Cultura

(letteratura, scienza, arte, religioni, ateoagnosticismo, anticlericalismo etc.)

commenti, contributi e opinioni

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kynoos@jadawin.info


Un discorso sulla cultura sarebbe lungo. I più "vecchi" tra voi ricorderanno senz’altro che nell’estrema sinistra, negli anni ‘70, si parlava di CULTURA BORGHESE e CULTURA PROLETARIA. Beh, era una scemenza, ed io non ne parlerò affatto. Per me c’è solo la cultura, tutta. Le valutazioni le faccio dopo averne partecipato. Tutto, in letteratura e nell'arte, può essere interessante. Anche i romanzi rosa sono cultura. Liala, Wilbur Smith, Michel Crichton, Stephen King, John Forsyte, Carolina Invernizzo, Diabolik, Tex, Corto Maltese, Linus, Ernest Hemingway, Herman Hesse, Topolino, Paperino.......cultura! Ognuno fa la scelta di lettura che più gli aggrada, a seconda dei gusti del momento. Non penso sia giusto avere preconcetti nei confronti di alcuna corrente artistica. Una cosa mi preme, però: che si legga, si scriva e si parli italiano corretto. Cosa alquanto rara, di questi tempi. E, naturalmente, sono favorevole a che si diffonda sempre di più una lingua che aiuti tutte le persone del mondo a capirsi, come potrebbe essere l’esperanto, o che se ne inventi una completamente nuova.

Cercherò di riempire questa pagina, per quanto mi è possibile, con notizie varie  di cultura, commenti, articoli dalla stampa e dal web. Anche in questa pagina rientreranno argomenti quali l'ateismo, l'agnosticismo, l'anticlericalismo, la critica alle religioni*

*a volte mi trovo in difficoltà nel decidere in quale pagina inserire un testo....


Dall'amico Giorgio Pagano, radicale e membro dell'associazione esperantista radicale ERA nonché di www.democrazialinguistica.it , ho ricevuto questo comunicato: l'evento annunciato è nel frattempo trascorso ma lo lascio nel sito per contribuire a diffonderne i contenuti:

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PARTECIPA e fai partecipare, ADERISCI e fai aderire!

Informa tutti quelli che puoi raggiungere:

Il 21 febbraio l'associazione radicale "Esperanto"

in occasione della Giornata Internazionale della Lingua Madre

dalle ore 15 alle ore 17

a Roma davanti all'Ambasciata Britannica in Via XX Settembre angolo Via Palestro


1^ MANIFESTAZIONE D'INDIPENDENZA DALLA LINGUA INGLESE

QUANTI CORSI D'INGLESE INUTILI HAI ACQUISTATO SENZA ALCUN ESITO POSITIVO?! PORTIAMOLI IN REGALO IN AMBASCIATA!!


Comunica subito ai nostri recapiti la tua partecipazione o la tua adesione a questa prima manifestazione di liberazione dall'occupazione della lingua inglese.

Se sei interessato, replica al messaggio cancellando la riga di partecipazione qualora tu possa solo aderire e aggiungi nome e recapiti:

Sì partecipo alla Manifestazione.
Sì aderisco alla Manifestazione.

In fondo troverai i collegamenti per pubblicizzare a tua volta l'iniziativa: SPOT, VOLANTINO, LOCANDINA.


Oggi, l' utilizzo massificato e sempre più esclusivo della lingua inglese, alla cui conoscenza viene obbligato un numero sempre maggiore di persone e popoli, non solo continua a provocare la perdita di funzionalità e progressiva scomparsa di lingue minoritarie ma rappresenta una forte minaccia per tutte le lingue e per l'intero ecosistema linguistico-culturale della terra: si stima fino al 90-95% la scomparsa delle lingue del mondo entro il secolo.

La questione ci sembra tanto più grave in quanto produce nei Paesi non anglofoni una servitù dai Paesi "produttori" di lingua inglese così come oggi si ha una vera e propria ineluttabile dipendenza in termini di energia dai Paesi produttori di petrolio.

Si tratta di un processo che insieme alla progressiva perdita della propria lingua produce squilibri e discriminazioni sempre maggiori e per certi versi incalcolabili tra Paesi e popoli anglofoni, i quali sempre di più allargano la loro sfera di influenza politica, sociale ed economica sul resto del mondo, e Paesi e popoli non anglofoni, i quali subiscono tale influenza (si vedano in proposito anche le considerazioni di Claude Piron su dotsub.com).

In Italia su mille giovani dai 18 ai 35 anni alla domanda "Ritieni che il sistema linguistico europeo, incentrato sull'uso dell'inglese, possa favorire i giovani di madrelingua inglese, rispetto a tutti gli altri?" hanno risposto, nella maggioranza schiacciante del 73 percento, (fonte Forum Nazionale Giovani).

Per affermare la democrazia linguistica in Europa e nel mondo, per dire "basta" al monopolio linguistico anglofono, per dire "basta" alle discriminazioni linguistiche tra popoli anglofoni e popoli che hanno lingue madri diverse dall'inglese, per dire "basta" alla nuova campagna di colonizzazione linguistica di Gordon Brown nel continente asiatico e che ha l'obiettivo di formare solo in India ben 750.000 docenti-soldato di inglese.


Comunica subito la tua partecipazione o adesione. Convinci la tua organizzazione, la tua scuola o la tua classe a farlo quanto prima!


NON SEI IN ITALIA?


Beh fai come l'ERA, organizza anche tu il 21 febbraio, nel tuo Paese, iniziative simili davanti ad ambasciate e/o Consolati britannici e/o sedi del British Council !


Ti serve aiuto, ulteriori informazioni? Vuoi sapere come fare?

Chiedi informazioni ai nostri recapiti!


Non hai bisogno di aiuto od ulteriori informazioni?

Dai immediata informazione della tua manifestazione ai nostri recapiti !.

RECAPITI, INFORMAZIONI, SPOT, VOLANTINO, LOCANDINA

ERA Onlus, associazione per il Diritto alla lingua e per la Democrazia linguistica internazionale è in Via di Torre Argentina 76 Roma 00186.

www.democrazialinguistica.it; tel. 0668979.380/308/797, 3490818387; fax 0623312033; posta elettronica info@democrazialinguistica.it

Per vedere il messaggio del Primo Ministro inglese Gordon Brown che annuncia ulteriori nuove risorse finanziare al British Council allo scopo di conquistare linguisticamente i mercati asiatici e non solo (sottotitoli in 6 lingue):

http://dotsub.com/films/ukdeclares/index.php

Per vedere le considerazioni di Claude Piron in merito alla sfida linguistica (sottotitoli in 22 lingue):
http://dotsub.com/films/thelanguage/index.php

 

SPOT

Troverete le due simpatiche versioni ai seguenti collegamenti, è
sufficiente scaricarli e sono pronti per essere trasmessi:
http://www.democrazialinguistica.it/4/spot_ERA_21feb_lungo.mp3
http://www.democrazialinguistica.it/4/spot_ERA_21feb_corto.mp3

 

VOLANTINO E LOCANDINA

volantino e la locandina da stampare potete trovarli qui:

http://www.democrazialinguistica.it/4/volantino_A4_bn.pdf
http://www.democrazialinguistica.it/4/locandina_A3.pdf




dal supplemento Tuttoscienze de La Stampa del 29 Settembre 2007 dc:

Introduzione dell'amico Sestante che me lo ha inviato, al pari di altri pubblicati su questo sito

Questo articolo è per molti aspetti discutibile: la titolazione a effetto "caro Darwin non servi più", certe frasi fantasiose come "l'età d'oro dell'evoluzione", certe conclusioni azzardate come "l'evoluzione darwiniana è finita". D'altro canto noi ateo-razionalisti non dobbiamo idolatrare tutto quello che sa di scienza e tanto meno prendere per oro colato quello che esce dalla bocca di qualche accademico, però questo articolo è illuminante sugli sviluppi futuri della biologia e su alcune conseguenze che essi potranno avere. Ma soprattutto spaventerà moltissimo chi ha delle concezioni molto diffuse in campo ambientalista, come una visione sacrale della vita o una considerazione finalistica della Natura quale organismo perfetto e intoccabile: in altre parole un sostituto di Dio.

É l'alba del post-evoluzionismo.

IL DESIGN DEI GENOMI DIVENTERÁ UNA NUOVA FORMA D’ARTE

Caro Darwin, non servi più. Per l’evoluzione c’è il biotech”

di Freeman Dyson, American Physical Society, US Nationale Academy of Sciences

In un articolo provocatorio e illuminante - «Una Nuova Biologia per un Nuovo Secolo» - il grande biologo Carl Woese ha messo sotto accusa i limiti della biologia riduzionista e la logica che l’ha guidata nell’ultimo secolo, sottolineando la necessità di una nuova biologia, che si basi sui concetti di comunità e di ecosistemi, anziché su quelli di geni e di molecole. Ma allo stesso tempo ha anche sollevato una questione estremamente importante: quando è cominciata l’evoluzione darwiniana?

Con evoluzione darwiniana intende l’evoluzione come la descrisse lo stesso Charles Darwin, basata cioè sull’intensa competizione per la sopravvivenza tra specie diverse. Presenta quindi una serie di prove, secondo le quali l’evoluzione stessa non risale all’alba della vita. All’inizio il processo che lui ha definito come «trasferimento genetico orizzontale» - vale a dire la condivisione degli stessi geni tra specie differenti - era prevalente. E questo diventa sempre più evidente man mano che si retrocede nel tempo.

Woese è il maggiore esperto mondiale nel campo della tassonomia microbica. Qualunque cosa scriva, anche quando sembra tendere ai vertici della pura speculazione, dev’essere preso molto sul serio. Oggi lui postula un’«epoca d’oro» della vita pre-darwiniana durante la quale il «trasferimento genetico orizzontale» era un fenomeno universale e, quindi, non c’era una separazione netta tra le specie. La vita, allora, era una comunità di cellule di vario tipo: tutte condividevano le informazioni genetiche in modo che una serie di processi chimici e catalitici, inventati da una sola creatura, potessero poi essere ereditati dalle altre. L’evoluzione, quindi, era un «affare comune», con un’intera comunità in grado di migliorare la propria efficienza metabolica e riproduttiva, perché venivano scambiati i geni delle cellule più efficienti.

Ma poi, in un giorno nefasto, avvenne che una cellula, che assomigliava a un batterio primitivo, riuscisse a superare le altre in efficienza. Così questa cellula si separò dal gruppo e cominciò a rifiutare la logica della condivisione. La sua discendenza si trasformò nella prima vera e propria specie separata. Grazie alla sua superiore efficienza continuò a prosperare e a evolversi separatamente.

Poi, alcuni milioni di anni più tardi, un’altra cellula si separò dal gruppo e anch’essa diventò un’altra specie. E il fenomeno si allargò, finché la vita si suddivise in tante specie, tutte diverse.

I processi biochimici di base della vita si sono quindi evoluti rapidamente durante le poche centinaia di milioni di anni che hanno preceduto l’era darwiniana e sono cambiati molto poco nei seguenti 2 miliardi di anni di evoluzione.

Il design dei genomi trasformerà il mondo

L’evoluzione darwiniana è lenta, perché le specie, una volta che si sono affermate, si trasformano con gradualità. L’evoluzione, infatti, fa sì che una specie si estingua solo per permettere a un’altra di prenderne il posto.

Ci sono tre innovazioni, tuttavia, che hanno permesso di accelerare i ritmi nelle fasi successive. La prima è stata il sesso, che non è altro che una forma di trasferimento genetico orizzontale. La seconda è l’organizzazione multicellulare, che ha spalancato un mondo completamente nuovo di forme e funzioni. La terza è stato il cervello, che a sua volta ha aperto una nuova dimensione di sensazioni e azioni coordinate, fino a quel culmine che è l’invenzione delle mani e degli occhi. E allo stesso tempo una serie di estinzioni di massa (dilatate nel tempo) ha contribuito a produrre ulteriori opportunità evolutive.

Ora, 3 miliardi di anni più tardi, l’evoluzione darwiniana è conclusa. L’era della competizione delle specie è finita 10 mila anni fa, quando una singola specie, l’Homo sapiens, ha cominciato a dominare e a riorganizzare la biosfera. Da quel momento l’evoluzione culturale ha preso il posto dell’evoluzione biologica come forza fondamentale di cambiamento. Questo secondo tipo di evoluzione non è darwiniano. Le culture, infatti, si diffondono attraverso il trasferimento orizzontale delle idee piuttosto che per eredità genetica. Ed è un’evoluzione che si muove mille volte più velocemente di quella darwiniana, portandoci in un’era di interdipendenza culturale che definiamo globalizzazione.

Ora, nell’ultimo trentennio, l’Homo sapiens ha riportato in primo piano l’antica pratica pre-darwiniana del trasferimento genetico orizzontale, spostando i geni con abilità crescente dai microbi alle piante, fino agli animali, confondendo di nuovo i confini tra le specie. Ci stiamo quindi muovendo nell’era post-darwiniana, in cui le specie non esisteranno più e l’evoluzione della vita riprenderà a essere comune.

In questa nuova epoca le biotecnologie saranno fondamentali. Ci saranno, per esempio, i kit fai-da-te per i giardinieri, che utilizzeranno la manipolazione genetica per crescere nuove varietà di rose e orchidee. E ci saranno i giocattoli bio-tech per bambini, che utilizzeranno uova e semi veri anziché semplici simulazioni. L’ingegneria genetica, una volta che sarà nelle mani della gente comune, ci darà un’esplosione di biodiversità. Il design dei genomi diventerà una forma d’arte, creativa quanto la pittura e la scultura. Certo, non molte di queste creazioni potranno essere considerate capolavori, ma gratificheranno gli autori e contribuiranno ad aumentare la varietà di fauna e flora.


da Diario del  30 Giugno 2007 dc:

Introduzione dell'amico Sestante.

La recensione che ti invio la dice lunga su certi "eretici" che con la scusa di criticare l'attuale papa e per non dimostrarsi troppo faziosi un bel colpetto all'ateismo non se lo risparmiano. Questa volta, purtroppo, la recensione insolitamente lunga (ben 2 pagine) è ospitata da Diario del 30 giugno a firma di Gianandrea Piccioli.

La riportiamo tutta, per dimostrare che non ci tiriamo indietro neanche davanti a simili colpi bassi.

Per certi dotti critici del corso conservatore della Chiesa Cattolica  tutto va bene finché si rimane all'interno di una concezione religiosa o, meglio ancora, cristiana. Si possono allora citare a man bassa filosofi come Aristotele, Kant, Heidegger, pensatori come Simon Weil, Edit Stein ecc.. Guai però ad esprimere una concezione del mondo areligiosa, allora si diviene improvvisamente rozzi, retrò, si prendono posizioni da "farmacisti di bottega" di stampo ottocentesco e si scrivono "libelli".

Questo è il tono che assumono per legittimare le loro critiche alla Chiesa Cattolica. Si pavoneggiano cercando di dimostrare che le loro critiche sono supportate da una robusta dottrina, da non confondersi col pensiero primitivo degli Atei. Quindi Stirner, Marx, Schopenauer, Nietszche e tanti altri non esistono, sono poco più che scribacchini di terz'ordine.

Ma vorrei chiedere all'articolista: chi si sente oppresso e rivendica i propri diritti conculcati è solo un fastidioso petulante oppure ha qualche ragione nel rivolgere ai suoi oppressori le stesse accuse? Se l'oppressione durasse per secoli dovrebbe perciò stesso cessare di lamentarsi come un bambino capriccioso che ha bisogno del ciuccio per addormentarsi? Con questa logica dovremmo tenerci sempre lo stesso modello di famiglia, niente fecondazione medicalmente assistita, niente aborto, niente divorzio, senza parlare poi dell'omofobia e di tutte le restrizioni dei comportamenti sessuali. In questo c'è la stessa malcelata arroganza del tanto criticato Ratzinger che dice: protestate pure, ma la vera Morale è quella nostra. Non contento di questo, l'articolista vuole giocare anche in campo avverso definendo con un certo disprezzo "sedicenti laici" persone come Odifreddi, volendo avere anche qui la parola definitiva: ma se vuol scegliersi anche i giocatori della squadra avversaria a che pro la partita? Vuol poi degnarsi l'articolista dall'alto della sua dottrina di spiegarci quali sarebbero, secondo lui, i "veri" laici?

Sul contenuto del libro recensito, non interessandomi ai temi metafisici, mi soffermo solo su due punti.

Parlando di ermeneutica, o interpretazione, va detto che anche la scienza, a suo modo, è una interpretazione del reale. Ma i risultati di questa interpretazione sono ottenuti attraverso il reperimento di prove rigorose riproducibili e falsificabili ed hanno apportato numerosi benefici all'umanità, oltre all'enorme messe di conoscenza attingibile da tutti, mentre i conflitti di interpretazione tra religioni o all'interno di esse, derivati da visioni soggettive o da interessi contingenti, hanno provocato quasi sempre guerre, oppressione e superstizioni varie senza apportare alcun miglioramento concreto al tenore di vita umano, anzi, le caste sacerdotali si sono perlopiù legate alle classi dominanti aumentando la sofferenza dei sottoposti.

Per quanto riguarda la proposta dell'autrice del libro di distinguere tra non indifferenti e indifferenti, a parte la doppia negazione che caratterizza i primi, il problema sta nei secondi: c'è infatti una differenza sostanziale tra un'indifferenza che può caratterizzare l'atteggiamento di un ateo o di un agnostico, altra cosa invece è un comportamento tiepido nei confronti della religione ma che non la rifiuta del tutto, oppure più semplicemente quello di qualcuno che non vuole approfondire il problema religioso perché ha altri interessi preponderanti: artistici, culturali, politici ecc..

La religione del cuore

Suggerimenti per restare cristiani nonostante la Chiesa di oggi

Fra le sconcertanti conseguenze del goffo, torvo e, sui tempi lunghi, inane pontificato di Benedetto XVI, che peraltro accentua in chiave restauratrice e antipatizzante le linee guida del precedente, c'è anche il ritorno di un pensiero anticlericale, anzi antireligioso, che sembrava sepolto per sempre coi notabili progressisti che si radunavano socialisteggiando o liberaleggiando nei retrobottega delle farmacie di paese, tra Otto e Novecento.

Del resto l'eterno ritorno dell'eguale è una mediocre formula filosofica consona a tempi di confusa mediocrità. Assistiamo così al pullulare di libri e libelli sedicenti laici che, come il bestseller di Piergiorgio Odifreddi, parlano di religione con la competenza e l'esprit de finesse di un lottatore di sumo che discetti sulla wagneriana morte di Isotta. E nel furore polemico nessuno sembra rendersi conto che entrambi i contendenti, laici e clericali, sono l'uno il rovescio dell'altro e si sorreggono a vicenda, dorso a dorso, come talamoni sgretolati dall'inquinamento.

Si distingue nettamente dalla selva di questi sottoprodotti il coraggioso (innanzi tutto per sincerità personale) e importante libro di Roberta De Monticelli, Sullo spirito e l'ideologia, sottotitolato Lettera ai cristiani. Insieme con La differenza cristiana di Enzo Bianchi (Einaudi) e Lo Stato e la Chiesa di Gustavo Zagrebelsky (Biblioteca di Repubblica), tra i pochissimi veramente utili ad affrontare i problemi in campo (anche là dove, come nel caso di Zagrebelsky, accada talvolta di dissentire). Fin dal titolo, la De Monticelli mette le sue carte sul tavolo: lo spirito come quella capacità di trascendere se stessi che ci definisce come persone, come «disciplina ascetica del distacco» nella ricerca del vero, e il suo esatto contrario: l'ideologia intesa «come contraffazione della sapienza spirituale» e «falso rapporto con la verità, cioè con la ricerca di verità».

E ideologiche, quindi sostanzialmente mistificanti, sembrano molte delle attuali prese di posizione del Magistero, talmente volte all'affermazione di un'identità forte da far dubitare «che sia possibile a una fede cristiana abitare un'istituzione terrena senza perdersi». Al punto che viene facile stabilire sintonie col Grande Inquisitore dei Fratelli Karamazov. Al punto che, riprendendo un'affermazione di Simone Weil circa il «disagio dell'intelligenza» causato dalla «maniera in cui la Chiesa ha concepito il suo potere di giurisdizione», l'autrice può giustamente sostenere che «ci si trova a non aver più nomi per il divino, a non aver più proposizioni per la fede (...) perché troppi dei nomi e troppe delle proposizioni tramandate hanno alle nostre orecchie un suono falso». La De Monticelli individua cinque fili nel groviglio dell'identità cattolica così cara agli ultimi pontefì ci e al loro entourage di fondamentalisti e atei devoti. Innanzi tutto, ed è tema attualissimo, la pretesa non tanto di auspicare che le leggi dello Stato siano conformi a principi che si ritengono giusti (il che sarebbe perfettamente legittimo) quanto di ottenere, sulla base di una distinzione tra ragione buona (illuminata dalla fede) e ragione cattiva (abbandonata alla nostra superba autonomia), che lo Stato, anziché tutelare gli individui, si sostituisca a essi per scegliere al loro posto.

Seguono poi il rapporto tra ragione e trascendenza, col tentativo di recuperare una continuità tra metafisica e teologia che già san Tommaso aveva interrotto (per non parlar di Kant, che alle origini del moderno aveva offerto su un piatto d'argento la soluzione al dualismo tra fede e conoscenza sostenendo la trascendenza assoluta del divino); il mito delle radici cristiane d'Europa, che contraddice il comandamento Non nominare il nome di Dio invano; il tema tutto ratzingeriano della «critica della ragione moderna dal suo interno» e infine, tipica per esempio di movimenti come Comunione e Liberazione, «la sindrome di accerchiamento, il sentirsi attaccati o respinti ai margini dell'intellettualità, il credersi dunque in una posizione di difesa che va forse rovesciata in una di attacco». Per ognuno di questi punti c'è un'acuminata analisi retta sempre da grande rispetto intellettuale: il che rende più taglienti le conclusioni. E sempre, accanto alla critica, l'apertura di una possibile via alternativa, più evangelica e rispettosa del prossimo.

Su alcuni punti, pur non essendo un esperto, mi domando se non ci siano delle forzature. Per esempio certe tenaci idiosincrasie filosofiche di Roberta De Monticelli le fanno iscrivere Ratzinger (con biasimo nemmeno tanto implicito) tra i seguaci di Heidegger per la critica alla ragione strumentale e alla volontà di potenza della tecnica. Ma il tema dell'ambiguità della ragione, piaccia o no, è comune a molta filosofia novecentesca, dall'ultimo Husserl (quello della Crisi) a tutta la scuola di Francoforte (basti pensare alla Dialettica dell'Illuminismo) fino ad Habermas (che non a caso è uno degli interlocutori del papa). Più che di Heidegger mi sembra che Ratzinger sia intriso di un pessimismo antropologico che risale a Bonaventura e al suo apocalittico antiaristotelismo, come ha ben dimostrato il teologo americano Joseph Komonchak in un saggio utilissimo per comprendere la formazione dell'attuale pontefice e la sua distanza critica da tutta la cultura moderna, nella convinzione (anticonciliare) che dialogo e annuncio siano incompatibili. Un altro motivo di perplessità è la polemica un po' forzata che la De Monticelli conduce contro l'ermeneutica: forzata perché poi lei stessa giunge, a mio parere, alle medesime conclusioni. A parte il fatto che c'è ermeneutica ed ermeneutica: quella di Ricoeur, a esempio, e quella di Gadamer o, per stare in Italia, quella di Pareyson e di Vattimo, e quella di Paolo De Benedetti, sempre alla ricerca del 71° senso. O quella di Scholem, che riprende una vecchia tradizione qabbalistica secondo cui la rivelazione di Dio comincia e finisce nell'aleph, la prima lettera in apertura del Genesi; però l'aleph non ha nemmeno un suono preciso, è solo la predisposizione della glottide a parlare, poco più di un'emissione di fiato: tutto il resto è interpretazione umana.

Il conflitto delle interpretazioni, praticato dall'ermeneutica, non porta poi al nichilismo, non esclude affatto la necessità di giustificare razionalmente il pensiero e l'azione, anzi è nella «civile conversazione» di stampo umanistico che si può raggiungere un accordo razionale circa la verità per definizione inconoscibile e raggiungibile sempre e solo asintoticamente e quindi provvisoriamente e quindi storicamente. Senza per questo essere relativisti e magari credendo anche all'esistenza oggettiva, in qualche iperuranio, dei valori. Che però vengono da noi conosciuti e discussi e applicati sempre in modi storicamente determinati ed entro i paradigmi conoscitivi dell'epoca in cui ci è dato vivere.

L'ultima parte del libro è più provvisoria, la traccia di una ricerca in fieri che si prospetta particolarmente significativa. La De Monticelli, da brava fenomenologa e da simpatizzante, tra l'altro, di Edith Stein e di Simone Weil, sostiene correttamente che si può fare esperienza di verità anche in ciò che sfugge alla sfera delle motivazioni razionali ed empiricamente verificabili, vale a dire in ciò che va oltre la ragione, come per esempio l'esperienza del bello o, appunto, l'esperienza del divino. Sono sfere che pertengono allo spirito, quello spirito così tradito dall'ideologia dell'istituzione ecclesiastica, e che hanno a che fare col senso, con la sua donazione e con la sua ricerca. Anche l'esperienza di fede ha dignità conoscitiva e di questa dignità bisogna dar conto.

Di qui un tentativo, che mi ricorda quello grandioso di Rosenzweig nella Stella della redenzione, di esperire il mondo alla luce dei concetti religiosi, ovvero di usare in chiave categoriale certi temi della tradizione cristiana, come per esempio, qui, quello dell'incarnazione (che aiuta a vedere «la dimensione del valore nascosto nelle cose del mondo») . E per facilitare la chiarezza intellettuale la De Monticelli propone di sostituire la schematica distinzione tra credenti e non credenti con quella, più sottile e problematica, tra non indifferenti e indifferenti «al tipo di valori di cui è esperienza l'esperienza religiosa». Temo l'attendano tempi duri.

Gianandrea Piccioli


da "Diario" del 25/11/05 dc:

Quando Dio fa
Come la ragione è riuscita a sopravvivere ai miracoli

Le Imposture degli Antichi e i Miracoli dei Moderni di Carlo Augusto Viano, Einaudi pagine157-16euro

Senza problemi come il libero arbitrio, la predestinazione, l'onnipotenza, i miracoli, la filosofia avrebbe una vita più lineare, ma sarebbe così noiosa che i filosofi dovrebbero escogitare dei rompicapo. Questi rompicapo inventati ad hoc, però, risulterebbero meno interessanti di quelli forgiati a caldo dalle religioni nel corso dei secoli. E allora bisognerebbe distogliere i pupi dallo studio della storia del pensiero, onde evitare che qualcuno si accorga, per esempio, che un cervello in una vasca, come esperimento mentale, è squallido. Per fortuna questa è un'ipotesi irreale: le religioni ci sono, e continuano a imporre al pensiero ginnastiche poderose. In questo senso, l'idea di miracolo è formidabile. Viano svolge il tema in forma storica. Due millenni e mezzo di discussioni, centinaia di filosofi teologi e scienziati. Ha letto direttamente un numero infinito di testi, perché poco si fida dei riassunti altrui. Poi distilla in sette righe chiare un teologo che ha scritto seimila pagine incasinate. Non si cura di avvertirci che il suo è un riassunto diverso dal solito, e un tantino prezioso. Per signorilità, e del resto gli manca lo spazio: ha deciso di regalarci solo un decimo di quelle 1.500 pagine che chiunque altro, con quel materiale, avrebbe pubblicato. Sempre per signorilità: anche se il recensore tende a viverla come un'efferata forma di sadismo sabaudo. Come riassumere 150 pagine che ne riassumono 1.500? Tocca abbandonare il filo cronologico, e fingere di poter distinguere due temi fondamentali. Il primo è un tema di storia della cultura già intuibile dal titolo: come sia potuto accadere che la pubblica arena unanime chiami oggi miracoli quelle prestazioni che, se si verificano in ambiente pagano, vengono chiamate imposture. Così le chiamiamo noi, ma così le chiamavano - non sempre - i filosofi greci e romani. Come del resto hanno fatto, a volte in modo furtivo, diversi filosofi in epoca cristiana anche nei confronti dei miracoli monoteistici. Più o meno fino a un secolo fa, quando per motivi che troverete nel libro i filosofi decidono di smetterla col gretto positivismo, e la stessa parola «impostura» sparisce dalla circolazione. Il secondo tema (ma quanto è artificioso estrarlo dai suoi intrecci naturali!) è più schiettamente filosofico. Ossia epistemologico. Non nel senso anglosassone, ma proprio nel senso di filosofia della scienza. In definitiva, quindi, è anche un tema direttamente scientifico. Perché, per farla troppo breve e troppo facile, un miracolo che si rispetti ,deve violare le leggi di natura; se viola le leggi di natura è impossibile; se è impossibile allora come facciamo a credere a quelli che ce lo raccontano? Di solito se uno racconta una cosa impossibile viene immediatamente escluso dalla lista dei testimoni attendibili.

È proprio un problema difficile da risolvere, tanto che Pascal, scienziato e credente, affermava che i miracoli provano la fede, ma è la fede che fa credere ai miracoli. Sembra una di quelle piroette che gli piacevano tanto, e lo è, ma è anche un'ammissione sincera: epistemologia e miracoli, di per sé, fanno a pugni. Appunto. È proprio nel trasformare il pugilato in un balletto che si distinguono i bravi filosofi. E, dagli stoici fino agli inizi del secolo scorso, i Ray Sugar Robinson del pensiero sono stati tanti, e davvero pieni di fantasia. Perché la via fondamentale è un accorto indebolimento della natura e delle sue leggi, ma poi bisogna fare anche i conti con i poteri di Dio, e trattare il modo in cui gli uomini credono in modo che i miracoli siano credibili, ma non lo siano eventuali asini che volino per motivi privati. Sono cose davvero interessanti, leggere per credere (è proprio il caso di dirlo), anche se, non certo per colpa di Viano, man mano che ci si avvicina ai nostri tempi il divertimento cala. Perché i discorsi diventano più vaghi, e il vero è vero ma non proprio vero e le prove sì ma non proprio prove, e insomma son tutte metafore ma non proprio metafore. La voce narrante non perde quasi mai il suo tono da documentario scientifico, anche se ogni tanto si capisce che è sul punto di sbottare. Uno dei tratti più ammirevoli dell'operazione di Viano, in effetti, è proprio lo stile humianamente sereno. Il vecchio ragazzaccio ha saputo fingere molto bene di essere un anziano signore ormai superiore a qualsiasi polemica, una specie di grande dilettante che ama antichi tomi ed eterni rompicapi. Come capitava a Hume, con questo suo atteggiamento si farà odiare più che se avesse lanciato mortaretti ateistici. È un tipo di scrittura che facilita anche chi voglia rispondere con una congiura del silenzio, ma questo è un rischio che Viano ha certamente corso volentieri, pur di scrivere sulla religione, di questi tempi, etsi Ruini non daretur


maggio 2006 dc: l'amico Alessandro Capece (nel 2007 è diventato prima redattore e poi anche editore del giornale on line Resistenza Laica, a cui aderisco con questo sito)  aveva inviato al sito di Atheia (era www.atheia.net) uno dei suoi scritti su tematiche anticlericali, e gli avevamo così proposto di renderlo scaricabile dal nostro sito.

Ora è su questo mio sito personale.

Il titolo è "Gli eredi di Satana", lo potete scaricare da qui in Word. Il blog dell'autore, dove potete trovare lo scritto, è http://www.trotzky.splinder.com/ , l'indirizzo e-mail dell'autore è antiglob@yahoo.it


Da "Diario" del 14 Ottobre 2005 dc:

Il nostro inviato Deborah Ameri da Canterbury

L'uomo che ha condensato la Bibbia

Il libro originale ha 1.189 capitoli, il reverendo Michael Hinton ne ha sfornato una versione mordi e fuggi di 50 pagine che si legge in 100 minuti. È già un bestseller. La Chiesa anglicana approva. Questa è la storia di un pretino di campagna (che poi si è trasferito al mare), accortosi tardi della vocazione e grande conoscitore di latino e greco e paziente studioso delle Sacre Scritture. C'è poi un piccolo editore di Canterbury che faceva anche il portavoce della diocesi, ma si addormentava sempre mentre leggeva la Bibbia. Infine, c'è una Chiesa, quella d'Inghilterra, che sta vivendo una profonda crisi. I fedeli scappano, non vanno a messa e sono piuttosto ignoranti. Urge uno stratagemma. Almeno per tamponare, se non per risolvere. Così è nata la mini Bibbia: The 100-minute Bible, il blasfemo Bignami del libro più sacro al mondo. Un riassunto delle Scritture che si legge, appunto, in 100 minuti e costa tre sterline (4,3 euro).

L'Inghilterra è impazzita. L'idea è parsa geniale. Quasi rivoluzionaria. Pagine di giornali e commenti. Programmi a tema spirituale sulla Bbc, su Itv, su Channel 4, su Five. Mai argomento religioso è stato tanto dibattuto. E nel calderone c'era anche un po' di pepe. Perché il distillato biblico è stato presentato, il 21 settembre, nientemeno che nella cattedrale di Canterbury, la San Pietro anglicana, la chiesa madre d'Inghilterra. Fosse stato davvero il Vaticano si sarebbe urlato come minimo al sacrilegio. Ma qui, è diverso. Siamo andati a vedere. E a incontrare i personaggi chiave. 

Insegnava storia. Per raggiungere il reverendo Michael Hinton, autore del sunto, bastano un paio di ore di treno dalla stazione Victoria di Londra. Il sacerdote, 78 anni, è in pensione e vive a Dover, proprio di fronte alle bianche scogliere. È lo stereotipo in carne e ossa dell'anziano curato di campagna. Pochi capelli bianchi, riga da un lato, basette arruffate, sopracciglia folte e all'insù, un po' luciferine, largo sorriso, occhiali di metallo, apparecchio per la sordità. È così perfetto che sembra sia stato pastore per tutta la vita. Invece si è laureato a Oxford, per 35 anni ha insegnato storia in tre diversi licei, si è sposato, ha fatto cinque figli e solo nel 1984 è stato ordinato sacerdote. Ha scelto di fare il prete senza salario, in un villaggio del Kent e poi, nel 1995 si è rifugiato a Dover con la moglie Jean. Abitano in una palazzina accogliente, sul mare. «Oggi piove, ma di solito il tempo è splendido», assicura. Il reverendo, ci confessa, viene da un tour de force di interviste: «E chi se lo aspettava. Mi hanno cercato dal Sudafrica e dall'Australia. Anche da Radio vaticana», dice con mal celato orgoglio. Insomma, cos'è questa Bibbia in 100 minuti? «Un lavoro di rimpicciolimento. 11.189 capitoli del libro originale condensati in 50 pagine, che possono essere comodamente lette in cento minuti». Il pastore però ci ha impiegato due anni a tagliare Antico e Nuovo Testamento. Mica uno scherzo decidere cosa tenere e cosa buttare del libro più letto della storia. «Mi sono attenuto a due princìpi», spiega Hinton, «ho cercato di mantenere il più possibile il personaggio di Gesù, che è il protagonista. E di raccontare le storie più note al grande pubblico, come l'Arca di Noè, il diluvio universale, Mosè e la divisione del Mar Rosso». Detta così, la riduzione pare un fumettone per ragazzi. «È un riassunto fedelissimo», precisa il sacerdote, «molto stringato. E come tale non basta. È un'introduzione. Per dare un'idea a coloro che vanno di fretta. Ai quali, magari, poi verrà voglia di prendere in mano il libro originale». Insomma meglio tanti fedeli in più, anche se ignoranti, che pochi, ma dotti di teologia. Per conquistare anche i giovani il linguaggio usato è molto semplice, moderno, per niente criptico. La poeticità è stata abbandonata in favore della praticità. Ma è per una buona causa. «La società di oggi è secolare, individuale e materiale», prosegue padre Hinton, «ognuno pensa a se stesso, tutti vanno di fretta. Le chiese sono sempre più vuote. Gli unici che stanno acquisendo fedeli sono i pentecostali. Mentre da noi la gente varca il portone solo per matrimoni o funerali. Cioè quando ha bisogno». E dire che la Chiesa d'Inghilterra ha un'etichetta piuttosto liberal. Il futuro re, principe Carlo del Galles, fedifrago per tutta la vita, ha potuto sposare una donna divorziata, vissuta nel peccato, in una cerimonia civile, ma con la benedizione della regina, capo della Chiesa anglicana. «Una relazione fuori dal matrimonio era peggio», ragiona il reverendo Hinton. Giusto. A Roma però sarebbe stato fuori luogo. 

Tolleranza con i gay: in dicembre entrerà in vigore nel Regno Unito una legge simile a quella che regola i Pacs francesi. Permetterà le unioni civili tra gay, che avranno gli stessi diritti ereditari e fiscali di mariti e mogli. La prima coppia ad arrivare all'altare, insieme a Elton John e il compagno David Furnish, sarà una donna sacerdote anglicano, lesbica dichiarata, che finalmente potrà unirsi alla fidanzata di una vita. Nessuno ha fiatato. Rientrerà nella legge e questo è sufficiente. Il reverendo Hinton ci tiene a precisare: «Non parlerei di matrimonio, ma di partnership. I richiedenti saranno protetti dalla legge. Ma il concetto di famiglia è una cosa diversa». 

La fattoria dell'editore. Se per padre Hinton la speedy Bibbia rappresenta una missione di proselitismo, per colui che l'ha concepita potrebbe significare il riscatto di una vita. Léonard Budd, detto Len, è il titolare della 100-minute press, di Canterbury, che ha stampato il libretto. Andiamo a trovarlo, aspettandoci di essere ricevuti in un ufficio. Ma Mystole Farm, piccola fattoria in aperta campagna, non è solo la sede della casa editrice. Mister Budd lì ci vive pure. Casa e bottega, insomma. La 100-minute press si riduce a uno studiolo, ingombro di libri, carte e documenti, solcati dai tre gatti di casa e ciancicati dal labrador Vick. Piccolo editore, ma con grandi idee, Léonard: «Sono certo che la mini Bible diventerà un best seller come l'originale. Stiamo già preparando il lancio in altri Paesi, Italia compresa, e la tradurremo in varie lingue». Ma il colpo di genio, come è nato? «Qualche anno fa ero portavoce della diocesi di Canterbury. Mi trovavo a un convegno sulla conoscenza della Bibbia. Molti eminenti sacerdoti discutevano del fatto che i giovani di oggi non ricevono un'istruzione religiosa a scuola e non frequentano il catechismo. Per cui della Bibbia non sanno nulla. Allora ho pensato che avrei potuto pubblicare il sacro libro a puntate sulla rivista della parrocchia. Episodi da poter leggere in due minuti. Poi ho realizzato che ci sarebbe voluto troppo tempo e che sarebbe stato dispersivo. Così ho pensato ai 100 minuti, un titolo a effetto. Accattivante. Ed è stata un'idea vincente. Siamo talmente sommersi di richieste che non riusciamo a farvi fronte. Abbiamo venduto finora 10 mila copie e altre 30 mila, già ordinate, sono in stampa (si può anche acquistare on line su www.the100-mi-nutepress.com). Non ci aspettavamo tanto clamore. Alla presentazione c'erano più giornalisti che spettatori». Incuriosisce sapere quali altri libri mister Budd ha miniaturizzato in 100 minuti. «Be', nessuno. La Bibbia è il primo. Però, ho molte idee per i prossimi volumi. Ma non posso rivelarle». Capiamo. Ma allora, viene da chiedersi, prima cosa stampava questa casa editrice? Un genere di volumi molto diverso. Intanto non si chiamava così, ma semplicemente My-stole Pubblications. E lavorava per conto dell'Esercito della Salvezza, un'associazione presente in 109 Paesi del mondo che, come è scritto sul sito ufficiale: «Esiste per salvare le anime, creare gente santa e servire l'umanità sofferente». Mister Budd ci mostra le vecchie pubblicazioni, in lingua francese: Come coltivare i funghi in Basso Congo, Riconoscere i funghi in Basso Congo, La ripiantumazione dei boschi in Basso Congo. Erano rivolte alla popolazione locale. Non è chiaro se venissero distribuite gratuitamente. La Bibbia mordi e fuggi è senza dubbio un salto di qualità che gli ha procurato una fama inaspettata. Per questo non vuole sentire parlare di operazione blasfema: «Abbiamo semplicemente reso la Bibbia più accessibile. Non siamo i primi ad averne pubblicato solo una porzione. Non è un'idea rivoluzionaria. Solo un adattamento». E comunque sono chiacchiere inutili, sottintende, perché la Chiesa anglicana è dalla sua parte. L'autorevole imprimatur. Già, Canterbury è la capitale ecclesiastica del Regno Unito. E il diacono della cattedrale, il reverendo Robert Willis, ha addirittura preso parte al lancio del libello. «Un'idea meravigliosa», ha commentato, «per cominciare a conoscere la storia della Bibbia». La maestosa cattedrale gotica è avvolta nel silenzio e nel bagliore delle candele. Per queste navate si aggirano gli spiriti di santi, pellegrini e soldati, sepolti centinaia di anni or sono nella cripta. Chissà se i devoti visitatori (che hanno pagato cinque sterline d'ingresso) sarebbero disposti a leggere un surrogato delle Sacre Scritture. «Perché no», risponde Jean Michel, francese di Calais, in vacanza con la moglie, «non ho mai letto la Bibbia. Solo parte dei Vangeli. Mi piacerebbe averne un'idea, anche se generale». «A me sembra una trovata pubblicitaria», critica la signora Annabel, mentre fa acquisti al negozio della cattedrale, «però potrebbe attirare i giovani ignoranti in materia». «Nemmeno se avessi 100 anni a disposizione riuscirei a leggere la Bibbia», scherza un ragazzino in gita scolastica. Reverenda Annie si muove silenziosa nel buio. Sta buttando le vecchie candele consumate e sistemando quelle nuove. Sorride gentile, una massa incolta di capelli neri le circonda il viso minuto. «Una bella idea, siamo stati felici di averla tenuta a battesimo», commenta, «di questi tempi abbiamo bisogno di tutto. I fedeli continuano a diminuire. E noi andiamo incontro alla loro busy life». Detto da un prete fa un certo effetto. 


Un articolo su "Panorama", sicuramente prima del 2001 dc, parlava di un singolare personaggio, Luca Staletti.

Uomini contro. Luca Staletti

Estremista PCI. Giramondo. Infine agente della Arsan. Storia di un arrabbiato vero. Passato da Pietro Secchia a «Emmanuelle»

di GIAMPIERO MUGHINI (Nostra nota: non è questo, certo, un nome che dia garanzie...)

Quant'è sexy la rivoluzione

Altro che i presunti "cannibali", quei giovanotti alla Aldo Nove o Isabella Santacroce che mordicchiavano qua e là costumi e vezzi dell'Italia recente. Questo milanese di 76 anni, questo ex partigiano comunista che mezzo secolo fa abbandonò l'Italia e da allora vive a Parigi dov' è uno dei guru dell' editoria underground, questo Luca Staletti che quando vi riceve nel suo appartamento al XVIème arrondissement vi pesa e vi soppesa, di rabbia in corpo ne ha ancora a tonnellate. Da anarchico che non si piega di una virgola, da uomo d'editoria che conosce fatti e misfatti di autori e di libri, i suoi sono più colpi di sciabola che di fioretto in questo libro autobiografico, L'orzaiolo, che la piccola ma vitale casa editrice romana "Derive e approdi" sta per mandare in libreria.

Tutto comincia da quando lui, ex partigiano delle formazioni comuniste, non ne voleva sapere di accordi tra operai e padroni nell'Italia dei primi anni Cinquanta, e il suo punto di riferimento nel PCI era l'ala sinistra, quella che faceva capo a Pietro Secchia (nostra nota: quelli veramente a sinistra, i trozkisti e i bordighisti, erano fuori dal PCI da anni. O se n'erano andati o erano stati espulsi!). Quando il braccio destro di Secchia, Giulio Seniga, se ne andò via portandosi soldi e documenti del partito, e fini li la carriera politica di Secchia, Staletti e Seniga ebbero un tempestoso faccia a faccia, anche se oggi Staletti non ne vuole parlare (Seniga è morto qualche anno fa). Deluso dalla sinistra italiana, Staletti andò a cercare il suo pane per il mondo. Tenendo per baricentro Parigi. "Ho fatto cinque volte il giro del mondo" è il debutto del suo libro. In America Latina era di casa. Gli irregolari della vita e della politica li incontrava tutti, sempre restandone deluso. Quanto a quelli della sinistra scompigliata e ribelle, sempre li trovava o dogmatici o alla camomilla o non anarchici. Gli sembrava che dappertutto a pagare fossero gli "sgobba", che lavorano duro e guadagnano poco. A Parigi succede che nel Quartiere Latino, in rue du Cherche-Midi, c'è una libreria animata da un editore coraggioso e sulfureo, Eric Losfeld. Una bella e giovane donna, che come nome di battaglia si è data Emmanuelle, porta a Losfeld un grosso manoscritto dove sono raccontati sogni ed esperienze erotiche di una disinibita parigina che è andata a vivere a Bangkok. Pagine torride per la Francia e l'Europa della metà degli anni 60!

Dapprima il libro circola in due tomi semiclandestini che si vendono "sous le manteau". Più tardi, nel 1967, Losfeld ne cura un'edizione ufficiale, un libro che verrà tradotto e piratato in tutte le lingue del mondo, un affare editoriale da miliardi. L'agente letterario dell'Emmanuelle reale è Staletti. Comincia lì la sua carriera di geniale "mezzano" tra autori ed editori: è lui che importa Guido Crepax in Francia e Wolinski in Italia. È lui all'origine della recente ed elegante versione italiana dell' "Histoire d'O" pubblicata dalla casa editrice "Es" di Milano.

Ma neppure questo placa la rabbia di Staletti. Lui non avrebbe voluto fare il contrabbandiere di materiale erotico, bensì il capo di una piccola casa editrice che stampasse cinque pamphlet all'anno, di politica e di denuncia: "Di quelli che fanno tremare cento persone alla volta". Gli sarebbe piaciuto fare il lavoro di Jerome Lyndon, fondatore delle "Editions de Minuit", morto pochi mesi fa. Gli sarebbe piaciuto pubblicare un libro come quello di Henri Alleg, "La question", che denunciava l'uso della tortura da parte dell' esercito francese in Algeria. Parlate a Staletti di Dio, dei padroni e dell'esercito e lui si metterà a ringhiare. Sublime anarchico di 76 anni.

Cari trentenni italiani, andate a scuola da lui a capire che cos'è un "cannibale".


Alcune osservazioni sulla lingua italiana

Io c'ho una mela. Tu c'hai una penna. Che c'hai lì? C'abbiamo fame!

Quante volte sentiamo parlare così? Non ci facciamo più neanche caso. Tanto così parla la "gente", i giornalisti, i cantanti, gli uomini di spettacolo, i politici e, cosa ancora più grave, i parlamentari. Ma non basta: gli scienziati, i divulgatori del sapere, i luminari di questa e quella disciplina. E' il gergo normale, perché stupirsene?

Noi, però, non ci stupiamo. Ci incazziamo.

Così parla Maurizio Costanzo. Direttore, tanti anni fa, di un pessimo quotidiano, "L'Occhio", per fortuna fallito in pochi mesi. Autore di teatro. Anchor man, come si dice. 

Così parla anche Gianfranco Funari. Giornalista, attore, conduttore televisivo di dibattiti su temi importanti.

Così si esprimono attori, cantanti, giornalisti, uomini politici. 

La forma in questione è un toscanismo, e come tale era normale nella lingua, anche scritta, fino a tutto l'anteguerra. Ora non più. E' sbagliata e suona male. E' sbagliata perché quel "c" é una contrazione di "ci", particella riflessiva, che è corretto usare in frasi come "ce l'abbiamo noi, la brioche", "ce ne hai dato troppo di vino", "ce ne siamo andati", "ci manca tanto la Peroni", "ci hai fatto un grande favore", e così via.

Il fatto che la gente parli così non è un alibi. La gente fa cose ancora peggiori, non per questo dobbiamo giustificarla.

Altro errore, che ormai è regola tollerata di italiano persino in alcuni testi scolastici di lingua italiana, é il seguente:

"glielo hai detto, a Luisa, che andiamo a cena?"

Quel "gli" sta per "a lui", é maschile, é un errore. Peccato che in italiano non sia prevista la particella pronominale femminile. Potremmo dire solamente "lo hai detto, a Luisa, che andiamo a cena?". Però possiamo rispondere "no, le ho detto che saremmo passati da lei". Ma la gente dice "no, gli ho detto....".

Stesso errore, ma al plurale:

invece di dire "ho dato loro le istruzioni", intendendo a più persone, tutti dicono "gli ho dato le istruzioni". Questo é un errore di ignoranza. Ma alla particella pronominale plurale i nostri maschilisti filologi del passato non hanno pensato: devi dire per esteso "le ho date loro", sottintendendo "le istruzioni", ma non puoi dire "gliele ho date" perché, come detto prima, "gli" vuol dire "a lui", non "a loro". Si potrebbe coniare una nuova particella, "li", anche a costo di far ridere i polli. Si potrebbe dire "lilo ho date", come nel femminile singolare si potrebbe dire "lelo ho date", introducendo la particella "le".

Ma, tanto, questo discorso non serve a niente. La gente continuerà a parlare sempre peggio, noi ci incazzeremo sempre di più, e quando saremo morti noi, i rompiballe, non s'incazzerà più nessuno.

***

Qualcuno dissente dall'appiattimento culturale!

Dal quotidiano "la Repubblica" del 20 febbraio 2002 dc:

Gli alunni di una scuola di Treviso chiedono in una lettera che giornalisti e speaker tornino a rispettare la grammatica

Un appello dalle elementari per la difesa del congiuntivo

Il presidente dell'Accademia della Crusca: "Parliamone, ma non chiudiamo l'uso sociale del linguaggio in gabbie rigide"

TREVISO - Giornalisti, speaker televisivi, parroci, panettieri: gli adulti non sanno usare il congiuntivo e pronunciano abitualmente frasi che persino alle orecchie di chi la grammatica italiana la sta appena imparando suonano come eclatanti strafalcioni. La denuncia arriva dai bambini di Treviso, dagli alunni di quinta elementare della scuola "Ciardi". In una lettera-appello ai giornalisti e a quanti operano nel sistema delle comunicazioni chiedono che siano rispettate le regole grammaticali e propongono di fondare il "Movimento per la difesa del modo congiuntivo".

Ognuno dei venti paladini della lingua porta il suo esempio di errore grammaticale e se la maggior parte arrivano dalla televisione c'è anche chi fa notare gli strafalcioni delle persone che incontra ogni giorno, dal panettiere al parroco. "In occasione della cresima di mio cugino - racconta Giovanni Pandolfi - ho sentito il parroco pronunciare questa frase: 'Venghino, venghino i padrini'. Quando sono uscito dalla chiesa, non ho potuto trattenermi dal sottolineare l'errore a mio cugino e di fare una risata insieme a lui". Implacabili in difesa della grammatica non si lasciano sfuggire nemmeno un dettaglio. Pregano poi chi la lingua italiana ha il compito di divulgarla correttamente di smettere di sbagliare. "Quando ci accorgiamo di qualche errore, ci viene il mal di orecchi, - affermano decisi - e non perdiamo l'occasione di sottolineare, se possibile, la forma corretta".

"In questi giorni stiamo affrontando il modo congiuntivo - spiega l'insegnante, Maria Cristina Andreola - ed è su questo terreno che abbiamo iniziato a osservare gli errori". "Ma le violazioni delle regole della grammatica - aggiunge - abbracciano un panorama più ampio e non sempre si possono attribuire a refusi". Una volta indotti ad analizzare gli sbagli nel linguaggio comune, gli alunni hanno imparato presto a scovarli negli articoli di giornale, nel parlato dei presentatori televisivi e nel loro stesso reciproco comunicare. Lo scorso anno, tra l'altro, questi stessi alunni avevano "bacchettato" uno storico trevigiano che, in un suo libro, aveva scambiato due personaggi storici, errore che lui stesso aveva poi ammesso.

Il presidente dell'Accademia della Crusca, Francesco Sabatini, non ha lasciato cadere l'appello dei bimbi e li ha invitati tutti nella sede principale, a Firenze, per discutere dell'argomento, anche se ha teso a ridimensionare la portata della loro denuncia. "E' positivo - ha detto il presidente - che le scuole riflettano e dibattano su questi temi, ma bisogna conoscere bene anche la storia della lingua e l'uso sociale del linguaggio e non chiudersi in gabbie di norme rigide. Scopriremmo così che è una tendenza praticata da secoli quella di alternare il congiuntivo all'indicativo. Dunque, non ne farei un problema"

Mia  nota: se anche l'Accademia della Crusca fa di questi discorsi siamo proprio ridotti male.....


MOSTRE e Iniziative

a cura di Jàdawin

(per ferie del sottoscritto la tabella sta per essere aggiornata ora, verso la fine di Luglio)

(la tabella sottostante viene implementata di volta in volta con mostre ed esposizioni che giudico interessanti. Una volta che l'evento termina viene eliminato ma la sede espositiva rimane nell'elenco per eventuali eventi futuri di cui venissi a conoscenza. Le regioni italiane vengono indicate come fossero repubbliche di una Repubblica Federale Italiana che non ci sarà mai. Perdonatemi questo gioco...)

Da giugno 2005 dc gli orari di apertura dei musei non sono più aggiornati. Questo perché la mia fonte principale di informazioni sulle mostre e iniziative, il supplemento de la Repubblica  "I viaggi di Repubblica", ha deciso di non metterli più.....

Se in altro modo sarà possibile reperirli, li inserirò senz'altro.

****

DOVE

indirizzo e orari

COSA

note eventuali

QUANDO

Australia

NATIONAL GALLERY OF ARTS

Parks Place, Canberra

     

ART GALLERY OF NEW SOUTH WALES

Art Gallery Road, Sidney. Orario: 10/17

 

 

 

NATIONAL GALLERY OF VICTORIA

Federation Square, Melbourne

 

 

 

Austria

ALBERTINA MUSEUM

Albertinplatz 1, Vienna. 

     

BA-CA KUNSTFORUM

Freyung 8, Vienna. Orario: 10/19, fino alle 21 il Venerdì

 

 

 

KUNSTHISTORISCHES MUSEUM

Maria Theresienplatz, Vienna. Orario indicativo: 10/18, fino alle 21 il Giovedì

     

KUNSTHALLE WIEN

Museumplatz 1, Vienna. Orario indicativo: 10/19

Edward Hopper. Western motel

Le tele di questo artista (1882 dc-1967 dc) esposte nella mostra raffigurano interni di alberghi e motel e raccontano, come in tutta la sua opera, la solitudine della vita quotidiana con vivido realismo, grande poesia ed inquietudine

Fino al 15 Febbraio 2009 dc

KUNSTHAUS WIEN

Untere Weissgerberstrasse 13, Vienna.

 

 

 

KUNSTFORUM WIEN

Freyung 8, Vienna. Orario: 19/19

 

 

 

LEOPOLD MUSEUM

Museumplatz 1, Vienna

 

 

 

MUMOK-MUSEUM MODERNER KUNST

Museumplatz 1, Vienna. Orario: 10/18, Lunedì chiuso

 

 

 

OBER BELVEDERE

Prinz-Eugen strasse 27, Vienna. Orario: 10/18, Lunedì chiuso

 

 

 

OSTERREICHIRISCHE GALERIE

Ober Belvedere, Vienna. Orario: 10/18, Lunedì chiuso

 

 

 

Belgio

KONINKLIJK MUSEUM VOOR SCHONE KUNSTEN ANTWERPEN

Plaatsnijdersstraat 2, Anversa.

 

 

 

CENTRE CIVA

Rue de l'Emitage 55, Bruxelles. Orario: 11/18, Lunedì chiuso

 

 

 

MUSE'E ROYAUX DES BEAUX-ARTS DE BELGIQUE

Rue de la Régence 3, Bruxelles. 

 

 

 

NATIONAL BASILICA KOEKELBERG

Koekelberg, Bruxelles

 

 

 

MUSÉE ROYAL DE L'AFRIQUE CENTRALE

Leuvensesteenweg 13, Tervure, Bruxelles. Orario: 10/17, Lunedì chiuso

 

 

 

PALAIS DES BEAUX-ARTS

Rue Ravenstein 23, Bruxelles.

 

 

 

CENTRE D'ART CONTEMPORAIN

Avenue Paul Pastur 11, Charleroi. Orario indicativo: 10/18, Lunedì chiuso

     

MUSEE DE LA PHOTOGRAPHIE

Avenue Paul Pastur 11, Charleroi. Orario: 10/18, Lunedì chiuso

 

 

 

Canada

MONTREAL MUSEUM OF MODERN ARTS

1380 Sherbroke Street West, Montreal. Orario indicativo: 10/18

     

MUSE'E D'ART CONTEMPORAIN

185 rue Sante Catherine Ouest, Montreal. Orario: 10/18, fino alle 21 il Mercoledì, Lunedì chiuso

 

 

 

NATIONAL GALLERY OF CANADA

380 Sussex Drive, Ottawa. Orario: 9,30/17, Mercoledì fino alle 20, Lunedì chiuso

 

 

 

ART GALLERY OF ONTARIO

317 Dundas Street West, Toronto. Orario: 11/18, Lunedì chiuso

 

 

 

BATA SHOE MUSEUM

327 Bloor str., Toronto

 

 

 

Danimarca

MUSEO D'ARTE MODERNA ARKEN Copenhagen Il trionfo del desiderio Il surrealismo danese attraverso 130 opere di artisti danesi e anche Dalì, Magritte e Man Ray in una prospettiva internazionale Fino all'1 Gennaio 2009 dc

STATENS MUSEUM FOR KUNST

Solvgade 48-50, Copenhagen. Orario: 10/17, Lunedì chiuso

 

 

 

MUSEUM FOR MODERNE KUNST

Humlebaek (Copenhagen)

     

Finlandia

ATENEUM ART MUSEUM

Kaivokatu 2, Helsinki. Orario: Martedì e Venerdì 9/18, Lunedì chiuso

 

 

 

KIASMA MUSEUM

Mannerheiminaukio 2, Helsinki.

 

 

 

KIASMA MUSEUM

Mannerheiminaukio 2, Helsinki.

 

 

 

MUSEO FINLANDESE DELLA FOTOGRAFIA

Tallberginkatu 1g, Helsinki. Orario: 10/19, Lunedì chiuso

 

 

 

Francia

MUSEE DES BEAUX ARTS

Le Chateu, Caen (Normandia). Orario: 11/17, Martedì chiuso

 

 

 

MUSÉE DE LA PHOTOGRAPHIE

Avenue Paul Pasteur 11, Charleroi. Orario: 10/18, Lunedì chiuso

 

 

 

ABBAYE DE DAOULAS

Rue de l'Eglis (o Eglise?) 21, Daoulas (Finistere, Bretagna)

 

 

 

PALAIS DES BEAUX-ARTS

Place de la Republique, Lille. 

 

 

 

MUSÉE D'ART CONTEMPORAIN

Quai Charles de Gaulle, Lione. Orario: 12/19, Lunedì e Martedì chiuso

 

 

 

FONDATION PIERRE GIANADDA

Rue du Forum 59, Martigny

     

MUSÉE DE LA COUR D'OR

Rue du Haut-Poirier 2, Metz

 

 

 

ARTS DECORATIFS

Rue de Rivoli 107, Parigi

 

 

 

FONDAZIONE CARTIER

Boulevard Raspail 261, Parigi. Orario: 10/18

 

 

 

CENTRE GEORGES POMPIDOU (BEAUBOURG)

Rue Beaubourg 19, (Place Pompidou) Parigi.

 

 

 

FONDATION DINA VIEMY-MUSEE' MAILLOL

Rue de Grenelle 61, Parigi. Orario: 11/18, Martedì chiuso

 

 

 

FORUM DES HALLES

Rue Pierre-Lescot 1-7, Parigi. Orario: 10-19,30, Domenica chiuso

 

 

 

HOTEL DE SULLY

Rue Saint Antoine, Parigi. Orario: 10/18, Lunedì chiuso

 

 

 

GALERIE NATIONAL DE JEU DE PAUME

Place de la concorde 1, Parigi. Orario: 12/19, Lunedì chiuso

 

 

 

GALERIES NATIONALES DU GRAND PALAIS

Avenue du Général Eisenhower 3, Parigi. 

Emil Nolde (1867-1956)

Oltre 70 dipinti ed una quarantina tra acquarelli, incisioni e disegni di uno degli esponenti più avversati di quella che i nazisti definivano "arte degenerata"

Fino al 19 Gennaio 2009 dc

INSTITUT DU MONDE ARABE

Rue des Fossès-Saint Berbard 1, Parigi. Orario: 10/18, Lunedì chiuso

 

 

 

LE MUSÉE DU MONTPARNASSE

Avenue du Maine 21, Parigi. Orario: 13/19, Lunedì chiuso

 

 

 

MUSÉE D'ART MODERNE DEL LA VILLE DE PARIS

Avenue du Président Wilson 11, Parigi

 

 

 

MUSÉE DE LA PUBLICITE

Rue de Rivoli 107, Parigi.

 

 

 

MUSÉE DES ARTS DÉCORATIFS

Rue de Rivoli, Parigi

     

MUSÉE D'ORSAY

Rue de Lille 62, Parigi

 

 

 

MUSÉE D'ORSAY

Rue de Lille 62, Parigi.

 

 

 

MUSÉE DU LOUVRE Rue de Rivoli 99-Quai du Louvre 34, Parigi. Orario indicativo: 9/18, Martedì chiuso Mantegna - la stessa fonte parla di "Andrea Mantegna 1431-1506" La più grande mostra mai realizzata fuori dall'Italia. Ci sono anche dei video. Fino all'1 Maggio 2009 dc - la stessa fonte, per la seconda mostra indicata qui a fianco e che si sospetta essere la stessa, indica la scadenza del 5 Gennaio 2009
MUSÉE DU LOUVRE Rue de Rivoli 99-Quai du Louvre 34, Parigi. Orario indicativo: 9/18, Martedì chiuso      

MUSÉE DU LUXEMBOURG (così è indicato nel suo stesso sito: per altri, invece, è "LUXENBOURG")

Rue de Vangirard 19, Parigi.(Per il supplemento "i Viaggi di Repubblica" l'indirizzo, a volte, è "Rue du Luxembourg 19"-?). Orario (non aggiornato): 10/19, Lunedì e Venerdì fino alle 22,30, Sabato e Domenica fino alle 20

     

MUSÉE DU PETIT PALAIS

Avenue Dutuit, I-Parigi Orario: 9,30/19,30, Lunedì chiuso

 

 

 

MUSÉE JACQUEMART-ANDRÉ

Boulevard Haussmann 158, Parigi

 

 

 

MUSÉE MARMOTTAN MONET

Rue Louis-Boilly 2, Parigi. Orario: 10/18, Lunedì chiuso

 

 

 

Germania

HAMBURGER KUNSTHALLE

Glockengieserwall, Ambugo. Orario: 10/18, Lunedì chiuso

 

 

 

MUSEUM FÜR KUNST UND GEWERBE HAMBURG

Steinplatz, Amburgo.

 

 

 

MUSEUM FÜR KUNST UND GEWERBE HAMBURG

Steinplatz, Amburgo.

 

 

 

KUNSTMUSEUM

St. Alban-Graben 16, Basilea. Orario: 10/17

 

 

 

DEUTSCHE GUGGENHEIM BERLINO

Unter den Linden 13-15, Berlino

     
DEUTSCHE HISTORISCHES MUSEUM Unter den Linden 2, Berlino      

MARTIN-GROPIUS-BAU

Niederkirknerstrasse 7, Berlino. Orario: 10/18

 

 

 

NEUE NATIONALGELERIE

Potsdamerstraße 50, Berlino. Orario: 10/18

 

 

 

STAATISCHE MUSEUM

Mattalkirkplatz, Berlino

 

 

 

VITRA DESIGN MUSEUM

Kopenhagener strasse 58, Berlino. Orario: 11/20, fino alle 22 il Venerdì, Lunedì chiuso

 

 

 

KUNST UND AUSSTELLUNGSHALLE DER BUNDESREPUBLIK DEUTSCHLAND (KUNST MUSEUM BONN)

Firedrich Ebert Allee, Bonn. Orario: 10/19, Lunedì chiuso

 

 

 

KUNSTHALLE BREMEN

Am Wall 207, Brema. Orario: 10/17, chiuso il 1 Gennaio 2003

 

 

 

WALLRAF-RICHARTZ-MUSEUM

Bischofsgartenstrasse 1, Colonia. Orario: 9/18

 

 

 

K20 KUNSTSAMMLUNG NORDRHEIN-WESTFALEN

Grabblerplatz 5, Dusseldorf.

 

 

 

MUSEUM FÜR MODERNE KUNST Domstrasse 10, Francoforte      

SCHIM KUNSTHALLE FRANFURT

Römerberg, Francoforte. 

     

STÄDEL MUSEUM FRANKFURT

Dürerstrasse 2, Francoforte. Orario: Mercoledì e Giovedì 10/22, Lunedì chiuso, gli altri giorni 10/20.

 

 

 

SCHIM KUNSTHALLE FRANKFURT

Römerberg, Francoforte.

 

 

 

BADISCHES LANDESMUSEUM

Karlsruhe. Orario: 10/18

 

 

 

MUSEUM FUR NEUE KUNST

Lorenzstrasse 9, Karlruhe. Orario: 10/22, fino alle 18 Sabato e Domenica, Lunedì chiuso

 

 

 

ALTE PINAKOTHEK

Monaco di Baviera. Orario: 10/17, Lunedì chiuso.

 

 

 

HAUS DER KUNST

Prinzregentstrasse 1, Monaco di Baviera. Orario: 10/22

 

 

 

KUNSTHALLE DER HYPO-KULTURSTIFTUNG

Theatinerstrasse 8, Monaco di Baviera.

 

 

 

NEUES MUSEUM/STAATLICHES MUSEUM FÜR KUNST UND DESIGN

Luitpoldstrasse 5, Norimberga. Orario: 10/20, Sabato e Domenica fino alle 18, Lunedì chiuso

 

 

 

FORUM DELLA BANCA DELLA REGIONE DI BADE-WURTEMBERG

Lautenschlager Strasse 3, Stoccarda.

 

 

 

STAATSGALERIE STUTTGART

Konrad Adenauer Strasse 30-32, Stoccarda. Orario: 10/18, Lunedì chiuso.

 

 

 

VITRA DESIGN MUSEUM

Charles-Eames strasse 1, Weil am Rhein. Orario: 11/18

 

 

 

Giappone

MUSEO NAZIONALE D'ARTE MODERNA

Enshoji-cho, Okazaki,Sakyoto-ku, Kyoto. Orario: 9,30/17

 

 

 

METROPOLITAN TEIEN ART MUSEUM

5 21 V9 Shirokanedai, Minato-ku, Tokyo. Orario: 10/18

 

 

 

MORI ART MUSEUM

52-53F Roppongi Hills Mori Tower/6-10-1 Roppongi, Minato-ku, Tokyo. Orario: 10/22

 

 

 

NATIONAL MUSEUM OF WESTERN ART

7-7 Ueno-Ioen, Taitoku, Tokyo. Orario: 9,30/17, Venerdì fino alle 21

 

 

 

Grecia

CYCLADIC ART MUSEUM Neophytou Douka 4, Atene      

MUSEO ATHINAIS

Kastorias 34/36, Atene

 

 

 

NATIONAL GALLERY ALEXANDROS SOUTZOS MUSEUM

Michalakopoulou str. 1, Atene. Orario: ?

 

 

 

MUSEO HERAKLEIDON

16 Herakleidon, Thissio. Orario: 10/21

 

 

 

Irlanda

NATIONAL GALLERY OF IRELAND

Merrion Square West, Dublino.

 

 

 

Olanda

AEROPORTO SCHIPHOL

Ala E e F, Amsterdam

     

HERMITAGE AMSTERDAM

Nieuwe Herengracht 14, Amsterdam. Orario indicativo: 10/17

Caspar David Friedrich Il pittore (1774-1840), considerato il fondatore della pittura tedesca di paesaggio, qui in questa grande mostra accanto ad altri artisti tedeschi contemporanei Fino al 18 Gennaio 2009 dc

REMBRANDTHUIS

Jodenbreestraat 4, Amsterdam. Orario (non aggiornato): 10/17

 

 

 

RIJKSMUSEUM AMSTERDAM SHILPHOL

Holland Boulevard (corridoio che congiunge i Pier E e F all'aeroporto di Amsterdam. Orario: 7/20

 

 

 

STEDELIJK MUSEUM

Paulus Potterstraat 31, Amsterdam.

 

 

 

VAN GOGH MUSEUM

Paulus Potterstraat 7, Amsterdam.

 

 

 

VAN GOGH MUSEUM

Paulus Potterstraat 7, Amsterdam. 

 

 

 

DE NIEUWE KERK

Dam, Amsterdam.