Ateoagnosticimo
commenti, contributi e opinioni
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Pagina ereditata da Atheia
In questa pagina ho inserito alcuni sostanziosi contributi "teorici" su ateismo e agnosticismo. Tutti sono invitati a partecipare.
Maggio 2008 dc: rendo disponibile, sotto Licenza Creative Commons la cui spiegazione è nel testo, il libro di Fritz Mautner L'ateismo e la sua storia in occidente, qui in formato .pdf
Da Resistenza Laica www.resistenzalaica.it , prima pubblicazione 26 Novembre 2007 dc, link diretto http://www.resistenzalaica.it/index.php?option=com_content&task=view&id=647&Itemid=1
L’Universo senza Dio
Eros Cococcetta - resistenzalaica@gmail.com , lunedì 26 novembre 2007
La prova che Dio non esiste c’è:
è il principio di conservazione dell’energia e della materia. È un principio
molto noto in fisica, ma che, stranamente, è stato sempre annullato o,
quantomeno, enormemente sottovalutato.
Secondo questo vero e proprio fondamento della fisica, costantemente dimostrato
da tutti gli esperimenti, nulla si crea e nulla e nulla si distrugge, ma
tutto si trasforma.
In estrema sintesi il principio di conservazione si può così riassumere: nel
1772 Lavoisier dimostrò sperimentalmente che la materia non può essere creata
o distrutta, ma solo trasformata. Nel 1850 Faraday scoprì, analogamente, che lo
stesso principio valeva anche per l’energia. Tuttavia, fino ai primi anni del
Novecento, tutti pensavano che la materia e l’energia fossero due mondi
assolutamente separati e senza alcun punto di contatto; questo fino al 1905,
quando un giovane fisico tedesco, Albert Einstein, scoprì, con la celeberrima
equazione E = mc², che l’energia e la massa (materia) sono i due
aspetti che può assumere la realtà fisica (essendo, in effetti, la materia una
forma di energia).
Quindi, il principio in esame
divenne quello della conservazione della massa-energia: ciò che resta
sempre costante sul nostro piccolo pianeta e nell'universo è la somma di massa
ed energia, e l’una si trasforma continuamente nell’altra e viceversa. A
livello macroscopico il caso classico è l’energia solare (trasformazione
della materia in energia); a livello subatomico (fisica quantistica) l’urto di
fotoni genera continuamente coppia di particelle e antiparticelle, di diverso
tipo in base all’energia dei fotoni (elettrone-positrone, quark-antiquark,
ecc.), come pure l’urto di tali coppie genera fotoni.
Non si tratta di speculazioni filosofiche, ma di fenomeni fisici reali provati
sperimentalmente con un elevatissimo grado di accuratezza, come si verifica
costantemente negli acceleratori di particelle.
Nulla si perde (nel senso della
sparizione-annullamento) e nulla si crea, ma tutto si trasforma. Il principio di
conservazione implica che nulla è stato creato e quindi che l’universo è del
tutto autosufficiente: un eterno divenire della realtà fisica (materia-energia)
che non ha mai avuto origine e non avrà mai fine. Un Universo infinito
composto da mondi innumerabili che mutano incessantemente (Giordano
Bruno). Non è Dio che ha creato l’uomo, ma l’uomo che ha creato Dio (Ludwig
Feuerbach), per dare una risposta a questioni che in passato non poteva
comprendere e che, per tale motivo, sono state di esclusivo appannaggio della
religione (che ha sempre ostacolato la scienza) e della filosofia, che, salvo
pochi casi, è andata quasi sempre a braccetto con la religione.
Ma ora non è più così, perché ormai le vere risposte ci vengono dalla
scienza. L’importante è non negarle e, possibilmente, portarle all’attenzione
della collettività.
Da Diario del 27 Luglio 2007, recensione:
Fate un festival ogni sera in casa vostra leggendo Spinoza
Opere di Spinoza, a cura di Filippo Mignini, traduzione di Filippo Mignini e Omero Proietti, Mondadori, pagine 1.885, 55 euro
Sputa su questa tomba! Qui giace Spinoza. Ma insieme vi sia sotterrata la sua parola, sicché la peste delle anime non continui a mietere vittime». Questo i pii cristiani invitavano a fare, disgustati e atterriti dal cattivo maestro Spinoza, e aizzati da una banda che annoverava menti eccelse come Arnauld e più ancora Leibniz; ma erano già stati anticipati dai pii ebrei ortodossi della sinagoga di Amsterdam, i Senores do Mahamad: «Su decreto degli angeli e su ordine dei santi, noi scomunichiamo, espelliamo, malediciamo e danniamo Baruch de Espinoza, col consenso di Dio, e col consenso dell'intera santa congregazione. Sia maledetto di giorno e maledetto di notte, maledetto quando si sdraia e maledetto quando si alza. Il Signore non lo risparmierà...».
Cosa aveva detto Spinoza per essere tanto sgradito? In sintesi estrema aveva sostenuto: Che Dio è il Mondo e il Mondo è Dio; che Dio non è antropomorfo e nel Mondo non c'è un Fine: la mucca non è stata fatta per essere mangiata dall'uomo come sostiene il Genesi; Che Bene e Male esistono solo agli occhi dell'uomo che chiama bene ciò che fa bene a lui e male ciò che fa male a lui, ma che per Dio sono la stessa cosa; Che anche l'assassino, lo stupratore, la mosca, la spazzatura, la puttana, sono Dio, o, almeno, che anche essi sono parte di Dio: dell'infinita Sostanza che è Dio; Che Dio non ama nessuno né ascolta le preghiere di nessuno, e non è libero: nemmeno di volere o non volere qualcosa: Dio fa solo quello che deve fare, è costretto a fare quello che fa dall'ordine geometrico che lui stesso è, e non potrebbe fare diversamente; Che la volontà umana non è libera, ma si muove in un reticolo di necessità sempre già date; Che tutto ciò che è contenuto nelle Sacre Scritture, Vangeli compresi e miracoli inclusi, è una sciocchezza: a eccezione della «teoria» dell'Amore predicata da Cristo e di pochissime altre briciole; Che il potere religioso è funesto per la libertà democratica e individuale delle coscienze, e va abolito; Che le passioni non sono un accidente dell'uomo ma sono l'uomo stesso, e non vanno represse ma regolate; Che molare lenti per occhiali o farsi sostenere economicamente da un mecenate e scrivere o dire solo quello che si pensa essere vero, fosse più nobile che fare il professore universitario dicendo menzogne o tacendo verità al servizio del potere di turno; e via di questo passo.
Ce n'era abbastanza per fare di Spinoza un reietto universale? Si direbbe proprio di sì: e motivi per pensarlo se ne troveranno in abbondanza nell'edizione delle Opere di Spinoza curata da Filippo Mignini per la collana i Meridiani: un'edizione imponente, che vede finalmente raccolto tutto Spinoza in un volume solo, agile, ben tradotto, organizzato con chiarezza e annotato con cura. Ma questa non è una recensione, quanto piuttosto un invito alla lettura del «mostro»: a partire per esempio da quel Trattato teologico-politico che farebbe certo bene agli ignoranti di vario genere e colore che ci governano, e fingono di scannarsi tra loro per le «idee» e i «principi», ma non sanno cosa mai sia un'idea chiara e distinta; e finendo con l'Etica: consigliabile agli spacciatori di etiche ed etichette, quelli pronti a ogni angolo di via mediatico a dire agli altri che devono fare qualcosa che loro sono esenti dal dover fare.
E poi, solo dopo essersi inebriati del gelido vino di concetti ed essere sprofondati nelle spirali da vertigine di scolii e definizioni e c.v.d. del folle geometra mentale che ha scritto l'Etica, si potrebbe anche provare a leggere Spinoza più liberamente, criticandolo a fondo e seriamente: per esempio, sul concetto di Necessità. Si fanno i festival di filosofia, ma chi non ama il mediatico, si faccia un festival in casa: ogni sera legga due pagine di Spinoza, le faccia leggere a qualche amico, e una volta al mese si riunisca con i diversi lettori per discuterne, possibilmente degustando quei piaceri che Baruch non demonizzava né deificava. Il risultato? Beh, quello sarà una sorpresa...
Giuseppe Montesano
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citando il nome dell’autore e riportando questa scritta.
Perché mi riesce impossibile credere nell'esistenza di Dio
Saggio di Luigi Tosti (*)
(*) Il giudice Tosti chiese, difendendo la Costituzione italiana e la Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo, la rimozione dei crocifissi dai luoghi pubblici.
E' bene premettere che credere nell'esistenza della balena e credere nell'esistenza di Dio non è la stessa cosa. Chi crede nella balena lo fa perché l'esistenza fisica del cetaceo è stata materialmente accertata e documentata e, inoltre, può essere riscontrata da chiunque lo voglia, viaggiando per mare o visitando acquari e/o musei di storia naturale. Chi crede in Dio, invece, non lo fa perché l'esistenza fisica di Dio sia stata acclarata da qualcuno e possa essere, all'occorrenza, riscontrata da chi lo voglia: in realtà l'esistenza di Dio è stata (e viene tuttora) supposta per fornire la giustificazione "logica" dell'esistenza del Creato, cioè dell'Universo. Si tratta di un'esigenza che è scaturita nel momento in cui l'uomo ha raggiunto l'autocoscienza, cioè la consapevolezza di "esistere" e di essere immerso in un universo che "esisteva".
La propria "esistenza" non è stata percepita dall'uomo (né lo è tuttora) come ferma, illimitata e immutevole, ma in senso diametralmente opposto. In altre parole l'uomo ha la consapevolezza di nascere, prima, dai propri genitori, poi di crescere e, alla fine, di dover morire, e nel suo convincimento tutto questo avviene in un ciclo causale (cioè di causa-effetto) che si consuma nel tempo: se io esisto, lo devo al fatto che sono stato generato dai miei genitori i quali, a loro volta, sono stati generati dai loro genitori; e così via, a ritroso nel tempo.
Anche l'esistenza dell'universo è stata percepita (e viene percepita) come mutevole e limitata. Infatti tutto si muove, si trasforma e cambia: prima vi è una realtà, poi ve n'è un'altra e, infine, domani ve ne sarà un'altra ancora. Orbene, la consapevolezza che l'esistenza propria e dell'universo fosse necessariamente correlata col tempo ha indotto l'uomo (e tutt'ora lo induce) ad ipotizzare un "inizio" e a porsi, dunque, questa fatidica domanda: "chi mai ha creato l'uomo e il mondo?".
In altri termini, se l'esistenza dell'universo non è ferma, ma si è svolta nel passato, si svolge nel presente e si svolgerà nel futuro, è sembrato lecito (e tutt'ora lo sembra) chiedersi quando essa sia iniziata e, altresì, quando essa finirà. Ebbene, la risposta primordiale a questa domanda è stata quella di ipotizzare che l'inizio del mondo e di tutti gli esseri viventi fosse da attribuire ad un atto creativo di un Essere soprannaturale e immortale (quindi pre-esistente), capace appunto di creare dal nulla la materia e gli esseri viventi e ad ipotizzare, poi, che vi dovesse essere anche la "fine" dell'universo (creato). L'attributo principale ed essenziale che è stato (e che tuttora viene) appioppato a Dio, dunque, è quello di "creatore" dell'universo. D'altra parte, se Dio non fosse un essere creatore, egli si troverebbe -come essere esistente- sullo stesso piano dell'universo. In altri termini, ipotizzare un Dio che "esiste", ma che "non ha creato nulla", è perfettamente inutile, dal momento che "anche" l'universo "esiste" e "non ha creato nulla".
Tuttavia, la supposizione dell'esistenza di un Dio-creatore, oltre che assolutamente inconcludente sotto il profilo logico, si rivela del tutto incompatibile con una delle leggi fisiche fondamentali, quella secondo cui "in natura nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma": legge fisica dalla quale si deve trarre anche il necessario corollario che il tempo, inteso come "inizio" (o creazione) e "fine" (o annichilimento) della materia (e quindi dell'universo), in realtà non esiste.
La legge fisica in questione afferma, infatti, che se brucio un foglio di carta non ho in realtà distrutto un bel nulla, ma ho soltanto trasformato quel foglio di carta in calore e cenere. Il calore e la cenere corrispondono perfettamente, infatti, alla stessa materia che è stata coinvolta, all'inizio, in quel processo di trasformazione. Alla stessa stregua, l'esplosione di una bomba atomica non determina l'annichilimento di un solo atomo, bensì la trasformazione di materia in energia: un processo, questo, che può essere invertito, dal momento che l'energia può essere trasformata in materia. Il corollario che scaturisce dalla legge fisica che in natura nulla si crea e nulla si distrugge è che il "tempo" (inteso come "inizio" (o creazione) e "fine" (o annichilimento) della materia) non esiste nella realtà fisica, ma è solo una rappresentazione convenzionale della nostra mente, necessaria per misurare il movimento della materia, cioè le sue continue trasformazioni. Così, ad esempio, quando si dice che "è trascorso un anno", non si fa reale riferimento al trascorrere effettivo della "entità" "tempo", quasi si trattasse di un punto (presente) che si muove verso il futuro lungo una retta, lasciando dietro di sé la scia del passato, ma si afferma soltanto che la terra ha fatto un giro attorno al sole. Quando si dice che "occorrono venti anni perché un bambino diventi uomo", si fa un'affermazione scorretta, perché non è il tempo che fa crescere e maturare un bambino, ma sono le sostanze alimentari che egli ha assunto -e che l'organismo ha assimilato- che gli consentono di svilupparsi sino a quel punto. Se quel bambino avesse omesso di alimentarsi in quei venti anni (cioè in quei venti giri della terra attorno al sole), sicuramente non sarebbe divenuto uomo, ma si sarebbe trasformato in uno scheletrino. E che il tempo sia soltanto un modo convenzionale per misurare il movimento della materia (organica o inorganica che sia) non può essere contestato, dal momento che la velocità del "movimento" della materia influisce sulla misurazione del tempo, rendendolo "relativo". Un giorno terrestre dura le attuali 24 ore dell'orologio (anch'esso creato dall'uomo con meccanismi che "si muovono" per misurarlo) solo perché correlato all'attuale velocità di rotazione della terra. Se questa velocità raddoppiasse, però, il giorno durerebbe 12 ore dell'attuale "velocità di movimento" delle lancette dell'orologio.
Dalla diretta correlazione tempo-movimento deriva il necessario corollario che, se tutta la materia -dagli atomi all'universo- fosse completamente immobile (ivi compresa l'elaborazione dei pensieri da parte del nostro cervello), non si potrebbe neppure avere l'idea del tempo come attualmente la percepiamo: ogni attimo, infatti, sarebbe perfettamente eguale a quello precedente e a quello successivo, essendo tutto perfettamente eguale nel cosiddetto "passato", nel cosiddetto "presente" e nel cosiddetto "futuro".
Da queste considerazioni logiche discende che l'universo di cui facciamo parte non è minimamente influenzato dal "tempo" che, in realtà, non esiste: ciò che realmente esiste è soltanto la continua ed incessante trasformazione della materia, ma questa "trasformazione" -che è la caratteristica intrinseca e peculiare della materia stessa- non ha mai determinato la distruzione -cioè l'annichilimento- di un solo atomo!
Per poter dimostrare che il tempo (inteso come inizio, trascorrere e fine dell'universo) esiste realmente, bisognerebbe dimostrare che è possibile creare o annichilire una pur minima porzione di materia: questa possibilità, però, cozza con la realtà della fisica e, dunque, si profila del tutto irrazionale e inammissibile. Solo se qualcuno riuscisse a dimostrare che è possibile annichilire un solo atomo (e non, semplicemente, trasformare l'atomo in energia o viceversa), si potrà ipotizzare la tesi del "creazionismo", cioè che vi possa essere stato un "momento in cui è stata creata, dal nulla, la materia", e, conseguenzialmente, che "il tempo esiste come entità", cioè come entità che consente ad un Dio, già esistente, di creare ciò che prima non esisteva e magari, poi, di distruggerla. Questa eventualità, tuttavia, è categoricamente esclusa dalla legge fisica che governa la natura, sicché si può tranquillamente affermare che è fisicamente impossibile che un solo atomo della materia dell'universo possa essere stato creato o possa essere distrutto da chicchessia, ivi incluso Dio.
In conclusione: è assolutamente incompatibile con la realtà fisica ipotizzare che l'universo possa essere stato "creato" (o possa essere annichilito) da chicchessia: caduta l'ipotesi del "creazionismo", cade necessariamente l'ipotesi del Dio-creatore. Pertanto, alla domanda "chi ha creato l'universo" si può fornire una sola risposta: "Nessuno". E il perché di questa risposta univoca è assai semplice: "Perché la domanda si fonda, in realtà, su un postulato falso, dal momento che le leggi fisiche escludono che vi sia la possibilità di creare materia: non è dunque possibile identificare l'autore di un'azione che è impossibile compiere".
Le stesse considerazioni varrebbero per qualsiasi altra domanda che si fondasse su postulati altrettanto falsi. Ad esempio, alla domanda "Chi è che fa volare le balene nel cielo?" solo gli "Iddioti" (neologismo che mi permetto di mutuare dal matematico prof. Piergiorgio Odifreddi) potrebbero scervellarsi per cercare di fornire le generalità di "Colui che fa volare le balene"; i sani di mente, al contrario, risponderebbero senza alcuna esitazione: "Nessuno!" E la giustificazione di tanta certezza risiede anche qui nel fatto che la domanda si fonda su un postulato falso, dal momento che le leggi fisiche escludono che vi sia la possibilità che le balene volino nel cielo, sicché non è possibile identificare l'autore di un'azione che è impossibile compiere.
Queste conclusioni non possono essere invalidate dalla teoria del Big Bang: si può infatti tranquillamente affermare -al di là della validità o meno di questa teoria- che l'universo attualmente esistente è esattamente identico a quello esistente al momento del Big Bang. La teoria del Big Bang, in effetti, non fa altro che ipotizzare l'esplosione di una quantità immane di materia che si era precedente addensata sino a raggiungere una massa volumetrica piccolissima. Questa esplosione avrebbe poi determinato il lancio e l'espansione della materia nello spazio e lo sviluppo di energia, analogamente a quanto avviene nell'esplosione di una stella supernova. Il Big Bang non prova però nulla, né tantomeno prova che "l'universo esiste da tot miliardi di anni", come alcuni affermano, lasciando quasi supporre che, prima di quell'evento, l'universo... non esistesse! In realtà il Big Bang nient'altro è se non uno degli infiniti eventi trasformativi della materia -presumibilmente ricorrente- che riguarda quella porzione di universo infinito che noi possiamo indagare. All'attuale espansione dell'universo per noi visibile, infatti, potrebbe seguire una contrazione sino a generare un nuovo big bang: e così via di seguito, sino all'infinito. Né si può ipotizzare che la cosiddetta "vita" sia una prerogativa esclusiva del pianeta Terra e che essa si sia formata soltanto qualche miliardo di anni fa. La constatazione che la materia si trasforma incessantemente deve indurre, semmai, ad ipotizzare l'esatto contrario, e cioè che la materia ha la capacità di trasformarsi da forme inorganiche a forme organiche, e viceversa: e questo in qualsiasi punto dell'universo e in qualsiasi momento. Questa incessante trasformazione -per nient'affatto influenzata dal "tempo"- non è a senso unico, cioè proiettata nel futuro, bensì ciclica: si può ragionevolmente affermare che tutto ciò che è accaduto accadrà di nuovo. Se vi è vita sulla terra, vi è stata vita e vi sarà vita anche in altri infiniti pianeti: qualsiasi trasformazione, infatti, avviene senza il minimo "dispendio" di materia e di energia, cioè senza che venga annichilito un solo atomo, sicché l'Universo si manifesta come una macchina eterna ed illimitata, che non ha bisogno di Dio per funzionare e il cui bilancio tra energia e materia è sempre in pareggio. D'altra parte, la tesi del Dio-creatore si rivela come un modo surrettizio e inconcludente di rispondere alla domanda "chi ha creato il mondo?". Nel momento in cui, infatti, si identifica in Dio l'Essere che avrebbe "creato" l'universo in un certo istante, si deve necessariamente ipotizzare che quel Dio già esistesse e non abbia mai avuto un "inizio" ed una "fine": in caso contrario, infatti, questo Dio-creatore avrebbe le stesse caratteristiche che si attribuiscono all'universo-creato. Ma allora sorge spontanea un domanda: che senso ha ipotizzare l'esistenza di un Essere (Dio), che non avrebbe mai avuto inizio e non avrà mai una fine, per giustificare l'esistenza di un altro Essere (l'Universo) che -sino a prova contraria- non ha mai anch'esso avuto un inizio e non avrà mai una fine? In altre parole, se il Dio-creatore esisteva già prima della creazione dell'universo, come si può negare che egli avesse la stessa identica prerogativa che compete all'attuale Universo, cioè quella dell' "esistenza"? E per quale motivo, allora, sarebbe necessario -per giustificare l' "esistenza" dell'Universo- ipotizzare l'esistenza di un Dio-creatore, e non sarebbe invece necessario ipotizzare l'esistenza di un altro Essere-creatore, per giustificare l'esistenza del Dio che ha creato l'Universo?
Come si vede, la "soluzione" del Dio-creatore, congetturata per giustificare l'esistenza dell'universo, non risolve un bel nulla ma, al contrario, fa sorgere la necessità di congetturare l'esistenza di una catena infinita di altri Dei-creatori, per giustificare l'esistenza di ciascuno di essi! Tanto vale, allora, affermare che l'Universo -che abbiamo sotto gli occhi e della cui esistenza siamo certi- c'è sempre stato e sempre ci sarà, come peraltro ci insegna e ci attesta in modo inconfutabile la fondamentale legge fisica secondo cui è assolutamente impossibile, in natura, creare o distruggere una pur infinitesimale porzione di materia.
Luigi Tosti
tosti.luigi@alice.it
mobile (omissis)
***
Dal sito Nuovi Mondi Media http://www.nuovimondimedia.com , nella rubrica Cultura e Storia
10 miti – e 10 verità – sull'ateismo
di Sam Harris (The Los Angeles Times) (La parte scritta in rosso è mia, a penna di Jàdawin)Spesso gli atei vengono visti come
intolleranti, immorali, depressi, ciechi di fronte alla bellezza della natura e
dogmaticamente insensibili all’evidenza del soprannaturale. Diventa importante
allora, considerato come non di rado essi finiscono per essere gli individui
più accorti e scientificamente acculturati di ogni società, ridimensionare i
miti che impediscono loro di giocare un ruolo più attivo nei dibattiti
nazionali
Alcuni studi indicano come il termine “ateismo” negli Stati Uniti abbia
acquisito oggi più che mai una connotazione dispregiativa; ad esempio, essere
atei negli Usa attualmente rappresenta un perfetto impedimento a chi vuol far
carriera in politica (in misura persino maggiore rispetto agli ostacoli che
incontrano i neri, i musulmani e gli omosessuali). Secondo un recente sondaggio
condotto dal settimanale Newsweek, solo il 37% degli americani voterebbe per un
Presidente ateo.
Spesso gli atei vengono visti come intolleranti, immorali, depressi, ciechi di
fronte alla bellezza della natura e dogmaticamente insensibili all’evidenza
del soprannaturale.
Perfino John Locke, uno dei grandi patriarchi dell’Illuminismo, credeva che l’ateismo
fosse “non tollerabile”, perché, ribadiva, “le promesse, gli accordi
solenni, i giuramenti, in sostanza tutto ciò su cui si fondano le società, non
hanno presa su un ateo”.
Questo più di trecento anni fa. Ma oggi, negli Stati Uniti, poco sembra essere
cambiato. L’87% dei cittadini Usa sostiene “senza ombra di dubbio” l’esistenza
di Dio; solo un 10% scarso si definisce ateo, e vede la propria reputazione
deteriorarsi sempre più.
Tuttavia, considerato come non di rado gli atei finiscono per essere gli
individui più accorti e scientificamente acculturati di ogni società, diventa
importante ridimensionare i miti che impediscono loro di giocare un ruolo più
attivo nei dibattiti nazionali.
1) Gli atei credono che la vita non abbia significato.
Al contrario, spesso sono i religiosi a preoccuparsi che la vita non abbia senso
e a immaginare che essa possa essere redenta solo con la promessa della
felicità eterna oltre la tomba. Gli atei tendono a considerare la vita un bene
prezioso, a ritenerla impregnata di contenuti reali e degna di essere vissuta
fino in fondo. I nostri rapporti con coloro a cui teniamo sono importanti ora,
la nostra stima in merito non deve essere condizionata da chissà quale giudizio
futuro. Gli atei reputano questa paura del non-significato… insignificante.
2) L’ateismo è responsabile dei più efferati crimini nella storia dell’umanità.
I fedeli sovente sostengono che le atrocità di Hitler, Stalin, Mao e Pol Pot
sono state l’inevitabile conseguenza della non-fede. Tuttavia, la questione
non è lo scetticismo di fascismo e comunismo nei confronti della religione; il
problema è che essi alle religioni sono fin troppo simili. Tali regimi vivono
di dogmi, e sostanzialmente venerano personalità in modo analogo ai culti
religiosi. Auschwitz, i gulag e i campi di sterminio in generale non sono stati
la conseguenza dell’abbandono delle verità di fede da parte degli esseri
umani, bensì dimostrazioni di una politica, razziale e nazionalistica follia
dogmatica. Non è mai esistita nella storia umana una società che abbia
sofferto perché la sua gente è diventata troppo ragionevole.
3) L’ateismo è dogmatico
Gli ebrei, i cristiani e i musulmani sostengono che i loro testi sacri sono
talmente preveggenti dei bisogni dell’umanità che è impossibile non siano
stati scritti sotto la guida di una divinità onnisciente. Ateo è semplicemente
chi ha considerato questa tesi, ha letto le scritture e ha trovato quanto di cui
sopra ridicolo. Rifiutare i dogmi religiosi ingiustificati non significa per
forza essere miscredenti. Lo storico Stephen Henry Roberts (1901-71) in un’occasione
dichiarò: “Affermo che siamo entrambi atei. Solo abbiamo un’idea diversa
del divino. Quando capirai perché rigetti tutte le altre possibilità
divinità, realizzerai perché io non riconosco le tue”.
4) Gli atei credono che tutto nell’universo sia nato per caso.
Nessuno sa perché dall’universo sia nata la razza umana. Infatti, non è
ancora completamente chiaro a cosa ci si riferisca quando si parla di “inizio”
o di “creazione” dell’universo, dal momento che questi concetti chiamano
in causa la nozione di tempo, e qui si sta discutendo dell’origine della
stessa dimensione spazio-temporale. L’idea secondo cui gli atei credono che
ogni cosa sia casuale è nata fra l’altro come critica alle teorie di Darwin.
Come Richard Dawkins spiega nel suo ottimo libro, “The God Delusion”, ciò
rappresenta un totale fraintendimento della tesi evoluzionista. Sebbene non
abbiamo conoscenza esatta della struttura chimica primordiale della Terra,
sappiamo che la diversità e la complessità che osserviamo oggi nel mondo non
sono il prodotto di casualità. L’evoluzione è una combinazione di mutazioni
impreviste e selezione naturale. Darwin coniò l’espressione “selezione
naturale” per analogia con la “selezione artificiale” degli allevatori di
bestiame. In entrambi i casi, il processo selettivo esercita un preciso effetto
non casuale sullo sviluppo di ogni specie.
5) L’ateismo non ha rapporti con la scienza.
Nonostante sia possibile contemporaneamente essere scienziati e credere in Dio
– come sembra sia successo in alcuni casi – è indubbio che il pensiero
scientifico tende a erodere, piuttosto che sostenere, la fede religiosa.
Prendiamo ad esempio la popolazione statunitense: numerosi sondaggi mostrano
come circa il 90% degli intervistati creda in un Dio personale; il 93% dei
membri della National Academy of Sciences, al contrario, non vi crede. Poche
altre discipline divergono dalla religione come la scienza.
6) Gli atei sono arroganti.
Quando gli scienziati non sanno qualcosa – ad esempio come dall’universo è
nato il genere umano o come le prime molecole autoreplicanti si sono formate –
lo ammettono. Pretendere di conoscere ciò che non si conosce è una grave
responsabilità nella scienza. Ed è la linfa vitale delle religioni. Uno dei
monumentali paradossi delle religioni è quello incarnato dalla frequenza con
cui le persone di fede si autocelebrano per la propria umiltà, mentre
sostengono di conoscere nozioni di cosmologia, chimica e biologia che nessun
scienziato conosce. Quando prendono in considerazione questioni sulla natura del
cosmo e altre analoghe, gli atei separano i fatti dalle opinioni. Questa non è
arroganza, piuttosto onestà intellettuale.
7) Gli atei rifiutano l’esperienza spirituale. (Continuo
a non capire perché si usino questi termini - spirito e spirituale - per
manifestazioni e sentimenti tangibili della personalità umana....)
Non esiste nulla che impedisca a un ateo di provare amore, estasi, abbandono,
meraviglia; gli atei sanno apprezzare queste esperienze e le ricercano di
continuo. Ciò che gli atei evitano è, in base a queste stesse esperienze,
rendersi protagonisti di ingiustificate (e ingiustificabili) rivendicazioni
sulla natura della realtà. Non c’è dubbio che alcuni cristiani abbiano
trasformato in meglio la propria vita leggendo la Bibbia e pregando Gesù.
Questo cosa prova? Prova che alcune discipline fondate sul rigore e sul rispetto
di determinati codici comportamentali possono aver un notevole effetto sulla
mente umana. Le esperienze positive dei cristiani consentono di dire che Gesù
è l’unico salvatore dell’umanità? Neanche lontanamente – perché gli
hindù, i buddisti, i musulmani e persino gli atei provano le stesse esperienze
di cui sopra. Infatti, non c’è un cristiano sulla Terra che sia certo che
Gesù avesse la barba, o che fosse nato da una vergine o che fosse resuscitato.
Non è questa la tipologia di asserzioni che che l’esperienza spirituale può
autenticare.
8) Gli atei credono che non ci sia nulla al di là della vita e della ragione
umane.
Gli atei, contrariamente ai religiosi, sono liberi di riconoscere i limiti dell’intelletto.
È ovvio che gli uomini non comprendano appieno l’universo; ma è ancora più
ovvio che né la Bibbia né il Corano riflettono di ciò le migliori
interpretazioni. Noi non sappiamo se da qualche parte nel cosmo esistano forme
complesse di vita, ma questo non significa escluderne la possibilità. Se così
fosse, altrove potrebbero essersi sviluppate determinate conoscenze delle leggi
della natura più sofisticate delle nostre. Gli atei sono liberamente in grado
di considerare questa possibilità. Inoltre, possono convenire che nel caso
esistessero brillanti extraterrestri, i contenuti di Bibbia e Corano ad essi
potrebbero risultare ancor meno toccanti di quanto non lo siano per gli esseri
umani atei. Secondo gli atei, dunque, le religioni banalizzano completamente le
reale bellezza e l’immensità dell’universo.
9) Gli atei ignorano il fatto che la religione è estremamente benefica per le
società.
Coloro che enfatizzano gli effetti positivi della religione non sembrano capire
che questi stessi effetti falliscono nel dimostrare la verità delle dottrine
religiose. Per questo esistono espressioni come “pio desiderio” o “auto-inganno”.
Esiste una profonda distinzione tra una delusione consolante e la verità vera e
propria. In ogni caso, sui buoni effetti di una religione si può dibattere. In
molti casi, sembra proprio che i dogmi religiosi forniscano alle persone cattive
ragioni per comportarsi bene, quando in realtà le buone ragioni sarebbero
disponibili. Chiedete a voi stessi cosa è più morale: aiutare i poveri in modo
disinteressato, o farlo perché il creatore dell’universo vuole che lo
facciate, perché vi premierà per averlo fatto o vi punirà per non averlo
fatto?
10) L’ateismo non fornisce basi morali.
Se una persona non capisce di per sé che la crudeltà è sbagliata, non lo
capirà leggendo la Bibbia o il Corano; questi testi, infatti, esplodono di
agiografie della crudeltà, sia terrena sia divina. Non costruiamo la nostra
moralità dalla religione. Decidiamo cosa è giusto ricorrendo a istituzioni
morali estremamente radicate in noi stessi e ridefinite da millenni di pensieri
e riflessioni sulle cause e le possibilità della felicità umana. Negli anni
abbiamo conosciuto notevoli progressi morali, e questi non li abbiamo realizzati
perché abbiamo letto la Bibbia o il Corano con più attenzione. Entrambe le
scritture condonano la schiavitù, mentre ogni essere umano civilizzato sa che
essa è abominevole. Qualsiasi buona cosa contenuta nelle scritture – come la
“Golden Rule” – può essere apprezzata per la sua saggezza etica, senza
necessariamente dover credere che sia stata tramandata a noi dal creatore dell’universo.
Sam Harris è l’autore del Best Seller del New York Times "The End of
Faith: Religion, Terror, and the Future of Reason", pubblicato in Italia da
Nuovi Mondi Media con il titolo La fine della fede – Religione, terrore e il
futuro della ragione. Laureato in Filosofia alla Stanford University, per oltre
vent’anni Sam Harris ha studiato le tradizioni religiose occidentali e
orientali, e diverse discipline contemplative. Harris ha conseguito anche un
dottorato in neuroscienze. La sua opera ha acceso un aspro dibattito su diversi
organi di informazione, tra cui il New York Times, il Los Angeles Times, il San
Francisco Chronicle, l'Economist, il Guardian, il New Scientist e molti altri.
Sam Harris vive a New York City.
Fonte: The Los Angeles Times
Traduzione a cura di Luca Donigaglia per Nuovi Mondi Media
comunque: famosi non credenti, famosi atei, famosi agnostici, famosi scettici, famosi miscredenti, famosi senzadio, famosi increduli…
dal sito dell'UAAR, con le stesse premesse. I link dei nomi sono alle corrispondenti voci di Wikipedia
aggiornamento al 21 Dicembre 2007 dc
Di mio ho aggiunto questo simbolo Ø accanto ai nomi di persone su cui avrei diverse riserve, per diversi motivi. E su alcuni ho qualche dubbio che siano non credenti, o perlomeno che lo siano ancora. Nelle note numerate in fondo all'elenco cerco, a poco a poco, di spiegare perché queste persone non mi convincono, o non mi piacciono affatto.
Note:
Ø1 - Piero Angela: lodevole, e notevole, la sua produzione libraria, documentaristica e televisiva per divulgare la scienza. Sulla religione, però, non si è mai scoperto (almeno che io mi ricordi) e non è dato dunque sapere come la pensi. Si sa invece che, come Margherita Hack e Franco Pacini, è convinto che gli extraterrestri NON POSSONO essere giunti fino al nostro pianeta perché NOI TERRESTRI non abbiamo mezzi di propulsione sufficienti a farci giungere al pianeta più vicino a noi in tempi ragionevoli. Lascio a voi cogliere il senso altamente scientifico e razionale di tale ragionamento.
Ø2 - Corrado Augias: ecco un altro ateo devoto, che ammira Gesù Cristo come l'uomo che ha cambiato il mondo, che bolla le teorie che negano la sua esistenza come senza senso senza neanche confutarle, che riconosce una funzione alla religione, e via delirando. È stato lui che, conducendo una trasmissione in cui era ospite Roberto Vacca, fece al suo ospite una domanda sull'astrologia. Questi, giustamente, iniziò affermando che la prima responsabile della credenza negli oroscopi era proprio la RAI, che ospitava maghi, astrologhi, imbonitori e via dicendo. Cosa fece il nostro ateo Augias, campione di razionalità e membro, come Piero Angela, del CICAP? Redarguì Roberto Vacca ricordandogli che era ospite in RAI e che dove stare attento a cosa diceva, quindi era come dire "stati attento a come parli che non ti invitiamo più".
Ogni ulteriore commento mi sembra superfluo.
Ø3 - Carmelo Bene: un uomo dall'ego smisurato, con una altissima concezione di sé, capace di recitare citando sé stesso e talmente sopra le righe da sfidare la pazienza di chiunque. Per lui esiste solo lui, tutti gli altri sono solo poveri imbecilli. C'è da scommettere che il suo ateismo altro non sia che un modo di andare contro, e che non sia autentico.
Ø4 - Enrico Berlinguer: il politico diviso tra la nascita aristocratica e la guida del PCI, il leader che cambiò linea al suo partito parecchie volte, che inventò l'aberrante teoria del compromesso storico, a cui presto si accodarono diversi leader "comunisti" europei. Fu l'uomo che, col suo partito appena sdoganato al governo ma non ancora del tutto, fu per l'intransigenza nel caso Moro per dimostrare fermezza da vero statista. Proseguì poi nell'opera di demolizione di quel che restava di comunismo nel PCI, superato in questo solo da Occhetto. E, paradossalmente, fu solo la sua morte durante un comizio a portare il PCI primo, per una volta sola, alle elezioni.
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