Cultura

(letteratura, scienza, arte, religioni, ateoagnosticismo, anticlericalismo etc.)

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Un discorso sulla cultura sarebbe lungo. I più "vecchi" tra voi ricorderanno senz’altro che nell’estrema sinistra, negli anni ‘70, si parlava di CULTURA BORGHESE e CULTURA PROLETARIA. Beh, era una scemenza, ed io non ne parlerò affatto. Per me c’è solo la cultura, tutta. Le valutazioni le faccio dopo averne partecipato. Tutto, in letteratura e nell'arte, può essere interessante. Anche i romanzi rosa sono cultura. Liala, Wilbur Smith, Michel Crichton, Stephen King, John Forsyte, Carolina Invernizzo, Diabolik, Tex, Corto Maltese, Linus, Ernest Hemingway, Herman Hesse, Topolino, .......cultura! Ognuno fa la scelta di lettura che più gli aggrada, a seconda dei gusti del momento. Non penso sia giusto avere preconcetti nei confronti di alcuna corrente artistica. Una cosa mi preme, però: che si legga, si scriva e si parli italiano corretto. Cosa alquanto rara, di questi tempi. E, naturalmente, sono favorevole a che si diffonda sempre di più una lingua che aiuti tutte le persone del mondo a capirsi, come potrebbe essere l’esperanto, o che se ne inventi una completamente nuova.

Cercherò di riempire questa pagina, per quanto mi è possibile, con notizie varie  di cultura, commenti, articoli dalla stampa e dal web. Anche in questa pagina rientreranno argomenti quali l'ateismo, l'agnosticismo, l'anticlericalismo, la critica alle religioni*

*a volte mi trovo in difficoltà nel decidere in quale pagina inserire un testo....


Dal blog http://lucamarcon.wordpress.com/ , interessante creatura di un ex-dipendente Telecom, 17 Settembre 2011 dc:

Venerati maestri

Alberto Asor Rosa: «Il grande silenzio. Intervista sugli intellettuali», Laterza

Se un populista come Beppe Grillo è riuscito, tra le altre cose, a persuadere con una demagogia da prima elementare i seguaci del suo «MoVimento» che nel partito 5 Stelle «uno vale uno» (escluso il suo proprietario – leggi qui) e che tutta la struttura ed il suo funzionamento sono l’attuazione della «democrazia dal basso» (idem come sopra), la colpa è anche di quello che Alberto Asor Rosa chiama «Il grande silenzio». Il silenzio di chi avrebbe dovuto metterci in guardia quello che sarebbe potuto succedere, ovvero che «la gente in teoria sa leggere, ma non capisce ciò che legge, e di conseguenza smette di leggere, e alla fine non sa più leggere.» E, aggiungo io, dato che dalla veglia dell’ignoranza deriva il sonno della ragione, il resto è solo mera conseguenza.
È questo – in neretto – uno dei passaggi più tragici ma anche più veri del libro-intervista di Asor Rosa. Una sorta di pre-visione di cosa ci aspetta, mitigata però da un altro passaggio del libro – contenuto nella premessa -, dove il protagonista dell’intervista ci racconta come una delle tesi sue predilette sia quella che enuncia: «nella secolare storia di questo paese non sempre fortunato, le svolte decisive, le rotture fondamentali, i passaggi più delicati sono stati opera di giovani ingegni».
Ringraziamo Asor Rosa per la forza dell’ottimismo insito nella sua visione, ma noi tutti non possiamo fare a meno di chiederci: chi ci avviserà – ovvero sarà in grado di farlo- dell’identità del giovane o dei giovani ingegni che porteranno la svolta decisiva qui ed ora? Buona lettura:

D. De Mauro richiama l’attenzione sulla qualità dell’alfabetizzazione degli italiani.

R. Il livello di conoscenze linguistiche negli anni Ottanta era sicuramente cresciuto, rispetto alla palude dell’Italia postunitaria, grazie all’espansione del sistema scolastico, ma anche grazie ai nuovi strumenti di comunicazione di massa. È ormai un luogo comune sostenere che l’italiano negli anni Ottanta diventa per la prima volta una lingua nazionale di massa in conseguenza anche del messaggio televisivo.

Però gli studiosi mettono in guardia: attenzione, questa alfabetizzazione può rovesciarsi nel suo contrario se non viene accompagnata a un’educazinoe critica e da una reale capacità di lettura, che la TV da sola non può dare. Occorrevano altre forme di pedagogia collettiva.

D. E invece?

R. È accaduto che una più diffusa pratica della lingua italiana non sia stata accompagnata da quella accresciuta coscienza civile che solo può consentire una reale espansione della conoscenza nei diversi campi del sapere. Gli studiosi lo chiamano «analfabetismo di ritorno»: la gente in teoria sa leggere, ma non capisce ciò che legge, e di conseguenza smette di leggere, e alla fine non sa più leggere. Ed è qui che si spezza il processo «tradizione culturale scritta-mezzi di comunicazione di massa-accresciuta alfabetizzazione», con conseguenze disastrose: l’alfabetizzazione più diffusa, invece di essere uno strumento in più, diventa un ostacolo nel percorso che potrebbe ricondurre a quella tradizione intellettuale da cui era partito il processo.

D. Un’alfabetizzazione solo apparente.

R: Un’educazione così elementare che è facile dimenticarla. Ed essendo limitata all’interpretazione dei segni, rinuncia a scoprirne i significati più profondi. C’è un sacco di gente, in Italia, anche nelle classi alte, che non ha mai letto un solo libro in vita sua.

D. Lo straordinario successo della TV commerciale, e dei suoi programmi più scadenti, può essere interpretato anche con questa scarsa alfabetizzazione degli italiani?

R. Mi pare che cominci a delinearsi in questo modo un circolo poco virtuoso, al quale aggiungerei un elemento: gli stereotipi televisivi attecchiscono con straordinaria facilità nell’immaginario collettivo, con l’effetto di forgiarlo uniformandolo. Certo, questo contribuisce a creare una «civiltà unica mondiale», che senza ombra di dubbio rappresenta il nostro destino. Ci si può chiedere, però, se è proprio necessario che questo avvenga sotto forma di appiattimento mentale generalizzato. Forse in questo senso la «vecchia cultura» ha ancora un compito da svolgere : quello della «contraddizione» che migliora la qualità complessiva del processo.

D. A proposito del falso che sostituisce il vero, è d’accordo con Jean Badrillaud secondo cui la TV uccide la realtà? “Il delitto perfetto” è anche il titolo del suo saggio.

R: Non sarei così categorico. Il mezzo televisivo – questo sì – collabora alla costruzione di un immaginario molto diverso da quello tradizionale, che è parte essenziale della nuova «civiltà montante». Qual era l’immaginario tradizionale? Naturalmente faccio riferimento a quello delle classi dominanti, più facili da ricostruire sulla base della produzione artistica, letteraria e anche filosofica degli ultimi secoli. La mia tesi, come ho più volte ripetuto, è che il suo carattere preminente consista nella valorizzazione assoluta dell’individualità. Questo spiega perché arte, letteratura, musica e filosofia vengono messe ai vertici del sapere umano: l’homo faber, l’uomo creatore, impersona un «tipo» in cui la «differenza» conta di più, molto di più, di ciò che è identico, comune. Al «prototipo», certo, possono seguire delle repliche, delle ripetizioni: è ciò che costituisce le tradizioni. Però quel che «vale» veramente è il primo esemplare, quello da cui ha inizio la catena: in fondo, letteratura, poesia, ecc., non sono che forme di grande artigianato. Al contrario, l’attuale immaginario collettivo predilige modelli seriali e ripetitivi. Ciò che è comune finisce per essere apprezzato più di ciò che è diverso. Ora la TV è soggetto e insieme oggetto (e persino vittima, talvolta) di questo immaginario massificato, nel senso che essa si afferma come potentissimo mezzo di comunicazione solo quando le platee sono pronte a ricevere questo messaggio indifferenziato, alimentandolo in una spirale senza fine. Per tornare a Badrillaud: la TV, secondo me, non uccide la realtà ma la rappresenta così come le grandi masse immaginano che sia.

(Capitolo V, La civiltà “montante”, pag. 102-103)


Ipazia:

tra le prime martiri del fanatismo cristiano

Scienziata, matematica, donna coltissima, antesignana del progresso scientifico e dell'emancipazione femminile, fu uccisa ad Alessandria dal furore dell'intolleranza cristiana. Ascolta una puntata ricostruita dal programma di Radio3 "la storia in giallo" trasmessa il 17/10/2009 dc con un'intervista allo scrittore Adriano Petta da qui (è necessario real-player o programma compatibile).

Dal sito di Radio 3:

http://www.radio.rai.it/radio3/lastoriaingiallo/view.cfm?Q_EV_ID=300052

Nacque ad Alessandria d'Egitto intorno al 370 dc, figlia del matematico Teone. Filosofa, scienziata, astronoma e musicologa, Ipazia fu trucidata nel marzo del 415, vittima del fondamentalismo religioso.

L'assassinio si consumò in un'epoca di ripudio della cultura e della scienza che già molto tempo prima della sua nascita portò alla distruzione della straordinaria biblioteca alessandrina (sembra contenesse 500.000 volumi) e poi al saccheggio della biblioteca di Serapide.

Ipazia - come scrive Margherita Hack - rappresenta il simbolo dell'amore per la verità, per la ragione, per la scienza che aveva fatta grande la civiltà ellenica. Dei suoi scritti non è rimasto niente; sono rimaste invece le lettere di Sinesio che la consultava a proposito della costruzione di un astrolabio e un idroscopio.

L'intervista di oggi è con Adriano Petta, autore con Antonino Colavito del libro "Ipazia. Scienziata alessandrina", La Lepre Edizioni.

La voce di Ipazia e' quella di Emanuela Rossi.


la Filosofia Nuda

di

Emmanuelle Arsan

La scrittrice thailandese Marayat Bibidh, con lo pseudonimo di Emmanuelle Arsan, ebbe enorme successo negli anni '60 con i romanzi fortemente erotici Emmanuelle e L'Antivergine, che dettero il via a una numerosa serie di imitazioni "numerate" (Emmanuelle 3, Emmanuelle 4 e così via). Ai libri seguirono i film. Fu per reagire all'interpretazione del suo libro nel film Emmanuelle con Silvya Kristel che la scrittrice pubblicò nel 1975 il romanzo Laure, di cui realizzò ed interpretò lei stessa il relativo film. Ma la produzione di film con il nome della sua eroina non ebbe sosta per tutti gli anni '70, e nelle combinazioni e situazioni più fantasiose.

Negli anni '70 l'Arsan scrisse la rubrica "La filosofia nuda di Emmanuelle Arsan" sul mensile maschile Playman, nella quale ebbe modo di analizzare molti aspetti della società contemporanea e di esprimere intensamente la sua visione del mondo e delle relazioni tra le persone (senza distinzioni di sessi e di gusti).

Ecco come ne parla il sito http://www.raccontiepoesie.org (le correzioni in rosso sono mie, nonché la modifica in corsivo dei titoli di libri e film)

***

la "vera" Emmanuelle Arsan, la foto dovrebbe risalire agli anno '70

Emmanuelle Arsan, pseudonimo di Marayat Bibidh nata a Bangkok nel 1932, è una scrittrice thailandese naturalizzata francese.

All'età di 16 anni Marayat Bibidh venne costretta a sposare Louis-Jacques Rollet-Andriane, un diplomatico francese dell'Unesco.

Negli anni '60, con lo pseudonimo di Emmanuelle Arsan, Marayat scrisse un romanzo erotico dal titolo Emmanuelle, che in breve diventò un successo vendendo ben 19 milioni di copie in tutto il mondo.

In seguito all'uscita del film Emmanuelle, tratto dal suo libro, la scrittrice diresse il film Laure (1975) che parla delle scoperte sessuali di una giovane ragazza chiamata Laure.

La stessa scrittrice è apparsa, accreditata col nome Marayat Andriane, nel film Quelli della San Pablo (1966) e nell'episodio Turn of a Card della serie tv La grande vallata.

La popolarità dell'Arsan iniziò nel 1957 quando Eric Losfeld ricevette da Bangkok un manoscritto abbastanza voluminoso intitolato Emmanuelle. Questo manoscritto comprendeva in effetti il testo dei due libri che Losfeld poi pubblicò con i titoli Emmanuelle e L'Anti-vergine.

A causa della censura di quegli anni l'editore dovette aggirare numerosi ostacoli per la pubblicazione del primo libro che uscì comunque in forma anonima e nei circuiti clandestini. Per questi motivi e per non rischiare troppo sotto l'aspetto finanziario egli pubblicò solamente la prima parte del manoscritto in suo possesso.

Solo dopo che André Breton segnalò il romanzo in prima pagina sulla rivista Arts e André Pieyre di Mandiargues scrisse un articolo su Nouvelle revue française sottolineando l'originalità del romanzo rispetto a quelli che fino ad allora avevano trattato il tema dell'erotismo, il romanzo uscì dalla clandestinità. Erano trascorsi quasi dieci anni quando nel primo trimestre del 1968 il libro conobbe la sua seconda edizione, questa volta con la sigla dell'editore e lo pseudonimo dell'autrice.

Nonostante il periodo di liberalizzazione però il romanzo subì diversi attacchi da parte della censura e, sia per proteggere la carriera del marito ed una certa volontà di circondarla con un alone di mistero, la vera identità dell'autrice venne rivelata solo diversi anni più tardi. Ancora oggi le informazioni sull'Arsan sono scarne e contraddittorie: alcune fonti datano la sua nascita al 1940.

Nel numero 96 della rivista di cinema Positif, di cui Losfeld era l'editore, venne pubblicata una foto della giovane Arsan e questo testo destinato ad illustrare il suo vero nome: Marayat Andriane.

"La si ama a nudo, è bella, pratica l'arte senza velo, in una parola è l'anti-vergine. La sua carriera è strana. Nata a Bangkok nel 1940, è venuta a vivere molto presto in Europa, sposa all'età di sedici anni un diplomatico francese andando a vivere nei diversi Paesi dove il marito viene chiamato. Questa è lei che ci ammalia, più di Candice Bergen, nel film "La Canonnière du Yang-tsé " (Quelli della San Pablo) di Robert Wise, dove con cui fece il suo esordio sullo schermo. Non scrisse lei la sceneggiatura ed i suoi "giochi" restarono ahimè del tutto innocenti."

La prima e l'ultima frase, per la loro ambiguità, fanno allusione ai due romanzi, ma il comune lettore del 1968 non poteva comprenderlo, a meno che avesse notato in L'Anti-vergine, che venne pubblicato alcuni mesi dopo, una frase in cui si dice che "si può riconoscere Emmanuelle in Marayât".

Emmanuelle si fece complice di queste rivelazioni quando nel 1973 venne pubblicato il romanzo di Théo Lésoualc'h: Marayat che racconta l'avventura largamente autobiografica e fortemente sessuale che l'autore ebbe a Bangkok con lei. Si parlò di questo libro nel Magazine littéraire del dicembre 1973 in un articolo ne L'Hypothèse d'Eros che cominciava con queste parole: "L'argomento è Théo Lesoualc'h. Lo specchio è Marayat. Uno e l'altro esistono: ho assistito alla loro copula. Ne potrei parlare, dunque. Non lo farò. È utile conoscere un sogno; ma la realtà che un altro ha fatto di questo sogno, no".

Negli anni successivi Emmanuelle scrisse numerosi romanzi a tema fortemente sessuale per quegli anni, e numerosi furono il film che vennero prodotti basandosi sui suoi romanzi.

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Interessante anche questa lunga analisi in http://scritture.blog.kataweb.it/francescamazzucato/2006/07/27/viaggio-al-centro-delleros/ . Le correzioni in rosso e alcuni corsivi sono miei. Il testo selezionato e qui riportato è la parte che parla della Arsan.

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Viaggio al centro dell'eros

27 Luglio 2006 dc

Emmanuelle e le donne segrete

di Antonella Lattanzi

L’edizione di Emmanuelle che ho scovato nella libreria Libri di ieri di San Lorenzo assomiglia a quella del Giovane Holden. Spoglia, nuda, cruda, non riporta nomi di autori né di editori. È bianca, un bianco ingiallito dal tempo, è anonima, quasi fosse il testamento di un anarchico. Sulle bandelle, nulla. In quarta, ancora nulla. In copertina, solo il titolo, vergato in grossi caratteri neri e rossi: Emmanuelle, e nient’altro.

Il libraio me ne ha parlato a lungo.

Questo libro sembra infatti ricoprire un ruolo fondamentale nella storia della letteratura erotica.

L’ho letto tutto in un giorno di un caldo ottuso, focoso, a Roma.

Un tal caldo che mi sembrava di morire affogata nelle sabbie del deserto.

Dopo il romanzo, ho studiato a lungo la nota, in fondo al testo, in cui il critico Paul Louis Thirard parlava di quest’opera come di un prodotto “sotto il mantello”, illegale, senza padrone e senza editore. Conclusa la nota, ho reperito quante più notizie possibili sull’autore, sul testo, sulla storia letteraria e umana degli anni Sessanta, perché evidentemente volevo saperne di più.

Il teso di Tirhard è stato scritto a circa un paio d’anni dalla prima pubblicazione del romanzo, avvenuta nel 1967.

Si era ancora lontani dal successo mondiale di Emmanuelle, che vide quest’opera tradotta in circa venti lingue, almeno due fumetti d’autore – Guido Crepax trasformò questo libro, come anche l’Histoire d’O, in una maestosa opera grafica – e almeno un film.

Dicono che Emmanuelle abbia interpretato quella rivoluzione sessuale che, muovendo dagli anni Sessanta, è in atto ancora oggi. Dicono che tra i maggiori pregi di questo romanzo ci sia quello di parlare, di raccontare di sesso senza volgarità e di emancipare il discorso sessuale da un mero atto di procreazione a una libera affermazione di sé. Una nuova visione del sesso come piacere personale, quindi, e anche come atto di socializzazione.

Scrive a proposito Graziano Benelli:

All’interno del fenomeno della letteratura di massa (di consumo), il romanzo erotico contemporaneo appare con un certo ritardo, e solo quando l’interesse (il mercato) relativo agli altri « generi » viene a saturarsi. Certo, il romanzo erotico non è un « genere » qualsiasi; deve far i conti con tabù secolari, col perbenismo cattolico e laico, con le varie censure istituzionali e mentali. Ma, intorno agli anni sessanta, esso può avvantaggiarsi, in Francia più che altrove, della nuova immagine che hanno assunto concetti come sessualità, erotismo, alla luce degli studi della psicanalisi, della sessuologia, della sociologia. I tabù (linguistici) cominciano a cadere, specialmente in una società relativamente libertaria come quella francese; e poi certe pubblicazioni, un tempo strettamente riservate ai locali di Pigalle, hanno in un certo senso svolto un ruolo d’avanguardia, e anch’esse contribuito a far sorgere, anche per il genere erotico, un pubblico (relativamente) di massa. Così Emmanuelle (1967) è un successo straordinario, che investe non solo il romanzo di consumo nel suo insieme, ma l’intera società francese: diventa un fatto di cronaca, di morale, di cultura. E ciò che più conta (ai nostri fini), un fatto di moda, un(a) mod(a)ello da coltivare, imitare, riprodurre all’infinito. Il personaggio di Emmanuelle acquista in poco tempo la stessa notorietà di Arsène Lupin, di Maigret, di Asterix; si pubblicano nuove avventure (L’antivierge, Nouvelles de l’Erosphère, Hypothèse d’Eros, Les enfants d’Emmanuelle), che altro non sono se non la continuazione (l’iterazione) di quella iniziale, a testimonianza della immortalità della nuova eroina. Il personaggio (Emmanuelle) arriva anche a confondersi con l’autore (Emmanuelle Arsan), a tutto vantaggio del mito e del mercato.1(nel sito non si trova traccia di questa nota, né di altre)

All’interno di Emmanuelle, ho scoperto anche brani filosofico-metafisici, che Mario, un personaggio di cultura italiano, pronuncia perché la protagonista, Emmanuelle, appunto, sia erudita su certe questioni fondamentali, sull’erotismo, in fin dei conti, ma non solo. Inoltre, seppur sporadicamente – il romanzo si svolge a Bangkok – il sesso di Emmanuelle si rivolge a enigmatici autoctoni dai falli giganteschi e le movenze rituali.

Per quanto riguarda la trama del primo libro di Emmanuelle Arsan, la storia è presto raccontata: Emmanuelle, diciannovenne neosposa parigina, raggiunge, dopo sei mesi di distacco, il marito, Jean, a Bangkok, dove questi lavora e, dopo essersi da sempre trastullata con il sesso lesbico, o con l’autoerotismo, considerati da lei alquanto naturali, scopre il pluri-sesso – se così posso chiamarlo – fatto anche con gli uomini, e sempre al di fuori del matrimonio. Emmanuelle, ricca giovane avvenente piacevolmente ingenua e ignara di tutto ma comunque avventurosa indagatrice dei piaceri sessuali, si muove con grazia e curiosità, come un’esploratrice, in questo nuovo mondo neo-colonialista, dai confini affettati e fatali, incorrendo, sempre e comunque, in nuove gioie sessuali, da consumare con donne, con uomini – due, i primi amanti di Emmanuelle, già sull’aereo dell’andata – e con se stessa, e da considerare mai tradimenti al marito, ma sempre godibili arricchimenti per entrambi. Estremamente, sfrontatamente lussuriosa, Emmanuelle è nata per il sesso e, nonostante il suo primo amante etero sia proprio Jean, il marito, si dimostra un innato talento in tutto quello che riguarda l’ars amatoria.

A questo primo volume, seguiranno l’Antivierge, Nouvelles de l’Erosphère, Hypothèse d’Eros, Les enfants d’Emmanuelle che, reiterati negli anni, dimostreranno, come ricorda www.eracle.it, l’immortalità di questa giovane protagonista dei sogni sessuali di tanti uomini – e presumibilmente tante donne – nel mondo.

Secondo Thirard, l’opera di Emmanuelle Arsan, autrice di questo romanzo – tanto elitario e introvabile un tempo, quanto popolare oggi – è da considerarsi il terzo passo dell’evoluzione teorizzata dal gesuita S. J. Teilhard de Chardin:

L’umanità è in via d’evoluzione, e dopo la “biosfera” (universo della vita) e la “noosfera” (universo della conoscenza), tappe teilhardiane dell’evoluzione verso Dio, Punto Omega, Emmanuelle inserisce l’Erosfera, universo dell’amore sommo, del massimo godimento fisico, che non è tale, del resto, se non con una adeguata partecipazione mentale, se non seguendo uno sviluppo soddisfacente delle sfere precedenti.2(nel sito non si trova traccia di questa nota, né di altre)

Sarebbe, allora, questo romanzo, una tessera assolutamente necessaria nel compiersi del quadro evolutivo dell’uomo moderno. Personalmente, ho deciso di non pormi, in questo caso, il quesito: mi è piaciuto o non mi è piaciuto Emmanuelle? Ma, piuttosto: riconosco il suo valore storico?, come si è sviluppata la letteratura delle donne, dagli anni Sessanta ad oggi?, quanto è cambiata?

Posso dire con franchezza che Emmanuelle, in tutta la sua finzione (nel significato più stretto del “fingere” latino), in tutta la sua affettazione – ma questa, sono sicura, è una scelta letteraria – è, anche a mio avviso, un romanzo che ha fatto la storia della letteratura erotica, e che di certo per certi versi ha cambiato il modo di intendere questo genere, un tempo “difficile” e aborrito dalla morale comune. Così come fece, per esempio, l’Histoire d’O, scritta, secondo “la leggenda”, a quattro mani, da un uomo e da una donna – uomo l’inventore dell’idea e della scaletta del romanzo, Jean Paulhan, donna la redattrice dell’opera, Pauline Réage, grande scrittrice erotica che lo stesso Paulhan sostenne di aver “scoperto” –. Come l’Histoire d’O, dicevo, sconvolgeva la mentalità del tempo perché riconduceva la donna negli stretti binari della sottomissione sessuale, in questo caso, però, sottomissione desiderata e ricercata – quindi in un certo senso definitivamente “attiva” –, così Emmanuelle sosteneva, predicava, attuava, il sesso per il piacere, il sesso libero, il sesso felice –quindi scevro da tutti i sentimenti e le minacce peccaminose del cristianesimo – ma, allo stesso tempo, un sesso erotico, scritto con “garbo”, libero finanche dall’impiego di terminologie volgari.

Molto meno nera, buia, de L’Histoire d’O, Emmanuelle è una storia felice, leggera, svolazzante come certe gonnelline di donne ingenuamente prorompenti, ammiccante come le loro camicette appena sbottonate, lussuriosa come le loro stanze dell’amore, ricco, come le loro case, alto-borghese, come le loro abitudini.

Per certi aspetti, inoltre, Emmanuelle è anche un romanzo fantastico, che descrive, a volte anche con eccessiva dovizia di particolari – come nell’orgia del secondo volume – il sesso, ma che lo colloca in esperienze così avulse dalla realtà da sembrare, esso stesso, una sorta di storiella per bambini un poco più adulti.

...

(parlando di sei racconti di donne, le finaliste di “Babele Carte segrete – Letteratura dal cassetto al teatro. Entra in scena l’eros”, concorso di letteratura erotica femminile organizzato dal regista Mimmo Mongelli e dalla giornalista Alessandra Bianco, la cui manifestazione di chiusura e di premiazione si è tenuta a Bari dal 10 al 16 luglio 2006 presso il Teatro Duse)

Riprendendo il discorso di Emmanuelle, allora, il paragone a questo punto è lampante, chiaro, definito: quanto la scrittura di Emmanuelle Arsan è leggera, frivola, intrisa di sesso giocato e ostentato, tanto quella di queste sei donne è auto-lacerante, introspettiva, tracimante dolore.

In Emmanuelle, come in questi sei racconti, l’erotismo è raccontato senza adozione di parole gergali, volgari, come se, a un tempo, si avesse paura di far scadere il proprio racconto in pornografia, e, nello stesso momento, si volesse però dimostrare in questo modo che il sesso non è volgarità.

Anche se, a mio avviso, la volgarità non è l’uso di parole dirette, gergali, pornografiche – che dir si voglia – perché la mia idea di volgarità è tutt’altra – io credo che volgare sia l’uso gratuito di certe espressioni che, invece, quando adottate per una sorta di realismo, o di necessità nello svolgimento dell’opera, si rivelano necessarie tanto quanto il resto –, credo che una simile scelta “stilistica” sia l’unico punto in comune tra questo erotismo “moderno”, o meglio “contemporaneo”, e quello di Emmanuelle, se si esclude la quasi totale identificazione tra autore e protagonista dell’opera, che avviene tanto nel romanzo del ’67 (l’Arsan divenne, in seguito al successo di questo romanzo, una figura quasi mitica, o mitologica), quanto in questi sei racconti.

Per il resto, l’antitesi è lampante: le scrittrici di “Carte segrete”, per esempio, sembrano non avere bisogno dell’uomo, o meglio, non averne più, ormai, in una presa di coscienza che sa di doloroso e straziante. Queste donne vedono l’uomo come una chimera, nel bene e nel male. Spesso fanno l’amore da sole, ma il loro autoerotismo non è qualcosa di puramente fisico – come invece in Emmanuelle – quanto più l’espressione di un sentimento di rivalutazione, di rivalsa, che, di volta in volta, è l’autocompiacimento, o la dichiarazione di una mancanza, di una frustrazione, di un vuoto, di un dolore acuto, la denuncia, la presa di coscienza di una violenza o, dolcemente, una “dedicata” dichiarazione d’amore.

Le donne di “Carte Segrete”, ancora, non vogliono mai dimostrarsi donnette felici, leggere, pronte a tutto – anche a essere usate, adoperate – ma intendono sottolineare la propria interiorità mediante la parola sessuata, mediante il racconto erotico.

Al contrario, Emmanuelle è una donna che vuole scoprire tutto del sesso, che vuole dedicarsi a quest’arte, che intende darsi a uomini e donne, che vive il tutto senza troppi pensieri, completamente in balia della bella vita, e della scoperta del proprio, come dell’altrui sesso.

In questo, non credo che si possa dar torno o ragione a nessuno.

Non sono qui, ripeto, per stilare giudizi, ma solo per indagare il profondo, per studiare, per scavare all’interno.

La “dolce vita” di Emmanuelle, in fin dei conti, è una vita che non presuppone il pensiero, ma che, dedita all’azione, si diletta nei piaceri del corpo. Perché Emmanuelle può permetterselo. Emanuelle è infatti una donna ricca, giovanissima, che ama follemente una donna vista un giorno solo e che piange per la sua assenza – mi riferisco a Bee, l’”ape” per la cui perdita la protagonista soffre così tanto da parlarne persino al marito – e che non trova il proprio comportamento immorale. Anzi, con la connivenza di Jean, suo marito, Emmanuelle vuole diventare immorale, vuole sperimentare la passione senza veli e senza tabù.

Al contrario, le donne di “Carte segrete” hanno forse già sperimentato troppo, oppure non sperimenteranno mai. Fatto sta che, figlie di una società molto meno aulica, molto meno ricca e opulenta e spensierata di quella di Emmanuelle, cercano disperatamene, con la propria scrittura dolorosa, di affrancarsi dal sesso maschile – di cui, invece, Emmanuelle anela a divenire schiava d’amore -, di autogestirsi, di riconoscere, in prima persona e quindi in maniera globale, la propria elevatissima umanità. Il sesso, in questa accezione, è un sesso quasi esclusivamente romantico, un sesso fatto per amore, solo condito – o addirittura privo – di passione sessuale, un sesso funzionale alla scoperta di sé, un sesso psicologico, com’è spesso quello delle donne. Un erotismo, oserei dire, a tratti antierotico, nel quale la storia riveste un ruolo fondamentale, e nel quale le donne convogliano tutta la propria forza vitale, nel bene e nel male, con tutti gli scossoni, i dubbi, i dondolii di umore, tipici del sesso femminile.

L’”indecenza”, in questa nuova accezione, non è più una chimera da perseguire per la totale e completa liberazione sessuale, ma qualcosa da cui rifuggire, perché si accompagna, per esempio nel racconto di Tinta, a un dolore continuo e persistente, qualcosa che allontani la narratrice dal proprio modo di essere, qualcosa che, gestita da un uomo spesso egoista e indolente e spregiudicatamente insensibile, non riesce più nella propria funzione liberatoria e catartica ma, al contrario, affonda il delicato equilibrio della donna in un pantano di dubbi, angosce, inquietudini, dai quali, per il proprio unico bene, la narratrice stessa – ormai donna autosufficiente – decide di liberarsi una volta per tutte.

E così, mentre Tinta, come altre della sestina vincitrice, termina il proprio racconto con una dolorosa ma decisa asserzione di libertà:

 “Lascia pure la luce accesa stasera, amore mio: quando alzerai lo sguardo, io non ci sarò più.”

al contrario, Emmanuelle, estasiata dai piaceri del sesso, felice e spensierata, sempre più giovane man mano che si trova a contatto con il sesso forte, dal cui potere si lascia, entusiasticamente, sopraffare, conclude il suo elogio del piacere, durante un rapporto sessuale con due uomini, un trittico di sesso sfrenato e lussurioso ed estatico e veramente spensierato, così:

“Emmanuelle gridò più forte di quanto non aveva mai gridato, e sentì salirle nella gola il gusto aspro del seme che l’inondava. La sua voce rimbalzava sulle acqua scure, e nessuno avrebbe potuto dire a chi quel grido fosse rivolto:

Amo! Amo! Amo!”

È questo, io credo, il nocciolo della questione. L’erotismo al femminile di “Carte Segrete”, campione, a mio avviso, di tutta una corrente moderna, conclude come ritirandosi in se stesso e annunciando: Uomo, ora non puoi più farmi del male. Io mi basto.

L’erotismo di Emmanuelle, invece, si esplicita all’esterno, offrendosi quanto più può in un grido a metà tra l’esclamazione di gioia e la supplica.

In questi due differenti finali, io credo, sta un enorme scoperta, un importantissimo snodo della letteratura erotica, un’asserzione di dolore e di coraggio, la prima, di felicità e spensieratezza la seconda. L’unità di misura che serve studiare per capire quanto la sessualità femminile sia mutata nel corso del tempo, e con lei tutto l’ordine di valori e di priorità della società in cui viviamo.

Alcuni link per Emmanuelle su internet:

http://www.ciao.it/Emmanuelle_Arsan_E__Opinione_637030

http://www.capital.it/trovacinema/scheda_film.jsp?idContent=116682


Da Internazionale del 6 Marzo 2009 dc:

Darwin ha ragione

Basta con il relativismo a tutti i costi.

Le verità scientifiche esistono e l'evoluzionismo è una di queste.

Richard Dawkins polemizza e consiglia la lettura di un libro illuminante

Richard Dawkins, The Times, Gran Bretagna

Come facciamo a sostenere che l’evoluzione è “vera” e che non si tratta solo di un’opinione come tante altre? Le opinioni non meritano forse tutte lo stesso rispetto?

Certo, questo è vero quando si parla di gusti musicali o di posizioni politiche. Ma quando si tratta di dati scientifici?

Purtroppo gli scienziati ricevono queste obiezioni relativistiche ogni volta che affermano la verità fattuale di qualcosa che ha a che fare con il mondo reale.

Ho deciso di affrontare l’argomento dopo aver letto l’ultimo libro del biologo Jerry Coyne Why evolution is true (Oxford University Press 2009 dc).

Uno scienziato afferma con aria supponente che il rombo del tuono non è il suono trionfale delle palle di Dio che sbattono tra loro né quello del martello di Thor. è invece l’eco delle scariche elettriche che vediamo sotto forma di lampi. I miti tribali, anche se poetici, non sono veri.

Ovviamente salterà fuori un antropologo che dirà: chi sei per innalzare qualcosa al grado di verità scientifica? Le credenze tribali sono vere nel senso che fanno parte di un insieme coerente con il resto della visione del mondo della tribù. La verità scientifica è solo un tipo di verità (l’antropologo potrebbe chiamarla verità “occidentale” o perfino “patriarcale”). Come le verità tribali, anche quelle degli scienziati fanno parte di una visione del mondo, che loro chiamano scientifica. Secondo una versione estrema di questa tesi, perfino la logica e l’evidenza sono solo strumenti dell’oppressione maschile sulla “mente intuitiva”.

Ascoltami bene, antropologo. Se decidi di viaggiare con un Boeing 747 invece che su un tappeto volante o un manico di scopa, e se afidi il tuo tumore alle cure di un chirurgo invece che a uno sciamano, scoprirai che la versione scientifica della verità funziona. Puoi usarla per navigare nel mondo reale. La scienza è in grado di prevedere con certezza assoluta, a meno che non arrivi prima la fine del mondo, che a Shanghai il 22 luglio 2009 dc si osserverà un’eclissi totale di Sole. Le teorie secondo cui il dio della luna divora il dio del sole sono poetiche, e forse coerenti con altri aspetti della visione del mondo condivisa da una tribù, ma non sono in grado di prevedere la data, l’ora e il luogo in cui si osserverà un’eclissi. La scienza sì, e in modo così preciso che potresti regolarci l’orologio. La scienza ha portato l’uomo sulla Luna e poi l’ha fatto tornare a casa. La teoria dell’evoluzione ci guida in modo affidabile e premonitore nel mondo biologico con un successo superiore a qualsiasi altra tesi scientifica. Il minimo che si possa dire sulla teoria evoluzionistica è che funziona. Qualche pedante potrà spingersi oltre e sostenere perfino che è vera. Le solite accuse.

Ma allora da dove salta fuori la frottola, spesso ripetuta a pappagallo, che “l’evoluzione è solo una teoria”? Forse dall’errore dei filosofi secondo cui la scienza non può mai dimostrare una verità. Al massimo può essere incapace di confutare un’ipotesi. L’evoluzione, insomma, è un’ipotesi che non è ancora stata confutata. Ma potrebbe esserlo.

In genere gli scienziati non si preoccupano di questo tipo di filosofi. Anzi, li ringraziano perché si sentono liberi di far progredire la conoscenza. Ma potrebbero obiettare a questa teoria che quello che vale per la scienza vale anche per l’esperienza quotidiana. Quindi, se l’evoluzione è un’ipotesi non falsificata, lo è qualsiasi dato di fatto sul mondo reale. Anzi, perfino l’esistenza stessa di un mondo reale.

Ma un discorso del genere si può facilmente mettere da parte. L’evoluzione è vera nello stesso modo in cui accettiamo come verità che la Nuova Zelanda si trova nell’emisfero australe. E se rifiutassimo una volta per tutte di usare la parola “vero”, come faremmo a condurre le nostre conversazioni quotidiane? O a compilare la casella “sesso” di un modulo dell’anagrafe? Dovremmo scrivere: “Finora l’ipotesi che io sia maschio non è stata falsificata, ma aspettate un attimo che ricontrollo”. La filosofia che impone alla scienza questi dubbi non può risparmiarli ai fatti della vita di tutti i giorni.

In questo senso, l’evoluzione è vera: a condizione, naturalmente, che ci siano solide evidenze scientifiche a suo favore.

Ebbene, le evidenze scientifiche sono solidissime e Jerry Coyne le espone in modo convincente.

Vale la pena di anticipare un’altra delle solite accuse che riceveranno Coyne e il suo libro: “Perché vi agitate tanto? State combattendo contro i mulini a vento: oggi nessuno prende più sul serio il creazionismo” (traduzione: “Il regius professor di teologia della mia università non è un creazionista, l’arcivescovo di Canterbury accetta l’evoluzione, quindi continuare a scaldarvi è una perdita di tempo”).

Purtroppo non è così. Secondo alcuni sondaggi condotti in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, la maggioranza degli intervistati vorrebbe che a scuola i professori di scienze insegnassero il “disegno intelligente”.

Secondo il sondaggio Ipsos-Mori, solo il 69 per cento dei britannici desidera che a scuola si insegni la teoria evoluzionistica. Più del 40 per cento degli statunitensi crede che “la vita sulla Terra, nella sua forma attuale, esista dall’inizio dei tempi” (sondaggio Pew) e che “Dio ha creato gli esseri umani in una volta sola, negli ultimi diecimila anni e nella loro forma attuale” (sondaggio Gallup). Gli insegnanti di scienze sono in difficoltà. Nell’ottobre del 2008 dc sessanta professori statunitensi si sono riuniti nel centro per l’educazione scientifica dell’Emory University di Atlanta, in Georgia, per confrontare le loro esperienze. Uno ha raccontato che i suoi studenti sono “scoppiati a piangere” quando hanno scoperto di dover studiare l’evoluzione. Un altro ha detto che i suoi alunni hanno protestato ripetutamente quando ha affrontato l’argomento in aula. Esperienze del genere sono comuni anche in Gran Bretagna. Il quotidiano The Guardian ha scritto che nel febbraio del 2006 dc “alcuni studenti di medicina musulmani di Londra hanno distribuito dei volantini dove si liquidavano come false le teorie di Charles Darwin”. I volantini di quei musulmani erano stati prodotti dall’Al Nasr Trust, un ente di beneficenza  ufficialmente riconosciuto che ha anche delle agevolazioni fiscali. Il contribuente britannico, quindi, sovvenziona la distribuzione nelle università di materiali che contengono falsità scientifiche. Gli insegnanti di scienze potranno confermare che stanno subendo pressioni lievi ma crescenti dalle lobby creazioniste, dietro le quali di solito si nascondono organizzazioni statunitensi o islamiche.

Nessuno può avere la faccia tosta di negare che il libro di Coyne, e non solo il suo, è necessario. Per onestà devo confessare di essere parte in causa. Il 12 febbraio 2009 dc è stato il bicentenario della nascita di Darwin e in autunno ricorrerà il 150° anniversario della pubblicazione del suo libro L’origine della specie. Visto che le case editrici sono sempre attente agli anniversari, ci aspettavamo che quest’anno sarebbero usciti diversi volumi su Darwin. Ma quando abbiamo cominciato a scrivere i nostri testi (il suo è appena uscito, il mio uscirà in autunno) né Jerry Coyne né io sapevamo che l’altro stava lavorando sulla validità della teoria evoluzionistica. Forse i nostri due libri non resteranno neanche dei casi isolati: più siamo, meglio è. In fin dei conti la teoria evoluzionistica è la vera storia del perché esistiamo, e ne dà una spiegazione soddisfacente: demolisce e sostituisce tutte le spiegazioni del passato, a prescindere dalla devozione e dalla buona fede con cui sono state credute vere.

Punto debole

Why evolution is true è un libro eccezionale. Coyne ha una conoscenza straordinaria della biologia evoluzionistica e la espone in modo magistrale, senza mai risultare noioso. Anche se affronta moltissimi argomenti, il suo testo resta sempre agile e leggibile. In un capitolo, che s’intitola “Scritto nelle rocce”, Coyne smonta la più comune tra tutte le menzogne creazioniste, quella sui presunti “buchi incolmabili” nelle testimonianze fossili. “Dove sono gli anelli di congiunzione?”, chiedono i creazionisti. Coyne ne indica molti e tutti convincenti. Si tratta non solo dei fossili di grandi animali come le balene e gli uccelli o di quelli dei cugini del celacanto, che hanno compiuto la transizione dall’acqua alla terra, ma anche dei microfossili. Questi hanno il vantaggio dei grandi numeri:  alcuni tipi di rocce sedimentarie sono composti da minuscoli scheletri fossilizzati di foraminiferi, radiolari e  altri protozoi calcarei o silicei. È quindi possibile tracciare un grafico di una misura a scelta, come funzione  continua del tempo geologico, via via che si analizza un nucleo di sedimenti. In uno dei grafici del libro si vede chiaramente  un genere di radiolario (dei magnifici protozoi dal guscio delicato la cui forma ricorda una lanterna) colto nell’atto di dividersi in due specie due milioni di anni fa.

La divisione di una specie in due, a  cui si riferisce il titolo della grande opera  di Darwin, rappresenta anche uno dei suoi pochi punti deboli. Coyne è la massima autorità sulla formazione delle specie, e lo dimostra l’efficacia dei due capitoli intitolati “L’origine della specie” e “La geografia della vita”. Forse la prova anticreazionista più immediatamente convincente è la distribuzione geografica degli animali e delle piante sui continenti e sulle isole (compresi i laghi, le vette montane e le oasi: dal punto di vista di un animale qualsiasi piccola area dove può vivere, circondata da un’area più vasta dove invece non sopravvivrebbe).

Dopo aver enunciato molte prove sull’argomento, Coyne conclude: “Provate a trovare una teoria che spieghi gli esempi che abbiamo discusso adducendo la creazione particolare di specie su isole oceaniche e continenti. Non ci sono risposte valide. A meno che non si presuma che il creatore volesse far apparire le specie come se si fossero evolute su delle isole. Ma dal momento che nessuno accetta questa risposta, si spiega perché i creazionisti schivano la biogeografia delle isole”.

Questa disonestà per omissione è una caratteristica dei creazionisti. Adorano i fossili perché hanno insegnato loro (sbagliando, come dimostra Coyne) a credere che i “buchi” nelle testimonianze fossili mettano in difficoltà i sostenitori della teoria evoluzionistica. La vera difficoltà per i creazionisti è la distribuzione geografica delle specie. E infatti la ignorano completamente.

In Why evolution is true c’è una lucida esposizione della selezione naturale al livello dei geni (Darwin, che non sapeva niente di geni, la descrisse al livello dei singoli organismi). Coyne spiega in che modo un verme parassita modifica l’aspetto e il comportamento della formica che lo ospita, trasformando il suo addome in un simulacro di bacca rossa che sporge in modo appetitoso ed è collegata al torace da uno stelo assottigliato. Di certo avrete già indovinato il seguito: la “bacca”, piena di uova di verme, viene mangiata da un uccello, che diventa così l’ospite definitivo del verme.

Scrive Coyne: “Tutte queste modificazioni sono provocate dai geni del verme parassita: è un trucco ingegnoso per riprodursi. Questi prodigiosi adattamenti – i modi diversi in cui i parassiti controllano i loro portatori solo per trasmettere i geni – fanno venire l’acquolina in bocca agli evoluzionisti”.

Calabroni arrosto

Verissimo. Questo linguaggio “adattamentista” incentrato sui geni è ormai universale tra i biologi dell’evoluzione che operano sul campo. Vale la pena di ricordare l’ostilità altezzosa con cui l’attaccò, trent’anni fa, l’illustre genetista Richard Lewontin, il professore di Coyne a cui è dedicato il libro. Why evolution is true contiene anche un’utilissima spiegazione della mia teoria del “gene egoista”. Coyne spiega bene che la teoria non ha niente a che fare con alcune tesi spurie, secondo cui saremmo deterministicamente predisposti a essere egoisti. In trent’anni (Il gene egoista uscì nel 1976 dc) le cose sono molto cambiate.

Il capitolo sul “motore dell’evoluzione” si apre con un esempio di macabro splendore. I calabroni giganti del Giappone saccheggiano i nidi delle api mellifere per dare da mangiare alle loro larve.

Un calabrone-esploratore, da solo, scopre un alveare e lo contrassegna con una sostanza chimica che lascia una macchia nera, una specie di condanna a morte. “Richiamati dal contrassegno, i compagni di nido dell’esploratore si avventano sulla macchia. Un gruppo di venti o trenta calabroni attacca in formazione una colonia che può comprendere fino a trentamila api. Ma non c’è lotta: i calabroni fanno irruzione nell’alveare schioccando le mandibole e decapitano le api una a una. Siccome ogni calabrone riesce a decapitarne quaranta al minuto, la battaglia si conclude nel giro di qualche ora, con tutte le api morte e l’alveare pieno di cadaveri fatti a pezzi. A quel punto i calabroni possono rifornire la loro dispensa”.

Perché Coyne racconta questa storia? Per confrontare l’atroce sorte delle api mellifere europee introdotte in Giappone con quella delle api autoctone che hanno avuto il tempo di elaborare evoluzionisticamente “una stupefacente strategia di difesa, l’ennesimo prodigio del comportamento adattivo. Quando il calabrone-esploratore giunge all’alveare, le api che si trovano all’ingresso si precipitano a chiamare le compagne, ma al tempo stesso lo attirano all’interno. Appena il calabrone entra, centinaia di api operaie gli formano intorno uno stretto ‘gomitolo’. Poi, facendo vibrare l’addome, portano rapidamente la temperatura interna del gomitolo fino a 47 gradi centigradi. Nel giro di venti minuti il calabrone-esploratore muore arrostito e l’alveare quasi sempre si salva”. Anche se le api sono in grado di sopravvivere a temperature elevate, questo non è indispensabile alla selezione naturale per favorire l’adattamento. Le api operaie sono sterili: i loro geni non sopravvivono nelle operaie stesse, ma come copie nei corpi di quella minoranza di abitanti dell’alveare destinata alla riproduzione. Se le operaie che si trovano al centro del “gomitolo” si arrostissero insieme al calabrone, il loro sacrificio sarebbe comunque servito: le copie dei loro geni “che arrostiscono” sopravvivrebbero.

Nel libro c’è anche un ottimo capitolo dedicato a “Rimasugli, vestigia, embrioni ed errori di progettazione”, argomenti già trattati dallo stesso Darwin, e uno su “Come il sesso guida l’evoluzione” e sull’evoluzione umana. Ma Coyne si supera quando discute un altro elemento straordinariamente evidente da cui finalmente possiamo costruire l’albero genealogico completo di tutti gli esseri viventi


13 Febbraio 2009 dc:

Smascheriamo Augias!

Prima o poi dovrò mettermi d'impegno per rivelare, far notare e smascherare la realtà di questo signore, che molti ateoagnostici ritengono un intellettuale laico, che dovrebbe essere ateo, e lo stimano e apprezzano. Bisognerà far luce sulle sue reali posizioni, sulla sua impreparazione e sul suo pressapochismo in almeno un'occasione, sulla sua superficialità e sul suo fare l'occhiolino al cristianesimo, alla figura di Cristo ed altre cose ancora.

Un solo accenno al pressapochismo, cito personalmente per averlo visto e sentito con i miei occhi e le mie orecchie: in una trasmissione recente, programmata da un canale RAI a fine 2008 dc o inizio 2009 dc e dedicata al nazismo, il conduttore Augias, accanto ad una enorme svastica rossa che campeggiava nello studio, arrivava a dire che Hitler aveva preso il simbolo della svastika dalle tradizioni orientali, generalmente buddiste e induiste e, per farlo proprio del nazionalsocialismo, lo aveva "ribaltato", in modo che la svastica originale, cioè questa (dal sito http://www.satorws.com/simbolismo-svastica.htm , non a caso abbinata al simbolo del Tao))

detta svastica sinistrorsa perché gli uncini puntano verso sinistra, fosse trasformata nella ben più nota svastica destrorsa

Ebbene, non si sa se direttamente Augias o chi gli ha preparato la "pappa" della trasmissione, in ogni caso non si sono informati e hanno detto una sonora boiata. Nelle tradizioni in cui è presente questo simbolo esistono, quasi sempre, entrambe le versioni, a volte con significati diversi. Potete trovarne una conferma qui e qui

Jàdawin di Atheia


La nuova libreria Babele riapre i battenti a Milano

Da http://www.gay.tv/ pubblicato il 30 luglio 2009 dc:

La libreria riapre venerdì 31 luglio alle 10.30. La formale inaugurazione avverrà a settembre, dopo il rientro dalle vacanze estive.

La riapertura de La Babele avverrà venerdì 31 luglio, nella nuova sede di viale Regina Giovanna 22/b. Dopo il travagliato trascorso, che ha portato alla chiusura nel settembre 2008, La Babele avrà un vestito nuovo.

Noi ripartiamo subito, e intanto spargeremo la voce che siamo tornati - dice il nuovo gestore, Christian Lunetta - Per questo resteremo aperti anche la domenica pomeriggio, e non solo nei feriali!”. Lunetta ha rilevato il marchio dall'ultimo librario, Rolando Canzano, ultimo di una stirpe travagliata (Leggi lo speciale>). L'inaugurazione ufficiale avverrà nel prossimo settembre, aspettando i rientri dalle vacanze estive.

Ho passato, cioè sprecato, 10 anni della mia vita lavorando in un call center. Ultimamente mi occupavo di formazione del personale. Ma non mi piaceva per niente, e invece volevo far qualcosa per la comunità di cui io stesso faccio parte. Così quando mi è stato offerto di acquistare il marchio non ci ho pensato su. Anche se l´ho un po´ cambiato: ora ci chiamiamo La Babele (non più Libreria Babele ndr.), perché non venderemo solo libri, ma anche gadget e dvd. Faremo incontri e presentazioni di libri, stiamo studiando convenzioni con locali” dice Lunetta a la Repubblica, concludendo “Era incredibile che la città più gay d´Italia, molto più di Roma, avesse perso un posto del genere”.

Paolo Ferigo, presidente del Cig Arcigay milanese, commenta: “Paradossalmente la nostra Babele era morta di troppo successo: noi omosessuali siamo usciti dal ghetto, le nostre tematiche sono state sdoganate e accettate da gran parte della società civile, uno scaffale dedicato all´argomento si trova facilmente in ogni libreria. Ma siccome le librerie specializzate esistono per qualunque cosa, è giusto che ce ne sia anche una gay. Se saprà essere qualcosa più di una operazione commerciale, e non ne dubito, prevedo un grande futuro per la nuova Babele”.

redazione@gay.tv


La Libreria Babele di Milano ha riaperto!

Da http://www.affaritaliani.it pubblicato: giovedì 23 luglio 2009 dc:

Riapre la Libreria Babele, punto di riferimento dei gay milanesi

di Marco Volante

La Libreria Babele torna ad aprire le sue porte al pubblico. Dopo mesi di dubbi circa le sorti del celebre punto di riferimento della cultura LGBT milanese, la Babele riapre i battenti, grazie alla tenace volontà della nuova proprietà, in Viale Regina Giovanna 24/b, con un vernissage affollato di amici, personaggi, autori.

L’intricata vicenda della chiusura era stata sulla bocca dei milanesi fino a poco tempo fa e le voci di una prossima riapertura si facevano sempre più insistenti, finché l’atteso annuncio non è giunto attraverso la rete. Con la pagina La Babele GLBT Bookshop & More, che ha già raccolto un migliaio di “amici” su Facebook in meno di un mese, Christian, uno dei nuovi animatori della Babele, ha invitato tutti alla felice riapertura nella nuova sede. Babele release 3.0 è stata subito rinominata da Daniele sul suo blog, per ricordare che la prima libreria fu aperta da Felix Cossolo in Via Sammartini, per poi essere trasferita una decina di anni fa da Gianni Delle Foglie in un grande spazio a due passi da Piazzale Cadorna, nello stesso edificio in cui si scriveva anche la rivista Pride.

Oggi la Babele si trasferisce e si rinnova, va ad offrire i suoi scaffali in uno dei quartieri più gai della città, Porta Venezia, carica della storia di cui si è resa protagonista e della consapevolezza di non essere semplicemente un negozio in cui si vendono libri, ma un punto di riferimento per tutti coloro i quali vogliono leggere della ricchezza della differenza e vogliono avvicinarsi al mondo LGBT in un modo diverso dal rutilante e scintillante mondo dell’enterteinment.

Alla Babele per tanti anni hanno scintillato gli occhi di Gianni che con lo sguardo era come se ti accarezzasse e ti accompagnava con amore a scegliere il libro da portar via, fosse un classico latino o uno di quei libri che si leggono con una mano sola. La Libreria Babele è anche questo.

come commento, nella stessa data, all'articolo si legge:

Salve, sono il nuovo titolare della Libreria Babele, ignoro chi abbia diffuso la notizia ma devo purtroppo smentire. La riapertura verrà comunicata quanto prima. Saluti. Christian Lunetta

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Da www.queerblog.it pubblicato: sabato 25 luglio 2009 dc da Desperate Gay Guy

Nonostante ciò che viene riportato in rete da alcuni siti, la libreria Babele non ha ancora aperto al pubblico milanese. A causa di alcuni impedimenti tecnici, l’apertura prevista e segnalata per il 23 luglio è slittata, ma la nuova data verrà comunicata al più presto.

La Libreria Babele, famosa e conosciuta a livello nazionale, riaprirà a Milano in zona Porta Venezia, viale Regina Giovanna 24/b con un’inaugurazione di amici, personaggi ed autori. Un ottimo segnale ed esempio di tenacia e fiducia verso l’espansione della cultura omosessuale in Italia.

Vi terremo aggiornati sulle tempistiche, direttamente da Christian, uno dei nuovi animatori della Babele qui a Milano.

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Alcune notizie intorno alla storia della libreria:

CulturaGay.it http://www.culturagay.it/cg/saggio.php?id=405

Anelli di Fumo http://anellidifumo.ilcannocchiale.it/post/2090148.html


Da Sapere del Febbraio 2008 dc:

Se Dio avesse le ali

di Enrico Bonatti, professore di geologia presso il Dipartimento di Scienze della Terra della «Sapienza» Università di Roma

Negli ultimi mesi, tra pronunciamenti di uomini di Chiesa, da papa Ratzinger in giù, articoli nelle pagine culturali di giornali, fino poi ai programmi televisivi di Giuliano Ferrara, molti hanno sfiorato un tema che da tempo immemorabile, pur se con diversi gradi di consapevolezza, è alla base di ansie, terrori e speranze in noi esseri umani. Il desiderio cioè di Homo sapiens di sentirsi il fine ultimo dell'evoluzione della vita sulla Terra, il culmine della creazione.

Non mi addentro nel campo vastissimo dell'origine dei miti e delle religioni: ma, pur semplificando, penso si possa dire che le grandi religioni sono sorte in buona parte per placare almeno un po' il nostro bisogno di preminenza, di permanenza, di immortalità. Bisogno che sembra esser stato particolarmente intenso nella nostra tradizione occidentale e che ha portato recentemente anche al movimento del "Disegno Intelligente", particolarmente forte negli Stati Uniti ma in crescita anche in Italia (vedi per esempio il bel saggio di T. Pievani, In Difesa di Darwin, Bompiani, 2007 dc). Dalla Bibbia in poi abbiamo sostenuto che le piante, gli animali e la Terra tutta sono non molto più antichi dell'essere umano: una Terra senza umanità era inutile e quasi inconcepibile, visto che la natura era stata creata in sua funzione e al suo servizio. Da qui il convincimento che l'età della Terra fosse di poche migliaia di anni, simile appunto all'età dell'umanità, calcolata in base al numero di generazioni trascorse da Adamo a Cristo. La data di nascita della Terra, posta 4004 anni avanti Cristo dai calcoli dell'arcivescovo d'Irlanda Ussher nel 1650 dc, è la più nota, perché fu più tardi inserita nella Bibbia canonica anglicana.

Darwin, che più di ogni altro estese il nostro senso del tempo e diminuì la nostra hubris, ne aveva una copia con sé nel suo viaggio con la Beagle. Se pur credeva a una Terra non più antica di poche migliaia di anni quando nel 1835 dc si imbarcò sulla Beagle, aveva certo cambiato idea tre anni dopo quando sbarcò di nuovo sulle coste dell'Inghilterra. Nell'ultimo secolo l'età della Terra si è allungata enormemente rispetto a quella degli esseri umani: oggi pensiamo la Terra abbia 4 miliardi e mezzo di anni. Qualcuno ha notato che se paragonassimo l'età della Terra all'altezza della Torre Eiffel, l'intervallo di tempo dalla comparsa dell'uomo ad oggi sarebbe rappresentato dallo spessore dello straterello di vernice che copre l'acciaio sulla cima della Torre. Se proprio non possiamo negare una lunghissima storia della Terra prima della comparsa dell'essere umano, e un'evoluzione biologica durata 4 miliardi di anni, vorremmo almeno che questa lunga fatica fosse diretta verso un degno obiettivo, e che l'obiettivo fossimo noi, o qualcosa al di sopra di noi di cui noi possiamo far parte. Che il mondo sia stato creato in funzione dell'uomo è detto chiaramente già nella Genesi, ed è implicito nel resto della Bibbia, eccetto forse nelle meditazioni del libro di Giobbe e dell'Ecclesiaste, lì dove l'uomo è nulla se non polvere.

Molto più tardi, i Padri della Chiesa ma poi anche alcuni dei pionieri della scienza    moderna,    come    Keplero, Newton, Leibnitz e Hutton, non dubitavano che la natura fosse al servizio e in funzione dell'uomo (chi dubita, rischia una brutta fine: vedi Giordano Bruno). Prima di Darwin, Goethe e i filosofi/naturalisti tedeschi suoi contemporanei pensavano che le forme naturali possedessero una tendenza innata verso la perfezione, dove la perfezione era la forma umana. Dopo Darwin, il paleontologo gesuita Teilhard de Chardin più di mezzo secolo fa proponeva un'evoluzione biologica diretta ad aumentare gradualmente lo spazio dello "spirito", e tesa verso una "noosfera" o verso un "punto omega" non dissimile dal dio cristiano: mi si perdoni il parallelo empio con il "sol dell'avvenire" cui anelavano nello stesso periodo le folle del socialismo reale. Ma l'evoluzionismo darwiniano, basato su mutazioni genetiche casuali seguite da selezione naturale, è difficile purtroppo ci sollevi verso la noosfera o verso qualche altra sfera celeste. Questo è stato stigmatizzato dal cardinale Cristoph Schönborn, arcivescovo di I Vienna, quando sul New York Times (11 luglio 2005 dc) ha condannato l'evoluzionismo darwiniano, sembra con l'assenso di papa Ratzinger, seguito dal cardinale Walter Kasper (presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani) e poi anche dai "teocon" americani (Bush in testa) e nostrani che, non potendo più negare l'evoluzione biologica, la pensano però diretta da un "disegno intelligente". Ma una recente indagine pubblicata da Science (11 agosto 2006 dc) mostra come oltre il 40 % degli americani (il 20 per cento degli italiani) non crede che l'essere umano derivi da altre specie, cioè non crede nell'evoluzione biologica, con o senza "disegno intelligente".

I fautori del disegno intelligente pretendono la loro sia un intuizione originale e recente. Ma prendiamo dal bel libro di Paolo Rossi I Segni del Tempo (Feltrinelli, 1979 dc), una citazione dall'Essai de Cosmologie scritto nel 1750 dall'illuminista francese Pierre Louis de Maupertius: «Tutti i filosofi si dividono oggi in due sette. Gli uni vorrebbero sottomettere la natura a un ordine puramente materiale ed escluderne ogni principio intelligente o almeno vorrebbero che nella spiegazione dei fenomeni non si facesse mai ricorso a quel principio e che le cause finali venissero completamente bandite. Gli altri, al contrario, fanno un uso continuo di tali cause, scoprono in tutta la natura le vedute del Creatore, penetrano i suoi disegni nei fenomeni più minuti. A parere dei primi l'universo potrebbe fare a meno di Dio: almeno, le più grandi meraviglie che vi si osservano non ne provano affatto la necessità. A parere dei secondi le parti più minuscole dell'universo sono altrettante dimostrazioni di Dio: la sua potenza, la sua saggezza e la sua bontà sono scritte sulle ali delle farfalle e sulla tela dei ragni». Questa descrizione del clima culturale dell'Illuminismo europeo tre secoli fa potrebbe esser applicata altrettanto bene al dibattito attuale.

Sean Nee, biologo dell'università di Edimburgo, scrivendo su Nature (vol. 435, p. 429, 2005 dc) del nostro bisogno di essere in cima alla scala biologica, prova a considerare l'evoluzione dal punto di vista delle forme di vita che, pur se invisibili ai nostri occhi, sono di gran lunga le più abbondanti e antiche del nostro pianeta: i microrganismi. A partire da quasi 4 miliardi di anni fa i Bacteria e gli Archea sviluppavano capacità straordinarie: da quella di generare luce a quella di "respirare" metalli, a quella di vivere negli ambienti più estremi, (fino a 120°C sul fondo degli oceani o nelle profondità del sottosuolo, o parecchi chilometri sotto la superficie dei ghiacci antartici), a quella di comunicare chimicamente per coordinare azioni di gruppo, o perfino di suicidarsi per il bene del gruppo. I cianobatteri hanno inventato più di tre miliardi di anni fa un meccanismo per produrre ossigeno, la fotosintesi, che più tardi ha portato a una atmosfera simile a quella attuale e ha permesso lo sviluppo di forme di vita cosiddette "superiori". La combinazione di alcuni gruppi di Archea e Bacteria ha portato poi agli Eukarya (cioè organismi dotati di cellule); tra questi alcuni gruppuscoli si sono poi evoluti in organismi che noi reputiamo "superiori", tra cui i mammiferi, creando ambienti che i microbi sfruttano in maniera altamente efficiente: vivono più microrganismi nello stomaco e nel tratto urinario di un Homo sapiens di quanti Homo sapiens vivono sulla Terra.

Si potrà obiettare che quantità non è qualità, e che Homo sapiens ha dalla sua le Piramidi, la Divina Commedia, la Nona Sinfonia, la Cappella Sistina e ... la bomba atomica. Ma se Homo sapiens fosse eliminato da una qualche catastrofe (magari causata da se stesso), i microrganismi continuerebbero imperterriti per almeno un altro miliardo di anni. Di Homo sapiens rimarrebbe la crosta di vernice sulla Torre Eiffel. Sia come sia, ho avuto modo di verificare direttamente che non siamo i soli a crederci sulla cima della scala evolutiva. Un paio di anni fa in una cittadina dell'Appennino emiliano una passerottina neonata caduta dal nido è stata soccorsa, curata e nutrita da mani amorevoli. È sopravissuta, e da allora svolazza libera in un appartamento, dove ha i suoi spazi, i suoi ritmi, la vaschetta per il bagno quotidiano ... L'estate scorsa per giorni si agitava alla ricerca di un posto adatto a costruirsi il nido (più tardi infatti scodellò cinque uova). Nel corso di queste esplorazioni mi si posò sulla testa mentre leggevo in poltrona, e decise che il posto, tra i miei radi capelli grigi, era adatto per il nido: rifiutava di spostarsi, beccava, protestava in maniera aggressiva se qualcuno si avvicinava... Era evidente che per la passerotta il prezioso cranio di Homo sapiens che mi porto sul collo, culmine di miliardi di anni di evoluzione, era stato creato dal "disegno intelligente" di un buon dio alato e pennuto al solo fine di fornirle un luogo confortevole dove covare le sue uova. Non fu facile convincerla altrimenti. 


Dal supplemento Tuttoscienze de La Stampa del 29 Settembre 2007 dc:

Introduzione dell'amico Sestante che me lo ha inviato, al pari di altri articoli pubblicati su questo sito

Questo articolo è per molti aspetti discutibile: la titolazione a effetto "caro Darwin non servi più", certe frasi fantasiose come "l'età d'oro dell'evoluzione", certe conclusioni azzardate come "l'evoluzione darwiniana è finita". D'altro canto noi ateo-razionalisti non dobbiamo idolatrare tutto quello che sa di scienza e tanto meno prendere per oro colato quello che esce dalla bocca di qualche accademico, però questo articolo è illuminante sugli sviluppi futuri della biologia e su alcune conseguenze che essi potranno avere. Ma soprattutto spaventerà moltissimo chi ha delle concezioni molto diffuse in campo ambientalista, come una visione sacrale della vita o una considerazione finalistica della Natura quale organismo perfetto e intoccabile: in altre parole un sostituto di Dio.

É l'alba del post-evoluzionismo.

IL DESIGN DEI GENOMI DIVENTERÁ UNA NUOVA FORMA D’ARTE

Caro Darwin, non servi più. Per l’evoluzione c’è il biotech”

di Freeman Dyson, American Physical Society, US Nationale Academy of Sciences

In un articolo provocatorio e illuminante - «Una Nuova Biologia per un Nuovo Secolo» - il grande biologo Carl Woese ha messo sotto accusa i limiti della biologia riduzionista e la logica che l’ha guidata nell’ultimo secolo, sottolineando la necessità di una nuova biologia, che si basi sui concetti di comunità e di ecosistemi, anziché su quelli di geni e di molecole. Ma allo stesso tempo ha anche sollevato una questione estremamente importante: quando è cominciata l’evoluzione darwiniana?

Con evoluzione darwiniana intende l’evoluzione come la descrisse lo stesso Charles Darwin, basata cioè sull’intensa competizione per la sopravvivenza tra specie diverse. Presenta quindi una serie di prove, secondo le quali l’evoluzione stessa non risale all’alba della vita. All’inizio il processo che lui ha definito come «trasferimento genetico orizzontale» - vale a dire la condivisione degli stessi geni tra specie differenti - era prevalente. E questo diventa sempre più evidente man mano che si retrocede nel tempo.

Woese è il maggiore esperto mondiale nel campo della tassonomia microbica. Qualunque cosa scriva, anche quando sembra tendere ai vertici della pura speculazione, dev’essere preso molto sul serio. Oggi lui postula un’«epoca d’oro» della vita pre-darwiniana durante la quale il «trasferimento genetico orizzontale» era un fenomeno universale e, quindi, non c’era una separazione netta tra le specie. La vita, allora, era una comunità di cellule di vario tipo: tutte condividevano le informazioni genetiche in modo che una serie di processi chimici e catalitici, inventati da una sola creatura, potessero poi essere ereditati dalle altre. L’evoluzione, quindi, era un «affare comune», con un’intera comunità in grado di migliorare la propria efficienza metabolica e riproduttiva, perché venivano scambiati i geni delle cellule più efficienti.

Ma poi, in un giorno nefasto, avvenne che una cellula, che assomigliava a un batterio primitivo, riuscisse a superare le altre in efficienza. Così questa cellula si separò dal gruppo e cominciò a rifiutare la logica della condivisione. La sua discendenza si trasformò nella prima vera e propria specie separata. Grazie alla sua superiore efficienza continuò a prosperare e a evolversi separatamente.

Poi, alcuni milioni di anni più tardi, un’altra cellula si separò dal gruppo e anch’essa diventò un’altra specie. E il fenomeno si allargò, finché la vita si suddivise in tante specie, tutte diverse.

I processi biochimici di base della vita si sono quindi evoluti rapidamente durante le poche centinaia di milioni di anni che hanno preceduto l’era darwiniana e sono cambiati molto poco nei seguenti 2 miliardi di anni di evoluzione.

Il design dei genomi trasformerà il mondo

L’evoluzione darwiniana è lenta, perché le specie, una volta che si sono affermate, si trasformano con gradualità. L’evoluzione, infatti, fa sì che una specie si estingua solo per permettere a un’altra di prenderne il posto.

Ci sono tre innovazioni, tuttavia, che hanno permesso di accelerare i ritmi nelle fasi successive. La prima è stata il sesso, che non è altro che una forma di trasferimento genetico orizzontale. La seconda è l’organizzazione multicellulare, che ha spalancato un mondo completamente nuovo di forme e funzioni. La terza è stato il cervello, che a sua volta ha aperto una nuova dimensione di sensazioni e azioni coordinate, fino a quel culmine che è l’invenzione delle mani e degli occhi. E allo stesso tempo una serie di estinzioni di massa (dilatate nel tempo) ha contribuito a produrre ulteriori opportunità evolutive.

Ora, 3 miliardi di anni più tardi, l’evoluzione darwiniana è conclusa. L’era della competizione delle specie è finita 10 mila anni fa, quando una singola specie, l’Homo sapiens, ha cominciato a dominare e a riorganizzare la biosfera. Da quel momento l’evoluzione culturale ha preso il posto dell’evoluzione biologica come forza fondamentale di cambiamento. Questo secondo tipo di evoluzione non è darwiniano. Le culture, infatti, si diffondono attraverso il trasferimento orizzontale delle idee piuttosto che per eredità genetica. Ed è un’evoluzione che si muove mille volte più velocemente di quella darwiniana, portandoci in un’era di interdipendenza culturale che definiamo globalizzazione.

Ora, nell’ultimo trentennio, l’Homo sapiens ha riportato in primo piano l’antica pratica pre-darwiniana del trasferimento genetico orizzontale, spostando i geni con abilità crescente dai microbi alle piante, fino agli animali, confondendo di nuovo i confini tra le specie. Ci stiamo quindi muovendo nell’era post-darwiniana, in cui le specie non esisteranno più e l’evoluzione della vita riprenderà a essere comune.

In questa nuova epoca le biotecnologie saranno fondamentali. Ci saranno, per esempio, i kit fai-da-te per i giardinieri, che utilizzeranno la manipolazione genetica per crescere nuove varietà di rose e orchidee. E ci saranno i giocattoli bio-tech per bambini, che utilizzeranno uova e semi veri anziché semplici simulazioni. L’ingegneria genetica, una volta che sarà nelle mani della gente comune, ci darà un’esplosione di biodiversità. Il design dei genomi diventerà una forma d’arte, creativa quanto la pittura e la scultura. Certo, non molte di queste creazioni potranno essere considerate capolavori, ma gratificheranno gli autori e contribuiranno ad aumentare la varietà di fauna e flora.


da Diario del  30 Giugno 2007 dc:

Introduzione dell'amico Sestante.

La recensione che ti invio la dice lunga su certi "eretici" che con la scusa di criticare l'attuale papa e per non dimostrarsi troppo faziosi un bel colpetto all'ateismo non se lo risparmiano. Questa volta, purtroppo, la recensione insolitamente lunga (ben 2 pagine) è ospitata da Diario del 30 giugno a firma di Gianandrea Piccioli.

La riportiamo tutta, per dimostrare che non ci tiriamo indietro neanche davanti a simili colpi bassi.

Per certi dotti critici del corso conservatore della Chiesa Cattolica  tutto va bene finché si rimane all'interno di una concezione religiosa o, meglio ancora, cristiana. Si possono allora citare a man bassa filosofi come Aristotele, Kant, Heidegger, pensatori come Simon Weil, Edit Stein ecc.. Guai però ad esprimere una concezione del mondo areligiosa, allora si diviene improvvisamente rozzi, retrò, si prendono posizioni da "farmacisti di bottega" di stampo ottocentesco e si scrivono "libelli".

Questo è il tono che assumono per legittimare le loro critiche alla Chiesa Cattolica. Si pavoneggiano cercando di dimostrare che le loro critiche sono supportate da una robusta dottrina, da non confondersi col pensiero primitivo degli Atei. Quindi Stirner, Marx, Schopenauer, Nietszche e tanti altri non esistono, sono poco più che scribacchini di terz'ordine.

Ma vorrei chiedere all'articolista: chi si sente oppresso e rivendica i propri diritti conculcati è solo un fastidioso petulante oppure ha qualche ragione nel rivolgere ai suoi oppressori le stesse accuse? Se l'oppressione durasse per secoli dovrebbe perciò stesso cessare di lamentarsi come un bambino capriccioso che ha bisogno del ciuccio per addormentarsi? Con questa logica dovremmo tenerci sempre lo stesso modello di famiglia, niente fecondazione medicalmente assistita, niente aborto, niente divorzio, senza parlare poi dell'omofobia e di tutte le restrizioni dei comportamenti sessuali. In questo c'è la stessa malcelata arroganza del tanto criticato Ratzinger che dice: protestate pure, ma la vera Morale è quella nostra. Non contento di questo, l'articolista vuole giocare anche in campo avverso definendo con un certo disprezzo "sedicenti laici" persone come Odifreddi, volendo avere anche qui la parola definitiva: ma se vuol scegliersi anche i giocatori della squadra avversaria a che pro la partita? Vuol poi degnarsi l'articolista dall'alto della sua dottrina di spiegarci quali sarebbero, secondo lui, i "veri" laici?

Sul contenuto del libro recensito, non interessandomi ai temi metafisici, mi soffermo solo su due punti.

Parlando di ermeneutica, o interpretazione, va detto che anche la scienza, a suo modo, è una interpretazione del reale. Ma i risultati di questa interpretazione sono ottenuti attraverso il reperimento di prove rigorose riproducibili e falsificabili ed hanno apportato numerosi benefici all'umanità, oltre all'enorme messe di conoscenza attingibile da tutti, mentre i conflitti di interpretazione tra religioni o all'interno di esse, derivati da visioni soggettive o da interessi contingenti, hanno provocato quasi sempre guerre, oppressione e superstizioni varie senza apportare alcun miglioramento concreto al tenore di vita umano, anzi, le caste sacerdotali si sono perlopiù legate alle classi dominanti aumentando la sofferenza dei sottoposti.

Per quanto riguarda la proposta dell'autrice del libro di distinguere tra non indifferenti e indifferenti, a parte la doppia negazione che caratterizza i primi, il problema sta nei secondi: c'è infatti una differenza sostanziale tra un'indifferenza che può caratterizzare l'atteggiamento di un ateo o di un agnostico, altra cosa invece è un comportamento tiepido nei confronti della religione ma che non la rifiuta del tutto, oppure più semplicemente quello di qualcuno che non vuole approfondire il problema religioso perché ha altri interessi preponderanti: artistici, culturali, politici ecc..

La religione del cuore

Suggerimenti per restare cristiani nonostante la Chiesa di oggi

Fra le sconcertanti conseguenze del goffo, torvo e, sui tempi lunghi, inane pontificato di Benedetto XVI, che peraltro accentua in chiave restauratrice e antipatizzante le linee guida del precedente, c'è anche il ritorno di un pensiero anticlericale, anzi antireligioso, che sembrava sepolto per sempre coi notabili progressisti che si radunavano socialisteggiando o liberaleggiando nei retrobottega delle farmacie di paese, tra Otto e Novecento.

Del resto l'eterno ritorno dell'eguale è una mediocre formula filosofica consona a tempi di confusa mediocrità. Assistiamo così al pullulare di libri e libelli sedicenti laici che, come il bestseller di Piergiorgio Odifreddi, parlano di religione con la competenza e l'esprit de finesse di un lottatore di sumo che discetti sulla wagneriana morte di Isotta. E nel furore polemico nessuno sembra rendersi conto che entrambi i contendenti, laici e clericali, sono l'uno il rovescio dell'altro e si sorreggono a vicenda, dorso a dorso, come talamoni sgretolati dall'inquinamento.

Si distingue nettamente dalla selva di questi sottoprodotti il coraggioso (innanzi tutto per sincerità personale) e importante libro di Roberta De Monticelli, Sullo spirito e l'ideologia, sottotitolato Lettera ai cristiani. Insieme con La differenza cristiana di Enzo Bianchi (Einaudi) e Lo Stato e la Chiesa di Gustavo Zagrebelsky (Biblioteca di Repubblica), tra i pochissimi veramente utili ad affrontare i problemi in campo (anche là dove, come nel caso di Zagrebelsky, accada talvolta di dissentire). Fin dal titolo, la De Monticelli mette le sue carte sul tavolo: lo spirito come quella capacità di trascendere se stessi che ci definisce come persone, come «disciplina ascetica del distacco» nella ricerca del vero, e il suo esatto contrario: l'ideologia intesa «come contraffazione della sapienza spirituale» e «falso rapporto con la verità, cioè con la ricerca di verità».

E ideologiche, quindi sostanzialmente mistificanti, sembrano molte delle attuali prese di posizione del Magistero, talmente volte all'affermazione di un'identità forte da far dubitare «che sia possibile a una fede cristiana abitare un'istituzione terrena senza perdersi». Al punto che viene facile stabilire sintonie col Grande Inquisitore dei Fratelli Karamazov. Al punto che, riprendendo un'affermazione di Simone Weil circa il «disagio dell'intelligenza» causato dalla «maniera in cui la Chiesa ha concepito il suo potere di giurisdizione», l'autrice può giustamente sostenere che «ci si trova a non aver più nomi per il divino, a non aver più proposizioni per la fede (...) perché troppi dei nomi e troppe delle proposizioni tramandate hanno alle nostre orecchie un suono falso». La De Monticelli individua cinque fili nel groviglio dell'identità cattolica così cara agli ultimi pontefìci ci e al loro entourage di fondamentalisti e atei devoti. Innanzi tutto, ed è tema attualissimo, la pretesa non tanto di auspicare che le leggi dello Stato siano conformi a principi che si ritengono giusti (il che sarebbe perfettamente legittimo) quanto di ottenere, sulla base di una distinzione tra ragione buona (illuminata dalla fede) e ragione cattiva (abbandonata alla nostra superba autonomia), che lo Stato, anziché tutelare gli individui, si sostituisca a essi per scegliere al loro posto.

Seguono poi il rapporto tra ragione e trascendenza, col tentativo di recuperare una continuità tra metafisica e teologia che già san Tommaso aveva interrotto (per non parlar di Kant, che alle origini del moderno aveva offerto su un piatto d'argento la soluzione al dualismo tra fede e conoscenza sostenendo la trascendenza assoluta del divino); il mito delle radici cristiane d'Europa, che contraddice il comandamento Non nominare il nome di Dio invano; il tema tutto ratzingeriano della «critica della ragione moderna dal suo interno» e infine, tipica per esempio di movimenti come Comunione e Liberazione, «la sindrome di accerchiamento, il sentirsi attaccati o respinti ai margini dell'intellettualità, il credersi dunque in una posizione di difesa che va forse rovesciata in una di attacco». Per ognuno di questi punti c'è un'acuminata analisi retta sempre da grande rispetto intellettuale: il che rende più taglienti le conclusioni. E sempre, accanto alla critica, l'apertura di una possibile via alternativa, più evangelica e rispettosa del prossimo.

Su alcuni punti, pur non essendo un esperto, mi domando se non ci siano delle forzature. Per esempio certe tenaci idiosincrasie filosofiche di Roberta De Monticelli le fanno iscrivere Ratzinger (con biasimo nemmeno tanto implicito) tra i seguaci di Heidegger per la critica alla ragione strumentale e alla volontà di potenza della tecnica. Ma il tema dell'ambiguità della ragione, piaccia o no, è comune a molta filosofia novecentesca, dall'ultimo Husserl (quello della Crisi) a tutta la scuola di Francoforte (basti pensare alla Dialettica dell'Illuminismo) fino ad Habermas (che non a caso è uno degli interlocutori del papa). Più che di Heidegger mi sembra che Ratzinger sia intriso di un pessimismo antropologico che risale a Bonaventura e al suo apocalittico antiaristotelismo, come ha ben dimostrato il teologo americano Joseph Komonchak in un saggio utilissimo per comprendere la formazione dell'attuale pontefice e la sua distanza critica da tutta la cultura moderna, nella convinzione (anticonciliare) che dialogo e annuncio siano incompatibili. Un altro motivo di perplessità è la polemica un po' forzata che la De Monticelli conduce contro l'ermeneutica: forzata perché poi lei stessa giunge, a mio parere, alle medesime conclusioni. A parte il fatto che c'è ermeneutica ed ermeneutica: quella di Ricoeur, a esempio, e quella di Gadamer o, per stare in Italia, quella di Pareyson e di Vattimo, e quella di Paolo De Benedetti, sempre alla ricerca del 71° senso. O quella di Scholem, che riprende una vecchia tradizione qabbalistica secondo cui la rivelazione di Dio comincia e finisce nell'aleph, la prima lettera in apertura del Genesi; però l'aleph non ha nemmeno un suono preciso, è solo la predisposizione della glottide a parlare, poco più di un'emissione di fiato: tutto il resto è interpretazione umana.

Il conflitto delle interpretazioni, praticato dall'ermeneutica, non porta poi al nichilismo, non esclude affatto la necessità di giustificare razionalmente il pensiero e l'azione, anzi è nella «civile conversazione» di stampo umanistico che si può raggiungere un accordo razionale circa la verità per definizione inconoscibile e raggiungibile sempre e solo asintoticamente e quindi provvisoriamente e quindi storicamente. Senza per questo essere relativisti e magari credendo anche all'esistenza oggettiva, in qualche iperuranio, dei valori. Che però vengono da noi conosciuti e discussi e applicati sempre in modi storicamente determinati ed entro i paradigmi conoscitivi dell'epoca in cui ci è dato vivere.

L'ultima parte del libro è più provvisoria, la traccia di una ricerca in fieri che si prospetta particolarmente significativa. La De Monticelli, da brava fenomenologa e da simpatizzante, tra l'altro, di Edith Stein e di Simone Weil, sostiene correttamente che si può fare esperienza di verità anche in ciò che sfugge alla sfera delle motivazioni razionali ed empiricamente verificabili, vale a dire in ciò che va oltre la ragione, come per esempio l'esperienza del bello o, appunto, l'esperienza del divino. Sono sfere che appartengono allo spirito, quello spirito così tradito dall'ideologia dell'istituzione ecclesiastica, e che hanno a che fare col senso, con la sua donazione e con la sua ricerca. Anche l'esperienza di fede ha dignità conoscitiva e di questa dignità bisogna dar conto.

Di qui un tentativo, che mi ricorda quello grandioso di Rosenzweig nella Stella della redenzione, di esperire il mondo alla luce dei concetti religiosi, ovvero di usare in chiave categoriale certi temi della tradizione cristiana, come per esempio, qui, quello dell'incarnazione (che aiuta a vedere «la dimensione del valore nascosto nelle cose del mondo») . E per facilitare la chiarezza intellettuale la De Monticelli propone di sostituire la schematica distinzione tra credenti e non credenti con quella, più sottile e problematica, tra non indifferenti e indifferenti «al tipo di valori di cui è esperienza l'esperienza religiosa». Temo l'attendano tempi duri.

Gianandrea Piccioli


da "Diario" del 25/11/05 dc:

Quando Dio fa

Come la ragione è riuscita a sopravvivere ai miracoli

Le imposture degli Antichi e i miracoli dei Moderni di Carlo Augusto Viano, Einaudi pagine157, 16 euro

Senza problemi come il libero arbitrio, la predestinazione, l'onnipotenza, i miracoli, la filosofia avrebbe una vita più lineare, ma sarebbe così noiosa che i filosofi dovrebbero escogitare dei rompicapo. Questi rompicapo inventati ad hoc, però, risulterebbero meno interessanti di quelli forgiati a caldo dalle religioni nel corso dei secoli. E allora bisognerebbe distogliere i pupi dallo studio della storia del pensiero, onde evitare che qualcuno si accorga, per esempio, che un cervello in una vasca, come esperimento mentale, è squallido. Per fortuna questa è un'ipotesi irreale: le religioni ci sono, e continuano a imporre al pensiero ginnastiche poderose. In questo senso, l'idea di miracolo è formidabile. Viano svolge il tema in forma storica. Due millenni e mezzo di discussioni, centinaia di filosofi teologi e scienziati. Ha letto direttamente un numero infinito di testi, perché poco si fida dei riassunti altrui. Poi distilla in sette righe chiare un teologo che ha scritto seimila pagine incasinate. Non si cura di avvertirci che il suo è un riassunto diverso dal solito, e un tantino prezioso. Per signorilità, e del resto gli manca lo spazio: ha deciso di regalarci solo un decimo di quelle 1.500 pagine che chiunque altro, con quel materiale, avrebbe pubblicato. Sempre per signorilità: anche se il recensore tende a viverla come un'efferata forma di sadismo sabaudo. Come riassumere 150 pagine che ne riassumono 1.500? Tocca abbandonare il filo cronologico, e fingere di poter distinguere due temi fondamentali. Il primo è un tema di storia della cultura già intuibile dal titolo: come sia potuto accadere che la pubblica arena unanime chiami oggi miracoli quelle prestazioni che, se si verificano in ambiente pagano, vengono chiamate imposture. Così le chiamiamo noi, ma così le chiamavano - non sempre - i filosofi greci e romani. Come del resto hanno fatto, a volte in modo furtivo, diversi filosofi in epoca cristiana anche nei confronti dei miracoli monoteistici. Più o meno fino a un secolo fa, quando per motivi che troverete nel libro i filosofi decidono di smetterla col gretto positivismo, e la stessa parola «impostura» sparisce dalla circolazione. Il secondo tema (ma quanto è artificioso estrarlo dai suoi intrecci naturali!) è più schiettamente filosofico. Ossia epistemologico. Non nel senso anglosassone, ma proprio nel senso di filosofia della scienza. In definitiva, quindi, è anche un tema direttamente scientifico. Perché, per farla troppo breve e troppo facile, un miracolo che si rispetti ,deve violare le leggi di natura; se viola le leggi di natura è impossibile; se è impossibile allora come facciamo a credere a quelli che ce lo raccontano? Di solito se uno racconta una cosa impossibile viene immediatamente escluso dalla lista dei testimoni attendibili.

È proprio un problema difficile da risolvere, tanto che Pascal, scienziato e credente, affermava che i miracoli provano la fede, ma è la fede che fa credere ai miracoli. Sembra una di quelle piroette che gli piacevano tanto, e lo è, ma è anche un'ammissione sincera: epistemologia e miracoli, di per sé, fanno a pugni. Appunto. È proprio nel trasformare il pugilato in un balletto che si distinguono i bravi filosofi. E, dagli stoici fino agli inizi del secolo scorso, i Ray Sugar Robinson del pensiero sono stati tanti, e davvero pieni di fantasia. Perché la via fondamentale è un accorto indebolimento della natura e delle sue leggi, ma poi bisogna fare anche i conti con i poteri di Dio, e trattare il modo in cui gli uomini credono in modo che i miracoli siano credibili, ma non lo siano eventuali asini che volino per motivi privati. Sono cose davvero interessanti, leggere per credere (è proprio il caso di dirlo), anche se, non certo per colpa di Viano, man mano che ci si avvicina ai nostri tempi il divertimento cala. Perché i discorsi diventano più vaghi, e il vero è vero ma non proprio vero e le prove sì ma non proprio prove, e insomma son tutte metafore ma non proprio metafore. La voce narrante non perde quasi mai il suo tono da documentario scientifico, anche se ogni tanto si capisce che è sul punto di sbottare. Uno dei tratti più ammirevoli dell'operazione di Viano, in effetti, è proprio lo stile humianamente sereno. Il vecchio ragazzaccio ha saputo fingere molto bene di essere un anziano signore ormai superiore a qualsiasi polemica, una specie di grande dilettante che ama antichi tomi ed eterni rompicapi. Come capitava a Hume, con questo suo atteggiamento si farà odiare più che se avesse lanciato mortaretti ateistici. È un tipo di scrittura che facilita anche chi voglia rispondere con una congiura del silenzio, ma questo è un rischio che Viano ha certamente corso volentieri, pur di scrivere sulla religione, di questi tempi, etsi Ruini non daretur.


Gli eredi di Satana

Nel maggio 2006 dc: Alessandro Capece (nel 2007 dc è diventato prima redattore e poi anche editore del giornale on line Resistenza Laica, a cui ho aderito con questo sito)  aveva inviato al sito dell'Associazione Atheia (era www.atheia.net) uno dei suoi scritti su tematiche anticlericali, e gli avevamo così proposto di renderlo scaricabile dal nostro sito.

Dal 2007 è su questo mio sito personale.

Il titolo è "Gli eredi di Satana", lo potete scaricare da qui in Word. Il blog dell'autore, dove potete trovare lo scritto, era http://www.trotzky.splinder.com/ fino a circa ottobre 2010 dc, ora non saprei dove possa essere. Uno dei blog dell'autore è http://1870.splinder.com/  , l'indirizzo e-mail dell'autore dovrebbe essere ancora antiglob@yahoo.it


Da "Diario" del 14 Ottobre 2005 dc:

Il nostro inviato Deborah Ameri da Canterbury

L'uomo che ha condensato la Bibbia

Il libro originale ha 1.189 capitoli, il reverendo Michael Hinton ne ha sfornato una versione mordi e fuggi di 50 pagine che si legge in 100 minuti. È già un bestseller. La Chiesa anglicana approva. Questa è la storia di un pretino di campagna (che poi si è trasferito al mare), accortosi tardi della vocazione e grande conoscitore di latino e greco e paziente studioso delle Sacre Scritture. C'è poi un piccolo editore di Canterbury che faceva anche il portavoce della diocesi, ma si addormentava sempre mentre leggeva la Bibbia. Infine, c'è una Chiesa, quella d'Inghilterra, che sta vivendo una profonda crisi. I fedeli scappano, non vanno a messa e sono piuttosto ignoranti. Urge uno stratagemma. Almeno per tamponare, se non per risolvere. Così è nata la mini Bibbia: The 100-minute Bible, il blasfemo Bignami del libro più sacro al mondo. Un riassunto delle Scritture che si legge, appunto, in 100 minuti e costa tre sterline (4,3 euro).

L'Inghilterra è impazzita. L'idea è parsa geniale. Quasi rivoluzionaria. Pagine di giornali e commenti. Programmi a tema spirituale sulla Bbc, su Itv, su Channel 4, su Five. Mai argomento religioso è stato tanto dibattuto. E nel calderone c'era anche un po' di pepe. Perché il distillato biblico è stato presentato, il 21 settembre, nientemeno che nella cattedrale di Canterbury, la San Pietro anglicana, la chiesa madre d'Inghilterra. Fosse stato davvero il Vaticano si sarebbe urlato come minimo al sacrilegio. Ma qui, è diverso. Siamo andati a vedere. E a incontrare i personaggi chiave. 

Insegnava storia. Per raggiungere il reverendo Michael Hinton, autore del sunto, bastano un paio di ore di treno dalla stazione Victoria di Londra. Il sacerdote, 78 anni, è in pensione e vive a Dover, proprio di fronte alle bianche scogliere. È lo stereotipo in carne e ossa dell'anziano curato di campagna. Pochi capelli bianchi, riga da un lato, basette arruffate, sopracciglia folte e all'insù, un po' luciferine, largo sorriso, occhiali di metallo, apparecchio per la sordità. È così perfetto che sembra sia stato pastore per tutta la vita. Invece si è laureato a Oxford, per 35 anni ha insegnato storia in tre diversi licei, si è sposato, ha fatto cinque figli e solo nel 1984 dc è stato ordinato sacerdote. Ha scelto di fare il prete senza salario, in un villaggio del Kent e poi, nel 1995 dc si è rifugiato a Dover con la moglie Jean. Abitano in una palazzina accogliente, sul mare. «Oggi piove, ma di solito il tempo è splendido», assicura. Il reverendo, ci confessa, viene da un tour de force di interviste: «E chi se lo aspettava. Mi hanno cercato dal Sudafrica e dall'Australia. Anche da Radio vaticana», dice con mal celato orgoglio. Insomma, cos'è questa Bibbia in 100 minuti? «Un lavoro di rimpicciolimento. 11.189 capitoli del libro originale condensati in 50 pagine, che possono essere comodamente lette in cento minuti». Il pastore però ci ha impiegato due anni a tagliare Antico e Nuovo Testamento. Mica uno scherzo decidere cosa tenere e cosa buttare del libro più letto della storia. «Mi sono attenuto a due princìpi», spiega Hinton, «ho cercato di mantenere il più possibile il personaggio di Gesù, che è il protagonista. E di raccontare le storie più note al grande pubblico, come l'Arca di Noè, il diluvio universale, Mosè e la divisione del Mar Rosso». Detta così, la riduzione pare un fumettone per ragazzi. «È un riassunto fedelissimo», precisa il sacerdote, «molto stringato. E come tale non basta. È un'introduzione. Per dare un'idea a coloro che vanno di fretta. Ai quali, magari, poi verrà voglia di prendere in mano il libro originale». Insomma meglio tanti fedeli in più, anche se ignoranti, che pochi, ma dotti di teologia. Per conquistare anche i giovani il linguaggio usato è molto semplice, moderno, per niente criptico. La poeticità è stata abbandonata in favore della praticità. Ma è per una buona causa. «La società di oggi è secolare, individuale e materiale», prosegue padre Hinton, «ognuno pensa a se stesso, tutti vanno di fretta. Le chiese sono sempre più vuote. Gli unici che stanno acquisendo fedeli sono i pentecostali. Mentre da noi la gente varca il portone solo per matrimoni o funerali. Cioè quando ha bisogno». E dire che la Chiesa d'Inghilterra ha un'etichetta piuttosto liberal. Il futuro re, principe Carlo del Galles, fedifrago per tutta la vita, ha potuto sposare una donna divorziata, vissuta nel peccato, in una cerimonia civile, ma con la benedizione della regina, capo della Chiesa anglicana. «Una relazione fuori dal matrimonio era peggio», ragiona il reverendo Hinton. Giusto. A Roma però sarebbe stato fuori luogo. 

Tolleranza con i gay: in dicembre entrerà in vigore nel Regno Unito una legge simile a quella che regola i Pacs francesi. Permetterà le unioni civili tra gay, che avranno gli stessi diritti ereditari e fiscali di mariti e mogli. La prima coppia ad arrivare all'altare, insieme a Elton John e il compagno David Furnish, sarà una donna sacerdote anglicano, lesbica dichiarata, che finalmente potrà unirsi alla fidanzata di una vita. Nessuno ha fiatato. Rientrerà nella legge e questo è sufficiente. Il reverendo Hinton ci tiene a precisare: «Non parlerei di matrimonio, ma di partnership. I richiedenti saranno protetti dalla legge. Ma il concetto di famiglia è una cosa diversa». 

La fattoria dell'editore. Se per padre Hinton la speedy Bibbia rappresenta una missione di proselitismo, per colui che l'ha concepita potrebbe significare il riscatto di una vita. Léonard Budd, detto Len, è il titolare della 100-minute press, di Canterbury, che ha stampato il libretto. Andiamo a trovarlo, aspettandoci di essere ricevuti in un ufficio. Ma Mystole Farm, piccola fattoria in aperta campagna, non è solo la sede della casa editrice. Mister Budd lì ci vive pure. Casa e bottega, insomma. La 100-minute press si riduce a uno studiolo, ingombro di libri, carte e documenti, solcati dai tre gatti di casa e ciancicati dal labrador Vick. Piccolo editore, ma con grandi idee, Léonard: «Sono certo che la mini Bible diventerà un best seller come l'originale. Stiamo già preparando il lancio in altri Paesi, Italia compresa, e la tradurremo in varie lingue». Ma il colpo di genio, come è nato? «Qualche anno fa ero portavoce della diocesi di Canterbury. Mi trovavo a un convegno sulla conoscenza della Bibbia. Molti eminenti sacerdoti discutevano del fatto che i giovani di oggi non ricevono un'istruzione religiosa a scuola e non frequentano il catechismo. Per cui della Bibbia non sanno nulla. Allora ho pensato che avrei potuto pubblicare il sacro libro a puntate sulla rivista della parrocchia. Episodi da poter leggere in due minuti. Poi ho realizzato che ci sarebbe voluto troppo tempo e che sarebbe stato dispersivo. Così ho pensato ai 100 minuti, un titolo a effetto. Accattivante. Ed è stata un'idea vincente. Siamo talmente sommersi di richieste che non riusciamo a farvi fronte. Abbiamo venduto finora 10 mila copie e altre 30 mila, già ordinate, sono in stampa (si può anche acquistare on line su www.the100-mi-nutepress.com). Non ci aspettavamo tanto clamore. Alla presentazione c'erano più giornalisti che spettatori». Incuriosisce sapere quali altri libri mister Budd ha miniaturizzato in 100 minuti. «Beh, nessuno. La Bibbia è il primo. Però, ho molte idee per i prossimi volumi. Ma non posso rivelarle». Capiamo. Ma allora, viene da chiedersi, prima cosa stampava questa casa editrice? Un genere di volumi molto diverso. Intanto non si chiamava così, ma semplicemente My-stole Pubblications. E lavorava per conto dell'Esercito della Salvezza, un'associazione presente in 109 Paesi del mondo che, come è scritto sul sito ufficiale: «Esiste per salvare le anime, creare gente santa e servire l'umanità sofferente». Mister Budd ci mostra le vecchie pubblicazioni, in lingua francese: Come coltivare i funghi in Basso Congo, Riconoscere i funghi in Basso Congo, La ripiantumazione dei boschi in Basso Congo. Erano rivolte alla popolazione locale. Non è chiaro se venissero distribuite gratuitamente. La Bibbia mordi e fuggi è senza dubbio un salto di qualità che gli ha procurato una fama inaspettata. Per questo non vuole sentire parlare di operazione blasfema: «Abbiamo semplicemente reso la Bibbia più accessibile. Non siamo i primi ad averne pubblicato solo una porzione. Non è un'idea rivoluzionaria. Solo un adattamento». E comunque sono chiacchiere inutili, sottintende, perché la Chiesa anglicana è dalla sua parte. L'autorevole imprimatur. Già, Canterbury è la capitale ecclesiastica del Regno Unito. E il diacono della cattedrale, il reverendo Robert Willis, ha addirittura preso parte al lancio del libello. «Un'idea meravigliosa», ha commentato, «per cominciare a conoscere la storia della Bibbia». La maestosa cattedrale gotica è avvolta nel silenzio e nel bagliore delle candele. Per queste navate si aggirano gli spiriti di santi, pellegrini e soldati, sepolti centinaia di anni or sono nella cripta. Chissà se i devoti visitatori (che hanno pagato cinque sterline d'ingresso) sarebbero disposti a leggere un surrogato delle Sacre Scritture. «Perché no», risponde Jean Michel, francese di Calais, in vacanza con la moglie, «non ho mai letto la Bibbia. Solo parte dei Vangeli. Mi piacerebbe averne un'idea, anche se generale». «A me sembra una trovata pubblicitaria», critica la signora Annabel, mentre fa acquisti al negozio della cattedrale, «però potrebbe attirare i giovani ignoranti in materia». «Nemmeno se avessi 100 anni a disposizione riuscirei a leggere la Bibbia», scherza un ragazzino in gita scolastica. Reverenda Annie si muove silenziosa nel buio. Sta buttando le vecchie candele consumate e sistemando quelle nuove. Sorride gentile, una massa incolta di capelli neri le circonda il viso minuto. «Una bella idea, siamo stati felici di averla tenuta a battesimo», commenta, «di questi tempi abbiamo bisogno di tutto. I fedeli continuano a diminuire. E noi andiamo incontro alla loro busy life». Detto da un prete fa un certo effetto. 


Un articolo su "Panorama", sicuramente prima del 2001 dc, parlava di un singolare personaggio, Luca Staletti.

Uomini contro. Luca Staletti

Estremista PCI. Giramondo. Infine agente della Arsan. Storia di un arrabbiato vero. Passato da Pietro Secchia a «Emmanuelle»

di Giampiero Mughini (Nostra nota: non è questo, certo, un nome che dia garanzie...)

Quant'è sexy la rivoluzione

Altro che i presunti "cannibali", quei giovanotti alla Aldo Nove o Isabella Santacroce che mordicchiavano qua e là costumi e vezzi dell'Italia recente. Questo milanese di 76 anni, questo ex partigiano comunista che mezzo secolo fa abbandonò l'Italia e da allora vive a Parigi dov' è uno dei guru dell' editoria underground, questo Luca Staletti che quando vi riceve nel suo appartamento al XVIème arrondissement vi pesa e vi soppesa, di rabbia in corpo ne ha ancora a tonnellate. Da anarchico che non si piega di una virgola, da uomo d'editoria che conosce fatti e misfatti di autori e di libri, i suoi sono più colpi di sciabola che di fioretto in questo libro autobiografico, L'orzaiolo, che la piccola ma vitale casa editrice romana "Derive e approdi" sta per mandare in libreria.

Tutto comincia da quando lui, ex partigiano delle formazioni comuniste, non ne voleva sapere di accordi tra operai e padroni nell'Italia dei primi anni Cinquanta, e il suo punto di riferimento nel PCI era l'ala sinistra, quella che faceva capo a Pietro Secchia (nostra nota: quelli veramente a sinistra, i trozkisti e i bordighisti, erano fuori dal PCI da anni. O se n'erano andati o erano stati espulsi!). Quando il braccio destro di Secchia, Giulio Seniga, se ne andò via portandosi soldi e documenti del partito, e fini li la carriera politica di Secchia, Staletti e Seniga ebbero un tempestoso faccia a faccia, anche se oggi Staletti non ne vuole parlare (Seniga è morto qualche anno fa). Deluso dalla sinistra italiana, Staletti andò a cercare il suo pane per il mondo. Tenendo per baricentro Parigi. "Ho fatto cinque volte il giro del mondo" è il debutto del suo libro. In America Latina era di casa. Gli irregolari della vita e della politica li incontrava tutti, sempre restandone deluso. Quanto a quelli della sinistra scompigliata e ribelle, sempre li trovava o dogmatici o alla camomilla o non anarchici. Gli sembrava che dappertutto a pagare fossero gli "sgobba", che lavorano duro e guadagnano poco. A Parigi succede che nel Quartiere Latino, in rue du Cherche-Midi, c'è una libreria animata da un editore coraggioso e sulfureo, Eric Losfeld. Una bella e giovane donna, che come nome di battaglia si è data Emmanuelle, porta a Losfeld un grosso manoscritto dove sono raccontati sogni ed esperienze erotiche di una disinibita parigina che è andata a vivere a Bangkok. Pagine torride per la Francia e l'Europa della metà degli anni 60!

Dapprima il libro circola in due tomi semiclandestini che si vendono "sous le manteau". Più tardi, nel 1967 dc, Losfeld ne cura un'edizione ufficiale, un libro che verrà tradotto e piratato in tutte le lingue del mondo, un affare editoriale da miliardi. L'agente letterario dell'Emmanuelle reale è Staletti. Comincia lì la sua carriera di geniale "mezzano" tra autori ed editori: è lui che importa Guido Crepax in Francia e Wolinski in Italia. È lui all'origine della recente ed elegante versione italiana dell' "Histoire d'O" pubblicata dalla casa editrice "Es" di Milano.

Ma neppure questo placa la rabbia di Staletti. Lui non avrebbe voluto fare il contrabbandiere di materiale erotico, bensì il capo di una piccola casa editrice che stampasse cinque pamphlet all'anno, di politica e di denuncia: "Di quelli che fanno tremare cento persone alla volta". Gli sarebbe piaciuto fare il lavoro di Jerome Lyndon, fondatore delle "Editions de Minuit", morto pochi mesi fa. Gli sarebbe piaciuto pubblicare un libro come quello di Henri Alleg, "La question", che denunciava l'uso della tortura da parte dell' esercito francese in Algeria. Parlate a Staletti di Dio, dei padroni e dell'esercito e lui si metterà a ringhiare. Sublime anarchico di 76 anni.

Cari trentenni italiani, andate a scuola da lui a capire che cos'è un "cannibale".


MOSTRE e Iniziative

a cura di Jàdawin di Atheia

(la tabella sottostante viene implementata di volta in volta con mostre ed esposizioni che giudico interessanti. Una volta che l'evento termina viene eliminato ma la sede espositiva rimane nell'elenco per eventuali eventi futuri di cui venissi a conoscenza. Le regioni italiane vengono indicate come fossero repubbliche di una Repubblica Federale Italiana che non ci sarà mai. Perdonatemi questo gioco...)

Le località all'interno degli Stati esteri vengono elencate in ordine alfabetico crescente A-Z.

Per l'Italia, all'interno della singola regione, le località vengono indicate con lo stesso metodo iniziando dal capoluogo di provincia, seguito, nello stesso ordine alfabetico crescente, dalle eventuali località della medesima provincia.

I musei e le gallerie e le altre sedi espositive, situate nella stessa località, italiana o estera, vengono sempre elencati in ordine alfabetico.

Da Giugno 2005 dc gli orari di apertura dei musei non sono più aggiornati. Questo perché la mia fonte principale di informazioni sulle mostre e iniziative, il supplemento de la Repubblica  "I viaggi di Repubblica", ha deciso di non metterli più.....

Se in altro modo sarà possibile reperirli, li inserirò senz'altro.

Avviso: anche a mostre scadute lascio gli errori, gli svarioni e le incongruenze (descritti in rosso) del supplemento I Viaggi di Repubblica  in vista di una ipotetica pagina in cui li raccolga tutti, tanto sono numerosi...

Settembre 2009 dc: il supplemento sopra menzionato non esce più, appunto, come supplemento distinto allegato al numero del giovedì di la Repubblica, ma inserito all'interno del giornale stesso e....di mercoledì! Sarà sicuramente un risparmio per il giornale, ma la maneggevolezza è ovviamente peggiorata, come la qualità di stampa delle foto. L'elenco delle mostre è molto ridotto (mancano del tutto le mostre estere, e quindi ho tolto i musei esteri dalla tabella, e non vengono nemmeno più inseriti gli indirizzi dei musei.

Ulteriore perplessità mi dà il fatto che mantiene la numerazione progressiva (e non vedo perché, dal momento che non è più un "supplemento" ma un "inserto") ma ha perso la "i" iniziale: appare chiamarsi, infatti, solo "Viaggi"....oppure è "la Repubblica viaggi"? Oppure "la Repubblica R Viaggi"?

Una delle fonti odierne è http://mostrefestivaleventi.over-blog.it

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DOVE

indirizzo e orari

COSA

note eventuali

QUANDO

Repubblica Federale Italiana

Repubblica di Savoia

CENTRO (SAINT)-BÉNIN Via Festaz 27, Aosta. Orario: 9,30/12,30-14,30/18,30      
MUSEO ARCHEOLOGICO REGIONALE Piazza Roncas 1, Aosta. Orario indicativo: 9/19      

Repubblica Piemontese

PALAZZO ASPERIA Via (S). Lorenzo 21, Alessandria      
FILATOIO Via Matteotti, Cuneo. Orario: Venerdì e Sabato 15/19,30, Domenica dalle 10      
IL FILATOIO Via Matteotti 40, Caraglio (Cuneo)      
PALAZZO SALMATORIS Via Vittorio Emanuele (Quale: I, II o III?) 79, Cherasco (Cuneo)      
VILLA PONTI Via (San) Carlo 63, Arona (Novara). Orario: 10/12,30-14,30/19,30      
ARCHIVIO DI STATO, Sezioni Riunite Via Piave 21, Torino      
CASTELLO DI RIVOLI Piazza Mafalda di Savoia, Torino      
CENTRE CULTURAL FRANCAIS DE TURIN Via Pomba 23, Torino. Orario: Lunedì/Venerdì 13/20, Sabato 9/13      
GALLERIA MAZZOLENI-PALAZZO PANIZZA Piazza Solferino 2, Torino. orario: Martedì/Domenica 10/12,30-16/19,30      
GAM-Galleria civica di Arte Moderna e contemporanea Via Magenta 31, Torino      
MUSEO DELLA RESISTENZA Corso Valdocchio 4a, Torino      
MUSEO DELL'AUTOMOBILE Corso Unità d'Italia 40, Torino. Orario: Martedì/Domenica 10/18,30      
MUSEO DIFFUSO Corso Valdocco 4/a, Torino. Orario: Martedì/Domenica 10/18      
MUSEO REGIONALE DI SCIENZE NATURALI Via Giolitti 36, Torino.       
PALAZZINA DELLA PROMOTRICE DELLE BELLE ARTI Parco del Valentino-Via Balsamo Crivelli 11, Torino      
PALAZZO BRICHERASIO Via Lagrange 20, Torino. Orario valido al 21/4/2008 dc: Martedì/Domenica 9,30/19,30, Giovedì e Sabato 9,30/22,30      
PALAZZO CARIGNANO-MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA Via Accademia delle Scienze 5, Torino.      
PALAZZO CAVOUR Via Cavour 8, Torino. Orario: Martedì/Domenica 10/19,30      
PALAZZO MADAMA Palazzo Madama, Torino. Orario: Martedì/Domenica 9.30/12-14.30/17.30      
PINACOTECA GIOVANNI E MARELLA AGNELLI Via Nizza 230, Torino. Orario: ?      
TORINO ESPOSIZIONI Torino      
PALAZZO EINAUDI Chivasso (Torino). Orario: 10/12,30-15/18      
VILLA REMMERT Via Rosmini 3, Ciriè (Torino). Orario: 10/19      
GALLERIA DATRINO Via Balbo 34, Torre Canavese (Torino)      
REGGIA DI VENARIA REALE Piazza della Repubblica 4, Venaria Reale (Torino). www.lavenaria.it/ Leonardo. Il genio il mito Ritratti, disegni, libri e macchine Fino al 29 Gennaio 2012 dc
CASTELLO DI RIVOLI-MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA Piazza Mafalda di Savoia, Rivoli (Torino). Orario: 10/17, Sabato e Domenica fino alle 19, Lunedì chiuso      
PINACOTECA Torre Canavese (Torino). Orario: 10/12,30-15/18      
VILLA GIULIA (Sala degli Specchi) Corso Zanitello 8, Verbania. Orario al 7/7/10 dc: Mercoledì/Venerdì 14.00/19.00, Sabato e Domenica dalle 11      
ARCA-CHIESA DI (SAN) MARCO Vercelli      
MUSEO FRANCESCO BORGOGNA Via Borgogna 6/8, Vercelli. Orario: Martedì/Domenica 10/12,30-15/18,30      

Repubblica Ligure

GALLERIA IL VICOLO Salita Pollaiuolo 24, Genova. Orario: 10/12,30-16/19,30      
PALAZZO DUCALE Piazza Matteotti 9, Genova. Orario: 9/20, al Venerdì fino alle 23, Lunedì chiuso.  www.palazzoducale.genova.it

Van Gogh e il viaggio di Gauguin

Il viaggio e i suoi significati simbolici, i colori e le forme degli spazi in relazione alla natura circostante

Dal 12 Novembre 2011 dc al 15 Aprile 2012 dc

PALAZZO DUCALE Piazza Matteotti 9, Genova. Orario: 9/20, al Venerdì fino alle 23, Lunedì chiuso. Race, alla conquista del Polo Sud L'impresa di Amundsen che nel 1911 dc precedette di pochi giorni la spedizione inglese di Robert Scott Fino al 18 Marzo 2012 dc
PALAZZO SPINOLA-GAMBARO Via Garibaldi 2, Genova. Orario: Martedì/Venerdì 15/20, Sabato e Domenica 10/20      
UNIVERSITÀ CA' FOSCARI Genova.      
PALAZZO DORIA Loano (Savona)      

Repubblica Lombarda

VILLE DELLA BRIANZA VILLE E CHIESE DELLA BRIANZA      
MUSEO ADRIANO BERNAREGGI, PALAZZO MORONI, CHIOSTRO DI (S). FRANCESCO, BIBLIOTECA CIVICA ANGELO MAI Bergamo      
GALLERIA D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DELL'ACCADEMIA CARRARA Via (S). Tommaso 52, Bergamo.      
MUSEO STORICO DI BERGAMO Piazza Mercato del Fieno 6a, Bergamo. Orario: Martedì/Domenica 9,30/13,30-14/17,30      
PALAZZO DELLA RAGIONE Piazza Vecchia, Bergamo Orario: 10/13-16/19, Sabato, Domenica e festivi 10/19, Lunedì chiuso      
CASTELLO DEI CONTI CALEPIO Castelli Calepio (Bergamo). Orario: Lunedì/Venerdì 15/18, Sabato e Domenica 10/12,30-15/18      
ACCIAIERIE ARTE CONTEMPORANEA Cortenuova (Bergamo).      
MUSEO DELLA CITTA' Via dei Musei 81/b, Brescia. Orario: Martedì/Domenica 9/19, fino alle 22 il Venerdì, Lunedì chiuso      
MUSEO DI (SANTA) GIULIA Via Musei 81/b, Brescia. Orario indicativo al 3 Giugno 2010 dc: Lunedì/Giovedì 9/19, Venerdì/Domenica fino alle 20      
PALAZZO MARTINENGO Via Musei 30, Brescia. Orario: 9,30/19,30      
VITTORIALE DEGLI ITALIANI (sul sito www.vittoriale.it è indicato come Il Vittoriale degli italiani). Via Vittoriale 12, Gardone (Brescia). Orario dal 1 Aprile al 30 Settembre: esterni, tutti i giorni 8,30/20, visite guidate alla Casa di D'Annunzio martedì/domenica 9,30/19, visite guidate al Museo della Guerra martedì/domenica 9,30/19.
Orario dall'1 Ottobre al 31 Marzo: esterni, tutti i giorni 9/17, visite guidate alla Casa di D'Annunzio martedì/domenica 9/13-14/17, visite guidate al Museo della Guerra martedì/domenica 9/13-14/17
     
VITTORIALE DEGLI ITALIANI, Museo D'Annunzio segreto (sul sito www.vittoriale.it è indicato come Museo "D'Annunzio segreto", sullo stesso sito nel programma dell'inaugurazione del 2 Ottobre 2010 è indicato prima come Museo "D'Annunzio Segreto", poi ancora come Museo "D'Annunzio segreto". Poche idee, ma confuse....) Via Vittoriale 12, Gardone (Brescia). Orario: dall'1 Aprile al 30 Settembre  9,30/19, dall'1 Ottobre al 31 Marzo 9/13-14/17      
MUSEO ARCHEOLOGICO PAOLO GIOVIO Piazza Medaglie d'oro 1, Como. Orario: Martedì/Domenica 9,30/12,30-14/17. Telefono 0331/301037-0335/7059871      
VILLA COMUNALE Via Regina 7, Como. Orario: Martedì/Venerdì 15/19, Domenica e festivi 10/19, Sabato chiuso      
VILLA OLMO Via Cantoni 1, Como.      
MUSEO CIVICO ALLA PONZONE Cremona. Orario: Martedì/Sabato 9/19, Domenica e festivi dalle 10      
(SANTA) MARIA DELLA PIETÁ Piazza Giovanni XXIII, Cremona. Orario: Martedì/Sabato 9/19, Domenica 10/19      
CASTELLO VISCONTEO Viale Toselli, Legnano. Orario (chiuso 25/12/06 e 1/1/07):: Martedì/Sabato 15/19, Domenica e festivi 10/13-15/19      
PALAZZO LEONE DA PEREGO Via Gilardelli 10, Legnano      
CHIESA DI (SAN) CRISTOFORO Via Fanfulla 18, Lodi. Orario: Martedì/Domenica 16,30/19      
SALA ESPOSITIVA BIPIELLE CITY Via Polenghi Lombardo 13, Lodi. Orario: 11/14-16/20      
CASA DEL MANTEGNA Via Acerbi 4, Mantova. Orario: Martedì/Domenica 10/13-15/19, Sabato e festivi 10/19      
Fruttiere di PALAZZO TE Mantova. Orario: Lunedì/Venerdì 9/19, Sabato e Domenica 8,30/19,30      
PALAZZO TE Viale Te, Mantova. Orario valido al 21/4/08 dc (relativo al palazzo, le mostre temporanee hanno altro orario): Lunedì 13/18, Martedì/Domenica 9/18 Virgilio. I volti e le immagini Tutte le rappresentazioni dello scrittore che, nell'opera somma di Dante, lo condusse dall'Inferno al Paradiso. Ci sono anche tele settecentesche su episodi dell'Eneide e della Divina Commedia Fino all'8 Gennaio 2012 dc
PALAZZO DUCALE Depositi di Corte Nuova, Lungolago Gonzaga, Mantova. Orario: Martedì/Domenica 10/18      
MUSEO D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DELL'ALTO MANTOVANO Villa Ippoliti, Gazoldo degli Ippoliti (Mantova). Orario: 10/12.30-15/18,30      
GALLERIA CIVICA D'ARTE CONTEMPORANEA Via Don Giovanni Bosco, Suzzara (Mantova). Orario: Martedì/Domenica 10,30/12,30-16/19      
ACCADEMIA DI BRERA Via Brera 28 Milano-Sala Napoleonica. Orario Martedì/Venerdì 10/13-14/18, Sabato 10/13      
ARCHIVIO DI STATO Via Senato 10, Milano. Orario: 9/17,30, Venerdì e Sabato fino alle 13,30      
ARENGARIO Piazza Duomo 8, Milano. Orario: Martedì/Domenica 9,30/17,30      
ARTE GIAPPONE Vicolo Ciovasso 1, Milano      
BIBLIOTECA AMBROSIANA Piazza (S). Sepolcro Milano Orario Martedì/Giovedì 10/17,30 Venerdì/Domenica 10/22      
BIBLIOTECA DI VIA SENATO Via Senato 14, Milano. Orario: Martedì/Domenica 10/18      
CARTIERE VANNUCCI Via Vannucci 16, Milano Orario: 12/19      
CASTELLO SFORZESCO Piazza Castello, Milano, Torre del Falconiere. Orario 9/17,30      
CASTELLO SFORZESCO Piazza Castello, Milano, Museo delle Arti Decorative, Sale Panoramiche.      
CASTELLO SFORZESCO Piazza Castello, Milano      
CASTELLO SFORZESCO Sale del Tesoro della Biblioteca Trivulziana, Piazza Castello, Milano      
CENTRO CULTURALE SVIZZERO Via Vecchio Politecnico 1/3, Milano.       
COMPAGNIA DI BELLE ARTI-CONTEMPORANEA Via Olmetto 17, Milano.       
FONDAZIONE ANTONIO MAZZOTTA Foro Buonaparte 50, Milano.      
ENTROTERRA Via Biancospini 2, Milano      
FNAC MILANO Ingresso da Via Torino, Milano, ex-Standa, indirizzo Via della Palla 2, Milano      
FONDAZIONE METROPOLITAN Ex-chiesa di (S). Paolo Converso, Corso Italia angolo Via (Santa) Eufemia, Milano. Orario: 10/19      
FORUM-FNAC Via Torino angolo Via della Palla, Milano. Orario: Lunedì-Sabato 10/20, Domenica 14/20      
GALLERIA 70 Via Moscova 27, Milano. Orario: Martedì/Sabato 10,30/12,30-15,30/19      
GALLERIA AIAP Viale Col di Lana 12 Milano tel. 0228313453. Orario: Lunedì/Venerdì 14/18, ingresso libero      
GALLERIA ANTONIO BATTAGLIA ARTE CONTEMPORANEA Via (San) Carpoforo 4 Milano      
GALLERIA BOTTEGANTICA Via Manzoni 45, Milano      
GALLERIA GRUPPO CREDITO VALTELLINESE Corso Magenta 59, Milano. Orario: Lunedì-Sabato 12/19      
GALLERIA BLU Via Senato 18, Milano. Orario 9,30/12,30-15,30/19,30 chiuso nei festivi      
GALLERIA CARLA SOZZANI Corso Como 10 Milano. Orario: 10,30/19,30, Lunedì 15,30/19,30, Mercoledì e Giovedì 15,30/21      
GALLERIA GRAZIA NERI Via Maroncelli 14, Milano.      
GALLERIA RICCOMINI Via Amedei 5, Milano. Orario: Martedì/Sabato 15/19      
GALLERIA SALOMON & C. Via (S). Damiano 2, Milano. Orario: Lunedì/Venerdì 9,30/13-14/18.      
GALLERIA STANZA DEL BORGO Via Turati 7, Milano. Orario: 10/13-15,30/19,30, Domenica e Lunedì mattina chiuso.      
GALLERIA SENO Via Ciovasso 11, Milano. Orario: Martedì-Sabato 11/13-15,30/19.      
MARINO ALLA SCALA ART CENTER Piazza Scala 5, Milano. Orario Martedì/Domenica 10/20, Giovedì fino 22      
MiCamera Via Medardo Rosso 19, Milano      
MUSEI DI PORTA ROMANA/GALLERIA ARTEUTOPIA Viale Sabotino 22-26, Milano tel. 0258300528. Orario: Martedì/Domenica 10/20      
MUSEI DI PORTA ROMANA/GALLERIA ARTEUTOPIA Viale Sabotino 22-26, Milano tel. 0258300528. Orario: Martedì/Domenica 10/20      
MUSEO ARCHEOLOGICO Corso Magenta 15, Milano. Orario: Martedì/Domenica 9,30/17,30      
MUSEO BAGATTI VALSECCHI Via (Santo) Spirito 10/Via (Gesù) 5 Milano. Orario Martedì/Domenica 13/17      
MUSEO DEL COLLEZIONISTA D'ARTE Via Q. Sella 4, Milano. Orario: Lunedì/Venerdì 10/18, Sabato 10/14      
MUSEO DEL DUOMO Piazza Duomo 14, Milano. Orario: 10/13,15-15/18      
MUSEO DELLA PERMANENTE Via Turati 34, Milano. Orario: Martedì/Domenica 10/18,30      
MUSEO DI STORIA CONTEMPORANEA Via (S). Andrea 6 tel.02/8693549 Milano. Orario: Martedì/Domenica 9.30/17.30      
MUSEO DI STORIA NATURALE Aula Magna Corso Venezia 55, Milano. Orario 9/18      
MUSEO MINGUZZI Via Palermo 11, Milano. Orario Martedì/Domenica 10/18      
MUSEO NAZIONALE DELLA SCIENZA E DELLA TECNICA "LEONARDO DA VINCI" Via (San) Vittore 21, Milano. Orario: Martedì/Venerdì 9,30/16,50, Sabato e Domenica fino alle 18,20,      
MUSEO POLDI PEZZOLI Via Manzoni 12, Milano. Orario: Martedì/Domenica 10/18      
NEPENTE ART GALLERY Via Volta 15, Milano. Orario: Martedì/Sabato 15/19,30      
OPENSPACE Palazzo dell'Arengario, via Marconi 1, Milano. Orario Martedì/Venerdì 11/17.30, Sabato e Domenica 14/17      
PAC-PADIGLIONE D'ARTE CONTEMPORANEA Via Palestro14, Milano. Orario  indicativo al 3/6/10 dc: 9,30/19,30, fino alle 22,30 il Giovedì, Lunedì 14,30/19,30      
PALAZZO BAGATTI VALSECCHI Via (Santo) Spirito 10, Milano. Orario 10/13-15/19 nei feriali, 10/19 nei festivi. Ingresso 6 €      
PALAZZO DELLA RAGIONE Piazza  dei Mercanti, Milano (difficile individuare il civico: se lo trovate prima di me fatemelo sapere...)      
PALAZZO (FONDAZIONE) DELLE STELLINE Corso Magenta 61, Milano. Orario 10/19      
PALAZZO ISIMBARDI Corso Monforte 35, Milano. Orario: Lunedì/Sabato 10/13-14/18,30      
PALAZZO MARINO Piazza Scala 2, Milano. Si tratta probabilmente di visite guidate da prenotare Georges de la Tour a Milano Per la composizione e la luce nelle sue tele venne definito "il Caravaggio francese" Dal 26 Novembre 2011 dc all'8 Gennaio 2012 dc
PALAZZO MORANDO Via (S). Andrea 6, Milano. Orario Martedì/Domenica 10/18      
PALAZZO REALE Piazzetta Reale 12, Milano. Orario indicativo: Martedì, Mercoledì e da Venerdì a Domenica 9,30-19,30, Lunedì 14,30/19,30, Giovedì 9,30/22,30 Cèzanne e les ateliers du Midi Mostra dedicata ai periodi che il pittore trascorse nella nativa Provenza Dal 20 Ottobre 2011 dc al 26 Febbraio 2012 dc
PALAZZO REALE Piazzetta Reale 12, Milano. Orario indicativo: Martedì, Mercoledì e da Venerdì a Domenica 9,30-19,30, Lunedì 14,30/19,30, Giovedì 9,30/22,30      
PALAZZO REALE Piazzetta Reale 12, Milano. Orario indicativo: Martedì, Mercoledì e da Venerdì a Domenica 9,30-19,30, Lunedì 14,30/19,30, Giovedì 9,30/22,30      
PALAZZO REALE Piazzetta Reale 12, Milano. Orario indicativo: Martedì, Mercoledì e da Venerdì a Domenica 9,30-19,30, Lunedì 14,30/19,30, Giovedì 9,30/22,30      
PINACOTECA DI BRERA Via Brera 28, Milano.       
PHOTOLOGY Via Moscova 25, Milano. Orario: Martedì/Sabato 11/19      
ROTONDA DELLA BESANA Via Enrico Besana 12 Milano. Orario Martedì/Domenica 9,30/18      
SPAZIO GLOBE Piazza Cinque Giornate, Milano. Orario: 11,30/01, il Lunedì fino alle 20,30      
SPAZIO GUICCIARDINI Via Guicciardini 6 Milano. Orario: Lunedì-Venerdì 9,30/12,30-14,30/18,30      
SPAZIO OBERDAN Viale Vittorio Veneto 2 Milano. Orario: 10/19,30,  Martedì e Giovedì fino alle 22, Lunedì chiuso      
SPAZIO OBERDAN Viale Vittorio Veneto 2 Milano. Orario: 10/19,30,  Martedì e Giovedì fino alle 22, Lunedì chiuso      
TRIENNALE Viale Alemagna 6 Milano. Orario indicativo  Martedì/Domenica 10,30/20,30      
TRIENNALE Viale Alemagna 6 Milano. Orario indicativo  Martedì/Domenica 10,30/20,30      
TRIENNALE Viale Alemagna 6 Milano. Orario indicativo  Martedì/Domenica 10,30/20,30      
TRIENNALE BOVISA Via Lambruschini 31, Milano. Orario: Martedì/Domenica 11-24      
Parco di VILLA ARCONATI Bollate (Milano). Orario: Sabato e Domenica      
GALLERIE AUCHAN Via Bettole 70, Cinisello Balsamo (Milano). Orario: 9/21      
MUSEO DI FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA - VILLA GHIRLANDA Via Frova 10, Cinisello Balsamo (Milano). Orario: Giovedì 15/23, Venerdì e Sabato fino alle 19, Domenica e festivi 10/19, chiusura estiva 11-24 Agosto      
PIAZZA GRAMSCI Cinisello Balsamo (Milano), Mostra all'aperto      
VILLA SILVA GHIRLANDA Via Frova 19, Sale delle Quadrerie, Cinisello Balsamo (Milano). Orario: Martedì/Sabato 15/19, Domenica e festivi 10-12/15-19      
PALAZZO CUSANO Via Italia 2, Cusano Milanino (Milano). Orario: Martedì, Giovedì e Sabato 14,30/18, Domenica 14/19      
PALAZZO LEONE DA PEREGO Via Gilardelli, Legnano (Milano)      
MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA Viale Padania 6, Lissone (Milano). Orario: Sabato e Domenica 10/12-15/19, Martedì, Mercoledì e Venerdì 15/19, Giovedì 15/23, Lunedì chiuso      
CASCINA ROMA (San) Donato Milanese (Milano). Orario: Lunedì/Sabato 9,30/12,30-14,30/19, la Domenica si apre alle 10,30 e alle 16,30      
VILLA CASTELBARCO ALBANI Vaprio d'Adda (Milano). Orario: Lunedì/Mercoledì 15/20, Giovedì e Venerdì fino alle 23, Sabato e Domenica 10/20,30      
VILLA REALE Viale Brianza 2, Monza.      
CASA DEL MANTEGNA Via Mazzini 17, Parma. Orario: Martedì/Domenica 10/12,30-14,30/19      
PALAZZO PIGORINI Strada Repubblica 29, Parma. Orario: Martedì/Domenica 9/19      
FONDAZIONE MAGNANI-ROCCA Via F. M. Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma) Toulouse-Lautrec e la Parigi della Belle Epoque L'influenza dell'arte giapponese nella pittura del grande artista Fino all'11 Dicembre 2011 dc
CASTELLO VISCONTEO Viale XI Febbraio 35, Pavia. Orario: 10/19, Giovedì fino alle 22, Sabato e Domenica fino alle 20, Lunedì chiuso. Degas, Lautrec, Zandò. Les folies de Montmartre Cento tele narrano il quartiere dell'arte, della vita mondana, degli artisti e degli amori. Omaggio a Degas, Toulouse-Lautrec e Zandomeneghi Dal 17 Settembre al 18 Dicembre 2011 dc
CASTELLO DI SARTIRANA Sartirana Lomellina, Pavia.      
CASTELLO SFORZESCO (la stessa fonte- il supplemento Viaggi di Repubblica- lo definisce, nel numero del 30 Ottobre 2008 dc, "Castello Visconteo", ed in Internet sono presenti entrambe le definizioni. Sarebbe forse il caso di decidersi...magari chiamandolo semplicemente "Castello di Vigevano", dal momento che passò, insieme alla città di Vigevano, dai Visconti agli Sforza nel 1449: troppo difficile?) Piazza Ducale, Vigevano (Pavia).Orario indicativo: 14/18, dal Venerdì alla Domenica fino alle 19, Lunedì chiuso      
CIVICO MUSEO ARCHEOLOGICO Piazza della Motta 4, Villa Mirabello, Varese. Orario della villa NON trovato nel sito del comune di Varese: Martedì/Sabato 9,30/12,30-17/17,30. Domenica 9,30/13,30      
CIVICO MUSEO D'ARTE MODERNA Via Cola di Rienzo, Varese      
VILLA PANZA Varese. Orario: Martedì/Domenica 10/17,30      
ROCCA BORROMEO Via Rocca 10, Angera (Varese). Orario al 7/7/10 dc: dal 27 Marzo al 31 Ottobre  9.30/12.30-14.00/17.30; e, mistero dei misteri, durante il mese di Ottobre 9.30/12.30-14./17 (dal sito http://www.vareselandoftourism.it/)      
MAGA (Museo d'Arte di Gallarate )-FONDAZIONE GALLERIA D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA SILVIO ZANELLA Via de Magri 1, Gallarate (Varese)      
MUSEO D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA Castello di Masnago (Varese), Via Cola di Rienzo 42 .       

Repubblica Trentina

CASTELLO DEL BUON CONSIGLIO Via B. Clesio 5, Trento. Orario: 10/18      
GALLERIE DI PIEDICASTELLO Piazza di Piedicastello, Trento.      
MUSEO G. CAPRONI Via Lidomo 3, Trento. Orario: Martedì/Venerdì 9/13-14/17, Sabato e Domenica 10/13-14/18      
SALA ESPOSIZIONI DEL MUNICIPIO Frazione Gionghi 107, Lavarone (Trento). Orario: 9,30/18      
MART ROVERETO Corso Bettini 43, Rovereto (Trento).       
MART ROVERETO Corso Bettini 43, Rovereto (Trento).       
CASTELLO DI STENICO Stenico (Trento). Orario: 9/12-14/17,30      

Repubblica Sudtirolese

CENTRO CULTURALE CLAUDIO TREVI

Via Cappuccini 28, Bolzano

 

 

 

PALAZZO REALE Bolzano      
KUNST MERAN/O ARTE Portici 163, Merano (Bolzano)

 

 

 

Repubblica Veneta

MUSEI CIVICI AGLI EREMITANI Piazza Eremitani 8, Padova      
PALAZZO DEL MONTE Padova. Orario: 11/19      
PALAZZO ZABARELLA

(L'inserto di la Repubblica, Viaggi numero 606 del 27/10/10 dc, pubblica la notizia di una mostra chiamando il palazzo "Zanardella", e indicando il suo sito col nome di www.palazzozabardella.it invece di www.zabarella.it  Lo stile di questo quotidiano non migliora, anzi...)

Via (San) Francesco 27, Padova. Orario: Martedì/Domenica 9,30/19,30 Il Simbolismo in Italia L'impatto del movimento artistico in Italia, tra gli autori Pellizza da Volpedo, Sartorio, Previati, Chini, Boccioni e Morbelli Fino al 12 Febbraio 2012 dc
PALAZZO DELLA RAGIONE Piazza delle Erbe, Padova      
CENTRO D'ARTE E CULTURA Via Garibaldi 42, Piove di Sacco (Padova). Orario: Mattino ?-16/19,30, prefestivi, festivi e Mercoledì 10/12,30-16/19,30.      
PALAZZO ROVERELLA Via Laurenti 8, Rovigo      
ATENEO (SAN) BASSO Piazza (San) Marco, Venezia. Orario: 10/22      
CHIESA (SAN) STAE Venezia. Orario: 11/19      
FONDAZIONE CINI Isola di (S). Giorgio Maggiore, Venezia. Orario: 10/18      
GIARDINI DI CASTELLO e ARSENALE (Corderie e Artiglierie) Venezia. Orario: 10/18      
GALLERIE DELL'ACCADEMIA Venezia      
MUSEO CORRER Piazza (San) Marco 52, Venezia      
PALAZZO FORTUNY Piazza (San) Marco 378, Venezia      
PALAZZO FRANCHETTI Campo (S). Stefano, Venezia      
PALAZZO GRASSI Campo (San) Samuele 3231/Canal Grande, Venezia. Orario indicativo: 9/19      
PALAZZO QUERINI STAMPALIA L'indirizzo non è chiaro nemmeno nel sito ufficiale, dovrebbe essere Castello 5252, Venezia. Orario: Martedì/Domenica 10/19      
PEGGY GUGGENHEIM COLLECTION (per l'inserto Viaggi di la Repubblica del 26 Aprile 2010 dc si chiama Museo Guggenheim, e per quello del 26 Ottobre 2011 dc Collezione Peggy Guggenheim....) Dorsoduro 701, Venezia. Orario: Lunedì e Mercoledì/Domenica10/18 Temi & Variazioni. Scrittura e spazio Le avanguardie artistiche del Novecento si confrontarono anche con la scrittura intesa come segno. Picasso, Carrà, Stringel, Mondrian e Novelli tra gli altri Fino all'1 Gennaio 2012 dc
SPAZIO CULTURALE SVIZZERO Campo (S). Agnese, Dorsoduro, Venezia. Orario: Martedì/Domenica 10/19      
GALLERIA CONTEMPORANEO Piazza Olivotti 2, Mestre (Venezia). Orario: Martedì/Domenica 10/12,30-15/19      
MUSEO NAZIONALE VILLA PISANI Via Doge Pisani, Stra (Venezia)      
CENTRO INTERNAZIONALE DI FOTOGRAFIA SCAVI SCALIGERI Cortile del Tribunale, Verona      
GALLERIA D'ARTE MODERNA PALAZZO FORTI Vicolo Volto due Mori 4 (Corso (Sant)'Anastasia), Verona. Orario: Martedì/Venerdì 9/19, Sabato e Domenica fino alle 20      
PALAZZO DELLA RAGIONE Piazza dei Signori 1, Verona (secondo http://www.milanodabere.it/verona/
palazzi/palazzo_della_ragione.html ), Piazza delle Erbe senza numero civico, Verona (secondo http://www.exibart.com/profilo/
sedev2.asp/idelemento/8879 )
     
STUDIO LA CITTÁ Lungadige Galtarossa 21, Verona      
PALAZZO LEONI MONTANARI Contrà (Santa) Corona 25, Vicenza. Orario: Martedì/Domenica: 10/18 Avanguardia russa. Esperienze di un mondo nuovo I fermenti seguiti alla Rivoluzione Bolscevica: Suprematismo, Astrattismo e Cubo-Futurismo Fino al 26 febbraio 2012 dc
MUSEO PALLADIO Palazzo Barbaran da Porto, Vicenza. Orario: Martedì/Domenica 10/18      
HOTEL VILLA MMICHELANGELO-Sala dei Gioielli Arcugnano (Vicenza).      

Repubblica Friulana

FONDAZIONE CARIGO Gorizia Rivelazioni Opere provenienti dalla Fondazione Carigo e dalla Galleria Nazionale di Arte Antica di Trieste: ci saranno anche tele di Canaletto, Guardi e Cranach Fino al 15 Gennaio 2012 dc
PALAZZO ATTEMPS-PETZENSTEIN Piazza De Amicis 2, Gorizia. Orario: Martedì/Domenica 9/19      
PALAZZO DELLA TORRE Via Carducci 2, Gorizia      
GALLERIA COMUNALE D'ARTE CONTEMPORANEA DI MONFALCONE Piazza Cavour, Monfalcone (Gorizia)      
NUOVA SEDE DELLA PROVINCIA DI PORDENONE Piazza Sarzano 35r, Pordenone. Orario: Martedì/Domenica 9/19      
CASA DEI CARRARESI Via Palestro 33/35, Treviso. Orario: Lunedì, Martedì e Giovedì 9/20, Mercoledì, Venerdì e Domenica fino alle22, Sabato fino alle 24      
PALAZZO GIACOMELLI Piazza Garibaldi 13, Treviso. Orario: 9/12-14,30/19, Lunedì mattina chiuso      
PALAZZO SARCINELLI Palazzo Sarcinelli, Treviso. Orario: Martedì/Domenica 9/13-15/19      
BROLO CENTRO D'ARTE E CULTURA Via Rozone e Vitale 5, Mogliano Veneto (Treviso). Orario: Martedì/Giovedì 10/19, Venerdì/Domenica fino alle 21      
VILLA BRANDOLINI Pieve di Soligo (Treviso)      
MUSEO E GIPSOTECA CANOVA Possagno (Treviso)      
CASTELLO DI MIRAMARE Trieste.      
PALAZZO GOPOCEVIC Via Rossini 4, Trieste. Orario: 9/19      
SALONE DEGLI INCANTI EX-PESCHERIA Riva Nazario Sauro 1, Trieste.      
STAZIONE MARITTIMA Molo Bersaglieri 3, Trieste. Orario:9/15-15/20      
CASTELLO, GALLERIA D'ARTE ANTICA Via Manin,, Udine.      
CHIESA DI (SAN) FRANCESCO Udine. Orario: Martedì/Domenica 9,30/12,30-15/18, nei festivi solo la mattina      
VILLA MANIN Piazza Manin 10, Passariano (Udine) Orario: 10/20 fino al 31 Maggio, fino alle 22 dall1 Giugno al 27 Luglio, Lunedì chiuso      

Repubblica Emiliana Romagnola

BOLOGNA FIERE Bologna.      
GALLERIA ARTE E ARTE Galleria Falcone-Borsellino 1/c (Piazza Galileo), Bologna. Orario: Martedì, Mercoledì e Venerdì 15,30/19,30, Sabato 10,30/12,30-16,00/20,00, Domenica e festivi su appuntamento      
GALLERIA D'ARTE MODERNA Piazza Costituzione 3, Bologna. Orario: 10/19, Lunedì dalle 13 alle 19      
GALLERIA DE' FUSARI Via de' Fusari 7a, Bologna      
EX-CHIESA DI (S). MATTIA Via (S). Isaia 4A, Bologna. Orario: 10/19      
MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO Via dell'Archiginnasio 2, Bologna. Orario: Martedì/Domenica 9/18,30      
MUSEO CIVICO DEL RISORGIMENTO Piazza G. Carducci 5, Bologna. Orario: Lunedì/Sabato 8,30/13,30      
MUSEO DI PALAZZO POGGI Via Zamboni 33, Bologna.      
PALAZZO DI RE ENZO E DEL PODESTÁ Piazza del Nettuno, Bologna. Orario: 9/19      
PINACOTECA NAZIONALE DI BOLOGNA Via delle Belle Arti 56, Bologna. Orario: Martedì/Domenica 9/19      
VILLA PALEOTTI ISOLANI Via Savenna Superiore, Minerbo (Bologna). Ingresso su prenotazione telefonica allo 051/6610385      
GALLERIA COMUNALE D'ARTE DI CESENA Dov'è? Chiedetelo a la Repubblica....      
PALAZZO DEL RIDOTTO Cesena. Orario: Martedì/Domenica 9,30/12,30-16/19      
PALAZZO DEI DIAMANTI Corso Ercole I d'Este 21, Ferrara.       
FONDAZIONE DINO ZOLI ARTE CONTEMPORANEA Via Bologna 288, Forlì      
MUSEI (SAN) DOMENICO Forlì. Orario: Martedì/Venerdì 9,30/19, Sabato, Domenica e festivi fino alle 20      
GRANAI DI VILLA MIMBELLI Livorno      
GALLERIA CIVICA DI MODENA-PALAZZO (SANTA) MARGHERITA Corso Canal Grande 103, Modena. Orario Invernale Martedì-Venerdì 10,30/13,00-15,00/18,00; Sabato, Domenica e festivi 10,30/18,00
Orario Primaverile Martedì-Domenica, festivi inclusi 10,30/13,00-16,00/19,30, Lunedì chiuso
     
GALLERIA DELLE COLONNE Largo 8 Marzo 9, Parma. Orario: 9,30/13-15,30/18      
FONDAZIONE MAGNANI ROCCA Via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversolo (Parma). Orario: Martedì-Domenica 10/18      
SALONE SCUDERIE IN PILOTTA Piazza Bodoni 5, Parma      
COMPLESSO DI (SAN) NICOLÒ Via Rondinelli 6, Ravenna      
MUSEO D'ARTE DELLA CITTA' Loggetta Lombardesca, via di Roma 13, Ravenna. Orario indicativo: Martedì/Domenica 9/18      
AI VOLTONI DEL GUAZZATOIO DEL PALAZZO DELLA PILOTTA Piazza della Pilotta, Reggio Emilia. Orario: Martedì/Domenica 9/19      
PALAZZO MAGNANI Corso Garibaldi 31, Reggio Emilia.       
PALAZZO BENTIVOGLIO Gualtieri (Reggio Emilia).       
CASTEL SISMONDO Rimini. Orario: Martedì/Domenica 9,30/19      
GALLERIA D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA-VILLA FRANCESCHI Via Gorizia 2, Riccione (Rimini). Orario (dal sito www.teknemedia.it/ - se qualcuno ci capisce qualcosa...): mar/dom h. 20.00/23.00; mar-gio h.8.30/12.30      
PARCO OLTREMARE Collina di Riccione (Rimini)      
VILLA MUSSOLINI Via Milano 31, Riccione (Rimini)      

Repubblica Toscana

GALLERIA COMUNALE DI ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA Piazza (S.) Francesco 4, Arezzo. Orario: Martedì/Venerdì 10/13-16/19,30, Sabato, Domenica e festivi 10/20 Giorgio Vasari disegnatore e pittore A cinquecento anni dalla nascita del grande artista e storico dell'arte, oltre la mostra, in città si sono creati itinerari di visita Fino all'11 Dicembre 2011 dc
MUSEO D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA Piazza (S.) Francesco 4, Arezzo. Orario: Martedì/Domenica 10/13-16,30/19,30      
PALAZZO CHIARINI Via Cesalpino 15, Arezzo. Orario: 14/18, Lunedì chiuso      
PALAZZO DEI PRIORI Piazza della libertà 9, Arezzo. Orario: Lunedì/Venerdì 10,30/18,30, Sabato e Domenica 10/19      
AUDITORIUM COMUNALE Montevarchi (Arezzo).      
CASA MASACCIO, ARTE CONTEMPORANEA Corso Italia 105, (S.) Giovanni Valdarno (Arezzo). Orario: 16/19 nei feriali, 10/12-16/19 nei festivi, Lunedì chiuso      
MUSEO CIVICO Via N. Aggiunti 65, (San) Sepolcro (Arezzo).      
PALAZZO PICHI SFORZA Via XX Settembre 134, (San) Sepolcro (Arezzo). Orario: Mercoledì/Lunedì 10/13-15/19      
PALAGIO FIORENTINO-PINACOTECA COMUNALE D'ARTE CONTEMPORANEA Via Vittorio Veneto, Stia (Arezzo). Orario: Martedì/Giovedì 16,00/19,00, Venerdì/Domenica 10,30/13,00-16,00/19,00       
BRANCOLINI GRIMALDI ARTE CONTEMPORANEA Lungarno Acciaiuoli 4, Firenze. Orario: 10/13-15/19      
CASA BUONARROTI Via Ghibellina 70, Firenze. Orario indicativo: Mercoledì/Lunedì 9,30/14      
GALLERIA DEGLI UFFIZI Via Ninna 5, (già, ma per  I Viaggi di Repubblica, consultato nel numero dell'11 Giugno 2009 dc, l'indirizzo è Piazza degli Uffizi...) Firenze. Orario indicativo: Martedì/Domenica 8,15/18,50      
GALLERIA DELL'ACCADEMIA Firenze. Orario: Martedì/Domenica 8,15/18,50      
GALLERIA FALTERI Via della Spada 38/r, Firenze      
GALLERIA MORETTI Palazzo Nicolini in piazza Ottaviani 17r, Firenze. Orario: Lunedì/Sabato 10/20      
GALLERIA PALATINA DI PALAZZO PITTI Piazza Pitti, Firenze. Orario indicativo: Lunedì/Venerdì 8,15/18,50, Sabato fino alle 22, Domenica fino alle 19      
ISTITUTO E MUSEO DI STORIA DELLA SCIENZA Piazza dei Giudici 1, Firenze. Orario indicativo: 9,30/17, fino alle 13 il Martedì, aperto la seconda Domenica di ogni mese      
ISTITUTO E MUSEO DI STORIA DELLA SCIENZA Piazza dei Giudici 1, Firenze. Orario indicativo: 9,30/17, fino alle 13 il Martedì, aperto la seconda Domenica di ogni mese      
ISTITUTO NIELS STENSEN Viale Don Minzoni 25/a, Firenze      
MUSEO DEGLI ARGENTI DI PALAZZO PITTI Piazza Pitti, Firenze. Orario indicativo: Martedì/Venerdì 8,15/18,50, Sabato fino alle 22, Domenica fino alle 19      
MNAF-MUSEO NAZIONALE ALINARI DELLA FOTOGRAFIA Piazza (Santa) Maria Novella 14a rosso, Firenze. Orario: tutti i giorni tranne il mercoledì 10/18,30      
MUSEO NAZIONALE DEL BARGELLO Via del Proconsolo 4, Firenze      
PALAZZO ANTINORI Piazza Antinori 3, Firenze. Orario indicativo: Lunedì/Sabato 10/19,30      
PALAZZO MEDICI RICCARDI Via Cavour 3, Firenze. Orario indicativo: Lunedì/Martedì e Giovedì/Domenica 9/19      
PALAZZO STROZZI Piazza Strozzi 1, Firenze (per trovare il civico, inesistente perfino nel sito ufficiale, ho dovuto scandagliare diverse pagine in Internet: roba da matti!). Orario al 21/3/11 dc: 9/20, Giovedì 9/23      
PALAZZO VECCHIO-SALA D'ARME Piazza della Signoria 1, Firenze. Orario indicativo: 10/20      
THE FLORENCE ACADEMY OF ART Piazza Porta al Prato 37, Firenze      
VILLA E GIARDINO BALDINI Costa (San) Giorgio 2, Firenze      
FONDAZIONE MONTANELLI Via (San) Giorgio 2, Fucecchio (Firenze)      
PALAZZO STRIGELLI E CASA PAGLIAZZI Palazzolo sul Senio (Firenze).      
MUSEO ARCHEOLOGICO Palazzo del Podestà in Piazza Garibaldi, Massa Marittima (Grosseto) Sezione preistorica Nella sezione preistorica del museo ci sono reperti del Paleolitico e dell'Età del Rame rinvenuti nel territorio circostante Ricostruita una grotta a dimensioni naturali come quelle preistoriche abitate nella zona, notoriamente carsica e ricca di cavità di notevoli dimensioni ed interesse, tra cui il complesso del Corchia Esposizione permanente
VILLA MIMBELLI, MUSEO FATTORI Via (S.) Jacopo in Acquaviva 65, Livorno. Orario: 10/13-17/23      
CASTELLO PASCQUINI Piazza della Vittoria, Castiglioncello (Livorno)      
FORTE MEDICEO Marina di Bibbona (Livorno)      
FONDAZIONE RAGGHIANTI Via (S.) Micheletto 3, Lucca. Orario indicativo: Martedì/Domenica 10/13-15/18      
GALLERIA BACCI DI CAPACI Via del Battistero 15, Lucca      
MUSEO ITALIANO DEL FUMETTO (che per i Viaggi di Repubblica dell'11 Giugno 2009 dc è semplicemente Museo del Fumetto) Piazza (San) Romano 4, Lucca      
PALAZZO DUCALE Piazza Napoleone, Lucca. Orario: Lunedì e Mercoledì/Domenica10/12,30-15/19,30      
REAL COLLEGIO Piazza del Collegio, Lucca      
CHIOSTRO (SANT)')AGOSTINO Pietrasanta (Lucca)      
PALAZZO MEDICEO Via del Palazzo, Serravezza (Lucca)      
CENTRO MATTEUCCI PER L'ARTE MODERNA Via G. D'Annunzio 28, Viareggio (Lucca). Orario: Giugno-Agosto 2010 dc Lunedì-Venerdì 17.30/23.30, Sabato e Domenica 10.00/13.00-17.00/23.30; Settembre 2010 dc Lunedì-Domenica 10.00/13.00 -16.00/20.00      
GALLERIA D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA LORENZO VIANI Palazzo delle Muse, Piazza Mazzini 22, Viareggio (Lucca). Orario al 7/7/2010 dc: Martedì/Venerdì 9.00/13.00 e, mistero dei misteri, Giovedì/Domenica 15.30/19.30 (dal sito ufficiale www.gamc.it )      
PALAZZO BLU Lungarno Gambacorti, Pisa      
PALAZZO LANFRANCHI Lungarno Galileo Galillei 9, Pisa. Orario: 10/13-15/18      
VILLA IL POGGIO, UFFICIO CULTURA COMUNALE Villa Il Poggio, Crespina (Pisa). Orario: Martedì/Domenica 10/12,30-15/20      
MUSEO PIAGGIO GIOVANNI UMBERTO AGNELLI Via Rinaldo Piaggio 7, Pontedera (Pisa)      
PALAZZO DEI PRIORI Volterra (Pisa)      
CENTRO LUIGI PECCI (il solito Viaggi di la Repubblica del 18 Maggio 2011 dc lo chiama "Museo Pecci" e indica il sito: indovinate? www.centropecci.it ). In realtà il nome completo sarebbe Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, da loro stessi nel sito chiamato in modo abbreviato e anche Museo d'arte contemporanea        
MUSEO DEL TESSUTO DI PRATO Via (S). Chiara 24, Prato      
BIBLIOTECA COMUNALE DEGLI INTRONATI Siena      
COMPLESSO MUSEALE (SANTA) MARIA DELLA SCALA Piazza Duomo 2, Siena. Orario: 10,30/18,30 La vita di Michelangelo    
MAGAZZINI DEL SALE DEL PALAZZO COMUNALE Siena      
PALAZZO CHIGI SARACINI Via di Città 89, Siena. Orario: 9/19,30      
MUSEO CIVICO PINACOTECA CROCIANI, PALAZZO DEL CAPITANO E LOGGE DELLA MERCANZIA Montepulciano (Siena) http://www.museisenesi.org      
SALA QUADRI, PALAZZO COMUNALE Poggibonsi (Siena). Orario: 17,30/19,30, i festivi anche 10,30/12,30      

Repubblica di Sardegna

CENTRO COMUNALE D'ARTE E CULTURA EXMÁ Via (S). Lucifero 71, Cagliari. Orario: Martedì/Domenica 10/13-17/22      
IL GHETTO Via (Santa) Croce 18, Cagliari. Orario: Martedì/Venerdì e la Domenica 10,30/13-15,30/20,30, Sabato fino alle 22, Lunedì chiuso      
PALAZZINA BELLAVISTA DI MONTEPONI Iglesias (Cagliari). Orario: Martedì/Venerdì 10/21, fino alle 22 Sabato e Domenica      
MUSEO DELLA TERRA CRUDA Via Roma 15, (San) Sperate (Cagliari)      
MAN - MUSEO D'ARTE DELLA PROVINCIA DI NUORO (per i soliti di la Repubblica a volte, nel nome indicato, manca la provincia e la scritta "Museo" unita a "man") Via Satta 15, Nuoro (per la Repubblica il civico a volte è il 27....)      
FONDAZIONE LOGUDORO MELIOGU Via Marongiu 30, Banari (Sassari). Orario: Martedì/Domenica 16,30/20      

Repubblica Umbra

PALAZZO BALDESCHI AL CORSO Corso Vannucci 66, Perugia      
PALAZZO DELLA PENNA Via Podiani, Perugia      
MUSEO DELLA CIVILTÁ DELL'ULIVO Largo Don Bosco, Trevi (Perugia)      
ROCCA Piazza Fortebraccio, Umbertide (Perugia)      
PALAZZO DEL PERDONO Piazza Garibaldi 1, Assisi      
PALAZZO VITELLI Città di Castello (Perugia). Orario: 9/13-16/19      
VILLA FIDELIA Via Centrale Umbra (Via Flaminia), Spello (Perugia). Orario: Martedì/Domenica 10,30/19      
PALAZZO COLLICOLA ARTI VISIVE Piazza Collicola 1, Spoleto (Perugia). Orario: COLLEZIONE COLLICOLA - MUSEO CARANDENTE, Mercoledì/Lunedì 10.30/13.00- 15.30/19.00

MOSTRE PIANO NOBILE - SECONDO PIANO, Venerdì/Domenica10.30/13.00- 15.30-19.00

     
TREVI ART MUSEUM Trevi (Perugia). Orario: 16/20      

Repubblica delle Marche

MOLE VANVITELLIANA

Banchina da Chio, Ancona.

 

 

 

CHIOSTRO DI (SAN) FRANCESCO

Serra de' Conti (Ancona). Orario: Sabato 15/19, Domenica 10,30/12,30-15/19

 

 

 

ex-CHIESA DI (SANT)'AGOSTINO Corso Annibal Caro, Civitanova Marche (Macerata).       
FORTE MALATESTA Ascoli Piceno. Apertura: da Martedì a Domenica      
PALAZZO CORBELLI Via Arco d'Augusto 47, Fano (Pesaro e Urbino)      
PALAZZO RUBINI VESIN Via Umberto I, Gradara (Pesaro e Urbino)      

Repubblica d'Abruzzo

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE VILLA FRIGERJ Chieti      

MUSEO MICHETTI

Piazza S. Domenico 1, Francavilla a Mare (Chieti)

     
PALAZZO D'AVALOS Vasto (Chieti)      

Repubblica del Lazio

ACCADEMIA BELGICA Via Omero 8, Roma      
ACCADEMIA DI FRANCIA Villa Medici, Trinità dei Monti, Roma      
AMERICAN ACADEMY IN ROME Via Angelo Masina 5, Roma. Orario: Lunedì/Venerdì 11/13-14/19, Sabato e Domenica 11/18 Sabato e Domenica      
ASSOCIAZIONE CULTURALE MONCADA Via Margutta 54, Roma. Orario: 16/20, Sabato e Domenica chiuso, la mattina su appuntamento      
AUDITORIUM  PARCO DELLA MUSICA Viale de Coubertain 30, Roma..Il civico l'ho dovuto cercare con Google perché i molto precisi redattori del supplemento i Viaggi di Repubblica se ne sono infischiati      
CAMERA DEI DEPUTATI Piazza di Montecitorio 12, Roma      
CASA DEL CINEMA Largo Mastroianni, Roma      
CASA DI GOETHE Via del Corso 18, Roma      
CENTRALE MONTEMARTINI Via Ostiense 106, Roma      
CENTRO SOCIALE ANZIANI TERESA FRASSINELLI Via Porta Furba 62, Roma      
CHIOSTRO DEL BRAMANTE Via della Pace, 5 - Complesso  Monastico di (S). Maria della Pace, Roma. Orario: Martedì/Venerdì e Domenica 10/19, Sabato fino alle 23, Lunedì chiuso Gli Orientalisti. Incanti e scoperte nella pittura dell'800 italiano I pittori che scoprirono l'interesse per l'oriente dopo le spedizioni napoleoniche in Egitto e le scoperte archeologiche. Tra i pittori Hayez, Pasini, Guastalla e Molteni Fino al 22 Gennaio 2012 dc
CINECITTÁDUE ARTE CONTEMPORANEA Viale Palmiro Togliatti 2, Roma. Orario indicativo: Lunedì/Domenica 10/20      
COLOSSEO Roma      
COMPLESSO DEL VITTORIANO Via di (S). Pietro in Carcere, Roma.      
COMPLESSO DEL VITTORIANO Via di (S). Pietro in Carcere, Roma.      
EX CARCERE DI CARLO FONTANA Via di (S). Michele 25, Roma. Orario: Martedì/Domenica 10/19      
GALLERIA BORGHESE Piazzale Scipione Borghese, Roma      
GALLERIA IL SEGNO Via Capo Le Case 4, Roma.      
GALLERIA NAZIONALE D'ARTE ANTICA Palazzo Barberini, Via Barberini 18, Roma. Orario: Martedì/Domenica 10/19      
GALLERIA NAZIONALE D'ARTE MODERNA Viale delle Belle Arti 131, Roma. Orario (verificato il 24/2/2011 dc): Martedì/Domenica 8,30/19,30      
GALLERIA TONDINELLI Via Quattro Fontane 128/a, Roma      
GALLERIE DI VILLA MEDICI Viale Trinità dei Monti 1, Roma      
ISTITUTO GIAPPONESE DI CULTURA Via A. Gramsci 74, Roma      
ISTITUTO NAZIONALE PER LA GRAFICA Via della Stamperia 6, Roma. Orario: Martedì/Venerdì 10/17, Sabato fino alle 14      
MAXXI - MUSEO DELLE ARTI DEL XXI SECOLO Via Guido Reni 6, Roma. Orario: 11/19      
MUSEI CAPITOLINI Piazza del Campidoglio, Roma      
MUSEO BONCOMPAGNI LUDOVISI Via Boncompagni 18, Roma      
MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO Via di S. Pietro in Carcere, Roma. Orario: 9,30/19,30, Venerdì e Sabato fino alle 23      
MUSEO CIVICO DI ZOOLOGIA Via Aldrovandi 18, Roma      
MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA DI ROMA Via Reggio Emilia 54, Roma. Orario: Martedì/Domenica 9/19      
MUSEO DEL CORSO Via del Corso 320, Roma. Orario: 10/20, Lunedì chiuso      
MUSEO DI ROMA IN TRASTEVERE Piazza (S). Egidio 1/b, Roma. Orario: Martedì/Domenica 10/20      
MUSEO HENDRICK CHRISTIAN ANDERSEN Via P. S. Mancini 20, Roma. Orario: Martedì/Domenica 9/19,30      
MUSEO LABORATORIO DI ARTE CONTEMPORANEA-UNIVERSITA' LA SAPIENZA Piazzale. Aldo Moro 5, Roma. Orario: Lunedì/Venerdì 10/20      
MUSEO NAZIONALE DI CASTEL (S). ANGELO Castel (S.) Angelo, Roma. Orario: Martedì/Domenica 9/19      
PALAZZO CARPEGNA Piazza. dell'Accademia di (S.) Luca, Roma      
PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI Via Nazionale 194, Roma. Orario indicativo all'11/11/2010 (fonte la Repubblica): Martedì/Giovedì e Domenica10/20, Venerdì e Sabato 10/22,30, Lunedì chiuso      
PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI-Spazio Fontana Via Milano 13, Roma      
PALAZZO DEL QUIRINALE Sala delle Bandiere, piazza del Quirinale, Roma      
PALAZZO GIUSTINIANI Via Giustiniani 11, Roma. Orario: Lunedì/Mercoledì 9,30/21, Giovedì/Sabato 9,30/23      
PALAZZO VENEZIA Via del Plebiscito 118, Roma. Orario indicativo: Martedì/Domenica 8,30/18,30      
SALE DEL BRAMANTE Piazza (S). Maria del Popolo, Roma. Orario: Martedì/Domenica 10/19      
SCUDERIE DEL QUIRINALE Via XXIV Maggio 16, Roma.       
TEATRO DEI DIOSCURI Via Piacenza, Roma. Orario: 9/19      
TEMPIO DI ADRIANO Piazza di Pietra, Roma. Orario: 9,30/19      
PALAZZO CHIGI Piazza di Corte 14, Ariccia (Roma). Orario: Martedì/Domenica 10/19      

MUSEO CIVICO UMBERTO MASTROIANNI

Piazza Matteotti 13, Marino (Roma)

 

 

 

VILLA D'ESTE Piazza Trento 5, Tivoli (Roma). Orario indicativo: Martedì/Domenica - Marzo 8.30/17.15 - Aprile 8.30/18.30, Lunedì chiuso      

Repubblica Pugliese

PINACOTECA PROVINCIALE "Carlo Giaquinto" Via Spalato 19, Bari      
SALA MURAT Bari      
GALLERIA NAZIONALE DELLA PUGLIA Palazzo Sylos Calò, Via Gian Donato Rogadeo, Bitonto (Bari)      
GALLERIA CIVICA D'ARTE MODERNA Via C. Positano 6, Noicattaro (Bari). Orario: 9/12-16,30/19,30      

PALAZZO DELLA MARRA-PINACOTECA GIUSEPPE DE NITTIS

Via Cialdini, Barletta

     

MUSEO PROVINCIALE SIGISMONO CASTROMEDIANO

Via Gallipoli 28, Lecce

 

 

 

Repubblica Campana

PALAZZO REALE Caserta. Orario: Martedì/Domenica 9,30/19,30      
CASINA POMPEIANA Riviera di Chiaia, Napoli. Orario: Lunedì/Sabato 9/19      
CASTEL DELL'OVO (per "Viaggi" de "la Repubblica" risulta "Castel Nuovo".....) Via Luculliana, Napoli.      
CASTEL (SANT)'ELMO Via Tito Angelini 20, Napoli.      
CASTEL (SANT)'ELMO Via Tito Angelini 20, Napoli.      
GALLERIA 1 OPERA Napoli.      
MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI Piazza Museo 19, Napoli.      
MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA DONNA REGINA (M.A.D.R.E.) Via Settembrini 79, Napoli. Orario: Lunedì e Mercoledì/Domenica 10/19      
MUSEO DI CAPODIMONTE Via Milano 2, Napoli      
MUSEO DI SAN MARTINO Largo San Martino 8, Napoli. Orario: Martedì/Domenica 9/19      
MUSEO PIGNATELLI Riviera di Chiaia 200, Napoli. Orario: Martedì/Domenica 9/14      
PALAZZO REALE Piazza Municipio, Napoli      
TEATRO AUGUSTEO Riviera di Chiaia 215, Napoli. Orario: 17/24      

PALAZZO DEI CONGRESSI

Vico Sella Orte 1, Capri (Napoli).

 

 

 

MUSEO DIOCESANO (SAN) MATTEO

Salerno

     

Repubblica Lucana

GALLERIA CIVICA (Comunale) di Palazzo Loffredo Piazza Pignatari, Potenza (nemmeno nel sito del Comune di Potenza è indicato il civico, mentre nel sito http://www.exibart.com/  la Galleria Civica risulta in Largo Duomo-viva la precisione!)      
MUSEO PROVINCIALE Via Lazio, Potenza. Orario: 9/13,30-16/21      
GALLERIA CIVICA-PALAZZO LOFFREDO Largo Duomo (il numero civico è latitante in tutti i siti che ho controllato), Potenza      
PINACOTECA PROVINCIALE Via Lazio 8, Potenza. Orario: 9/13,30-16/21      
SALA CARLO LEVI di PALAZZO LANFRANCHI Potenza.      
CASTELLO NORMANNO-SVEVO Melfi (Potenza)      

Repubblica di Calabria

FABBRICHE CHIARAMONTANE Via Giovanni XXIII 124, Agrigento.      

COMPLESSO MONUMENTALE DI (SAN) GIOVANNI

Catanzaro.

 

 

 

MARCA (Museo Arti Catanzaro) Via A. Turco 63, Catanzaro      

GALLERIA NAZIONALE

Cosenza.

 

 

 

CASTELLO ARAGONESE

Reggio Calabria. Orario: Martedì/Domenica 9/17

 

 

 

VILLA GENOESE ZERBI

Via Zaleuco, 16, Reggio Calabria.

     

Repubblica Siciliana

FONDAZIONE SCIASCIA Castello Chiaramontano, Racalbuto (Agrigento). Orario: 9/13-16/20      
GALLERIA D'ARTE MODERNA LE CIMINIERE Viale Africa, Catania      
EX-MONASTERO DEI BENEDETTINI Sala "Vaccarini" ed ex cucine, Piazza Dante 32, Catania. Orario: Lunedì/Sabato 9/13      
ALBERGO DELLE POVERE Corso Calatafimi 217, Palermo. Orario: Martedì/Domenica 9,30/19      
ASSOCIAZIONE CULTURALE SESSANTUNO Via XX Settembre 61, Palermo      
CIVICA GALLERIA D'ARTE MODERNA Complesso di (Sant')Anna, Palermo      
MUSEO DIFFUSO RISO Corso Vittorio Emanuele (Quale: I, II o III?) 365, Palermo      
PARCO DI VILLA TRABIA Palermo. Orario: 9/18,30      
PALAZZO FORCELLA DI SETA Piazza Kalsa, Palermo      
PALAZZO (SANT')ELIA Via Maqueta 89 (lo stesso supplemento i Viaggi di Repubblica del 22 Gennaio 2009 riporta il civico 81...), Palermo      
MUSEO CIVICO (DON) GIUSEPPE GUARNIERI Caltavuturo (Palermo)      
CHIESA DEL COLLEGIO DEI GESUITI Via Landolina 7, Siracusa. Orario: Martedì/Domenica 10/22      
CONVENTO DEL CARMINE Piazza del Carmine, Marsala (Trapani)      

 

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