa, non più di cinque sterline.
Beh, ci riuscimmo. Anche grazie al fatto che in certi campeggi arrivavamo tardi e uscivamo presto, senza incontrare nessuno che ci facesse pagare. E facemmo molto campeggio libero.
Percorremmo l'Irlanda grosso modo seguendo una "x": da Dublino raggiungemmo il Donegal, una regione piuttosto selvaggia a nord-ovest, da Sligo (dove si svolgeva un grande raduno-concerto di tre giorni di musica varia) andammo nell'Ulster, scendendo poi verso il centro, raggiungendo Galway sulla costa est. Percorremmo il Kerry, raggiungendo Cork sulla costa sud per poi tornare al traghetto per il Galles a Rosslare. Tutti e tre variamente appassionati di musica anglo-celtica frequentammo sempre i pub, dove di sera quasi sempre c'era musica dal vivo.
Sulla via del ritorno giungemmo alla mitica Stonehenge e a vari punti di interesse della civiltà megalitica e di quella celtica.
In quell'occasione evitammo di toccare Londra.
1981:Con gli stessi dell'anno prima, ma con una 127 migliore ed io fresco di patente, toccammo Vienna, raggiungemmo Danzica (Polonia) e tornammo sostando in Ungheria e in Jugoslavia.
Speravamo che il regime facesse quello che poi ha fatto nell'autunno (la repressione di Solidarnosc) per fare qualche foto e rivenderla. I russi avevano tagliato i rifornimenti e si mangiava poco e male, non si trovava birra e solo grazie a qualche "napoletano polacco" riuscimmo, a Danzica, a mangiare un po' decentemente. Quando fu scaduto il visto di una settimana la terribile burocrazia necessaria per rinnovarlo ci indusse a fare una tirata, dormendo in auto, pur di uscire dalla Polonia. E una sera ci sfilarono il vetro posteriore dell'auto e ci rubarono cibarie e qualcos'altro.
Alla frontiera cecoslovacca di Zakopane un poliziotto deficiente (della Cecoslovacchia) sbagliò ad interpretare la carta verde e ci disse che non potevamo passare. Dopo un'oretta di discussioni i polacchi gli fecero capire l'errore (che noi capimmo solo dopo) e ci lasciò passare.
Contrariamente al viaggio del 1978, questa volta avemmo problemi perfino nel mangiare decentemente.
Viaggiammo poi in Ungheria, attraverso la pianura della Puzca, e fermandoci qualche giorno nella splendida Budapest. In Ungheria ci trovammo assai bene (l'Ungheria veniva definita la Svizzera dei Paesi dell'Est), malgrado che a Budapest fossimo truffati al cambio nero, perdendo qualche decina di dollari.
Toccammo il lago Balaton sulla sponda nord, ma fummo funestati da nugoli di zanzare.
Passammo poi dalla Jugoslavia, che trovammo molto boscosa, percorremmo la Bosnia e la Slovenia passando poi dall'Istria. Anche in Jugoslavia ci trovammo complessivamente bene. Nulla lasciava presagire ciò che sarebbe avvenuto di lì a qualche anno....
1982: Appena assunto in (omissis) e con solo dodici giorni di ferie, prima passai 5 giorni ai primi di settembre a Bormio in Valtellina da solo. Avrei dovuto fare un trekking ma, essendo rimasto solo, andai ugualmente con la mia 127 bianca, facendo qualche giro, partecipando ad una escursione di un giorno in Val Zebrù con le guide del posto.
Dopo una settimana di intervallo partii per sette giorni a Praga con Giuseppone, in aereo. Ci trovammo complessivamente molto bene, avemmo modo di visitare un interessantissimo museo del design, e passare qualche serata nelle famose birrerie praghesi.
1983:Il mio primo viaggio in Islanda, da solo.
Da qualche tempo progettavo questo viaggio, e guardavo con voracità le pagine di una guida dell'Islanda reperita al consolato di Milano, con le sue foto bellissime in pieno sole, con paesaggi mozzafiato che, in parte, ammirai poi di persona. Preparai accuratamente il viaggio, basato su un viaggio organizzato che, però, utilizzai solo in parte: partii da solo in treno per Lussemburgo, e da qui, con un ritardo i sei ore a causa del tempo perturbato, giunsi a Rejkyavik in tarda serata.
In questa splendida piccola città stetti due giorni pieni, per poi partire per il viaggio organizzato di quindici giorni, che toccò i punti principali dell'isola, percorrendo anche l'interno: la piana di Thingvellìr, la penisola dello Snaeffelsnes, Akureiri, Godafoss, Asbyrgi, il lago Mivatn, la caldera dell'Askja, le cascate di Dettifoss e di Gulfoss, Geysir.
Il giro era con un pullman, un furgone cucina, due autisti e due cuoche islandesi e una guida particolare: uno svizzero, con una nonna italiana, che aveva dato la tesi sull'Edda soggiornando due anni in Islanda. Imparò la lingua (difficile!), si laureò, si sposò con una islandese avendo poi due figli, e dopo sei anni ottenne la cittadinanza islandese. Lavorava come insegnante di inglese ed italiano e, in estate, faceva la guida turistica.
Si dormiva in tenda e negli Hotel Edda, che altro non erano che le scuole-collegio che, d'estate, venivano adibite ad alberghi più o meno economici.
Finito il tour scelsi un pacchetto all'aeroporto interno della capitale: volo interno a Isafsfjordur, nel nord-ovest, 4 giorni in mezza pensione in un alberghetto, e ritorno in bus di linea. Passai quei giorni da solo, noleggiando un'auto e percorrendo le penisole del nord-ovest, dal fascino tutto particolare.
Contrariamente alle dicerie ed alle previsioni, pur essendo agosto le piogge ci furono ma sporadiche, il sole ci fu più che a sufficienza, mitigato da un vento costante e dalle nubi in continuo passaggio.
La mattina della partenza per l'Italia ero commosso: sarei riuscito a tornare nel Paese in cui avrei voluto trasferirmi? Avevo con me un sasso vulcanico per ricordo, ma toccai il suolo d'Islanda con una mano e feci un cenno di saluto, nella semi oscurità del primo mattino....
1984:Tre amici un po' male assortiti (io, E ed il suo amico F) arrivano fino alle Isole Orcadi al nord della Scozia e scorazzano un po' dovunque per un intero mese. E e il suo amico "nazionalista" F, sulla cui Renault 4 viaggiavamo, erano completamente refrattari alla musica ed al mondo celtico, e quindi non si riusciva appieno a godere delle serate passate negli innumerevoli pub.
Girammo parecchio e, tanto per sfatare i luoghi comuni, godemmo quasi sempre di "bel tempo": sole splendido (anche troppo) e tre giorni di pioggia in tutto.
Anche in questa occasione evitammo Londra.
1985:Nove giorni splendidi in un rifugio a duemila metri in Val di Fumo (Trentino). L'aria purissima aveva una strana influenza sui vacanzieri: vino e liquori sparivano a velocità impressionante e nessuno si è mai ubriacato.....
1986:Il mio secondo viaggio in Islanda con L, che nel frattempo aveva lasciato F. Questa volta, partendo sempre in treno per Lussemburgo e poi per l'Islanda in aereo, usammo l'abbonamento ai pullman di linea locali: io mi ero preparato accuratamente l'itinerario sul Leidabok, il libretto (solo in lingua islandese!) con tutte le percorrenze e le fermate di tutta l'isola.
Facemmo il giro in senso antiorario, che sembra il più consigliato per avere sempre vento a favore: incontrammo una coppia di italiani, con cui facemmo amicizia e che frequentammo per un po' anche tornati in Italia, e con altri tre italiani, due ragazzi e una ragazza, tutti di Sesto (San) Giovanni, con cui condividemmo quindici giorni di viaggio.
Una volta giunti a Borgarnes, nell'ovest, per un disguido perdemmo la coincidenza per i fiordi del nord-ovest, e ripiegammo per la penisola dello Snaeffelsnes, che "punta" come un dito diritta verso ovest per più di un centinaio di chilometri. Questa penisola è famosa perché, nella sua parte finale, è caratterizzata dal vulcano spento Snaeffels, a sua volta sovrastato dall'imponente ghiacciaio a calotta Snaeffelsnessjokull: si dice che questo luogo, secondo la Tradizione di cui ci spiegava i segreti il nostro amico Viktor, sia uno dei "centri" da cui si dipana l'"energia vitale" del pianeta....In questo luogo sono anche ambientate le vicende narrate in Viaggio al centro della Terra di Jules Verne.
Tornammo a Reykjaivik, da cui L doveva tornare in Italia, e io ripartii subito dopo per il nord-ovest, nel tentativo di raggiungere le spettacolari scogliere di Latrabjarg. Mi fermai nei pressi, piazzando la tenda tra la strada ed un torrente, ma non potei raggiungerle: non c'erano mezzi pubblici che portavano là ed a piedi era proprio impossibile. Stetti lì due giorni, aiutato dalla pioggia a rilassarmi nella tenda, dormire un po', poi mangiare qualcosa, leggere, tornare a dormire...
Tornai nella capitale e presi il biglietto per un giro in pullman che mi avrebbe portato nell'interno a sud, nelle valli del Landmannalaugar, per poi tornare sulla costa sud, ospite in un Hotel Edda, e fare ritorno a Reykjavik. Nel Landmannalaugar non potei fare il bagno nella famose sorgenti calde perché in quel momento...troppo calde! Erano infatti intorno ai 40°. Ebbi la fortuna di sostare sull'arco di roccia delle cascate Ofaerufoss, che cadde (senza vittime) qualche anno dopo.
1988:Con L ed un Alfasud in Scandinavia (tre nazioni - Danimarca, Svezia e Norvegia - più la Finlandia, che non appartiene alla Scandinavia), dalla fine di maggio alla fine di giugno, toccando Capo Nord e trovando ancora laghi quasi completamente ghiacciati.
1989:Con gruppo di nuovi amici più giovani di me a Dubrovnik, splendida città croata, prima che scoppiasse l'orrore. Siamo stati tra gli ultimi a vedere intero il ponte di Mosnar. Al rientro Lu diventa la mia compagna.
1990:Una decina di giorni con W. a Londra, e altrettanti con Lu nei pressi di Bordighera.
1991:Nel Salento a casa di fratello e sorella di Lu, a circa 12 chilometri da S. Cesarea Terme e 18 da Otranto. Splendidi posti, se si evita la folla di agosto (a proposito: odio la folla, le vacanze di massa e soprattutto quelle ad agosto...)
1992:Con Giu, la sua compagna Gr, il figlio di Giu, allora di 8 anni, Ste, ed il fratello di Giu, Fr, nel Finistere in Bretagna per tre settimane. Finalmente onde serie e spiagge a perdita d'occhio e vere maree!
1993:Nel Salento
Non ricordo bene l'anno, ma tre giorni splendidi 6, 7 e 8 dicembre ad Helsinki con W. Avevo visto una pubblicità su la Repubblica, ho telefonato a W, subito d'accordo, ed in quattro e quattro otto ho prenotato.
Fantastica città e fantastico clima! Il sole sorgeva dopo le 9 e tramontava intorno alle 15.
1994:Qualche giorno a Leningrado, verso i primi di maggio, con W
Poi, a giugno, circa nove giorni a Oslo (Norvegia) con Lu
1995:Prima qualche giorno a maggio a Mosca e poi, sempre con W, 12 giorni in Canada: Montreal, Toronto, Quebec, Ottawa le principali città toccate con un'auto a noleggio.
1996, 1997 e 1998: nel Salento
1999:due settimane costosissime con W. per la mia terza volta in Islanda. Durante il viaggio ho incontrato cinque volte dei miei colleghi in giro per l'isola.....
dal 2000 al 2007:ferie lunghe sempre nel Salento, un viaggio di qualche giorno con Lu in Toscana, un'altro con lei in Umbria, una settimana bianca con lei e la sua amica Ma in Austria in Pustertal, e diverse settimane bianche a Moena in Trentino, l'ultima è stata proprio agli inizi del marzo 2007.
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