Ateoagnosticimo

commenti, contributi e opinioni

E-mail

kynoos@jadawin.info

Pagina ereditata da Atheia

In questa pagina ho inserito alcuni sostanziosi contributi "teorici" su ateismo e agnosticismo. Tutti sono invitati a partecipare.


Maggio 2008 dc: rendo disponibile, sotto Licenza Creative Commons la cui spiegazione è nel testo, il libro di Fritz Mautner L'ateismo e la sua storia in occidente, qui in formato .pdf


Ateoagnostici famosi


Pubblico, in sintesi, alcune statistiche dal sito dell'UAAR www.uaar.it 

Religioni nel mondo

***

RELIGIONI NEL MONDO

Vi sono due opinioni comuni da sfatare: che la fede sia patrimonio della quasi totalità del genere umano, e che la religione cattolica sia la religione nettamente predominante. Non è così.

Un essere umano su cinque non crede in nessuna religione: se a questi aggiungiamo i non praticanti e i praticanti non consenzienti di religioni imposte, si arriva quasi a un 50 per cento di persone che regolano la propria esistenza prescindendo da dogmi e dottrine.

Quanto alle singole credenze, la frammentazione è incredibile ed è figlia, come è facile constatare, più di particolari eredità storico-politiche che di una libera e ponderata scelta dell’individuo: valga per tutti l’esempio dell’America Latina, «fortino» della religione cattolica, prodotto della colonizzazione ispano-portoghese e della conversione forzata dei nativi.

Non esistono statistiche convergenti: la fede, contrariamente a quanto affermano i vari leader religiosi, ha una dimensione individuale e come tale non sempre facilmente identificabile. Inoltre le varie confessioni tendono a «barare» sulle cifre reali dei propri fedeli.

In questa sede diamo i dati percentuali tratti da una fonte cristiana (2001 World Christian Trends), sicuramente non sospettabile di simpatie verso atei e agnostici.

 

Cristiani(*)

1.999.563.838

33,0%

Musulmani(**)

1.188.242.789

19,6%

Atei e non religiosi

918.248.462

15,2%

Induisti

549.583.323

9,1%

Seguaci delle religioni cinesi

384.806.732

6,4%

Buddhisti

359.981.757

5,9%

Seguaci delle religioni etniche

228.366.515

3,8%

Seguaci delle nuove religioni

102.356.297

1,7%

Sikh

23.258.412

0,4%

Ebrei

14.434.039

0,2

Seguaci dello spiritismo

12.333.735

0,2%

Altri

273.873.101

4,5%

TOTALE

6.055.049.000

100,0%

 

 

 

(*)di cui:

 

 

Cattolici

1.057.328.093

17,5%

Protestanti

342.001.605

5,6%

Ortodossi

215.128.717

3,6%

Anglicani

79.649.642

1,3%

Altri

305.455.781

5,0%

 

 

 

(**)di cui:

 

 

Sunniti

1.002.542.801

16,3%

Sciiti

170.100.000

2,8%

Altri

15.599.988

0,2%

CATTOLICI NEL MONDO

È relativamente semplice illustrare i numeri dei cattolici sul pianeta: metà vivono nel continente americano, un quarto in Europa, un quarto nel resto del mondo.

Secondo l’annuario statistico della Chiesa i cattolici sono poco più di un miliardo, pari al 17% della popolazione mondiale: tale cifra è però assolutamente inverosimile, basata com’è sul numero dei battezzati.

In termini relativi, la nazione più cattolica è San Marino: secondo il Vaticano il 100% della sua popolazione sarebbe cattolico. In realtà già il calendario atlante De Agostini dà la percentuale nella piccola repubblica al 95 per cento: una chiara riprova di come le cifre vengano costantemente manipolate.

In termini assoluti, ecco invece la top ten (dati 1997, fonte Annuario statistico della Chiesa, da Limes 1/2000):

 

BRASILE

126.944.000

MESSICO

79.603.000

ITALIA

56.258.000

STATI UNITI

54.603.000

FILIPPINE

49.492.000

FRANCIA

47.440.000

SPAGNA

37.770.000

POLONIA

36.085.000

GERMANIA

29.209.000

ARGENTINA

29.156.000

ATEI NEL MONDO

Stimati tra i cento e i quattrocento milioni di persone, gli atei dichiarati sono ancora più difficilmente enumerabili: nessuno più che un ateo dà a questa concezione un atteggiamento individuale. Generalmente le statistiche li computano insieme agli agnostici, agli scettici, agli indifferenti, a coloro che più semplicemente non si riconoscono in nessuna religione (e in questo caso il totale può arrivare al miliardo e mezzo di persone).

Inoltre, la cifra è subordinata alla mancanza di statistiche precise riguardanti la Cina, il paese più popoloso del mondo. Qui l’ateismo si mischia al confucianesimo e al taoismo (più sistemi etici che religioni, peraltro privi di credenze in entità soprannaturali), a loro volta contaminati da elementi buddisti. Questo, in un paese che già diversi secoli prima dell’avvento del comunismo era famoso per far scaturire discussioni sull’ateismo dei suoi abitanti (vedi, ad esempio, Matteo Ricci e Voltaire). In questa sede presentiamo un’elaborazione dei dati contenuti in un’altra fonte non sospetta di simpatie per l’ateismo, ovvero i Quaderni della Chiesa che soffre - Rapporto 2002 sulla libertà religiosa nel mondo. Questa pubblicazione presenta i dati complessivi dei cristiani paese per paese e, laddove siano stati ritenuti significativi, anche i dati concernenti gli «agnostici» (sotto la cui denominazione sono stati evidentemente raggruppati i dati concernenti anche gli atei e i non religiosi), presentati per ben 69 nazioni.

Alcune considerazioni:

·         l’influenza del comunismo si fa sentire: 3 dei primi 5 paesi in termini percentuali hanno ancora un regime di questo tipo;

·         il crollo dei regimi comunisti in molti altri paesi non ha però provocato un crollo della miscredenza a favore della religione, anzi: in alcuni Stati il dato è addirittura in aumento;

·         l’Italia si piazza più che bene, se si considera che ha «in casa» il Vaticano. O, forse, proprio per quello!

RELIGIONI IN ITALIA

Anche per l’Italia si pone lo stesso problema di calcolo.

Secondo il Vaticano nel 1997 56.258.000 italiani erano cattolici, pari al 98% della popolazione: una percentuale da classico della fantascienza (smentita, come abbiamo visto, dalle statistiche redatte a opera di alcune sue organizzazioni).

In realtà la cifra è, come al solito, gonfiata dal metodo di calcolo della Chiesa. Secondo l’ennesima fonte cattolica (in questo caso lo studio Il fenomeno religioso oggi, pubblicato dalla Pontificia Università Urbiniana) i cattolici sarebbero meno dell’80%, seguiti da un 18% di atei. 

LINK

Inseriamo a questo punto alcuni link ad alcuni siti Internet dedicati all’argomento, in modo che ognuno possa formarsi una propria opinione.

Ultimo aggiornamento: 13 gennaio 2007


Dopo le feste...un ragionamento sempre valido

Avete "santificato" il Natale?

Avete passato un buon "santo" Natale? Siete stati buoni? Avete santificato la ricorrenza? Bene, se lo avete fatto allora, per un altro anno, potete ritornare ad essere quello siete normalmente: ipocriti, pigri, violenti, rissosi, viziosi, ignoranti, calcio-dipendenti, bigotti, ignoranti della realtà ma informatissimi sulla squadra del cuore, e via di questo passo.

Potete stare tranquilli: se vi comporterete così il Paradiso è vostro! Continuate pure in questo modo e divertitevi come vi pare: questa vostra democratica, pluralista, servizievole, disponibile, multietnica, cristiana e cattolicissima società vi garantisce la vita eterna...ma non mettetela in discussione e, soprattutto, non cambiatela!


Ricevo da Lucio Garofalo in e-mail il 7 Gennaio 2010 dc questo interessante scritto personale:

Resto ateo, grazie a dio e …

a Paolo VI


Pochi giorni fa sono convolato felicemente a nozze, celebrate in chiesa con il rito misto.

Qualcuno mi ha chiesto, in modo provocatorio: “Un comunista che si sposa in chiesa?”.

Per tale ragione ritengo giusto ed opportuno esporre le mie ragioni, provando a precisare la mia posizione rispetto alla scelta compiuta. Ebbene, chiarisco immediatamente che il sottoscritto si è sposato in chiesa in qualità di ateo dichiarato.

Infatti, io e la mia consorte abbiamo deciso e concordato con il parroco la formula del rito misto, la quale prevede la possibilità di contrarre matrimonio tra membri della chiesa cattolica apostolica romana ed esponenti di diverse confessioni religiose, non cattolici oppure non credenti ed atei come il sottoscritto, che siano battezzati o meno.

In pratica il sottoscritto non ha partecipato ai vari momenti del rito cattolico, astenendosi dal recitare le preghiere e le formule di culto, astenendosi soprattutto dalla liturgia eucaristica celebrata al termine della cerimonia: ad esempio, nel pronunciare le formule tipiche del matrimonio cattolico, il sottoscritto non ha mai menzionato dio.

Per i cristiani il rito del matrimonio misto non rappresenta, sul versante della diversità religiosa, un atto impossibile. Tale soluzione matrimoniale è prevista dal diritto canonico, ma probabilmente nelle nostre zone non è stata applicata in modo frequente.

Il 31 marzo 1970 il pontefice Paolo VI scrisse “Matrimonia Mixta”, una lettera apostolica redatta in forma di “Motu Proprio”, ossia assunta di “propria iniziativa” dal papa. In questo testo sono state impartite le norme relative ai matrimoni misti. Tale lettera, altrimenti nota come Dispensa Paolina, è estremamente importante e significativa per comprendere i notevoli progressi, a tratti persino rivoluzionari, compiuti dalla dottrina cattolica e dal codice del diritto canonico nell’ambito specifico del matrimonio.

Dunque, sebbene sembri che mi sia parzialmente piegato, chiedendo la celebrazione di una formula mista che mi riconosca come ateo e non credente, in realtà la mia scelta è stata quella di un "compromesso" compiuto per amore verso mia moglie e mio figlio.

Per quanto concerne la procedura da seguire, occorre anzitutto rendere esplicita al sacerdote la propria eventuale posizione di credente in un’altra fede, o di ateo, e concordare la celebrazione di un rito matrimoniale misto. Per ciò che attiene alla cerimonia religiosa, in effetti non cambia nulla, tranne il fatto che la parte di fede diversa, o non credente, si astiene dal partecipare alle fasi della liturgia cattolica, alle preghiere e soprattutto al momento dell'eucarestia. Comunque confesso che, malgrado io sia un ateo, durante la celebrazione del matrimonio mi sono emozionato ugualmente.

Ma perché sono ateo? E soprattutto, perché resto ateo, grazie a dio?

Proverò a rispondere brevemente a questo interrogativo, se possibile senza complicare troppo il ragionamento, che è essenzialmente di ordine teorico e filosofico.

La mia adesione alle posizioni dell’ateismo convinto e praticante, direi quasi fondamentalista (per usare una sorta di ossimoro concettuale), deriva anzitutto da una riflessione “astratta” molto semplice e chiara, che si spiega e si comprende facilmente.

In teoria, se dio non esistesse tanto meglio, vuol dire che avrebbe ragione chi lo rinnega. Ma anche se dio esistesse, il discorso logico non muterebbe di una virgola in quanto:

1) se dio è onnipotente, come asseriscono i suoi vescovi e rappresentanti in terra o le sacre scritture, perché non interviene per eliminare la violenza e il dolore?

2) se invece dio non è onnipotente e non può fare assolutamente nulla contro il male insito nel mondo, allora è come se dio non esistesse, è un essere inutile, una sorta di soprammobile neanche tanto bello da vedere, dato che è invisibile;

3) la terza ipotesi, la più accreditata dalla dottrina ufficiale della chiesa e pure dagli atei, si basa sulla teoria formulata da Sant’Agostino, uno dei padri spirituali della chiesa cattolica apostolica romana, ossia che dio ha concesso all’uomo il dono del libero arbitrio, vale a dire la libertà di pensare ed agire assumendosi le proprie responsabilità, dunque anche la possibilità e la capacità di negare dio.

Sulla base di tali premesse teoriche, forse oltremodo semplificate, si evince chiaramente il percorso filosofico e razionale che mi ha condotto verso un approdo di tipo ateistico, così come discende pure un sentimento di sincera gratitudine verso dio, in quanto mi ha concesso il prezioso dono del libero arbitrio, grazie al quale sono (appunto) ateo.

Insomma resto ateo, pur essendomi sposato in chiesa. Una simile scelta non equivale ad un gesto di incoerenza, come è fin troppo facile obiettare, in quanto le mie convinzioni non sono minimamente scalfite da un rito nuziale celebrato dal sacerdote sull’altare.

Lucio Garofalo
 

 


Dal supplemento Salute di la Repubblica di fine 2008 la scienza mette la parola fine anche alle fantasie di pre-morte a cui credenti, bigotti e ingenui vari hanno fatto ricorso per dimostrare l'esistenza di un altro mondo oltre questo:

Quell'attimo ai confini della morte

Prende il via in questi giorni uno studio coordinato dall'inglese Sam Parnia au 1500 "sopravvissuti"

di Johann Rossi Mason

Sino a qualche decennio fa le esperienze fatte in situazioni critiche ai confini tra la vita e la morte facevano parte del paranormale. Sino a che non sono state raccolte, catalogate e studiate con una certa regolarità. E proprio in questi giorni prenderà il via uno studio coordinato da Sam Parnia della Southampton Univesity (Gran Bretagna), esperto della coscienza in situazioni di morte clinica, che permette di capire meglio cosa significa arrivare ad un passo dalla morte e, come descrivono quelli che lo hanno provato, "tornare indietro".

Spiega Parnia: "La morte non è un momento preciso, ma un processo in divenire in cui le varie funzioni cessano progressivamente. Nei prossimi tre anni studieremo 1500 soggetti sopravvissuti a un arresto cardiaco per indagare se abbiano avuto esperienze "fuori dal corpo" o di "pre-morte" chiamate NDE, ossia Near Death Experience".

Intanto ecco cosa si sa di questo fenomeno. Molte persone che hanno avuto un incidente grave, un arresto cardiaco o comunque eventi che li hanno portati ad un passo dalla morte, riferiscono un'esperienza in cui la coscienza si è staccata dal corpo, ha fluttuato in una dimensione ultraterrena, abbia ad esempio attraversato un tunnel buio o un ponte di luce, avuto visioni celesti o incontri con persone significative o con il divino.

In Italia se ne occupa, tra gli altri, Fulvia Cariglia, coordinatrice del Congresso di Studi delle Esperienze di Confine che si tiene ogni anno a (San) Marino, insieme ad un gruppo di esperti che si occupano di ricerche su questa singolare esperienza. "Le NDE", spiega, "sono ricorsi di un'esperienza psichica vissuta in genere in una situazione molto prossima alla morte, qualunque ne sia la causa. Il ricordo poi affiora spontaneo. I contenuti sono sensazioni di perdita del corpo, di viaggiare o galleggiare in un tunnel alla fine del quale si va incontro ad una luce intensa, che abbraccia ogni cosa con una sensazione di pace, di gioia".

"Non sappiamo cosa avviene nel cervello di questi soggetti" dice ancora Cariglia, "forse la carenza di ossigeno nel cervello può avere un ruolo importante" e aggiunge: "L'elettroencefalogramma non mostra nulla di anomalo. Alcuni autori riferiscono che si verifica dal 40 al 48 per cento di chi abbia una condizione di perdita di coscienza con rianimazione. Nel 4 per cento dei casi il contenuto della NDE è inquietante, colmo di elementi terrifici e viene vissuto come un incubo da dimenticare: in questo caso il soggetto non vuole raccontarla e per questo ci rende molto difficile studiarla", conclude Cariglia.

Classificazione delle Near Death Experience
Tipologia Contenuti
Esperienze a massima espressività cognitiva Maggiore consapevolezza sia di sé sia del mondo esterno, aumentata qualità o quantità dei cinque sensi, sensazione di trovarsi in un tunnel
Esperienze a massima espressività affettiva Sentimenti di pace e piacere, chiarezza interiore, consapevolezza gioiosa di essere parte del mondo intero, accellerazione del tempo, memoria panoramica della vita già vissuta, riassunto della propria vita in un tasso di tempo ridottissimo, preveggenza e capacità di conoscere anticipatamente il futuro
Esperienze a massima espressività trascendentale Superamento dei confini del proprio Io, sensazione di uscita dal proprio corpo ossia Out of Body Experience (OBE), visione di una luce brillante, incontro con una entità mistica o con parenti defunti, superamento di un punto di non ritorno, ingresso in un altro mondo

 

Scala Greyson per le valutazioni

Per Bruce Greyson per parlare di NDE bisogna raggiungere il valore si sette della scala di valutazione che porta il suo nome, riconosciuta come uno degli strumenti più utili per gli studi clinici di questo fenomeno.

Le fasi di una NDE:

  • Perdita del corpo
  • La visione del corpo come esterno
  • Movimento nel tunnel
  • Rassegna di ricordi
  • Percezione di una luce sfolgorante
  • Incontro con elementi umani o svrumani
  • Richiamo nella vita terrena
  • Ricordo dell'esperienza passata

Bambini

Anche i più piccoli raccontano l'esperienza

Anche i bambini che abbiano subito grandi traumi possono raccontare esperienze significative di NDE, ovvero di "pre-morte". Per i più piccoli se ne deduce l'esistenza da elementi indiretti come incubi, disegni e accenni a elementi che non esistono nella realtà come le "persone luminose". Manca invece nei piccoli la "visione panoramica" delle esperienze di vita a causa della mancanza di un concetto strutturato di passato


Dal sito dell'UAAR www.uaar.it :

19 settembre 2009: Liberi di non credere

19 SETTEMBRE 2009, ROMA
LIBERI DI NON CREDERE
primo meeting nazionale per un paese laico e civile

Erano pochi milioni, cent’anni fa. Oggi sono circa un miliardo. Il formidabile aumento del numero dei non credenti è l’unica, rilevante novità nel panorama religioso mondiale degli ultimi decenni. Un fenomeno che, peraltro, nei paesi democratici non accenna affatto a fermarsi: una crescita che, significativamente, non è il frutto dell’opera di ‘missionari’ dell’ateismo e dell’agnosticismo, ma l’esito di centinaia di milioni di riflessioni individuali. Circostanza ancora più eloquente, la loro diffusione è maggiore quanto maggiore è la diffusione del benessere, dell’istruzione, della libertà di espressione. Lungi dal portare le società alla rovina, come vaticinano leader religiosi incapaci di trovare risposte più adeguate alla secolarizzazione, atei e agnostici ne rappresentano la parte più dinamica, quella che più contribuisce alla loro crescita: rispetto alla media della popolazione sono più giovani, più istruiti, più aperti al nuovo, più tolleranti nei confronti di chi viene troppo spesso dipinto come ‘diverso’: stranieri, omosessuali, ragazze madri, appartenenti a religioni di minoranza.

Quasi ovunque il mondo politico ha registrato questi cambiamenti, improntando le legislazioni nazionali a norme sempre meno dipendenti dall’etica religiosa prevalente (ancora per quanto?), e valorizzando per contro l’autodeterminazione dei singoli individui. Persino in una “nazione cristiana” quale sono ritenuti gli Stati Uniti, un americano su sette non appartiene ad alcuna religione: non è un caso che, nel suo discorso di insediamento, Barack Obama abbia esplicitamente riconosciuto il ruolo dei non credenti.

Un solo Paese occidentale sembra fare eccezione, nonostante la religiosità sia in calo anche lì. È il Paese con la classe politica meno apprezzata, con i livelli più bassi di libertà di espressione: un Paese che tanti, in patria e all’estero, ritengono in declino. Quel Paese è il nostro, quel Paese è l’Italia. Un Paese dove i non credenti sono i paria della società, relegati dalla legge (e dal condizionamento sociale) a cittadini di quinta categoria: l’incredulità viene buona ultima, quanto a diritti, dopo la Chiesa cattolica, le confessioni sottoscrittrici di Intesa, i culti ammessi e le confessioni non registrate. Un Paese dove si può essere censurati se si tenta di scrivere che Dio non esiste. Un Paese dove, in televisione, è impossibile ascoltare una critica alle gerarchie ecclesiastiche.

Eppure gli atei e gli agnostici non sono affatto pochi: anche in Italia, un cittadino su sette non crede. Ma nessuno lo ascolta. Certo, il servilismo del mondo politico e dei mass media italiani non teme, come si è detto, confronti con altri Paesi. Ma anche gli increduli hanno le loro responsabilità. Se vogliono non essere discriminati sui luoghi di lavoro; se desiderano che i loro figli, a scuola, non siano confinati in un ghetto; se non accettano che ingenti somme delle (scarse) finanze pubbliche finanzino organizzazioni confessionali; se, in poche parole, pensano che l’Italia debba realmente essere uno Stato laico e democratico, che tratta tutti i cittadini allo stesso modo, è necessario far sentire la propria voce. Finora non è mai accaduto: mai atei e agnostici hanno manifestato per i loro diritti civili.

Atei e agnostici non credono nei miracoli: sanno benissimo che, per ottenere dei cambiamenti, è necessario darsi da fare. È dunque venuto il tempo, anche per i non credenti, di mobilitarsi. Per questo motivo l’UAAR, l’associazione di promozione sociale che unisce gli atei e gli agnostici, indice per sabato 19 settembre, alle ore 15, nell’area antistante lo stadio Flaminio (Piazzale Ankara) a Roma

LIBERI DI NON CREDERE
primo meeting nazionale per un paese laico e civile

La data scelta non è casuale. I diritti dei non credenti possono essere riconosciuti solo laddove non c’è alcuna religione di Stato, di fatto e/o di diritto. Il 20 settembre 1870 non venne meno solo una religione di Stato; fu abbattuto un regime teocratico all’interno del quale era impossibile dichiararsi pubblicamente atei o agnostici. Molti, quel giorno, ritennero a portata di mano la realizzazione di una società, in cui una libera Chiesa costituisse solo una parte, non privilegiata, di un libero Stato. Quel progetto, faticosamente avviato, fu poi bloccato dal ventennio fascista, dal cinquantennio democristiano e da un quindicennio di confessionalismo bipartisan.

Ora i tempi sono cambiati. Non intendiamo rievocare con nostalgia l’epopea risorgimentale: vogliamo invece impegnarci nella costruzione di una società moderna, laica, europea.

Vogliamo l’uguaglianza, giuridica e di fatto, di credenti e non credenti

Vogliamo l’affermazione concreta della laicità dello Stato

Vogliamo la fine di ogni privilegio, di diritto e di fatto, accordato alle confessioni religiose

Vogliamo che le concezioni del mondo non religiose abbiano la stessa visibilità e lo stesso rispetto delle concezioni del mondo religiose

In particolare, chiediamo:
Avvio di un processo per il superamento del regime concordatario
Riconoscimento delle unioni civili
Aumento delle risorse pubbliche stanziate per la ricerca scientifica
Rimozione degli ostacoli frapposti alla contraccezione d’emergenza (c.d. “pillola del giorno dopo”)
Abolizione dei limiti all’accesso alla fecondazione artificiale introdotti dalla legge 40/2004
Abolizione dell’obiezione di coscienza nei reparti di ginecologia degli ospedali pubblici
Introduzione della pillola RU-486 e presenza capillare di consultori pubblici
Legalizzazione dell’eutanasia attiva volontaria
Riconoscimento delle direttive anticipate di fine vita
Rimozione di ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale
Possibilità per tutti i cittadini di poter abbandonare formalmente la propria religione
Disponibilità su tutto il territorio nazionale di strutture per la cremazione e di sale del commiato laiche
Disponibilità, su tutto il territorio nazionale, di luoghi solenni e tempi consoni per il matrimonio civile
Edifici pubblici laici, non contrassegnati dal simbolo della Chiesa cattolica
Rispetto delle leggi sull’inquinamento acustico anche da parte delle confessioni religiose
Abolizione delle leggi di tutela penale in materia religiosa
Fine dei privilegi delle confessioni religiose nelle strutture obbliganti (ospedali, carceri, caserme...)
Riduzione dei tempi per l’ottenimento della separazione e del divorzio
Introduzione del sistema tedesco, per il quale solo i contribuenti che vogliono espressamente finanziare la loro fede pagano la tassa di religione
Fine del versamento di fondi comunali alle confessioni religiose quali oneri di urbanizzazione secondaria
Una scuola pubblica laica: dove chi non frequenta le ore di religione cattolica non sia discriminato; dove lo stesso insegnamento religioso cattolico sia sostituito da educazione civica o studio di religioni e filosofie non confessionali; dove non si svolgano atti di culto, visite pastorali o altre azioni di evangelizzazione; dove si insegnino l’evoluzionismo e il pensiero critico; alla quale siano destinati i fondi attualmente riversati su un sistema di scuole private ghettizzante e inefficiente.

Se anche tu condividi questi obiettivi, il 19 settembre partecipa a

LIBERI DI NON CREDERE
primo meeting nazionale per un paese laico e civile

Per aderire alla manifestazione inviate una e-mail con oggetto “adesione” a: adesioni19settembre@uaar.it

Per partecipare alla manifestazione, contattate il circolo o referente UAAR più vicino

 


Dall'ottimo sito, appena scoperto oggi 27 Aprile 2009 dc, DonZauker.it (La messa è finita. Levatevi dai coglioni) http://www.donzauker.it/ la prima stesura http://www.donzauker.it/2008/04/28/civil-war/ , e di seguito l'aggiornamento http://www.donzauker.it/2008/05/14/manifesto-di-intenti-2/

Manifesto (o Manifestino)

della mancanza di rispetto verso la Chiesa Cattolica

Dal nostro amico e collega Federico Maria Sardelli, riceviamo, pubblichiamo e sottoscriviamo:

28 Aprile 2008

L’evoluzione dell’uomo ha permesso alcune fondamentali acquisizioni: il principio di non contraddizione, la penicillina, la democrazia, il rispetto per il pensiero altrui. Questo rispetto viene giustamente esteso a tutto ciò che non è puro pensiero ma anche credenza, spiritualità e ciò che questi concetti di sfuggente definizione producono in campo etico: riti religiosi, manifestazioni devozionali, etc. Bene: oggi, anno 2008 dell’era post-tecnologica e informatica, a più di due secoli dall’Illuminismo ed a quasi un secolo dalla teoria della relatività, la Chiesa Cattolica continua le sue incursioni contro la razionalità, l’evoluzionismo, la ricerca scientifica, la medicina curativa e palliativa e molti altri baluardi della nostra debole maturità umana. Per contro, la Chiesa Cattolica, propugna con vigore e in modo invadente il suo modello di civiltà: l’obbedienza acritica verso una dottrina ed una tradizione forgiata a suon di concilî rissosi, papi sanguinarî e persecuzioni inquisitorie, l’ingerenza nell’etica individuale e sociale, la pressione costante sui governi - segnatamente quello italiano ma in principio quelli di tutto il mondo - affinché modellino le proprie leggi sulla base dei dettami cattolici, la condanna di ogni etica diversa da quella cattolica e la pretesa di fungere da unico paradigma di comportamento non soltanto per gli adepti di quella sètta ma per tutti gli esseri del mondo.

A complemento di questa protervia dottrinale vi è una pratica religiosa troglodita e barbara fatta di riti necrofili e pacchiani, come l’ostensione del cadavere di Francesco Forgione, l’agitazione di ampolle contenenti il falso sangue di un morto, il cencio dipinto in epoca medievale con la pessima riproduzione dell’impronta di Gesù, le lacrimazioni di statue di gesso, riti che sarebbero del tutto risibili se non fossero accompagnati dalla frode (la maschera di silicone sul volto del cappuccino, il falso storico-chimico della sindone e del sangue liquefatto, etc) e deliberatamente vólti al profitto economico, oltreché al plagio ed alla soggezione degli ignoranti.

L’universalità dei mezzi di comunicazione e la forza che la Chiesa Cattolica esercita su di essi rende la moltiplicazione di questi riti, divieti, sentenze e prescrizioni del tutto assillante ed invadente nei confronti di quell’enorme parte della civiltà umana che non vi crede. Questo è il punto: la Chiesa Cattolica ed i suoi adepti difendono questa congerie di riti e superstizioni appellandosi al rispetto che si deve verso la religione e verso la sensibilità religiosa dei credenti. Di fatto questo limite è infinito, non potendosi sondare quale sia il punto oltre cui la «sensibilità religiosa» di una certa persona si ritenga urtata. La civiltà dell’Illuminismo, del libero pensiero e della democrazia ha portato a maturare il rispetto verso le idee e le idee religiose dei singoli, estendendo il principio della difesa della libertà di pensiero anche a coloro che per secoli hanno fatto del settarismo e della persecuzione il principale mezzo di propaganda della loro dottrina.

Oggi il libero pensiero, la libera ricerca scientifica, la libertà di scelta morale dei singoli è costantemente ostacolata, criticata e negata dalla chiesa Cattolica con l’opera di capillare propaganda portata avanti dal suo capo. Di fronte ai continui attacchi verso i principî che ci hanno permesso di uscire dalla barbarie dei secoli passati e dalla soggezione di una dottrina opprimente e involutiva, è necessario che gli uomini razionali difendano il loro patrimonio di cultura e di evoluzione, così come è necessario alla fragile democrazia difendersi dalle insidie del sempre rinascente totalitarismo. È per questo urgente motivo che, d’ora in avanti, non porteremo più rispetto verso la «sensibilità religiosa» di chi ci propone sfacciatamente l’adorazione di cadaveri o parti di essi, di chi propugna l’accanimento terapeutico sui decerebrati, di chi condanna l’uso della pillola del giorno dopo, di chi si oppone all’uso dell’aborto anche per fini terapeutici, di chi promuove la continuazione del dolore come mezzo di dominio sulle coscienze, di chi sentenzia giornalmente sopra a materie di normale amministrazione socio-politica e privata come le unioni civili, le pratiche sessuali, etc. Non gli porteremo alcun rispetto, perché il loro pensiero costituisce un danno ed una involuzione per la società.

Per di più, il principio di rispetto verso le idee e convinzioni altrui dev’essere reciproco: non si capisce perché la Chiesa Cattolica debba giornalmente infrangere questo principio offendendo la sensibilità e la razionalità di tutti coloro che non si riconoscono parte di essa, proponendo loro argomenti, dettami e comportamenti che offendono la logica e la ragione. Gli uomini razionali, eticamente maturi e pacifici hanno dunque tutto il diritto di risentirsi e considerarsi offesi di fronte a queste continue incursioni. È per questo principio che, al puro scopo di autodifesa, sospendiamo ogni forma di rispetto verso la Chiesa Cattolica, avendo come unico limite quello delineato del codice civile e penale. Tutti i riti, le affermazioni e le azioni della Chiesa Cattolica che risulteranno contrarie alla logica, alla ragione, al buon gusto e ad un’etica laica matura ed evoluta, saranno pertanto fatto oggetto di scherno, riso e mancanza di rispetto. Sarà dunque lecito al laico ed all’uomo razionale non solo criticare, ma anche prendere a pernacchie l’apparizione di un santo fra le macchie di una padella o quei miracoli dove si ringrazia perché non sono morti proprio tutti. Ciò che offende la ragione non sarà più rispettato.

Concetti come «fede», »sensibilità» e «spiritualità» non potranno più costituire una copertura ed una patente d’impunità per tutto ciò che di illogico, ripugnante, antistorico, antiscientifico e laicamente immorale propugna la Chiesa Cattolica.

Federico M. Sardelli

Da parte loro, i Paguri aggiungono come oggetti di scherno e mancanza di rispetto anche i canali - di qualsiasi natura essi siano - completamente asserviti alla diffusione, la propaganda e la difesa della Chiesa Cattolica, primi fra tutti i TG.

Manifesto d'intenti

14 Maggio 2008 dc

Per tutti quelli che leggendo il manifestino di F.M. Sardelli si sono sentiti in dovere di aggiungere: “Sì, ma questo rispetto non lo meritano neanche le altre religioni, non solamente quella cattolica.” ripubblichiamo il manifesto di intenti con il quale abbiamo inaugurato il nostro sito, 6 mesi fa.

Voi,

i cristiani, gli ebrei, i musulmani, i buddisti, gli scintoisti, gli avventisti, i panteisti, i testimoni di questo e di quello, i satanisti, i guru, i maghi, le streghe, i santoni, quelli che tagliano la pelle del pistolino ai bambini, quelli che cuciono la passerina alle bambine, quelli che pregano ginocchioni, quelli che pregano a quattro zampe, quelli che pregano su una gamba sola, quelli che non mangiano questo e quello, quelli che si segnano con la destra, quelli che si segnano con la sinistra, quelli che si votano al Diavolo, perché delusi da Dio, quelli che pregano per far piovere, quelli che pregano per vincere al lotto, quelli che pregano perché non sia Aids, quelli che si cibano del loro Dio fatto a rondelle, quelli che non pisciano mai controvento, quelli che fanno l’elemosina per guadagnarsi il cielo, quelli che lapidano il capro espiatorio, quelli che sgozzano le pecore, quelli che credono di sopravvivere nei loro figli, quelli che credono di sopravvivere nelle loro opere, quelli che non vogliono discendere dalla scimmia, quelli che benedicono gli eserciti, quelli che benedicono le battute di caccia, quelli che cominceranno a vivere dopo la morte…

Tutti voi,

che non potete vivere senza un Papà Natale e senza un Padre castigatore.

Tutti voi,

che non potete sopportare di non essere altro che vermi di terra con un cervello.

Tutti voi,

che vi siete fabbricati un dio “perfetto” e “buono” tanto stupido, tanto meschino, tanto sanguinario, tanto geloso, tanto avido di lodi quanto il più stupido, il più meschino, il più sanguinario, il più geloso, il più avido di lodi tra voi.

Voi, oh, tutti voi

NON ROMPETECI I COGLIONI!

Fate i vostri salamelecchi nella vostra capanna, chiudete bene la porta e soprattutto non corrompete i nostri ragazzi.

Non rompeteci i coglioni, cani!

François Cavanna


Da Resistenza Laica www.resistenzalaica.it , prima pubblicazione 26 Novembre 2007 dc, link diretto http://www.resistenzalaica.it/index.php?option=com_content&task=view&id=647&Itemid=1

L’Universo senza Dio

Eros Cococcetta - resistenzalaica@gmail.com , lunedì 26 novembre 2007

La prova che Dio non esiste c’è: è il principio di conservazione dell’energia e della materia. È un principio molto noto in fisica, ma che, stranamente, è stato sempre annullato o, quantomeno, enormemente sottovalutato.
Secondo questo vero e proprio fondamento della fisica, costantemente dimostrato da tutti gli esperimenti, nulla si crea e nulla e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.
In estrema sintesi il principio di conservazione si può così riassumere: nel 1772 Lavoisier dimostrò sperimentalmente che la materia non può essere creata o distrutta, ma solo trasformata. Nel 1850 Faraday scoprì, analogamente, che lo stesso principio valeva anche per l’energia. Tuttavia, fino ai primi anni del Novecento, tutti pensavano che la materia e l’energia fossero due mondi assolutamente separati e senza alcun punto di contatto; questo fino al 1905, quando un giovane fisico tedesco, Albert Einstein, scoprì, con la celeberrima equazione E = mc², che l’energia e la massa (materia) sono i due aspetti che può assumere la realtà fisica (essendo, in effetti, la materia una forma di energia).

Quindi, il principio in esame divenne quello della conservazione della massa-energia: ciò che resta sempre costante sul nostro piccolo pianeta e nell'universo è la somma di massa ed energia, e l’una si trasforma continuamente nell’altra e viceversa. A livello macroscopico il caso classico è l’energia solare (trasformazione della materia in energia); a livello subatomico (fisica quantistica) l’urto di fotoni genera continuamente coppia di particelle e antiparticelle, di diverso tipo in base all’energia dei fotoni (elettrone-positrone, quark-antiquark, ecc.), come pure l’urto di tali coppie genera fotoni.
Non si tratta di speculazioni filosofiche, ma di fenomeni fisici reali provati sperimentalmente con un elevatissimo grado di accuratezza, come si verifica costantemente negli acceleratori di particelle.

Nulla si perde (nel senso della sparizione-annullamento) e nulla si crea, ma tutto si trasforma. Il principio di conservazione implica che nulla è stato creato e quindi che l’universo è del tutto autosufficiente: un eterno divenire della realtà fisica (materia-energia) che non ha mai avuto origine e non avrà mai fine. Un Universo infinito composto da mondi innumerabili che mutano incessantemente (Giordano Bruno). Non è Dio che ha creato l’uomo, ma l’uomo che ha creato Dio (Ludwig Feuerbach), per dare una risposta a questioni che in passato non poteva comprendere e che, per tale motivo, sono state di esclusivo appannaggio della religione (che ha sempre ostacolato la scienza) e della filosofia, che, salvo pochi casi, è andata quasi sempre a braccetto con la religione.
Ma ora non è più così, perché ormai le vere risposte ci vengono dalla scienza. L’importante è non negarle e, possibilmente, portarle all’attenzione della collettività.


Da Diario del 27 Luglio 2007, recensione:

Fate un festival ogni sera in casa vostra leggendo Spinoza

Opere di Spinoza, a cura di Filippo Mignini, traduzione di Filippo Mignini e Omero Proietti, Mondadori, pagine 1.885, 55 euro

Sputa su questa tomba! Qui giace Spinoza. Ma insieme vi sia sotterrata la sua parola, sicché la peste delle anime non continui a mietere vittime». Questo i pii cristiani invitavano a fare, disgustati e atterriti dal cattivo maestro Spinoza, e aizzati da una banda che annoverava menti eccelse come Arnauld e più ancora Leibniz; ma erano già stati anticipati dai pii ebrei ortodossi della sinagoga di Amsterdam, i Senores do Mahamad: «Su decreto degli angeli e su ordine dei santi, noi scomunichiamo, espelliamo, malediciamo e danniamo Baruch de Espinoza, col consenso di Dio, e col consenso dell'intera santa congregazione. Sia maledetto di giorno e maledetto di notte, maledetto quando si sdraia e maledetto quando si alza. Il Signore non lo risparmierà...».

Cosa aveva detto Spinoza per essere tanto sgradito? In sintesi estrema aveva sostenuto: Che Dio è il Mondo e il Mondo è Dio; che Dio non è antropomorfo e nel Mondo non c'è un Fine: la mucca non è stata fatta per essere mangiata dall'uomo come sostiene il Genesi; Che Bene e Male esistono solo agli occhi dell'uomo che chiama bene ciò che fa bene a lui e male ciò che fa male a lui, ma che per Dio sono la stessa cosa; Che anche l'assassino, lo stupratore, la mosca, la spazzatura, la puttana, sono Dio, o, almeno, che anche essi sono parte di Dio: dell'infinita Sostanza che è Dio; Che Dio non ama nessuno né ascolta le preghiere di nessuno, e non è libero: nemmeno di volere o non volere qualcosa: Dio fa solo quello che deve fare, è costretto a fare quello che fa dall'ordine geometrico che lui stesso è, e non potrebbe fare diversamente; Che la volontà umana non è libera, ma si  muove in un reticolo di necessità sempre già date; Che tutto ciò che è contenuto nelle Sacre Scritture, Vangeli compresi e miracoli inclusi, è una sciocchezza: a eccezione della «teoria» dell'Amore  predicata da Cristo e di pochissime altre briciole; Che il potere religioso è funesto per la libertà democratica e individuale delle coscienze, e va abolito; Che le passioni non sono un accidente dell'uomo ma sono l'uomo stesso, e non vanno represse ma regolate; Che molare lenti per occhiali o farsi sostenere economicamente da un mecenate e scrivere o dire solo quello che si pensa essere vero, fosse più nobile che fare il professore universitario dicendo menzogne o tacendo verità al servizio del potere di turno; e via di questo passo.

Ce n'era abbastanza per fare di Spinoza un reietto universale? Si direbbe proprio di sì: e motivi per pensarlo se ne troveranno in abbondanza nell'edizione delle Opere di Spinoza curata da Filippo Mignini per la collana i Meridiani: un'edizione imponente, che vede finalmente raccolto tutto Spinoza in un volume solo, agile, ben tradotto, organizzato con chiarezza e annotato con cura. Ma questa non è una recensione, quanto piuttosto un invito alla lettura del «mostro»: a partire per esempio da quel Trattato teologico-politico che farebbe certo bene agli ignoranti di vario genere e colore che ci governano, e fingono di scannarsi tra loro per le «idee» e i «principi», ma non sanno cosa mai sia un'idea chiara e distinta; e finendo con l'Etica: consigliabile agli spacciatori di etiche ed etichette, quelli pronti a ogni angolo di via mediatico a dire agli altri che devono fare qualcosa che loro sono esenti dal dover fare.

E poi, solo dopo essersi inebriati del gelido vino di concetti ed essere sprofondati nelle spirali da vertigine di scolii e definizioni e c.v.d. del folle geometra mentale che ha scritto l'Etica, si potrebbe anche provare a leggere Spinoza più liberamente, criticandolo a fondo e seriamente: per esempio, sul concetto di Necessità. Si fanno i festival di filosofia, ma chi non ama il mediatico, si faccia un festival in casa: ogni sera legga due pagine di Spinoza, le faccia leggere a qualche amico, e una volta al mese si riunisca con i diversi lettori per discuterne, possibilmente degustando quei piaceri che Baruch non demonizzava né deificava. Il risultato? Beh, quello sarà una sorpresa...

Giuseppe Montesano


Questo testo è in regime di Copyleft: la pubblicazione e riproduzione è libera e incoraggiata
purché l’articolo sia riportato in versione integrale, con lo stesso titolo,
citando il nome dell’autore e riportando questa scritta.

Perché mi riesce impossibile credere nell'esistenza di Dio

Saggio di Luigi Tosti (*)

(*) Il giudice Tosti chiese, difendendo la Costituzione italiana e la Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo, la rimozione dei crocifissi dai luoghi pubblici.

E' bene premettere che credere nell'esistenza della balena e credere nell'esistenza di Dio non è la stessa cosa. Chi crede nella balena lo fa perché l'esistenza fisica del cetaceo è stata materialmente accertata e documentata e, inoltre, può essere riscontrata da chiunque lo voglia, viaggiando per mare o visitando acquari e/o musei di storia naturale. Chi crede in Dio, invece, non lo fa perché l'esistenza fisica di Dio sia stata acclarata da qualcuno e possa essere, all'occorrenza, riscontrata da chi lo voglia: in realtà l'esistenza di Dio è stata (e viene tuttora) supposta per fornire la giustificazione "logica" dell'esistenza del Creato, cioè dell'Universo. Si tratta di un'esigenza che è scaturita nel momento in cui l'uomo ha raggiunto l'autocoscienza, cioè la consapevolezza di "esistere" e di essere immerso in un universo che "esisteva".

La propria "esistenza" non è stata percepita dall'uomo (né lo è tuttora) come ferma, illimitata e immutevole, ma in senso diametralmente opposto. In altre parole l'uomo ha la consapevolezza di nascere, prima, dai propri genitori, poi di crescere e, alla fine, di dover morire, e nel suo convincimento tutto questo avviene in un ciclo causale (cioè di causa-effetto) che si consuma nel tempo: se io esisto, lo devo al fatto che sono stato generato dai miei genitori i quali, a loro volta, sono stati generati dai loro genitori; e così via, a ritroso nel tempo.

Anche l'esistenza dell'universo è stata percepita (e viene percepita) come mutevole e limitata. Infatti tutto si muove, si trasforma e cambia: prima vi è una realtà, poi ve n'è un'altra e, infine, domani ve ne sarà un'altra ancora. Orbene, la consapevolezza che l'esistenza propria e dell'universo fosse necessariamente correlata col tempo ha indotto l'uomo (e tutt'ora lo induce) ad ipotizzare un "inizio" e a porsi, dunque, questa fatidica domanda: "chi mai ha creato l'uomo e il mondo?".

In altri termini, se l'esistenza dell'universo non è ferma, ma si è svolta nel passato, si svolge nel presente e si svolgerà nel futuro, è sembrato lecito (e tutt'ora lo sembra) chiedersi quando essa sia iniziata e, altresì, quando essa finirà. Ebbene, la risposta primordiale a questa domanda è stata quella di ipotizzare che l'inizio del mondo e di tutti gli esseri viventi fosse da attribuire ad un atto creativo di un Essere soprannaturale e immortale (quindi pre-esistente), capace appunto di creare dal nulla la materia e gli esseri viventi e ad ipotizzare, poi, che vi dovesse essere anche la "fine" dell'universo (creato). L'attributo principale ed essenziale che è stato (e che tuttora viene) appioppato a Dio, dunque, è quello di "creatore" dell'universo. D'altra parte, se Dio non fosse un essere creatore, egli si troverebbe -come essere esistente- sullo stesso piano dell'universo. In altri termini, ipotizzare un Dio che "esiste", ma che "non ha creato nulla", è perfettamente inutile, dal momento che "anche" l'universo "esiste" e "non ha creato nulla".

Tuttavia, la supposizione dell'esistenza di un Dio-creatore, oltre che assolutamente inconcludente sotto il profilo logico, si rivela del tutto incompatibile con una delle leggi fisiche fondamentali, quella secondo cui "in natura nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma": legge fisica dalla quale si deve trarre anche il necessario corollario che il tempo, inteso come "inizio" (o creazione) e "fine" (o annichilimento) della materia (e quindi dell'universo), in realtà non esiste.

La legge fisica in questione afferma, infatti, che se brucio un foglio di carta non ho in realtà distrutto un bel nulla, ma ho soltanto trasformato quel foglio di carta in calore e cenere. Il calore e la cenere corrispondono perfettamente, infatti, alla stessa materia che è stata coinvolta, all'inizio, in quel processo di trasformazione. Alla stessa stregua, l'esplosione di una bomba atomica non determina l'annichilimento di un solo atomo, bensì la trasformazione di materia in energia: un processo, questo, che può essere invertito, dal momento che l'energia può essere trasformata in materia. Il corollario che scaturisce dalla legge fisica che in natura nulla si crea e nulla si distrugge è che il "tempo" (inteso come "inizio" (o creazione) e "fine" (o annichilimento) della materia) non esiste nella realtà fisica, ma è solo una rappresentazione convenzionale della nostra mente, necessaria per misurare il movimento della materia, cioè le sue continue trasformazioni. Così, ad esempio, quando si dice che "è trascorso un anno", non si fa reale riferimento al trascorrere effettivo della "entità" "tempo", quasi si trattasse di un punto (presente) che si muove verso il futuro lungo una retta, lasciando dietro di sé la scia del passato, ma si afferma soltanto che la terra ha fatto un giro attorno al sole. Quando si dice che "occorrono venti anni perché un bambino diventi uomo", si fa un'affermazione scorretta, perché non è il tempo che fa crescere e maturare un bambino, ma sono le sostanze alimentari che egli ha assunto -e che l'organismo ha assimilato- che gli consentono di svilupparsi sino a quel punto. Se quel bambino avesse omesso di alimentarsi in quei venti anni (cioè in quei venti giri della terra attorno al sole), sicuramente non sarebbe divenuto uomo, ma si sarebbe trasformato in uno scheletrino. E che il tempo sia soltanto un modo convenzionale per misurare il movimento della materia (organica o inorganica che sia) non può essere contestato, dal momento che la velocità del "movimento" della materia influisce sulla misurazione del tempo, rendendolo "relativo". Un giorno terrestre dura le attuali 24 ore dell'orologio (anch'esso creato dall'uomo con meccanismi che "si muovono" per misurarlo) solo perché correlato all'attuale velocità di rotazione della terra. Se questa velocità raddoppiasse, però, il giorno durerebbe 12 ore dell'attuale "velocità di movimento" delle lancette dell'orologio.

Dalla diretta correlazione tempo-movimento deriva il necessario corollario che, se tutta la materia -dagli atomi all'universo- fosse completamente immobile (ivi compresa l'elaborazione dei pensieri da parte del nostro cervello), non si potrebbe neppure avere l'idea del tempo come attualmente la percepiamo: ogni attimo, infatti, sarebbe perfettamente eguale a quello precedente e a quello successivo, essendo tutto perfettamente eguale nel cosiddetto "passato", nel cosiddetto "presente" e nel cosiddetto "futuro".

Da queste considerazioni logiche discende che l'universo di cui facciamo parte non è minimamente influenzato dal "tempo" che, in realtà, non esiste: ciò che realmente esiste è soltanto la continua ed incessante trasformazione della materia, ma questa "trasformazione" -che è la caratteristica intrinseca e peculiare della materia stessa- non ha mai determinato la distruzione -cioè l'annichilimento- di un solo atomo!

Per poter dimostrare che il tempo (inteso come inizio, trascorrere e fine dell'universo) esiste realmente, bisognerebbe dimostrare che è possibile creare o annichilire una pur minima porzione di materia: questa possibilità, però, cozza con la realtà della fisica e, dunque, si profila del tutto irrazionale e inammissibile. Solo se qualcuno riuscisse a dimostrare che è possibile annichilire un solo atomo (e non, semplicemente, trasformare l'atomo in energia o viceversa), si potrà ipotizzare la tesi del "creazionismo", cioè che vi possa essere stato un "momento in cui è stata creata, dal nulla, la materia", e, conseguenzialmente, che "il tempo esiste come entità", cioè come entità che consente ad un Dio, già esistente, di creare ciò che prima non esisteva e magari, poi, di distruggerla. Questa eventualità, tuttavia, è categoricamente esclusa dalla legge fisica che governa la natura, sicché si può tranquillamente affermare che è fisicamente impossibile che un solo atomo della materia dell'universo possa essere stato creato o possa essere distrutto da chicchessia, ivi incluso Dio.

In conclusione: è assolutamente incompatibile con la realtà fisica ipotizzare che l'universo possa essere stato "creato" (o possa essere annichilito) da chicchessia: caduta l'ipotesi del "creazionismo", cade necessariamente l'ipotesi del Dio-creatore. Pertanto, alla domanda "chi ha creato l'universo" si può fornire una sola risposta: "Nessuno". E il perché di questa risposta univoca è assai semplice: "Perché la domanda si fonda, in realtà, su un postulato falso, dal momento che le leggi fisiche escludono che vi sia la possibilità di creare materia: non è dunque possibile identificare l'autore di un'azione che è impossibile compiere".

Le stesse considerazioni varrebbero per qualsiasi altra domanda che si fondasse su postulati altrettanto falsi. Ad esempio, alla domanda "Chi è che fa volare le balene nel cielo?" solo gli "Iddioti" (neologismo che mi permetto di mutuare dal matematico prof. Piergiorgio Odifreddi) potrebbero scervellarsi per cercare di fornire le generalità di "Colui che fa volare le balene"; i sani di mente, al contrario, risponderebbero senza alcuna esitazione: "Nessuno!" E la giustificazione di tanta certezza risiede anche qui nel fatto che la domanda si fonda su un postulato falso, dal momento che le leggi fisiche escludono che vi sia la possibilità che le balene volino nel cielo, sicché non è possibile identificare l'autore di un'azione che è impossibile compiere.

Queste conclusioni non possono essere invalidate dalla teoria del Big Bang: si può infatti tranquillamente affermare -al di là della validità o meno di questa teoria- che l'universo attualmente esistente è esattamente identico a quello esistente al momento del Big Bang. La teoria del Big Bang, in effetti, non fa altro che ipotizzare l'esplosione di una quantità immane di materia che si era precedente addensata sino a raggiungere una massa volumetrica piccolissima. Questa esplosione avrebbe poi determinato il lancio e l'espansione della materia nello spazio e lo sviluppo di energia, analogamente a quanto avviene nell'esplosione di una stella supernova. Il Big Bang non prova però nulla, né tantomeno prova che "l'universo esiste da tot miliardi di anni", come alcuni affermano, lasciando quasi supporre che, prima di quell'evento, l'universo... non esistesse! In realtà il Big Bang nient'altro è se non uno degli infiniti eventi trasformativi della materia -presumibilmente ricorrente- che riguarda quella porzione di universo infinito che noi possiamo indagare. All'attuale espansione dell'universo per noi visibile, infatti, potrebbe seguire una contrazione sino a generare un nuovo big bang: e così via di seguito, sino all'infinito. Né si può ipotizzare che la cosiddetta "vita" sia una prerogativa esclusiva del pianeta Terra e che essa si sia formata soltanto qualche miliardo di anni fa. La constatazione che la materia si trasforma incessantemente deve indurre, semmai, ad ipotizzare l'esatto contrario, e cioè che la materia ha la capacità di trasformarsi da forme inorganiche a forme organiche, e viceversa: e questo in qualsiasi punto dell'universo e in qualsiasi momento. Questa incessante trasformazione -per nient'affatto influenzata dal "tempo"- non è a senso unico, cioè proiettata nel futuro, bensì ciclica: si può ragionevolmente affermare che tutto ciò che è accaduto accadrà di nuovo. Se vi è vita sulla terra, vi è stata vita e vi sarà vita anche in altri infiniti pianeti: qualsiasi trasformazione, infatti, avviene senza il minimo "dispendio" di materia e di energia, cioè senza che venga annichilito un solo atomo, sicché l'Universo si manifesta come una macchina eterna ed illimitata, che non ha bisogno di Dio per funzionare e il cui bilancio tra energia e materia è sempre in pareggio. D'altra parte, la tesi del Dio-creatore si rivela come un modo surrettizio e inconcludente di rispondere alla domanda "chi ha creato il mondo?". Nel momento in cui, infatti, si identifica in Dio l'Essere che avrebbe "creato" l'universo in un certo istante, si deve necessariamente ipotizzare che quel Dio già esistesse e non abbia mai avuto un "inizio" ed una "fine": in caso contrario, infatti, questo Dio-creatore avrebbe le stesse caratteristiche che si attribuiscono all'universo-creato. Ma allora sorge spontanea un domanda: che senso ha ipotizzare l'esistenza di un Essere (Dio), che non avrebbe mai avuto inizio e non avrà mai una fine, per giustificare l'esistenza di un altro Essere (l'Universo) che -sino a prova contraria- non ha mai anch'esso avuto un inizio e non avrà mai una fine? In altre parole, se il Dio-creatore esisteva già prima della creazione dell'universo, come si può negare che egli avesse la stessa identica prerogativa che compete all'attuale Universo, cioè quella dell' "esistenza"? E per quale motivo, allora, sarebbe necessario -per giustificare l' "esistenza" dell'Universo- ipotizzare l'esistenza di un Dio-creatore, e non sarebbe invece necessario ipotizzare l'esistenza di un altro Essere-creatore, per giustificare l'esistenza del Dio che ha creato l'Universo?

Come si vede, la "soluzione" del Dio-creatore, congetturata per giustificare l'esistenza dell'universo, non risolve un bel nulla ma, al contrario, fa sorgere la necessità di congetturare l'esistenza di una catena infinita di altri Dei-creatori, per giustificare l'esistenza di ciascuno di essi! Tanto vale, allora, affermare che l'Universo -che abbiamo sotto gli occhi e della cui esistenza siamo certi- c'è sempre stato e sempre ci sarà, come peraltro ci insegna e ci attesta in modo inconfutabile la fondamentale legge fisica secondo cui è assolutamente impossibile, in natura, creare o distruggere una pur infinitesimale porzione di materia.

Luigi Tosti
tosti.luigi@alice.it
mobile (omissis)

***

Dal sito Nuovi Mondi Media http://www.nuovimondimedia.com , nella rubrica Cultura e Storia

10 miti – e 10 verità – sull'ateismo

di Sam Harris (The Los Angeles Times) (La parte scritta in rosso è mia, a penna di Jàdawin)

Spesso gli atei vengono visti come intolleranti, immorali, depressi, ciechi di fronte alla bellezza della natura e dogmaticamente insensibili all’evidenza del soprannaturale. Diventa importante allora, considerato come non di rado essi finiscono per essere gli individui più accorti e scientificamente acculturati di ogni società, ridimensionare i miti che impediscono loro di giocare un ruolo più attivo nei dibattiti nazionali

Alcuni studi indicano come il termine “ateismo” negli Stati Uniti abbia acquisito oggi più che mai una connotazione dispregiativa; ad esempio, essere atei negli Usa attualmente rappresenta un perfetto impedimento a chi vuol far carriera in politica (in misura persino maggiore rispetto agli ostacoli che incontrano i neri, i musulmani e gli omosessuali). Secondo un recente sondaggio condotto dal settimanale Newsweek, solo il 37% degli americani voterebbe per un Presidente ateo.

Spesso gli atei vengono visti come intolleranti, immorali, depressi, ciechi di fronte alla bellezza della natura e dogmaticamente insensibili all’evidenza del soprannaturale.

Perfino John Locke, uno dei grandi patriarchi dell’Illuminismo, credeva che l’ateismo fosse “non tollerabile”, perché, ribadiva, “le promesse, gli accordi solenni, i giuramenti, in sostanza tutto ciò su cui si fondano le società, non hanno presa su un ateo”.

Questo più di trecento anni fa. Ma oggi, negli Stati Uniti, poco sembra essere cambiato. L’87% dei cittadini Usa sostiene “senza ombra di dubbio” l’esistenza di Dio; solo un 10% scarso si definisce ateo, e vede la propria reputazione deteriorarsi sempre più.

Tuttavia, considerato come non di rado gli atei finiscono per essere gli individui più accorti e scientificamente acculturati di ogni società, diventa importante ridimensionare i miti che impediscono loro di giocare un ruolo più attivo nei dibattiti nazionali.


1) Gli atei credono che la vita non abbia significato.

Al contrario, spesso sono i religiosi a preoccuparsi che la vita non abbia senso e a immaginare che essa possa essere redenta solo con la promessa della felicità eterna oltre la tomba. Gli atei tendono a considerare la vita un bene prezioso, a ritenerla impregnata di contenuti reali e degna di essere vissuta fino in fondo. I nostri rapporti con coloro a cui teniamo sono importanti ora, la nostra stima in merito non deve essere condizionata da chissà quale giudizio futuro. Gli atei reputano questa paura del non-significato… insignificante.


2) L’ateismo è responsabile dei più efferati crimini nella storia dell’umanità.

I fedeli sovente sostengono che le atrocità di Hitler, Stalin, Mao e Pol Pot sono state l’inevitabile conseguenza della non-fede. Tuttavia, la questione non è lo scetticismo di fascismo e comunismo nei confronti della religione; il problema è che essi alle religioni sono fin troppo simili. Tali regimi vivono di dogmi, e sostanzialmente venerano personalità in modo analogo ai culti religiosi. Auschwitz, i gulag e i campi di sterminio in generale non sono stati la conseguenza dell’abbandono delle verità di fede da parte degli esseri umani, bensì dimostrazioni di una politica, razziale e nazionalistica follia dogmatica. Non è mai esistita nella storia umana una società che abbia sofferto perché la sua gente è diventata troppo ragionevole.


3) L’ateismo è dogmatico

Gli ebrei, i cristiani e i musulmani sostengono che i loro testi sacri sono talmente preveggenti dei bisogni dell’umanità che è impossibile non siano stati scritti sotto la guida di una divinità onnisciente. Ateo è semplicemente chi ha considerato questa tesi, ha letto le scritture e ha trovato quanto di cui sopra ridicolo. Rifiutare i dogmi religiosi ingiustificati non significa per forza essere miscredenti. Lo storico Stephen Henry Roberts (1901-71) in un’occasione dichiarò: “Affermo che siamo entrambi atei. Solo abbiamo un’idea diversa del divino. Quando capirai perché rigetti tutte le altre possibilità divinità, realizzerai perché io non riconosco le tue”.


4) Gli atei credono che tutto nell’universo sia nato per caso.

Nessuno sa perché dall’universo sia nata la razza umana. Infatti, non è ancora completamente chiaro a cosa ci si riferisca quando si parla di “inizio” o di “creazione” dell’universo, dal momento che questi concetti chiamano in causa la nozione di tempo, e qui si sta discutendo dell’origine della stessa dimensione spazio-temporale. L’idea secondo cui gli atei credono che ogni cosa sia casuale è nata fra l’altro come critica alle teorie di Darwin. Come Richard Dawkins spiega nel suo ottimo libro, “The God Delusion”, ciò rappresenta un totale fraintendimento della tesi evoluzionista. Sebbene non abbiamo conoscenza esatta della struttura chimica primordiale della Terra, sappiamo che la diversità e la complessità che osserviamo oggi nel mondo non sono il prodotto di casualità. L’evoluzione è una combinazione di mutazioni impreviste e selezione naturale. Darwin coniò l’espressione “selezione naturale” per analogia con la “selezione artificiale” degli allevatori di bestiame. In entrambi i casi, il processo selettivo esercita un preciso effetto non casuale sullo sviluppo di ogni specie.


5) L’ateismo non ha rapporti con la scienza.

Nonostante sia possibile contemporaneamente essere scienziati e credere in Dio – come sembra sia successo in alcuni casi – è indubbio che il pensiero scientifico tende a erodere, piuttosto che sostenere, la fede religiosa. Prendiamo ad esempio la popolazione statunitense: numerosi sondaggi mostrano come circa il 90% degli intervistati creda in un Dio personale; il 93% dei membri della National Academy of Sciences, al contrario, non vi crede. Poche altre discipline divergono dalla religione come la scienza.


6) Gli atei sono arroganti.

Quando gli scienziati non sanno qualcosa – ad esempio come dall’universo è nato il genere umano o come le prime molecole autoreplicanti si sono formate – lo ammettono. Pretendere di conoscere ciò che non si conosce è una grave responsabilità nella scienza. Ed è la linfa vitale delle religioni. Uno dei monumentali paradossi delle religioni è quello incarnato dalla frequenza con cui le persone di fede si autocelebrano per la propria umiltà, mentre sostengono di conoscere nozioni di cosmologia, chimica e biologia che nessun scienziato conosce. Quando prendono in considerazione questioni sulla natura del cosmo e altre analoghe, gli atei separano i fatti dalle opinioni. Questa non è arroganza, piuttosto onestà intellettuale.


7) Gli atei rifiutano l’esperienza spirituale.
(Continuo a non capire perché si usino questi termini - spirito e spirituale - per manifestazioni e sentimenti tangibili della personalità umana....)

Non esiste nulla che impedisca a un ateo di provare amore, estasi, abbandono, meraviglia; gli atei sanno apprezzare queste esperienze e le ricercano di continuo. Ciò che gli atei evitano è, in base a queste stesse esperienze, rendersi protagonisti di ingiustificate (e ingiustificabili) rivendicazioni sulla natura della realtà. Non c’è dubbio che alcuni cristiani abbiano trasformato in meglio la propria vita leggendo la Bibbia e pregando Gesù. Questo cosa prova? Prova che alcune discipline fondate sul rigore e sul rispetto di determinati codici comportamentali possono aver un notevole effetto sulla mente umana. Le esperienze positive dei cristiani consentono di dire che Gesù è l’unico salvatore dell’umanità? Neanche lontanamente – perché gli hindù, i buddisti, i musulmani e persino gli atei provano le stesse esperienze di cui sopra. Infatti, non c’è un cristiano sulla Terra che sia certo che Gesù avesse la barba, o che fosse nato da una vergine o che fosse resuscitato. Non è questa la tipologia di asserzioni che che l’esperienza spirituale può autenticare.


8) Gli atei credono che non ci sia nulla al di là della vita e della ragione umane.

Gli atei, contrariamente ai religiosi, sono liberi di riconoscere i limiti dell’intelletto. È ovvio che gli uomini non comprendano appieno l’universo; ma è ancora più ovvio che né la Bibbia né il Corano riflettono di ciò le migliori interpretazioni. Noi non sappiamo se da qualche parte nel cosmo esistano forme complesse di vita, ma questo non significa escluderne la possibilità. Se così fosse, altrove potrebbero essersi sviluppate determinate conoscenze delle leggi della natura più sofisticate delle nostre. Gli atei sono liberamente in grado di considerare questa possibilità. Inoltre, possono convenire che nel caso esistessero brillanti extraterrestri, i contenuti di Bibbia e Corano ad essi potrebbero risultare ancor meno toccanti di quanto non lo siano per gli esseri umani atei. Secondo gli atei, dunque, le religioni banalizzano completamente le reale bellezza e l’immensità dell’universo.


9) Gli atei ignorano il fatto che la religione è estremamente benefica per le società.

Coloro che enfatizzano gli effetti positivi della religione non sembrano capire che questi stessi effetti falliscono nel dimostrare la verità delle dottrine religiose. Per questo esistono espressioni come “pio desiderio” o “auto-inganno”. Esiste una profonda distinzione tra una delusione consolante e la verità vera e propria. In ogni caso, sui buoni effetti di una religione si può dibattere. In molti casi, sembra proprio che i dogmi religiosi forniscano alle persone cattive ragioni per comportarsi bene, quando in realtà le buone ragioni sarebbero disponibili. Chiedete a voi stessi cosa è più morale: aiutare i poveri in modo disinteressato, o farlo perché il creatore dell’universo vuole che lo facciate, perché vi premierà per averlo fatto o vi punirà per non averlo fatto?


10) L’ateismo non fornisce basi morali.

Se una persona non capisce di per sé che la crudeltà è sbagliata, non lo capirà leggendo la Bibbia o il Corano; questi testi, infatti, esplodono di agiografie della crudeltà, sia terrena sia divina. Non costruiamo la nostra moralità dalla religione. Decidiamo cosa è giusto ricorrendo a istituzioni morali estremamente radicate in noi stessi e ridefinite da millenni di pensieri e riflessioni sulle cause e le possibilità della felicità umana. Negli anni abbiamo conosciuto notevoli progressi morali, e questi non li abbiamo realizzati perché abbiamo letto la Bibbia o il Corano con più attenzione. Entrambe le scritture condonano la schiavitù, mentre ogni essere umano civilizzato sa che essa è abominevole. Qualsiasi buona cosa contenuta nelle scritture – come la “Golden Rule” – può essere apprezzata per la sua saggezza etica, senza necessariamente dover credere che sia stata tramandata a noi dal creatore dell’universo.



Sam Harris è l’autore del Best Seller del New York Times "The End of Faith: Religion, Terror, and the Future of Reason", pubblicato in Italia da Nuovi Mondi Media con il titolo La fine della fede – Religione, terrore e il futuro della ragione. Laureato in Filosofia alla Stanford University, per oltre vent’anni Sam Harris ha studiato le tradizioni religiose occidentali e orientali, e diverse discipline contemplative. Harris ha conseguito anche un dottorato in neuroscienze. La sua opera ha acceso un aspro dibattito su diversi organi di informazione, tra cui il New York Times, il Los Angeles Times, il San Francisco Chronicle, l'Economist, il Guardian, il New Scientist e molti altri. Sam Harris vive a New York City.



Fonte: The Los Angeles Times
Traduzione a cura di Luca Donigaglia per Nuovi Mondi Media


Ateoagnostici famosi

comunque: famosi non credenti, famosi atei, famosi agnostici, famosi scettici, famosi miscredenti, famosi senzadio, famosi increduli…

dal sito dell'UAAR, con le stesse premesse. I link dei nomi sono alle corrispondenti voci di Wikipedia

lista dal sito UAAR alla data del 21 Dicembre 2007 dc, note aggiornate alla data del 7 Giugno 2010 dc

Di mio ho aggiunto questo simbolo Ø accanto ai nomi di persone su cui avrei diverse riserve, per diversi motivi. E su alcuni ho qualche dubbio che siano non credenti, o perlomeno che lo siano ancora. Nelle note numerate in fondo all'elenco cerco, a poco a poco, di spiegare perché queste persone non mi convincono, o non mi piacciono affatto.

A

B

C

D

E

F

G

H

I

J

K

L

M

N

O

P

R

S

T

U

V

W

Y

Z

Note:

Ø1 - Piero Angela: lodevole, e notevole, la sua produzione libraria, documentaristica e televisiva per divulgare la scienza. Sulla religione, però, non si è mai scoperto (almeno che io mi ricordi) e non è dato dunque sapere come la pensi. Si sa invece che, come Margherita Hack e Franco Pacini, è convinto che gli extraterrestri NON POSSONO essere giunti fino al nostro pianeta perché NOI TERRESTRI non abbiamo mezzi di propulsione sufficienti a farci giungere al pianeta più vicino a noi in tempi ragionevoli. Lascio a voi cogliere il senso altamente scientifico e razionale di tale ragionamento.

Ø2 - Corrado Augias: ecco un altro ateo devoto, che ammira Gesù Cristo come l'uomo che ha cambiato il mondo, che bolla le teorie che negano la sua esistenza come senza senso senza neanche confutarle, che riconosce una funzione alla religione, e via delirando. È stato lui che, conducendo una trasmissione in cui era ospite Roberto Vacca, fece al suo ospite una domanda sull'astrologia. Questi, giustamente, iniziò affermando che la prima responsabile della credenza negli oroscopi era proprio la RAI, che ospitava maghi, astrologhi, imbonitori e via dicendo. Cosa fece il nostro ateo Augias, campione di razionalità e membro, come Piero Angela, del CICAP? Redarguì Roberto Vacca ricordandogli che era ospite in RAI e che doveva stare attento a cosa diceva, quindi era come dire "stati attento a come parli che non ti invitiamo più". In una trasmissione sul nazismo, poi, ha superato se stesso male informando lo spettatore: ha detto che la svastica originariamente era sinistrosa, ovvero con gli uncini orientati a sinistra, e che Hitler l'avrebbe capovolta, per chissà quale bieco intenditmento, facendola diventare destrorsa, ovvero con gli uncini orientati a destra. In realtà entrambe le versioni hanno le stesse antichissime origini ed hanno diverso orientamento per ragioni che evidentemte neanche Augias si immagina. In questo caso lui, o chi gli ha preparato la trasmissioni, non si sono documentati a sufficienza e hanno tramesso la loro ignoranza come il suo contrario.

Ogni ulteriore commento mi sembra superfluo.

Ø3 - Carmelo Bene: un uomo dall'ego smisurato, con una altissima concezione di sé, capace di recitare citando sé stesso e talmente sopra le righe da sfidare la pazienza di chiunque. Per lui esiste solo lui, tutti gli altri sono solo poveri imbecilli. C'è da scommettere che il suo ateismo altro non sia che un modo di andare contro, e che non sia autentico. È ovvio che è una mia sensazione...

Ø4 - Enrico Berlinguer: il politico diviso tra la nascita aristocratica e la guida del PCI, il leader che cambiò linea al suo partito parecchie volte, che inventò l'aberrante teoria del compromesso storico, a cui presto si accodarono diversi leader "comunisti" europei. Fu l'uomo che, col suo partito appena sdoganato al governo (solo appoggio esterno, sia chiaro) ma non ancora del tutto, fu per l'intransigenza nel caso Moro per dimostrare fermezza da vero statista. Proseguì poi nell'opera di demolizione di quel che restava di comunismo nel PCI, superato in questo solo da Occhetto. E, paradossalmente, fu solo la sua morte durante un comizio a portare il PCI primo, per una volta sola, alle elezioni. Un segno di immaturità e non certo di consapevolezza politica da parte degli elettori.

Ø5 - Bernardo Bertolucci: un borghese che ha creduto, o voluto, essere di sinistra, forse addirittura comunista, a volte cadendo nel ridicolo. Come nel monumentale film Novecento, con caratteri tagliati a fette grosse e una delle paradossali scene finali in cui un improbalile moltitudine di contadini comunisti, dopo la Liberazione, tira fuori da chissà dove e stende nell'aia una enorme bandiera rossa!

Ø6 - Se Claudio Bisio è ateo di certo questo non traspare né nei suoi ruoli comici né nel suo ruolo di presentatore, tantomeno nella pubblicità televisiva alle Pagine Gialle, in cui gigioneggia col dovuto rispetto con due frati francescani.

Ø7 - Leonid Breznev: non so a che titolo sia nell'elenco. Se l'Unione Sovietica di quegli anni fosse stata veramente un Paese comunista, e non il suo contrario orrendo e mostruoso, dovrebbe essere sintomatico che, perlomeno a quei livelli, un dirigente comunista dovesse essere OBBLIGATORIAMENTE ateo. Se invece in quel Paese non ci fosse stato il comunismo sorprenderebbe molto meno, ma allora l'autore dell'elenco dovrebbe essere tortzkista....

Ø8 - Massimo Cacciari ateo? Ma lasciamo perdere, lasciamo proprio perdere! I suoi rivoltanti contorcimenti intellettuali per andare incontro a credenti e Chiesa hanno dell'incredibile....

Ø9 - Fidel Castro: non ho letto certo le sue opere ne ascoltato gli interminabili discorsi alle masse cubane, ma ho la netta sensazione che nulla di ateismo vi si possa trovare. Lo avrà detto al Grande Bastardo, quando lo è venuto a trovare a Cuba, che lui è ateo? Ora si capisce perché poi ha ordinato qualche milione di bibbie al Vaticano....

Ø10 - Moni Ovadia. In una trasmissione di RAI 3 del 6 giugno 2010 dc, intervistato dalla conduttrice Moni Ovadia ha avuto modo di dire, più di una volta, che non è credente e che frequenta una sinagoga di Milano per ragioni di radici etniche. Due cose però non mi convincono: perché ha usato un'espressione del tipo "Grazie a Dio" parlando di sua madre (o suo padre, non ricordo bene)? Io sono ateo e mi comporto di conseguenza anche nel linguaggio, perché tale coerenza non l'adotta anche lui? Ovadia porta sempre in testa un copricapo circolare: non so il termine ebraico, ma quel copricapo ha un significato religioso, non etnico: perché lo indossa?

commenti, contributi e opinioni

E-mail

kynoos@jadawin.info